Alberto Giaquinto
Diciassettenne, ventisei anni fa veniva assassinato a freddo. È stato riconosciuto “vittima del terrorismo”. Di Stato ovviamente
Mercoledì 10 gennaio 1979, è passato un anno dalla strage di Acca Larentia. Ad un anno di distanza i colpevoli sono ancora liberi di colpire impunemente; gli animi sono già caldi e la situazione è tesissima, la polizia ha infatti vietato un corteo silenzioso nel centro di Roma. Quartiere Centocelle: c’è una sede della D.C., è lì che i giovani hanno deciso di urlare la loro rabbia, contro quel simbolo di tante angherie e ingiustizie. Finita senza incidenti la manifestazione, i ragazzi cominciano ad allontanarsi, solo il diciassettenne Alberto ed un suo camerata si attardano; sopraggiunge una macchina civile della polizia, una 128 bianca, dalla quale scendono due agenti in borghese che cominciano a seguirli. Improvvisamente uno dei due, Alessio Speranza, si piega sulle ginocchia, come si fa al tiro a segno, tenendo la pistola a due mani, puntando con calma, spara un colpo che raggiunge Alberto alla testa. Gli assassini spostano la loro macchina, in modo da proiettare i fari su Alberto che sta morendo. Esattamente alle ore 200, due ore e 18 minuti dopo il ferimento, Alberto muore. Nello stesso istante in cui Alberto moriva, la sua casa veniva oltraggiata da una perquisizione senza un ordine scritto, effettuata da sgherri del sistema che mettevano a soqquadro la casa, cercando non si sa bene cosa; non contenti di ciò banchettarono con disinvoltura nel salone.
Da quel momento in poi la rabbia non sarà più contenuta. Giaquinto dopo Recchioni: risponde la stagione dei Nar.
Un testimone oculare, Massimo Morsello, dopo ripetute minacce volte a farlo ritrattare, viene incriminato per “incendio e devastazione” e condannato a dieci anni di reclusione: il doppio di quanto si dà abitualmente ad un pedofilo.
Questo il clima. Queste le autorità di allora. Da poco più di un anno a questa parte è stata resa una giustizia formale alla famiglia Giaquinto. Alberto è stato dichiarato “vittima del terrorismo”. Di stato ovviamente.
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IN QUESTO MESE PIENO DI LUTTI E TRISTI RICORRENZE..
IL NOSTRO PENSIERO E SALUTO DOVREBBE ANDARE ANCHE AD ALBERTO, PER NON DIMENTICARE..
PRESENTE!




0, due ore e 18 minuti dopo il ferimento, Alberto muore. Nello stesso istante in cui Alberto moriva, la sua casa veniva oltraggiata da una perquisizione senza un ordine scritto, effettuata da sgherri del sistema che mettevano a soqquadro la casa, cercando non si sa bene cosa; non contenti di ciò banchettarono con disinvoltura nel salone.
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