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    Predefinito Di ritorno dal Venezuela

    Di ritorno dal Venezuela.
    >
    >Fuori dalla palude
    >
    "Con la testa a Cuba e il cuore a Bagdad", si potrebbe anche intitolare
    >questo racconto di un paio di altissime settimane trascorse in Venezuela in
    >occasione di un grande slancio internazionalista della rivoluzione
    >bolivariana, concretizzatosi in due storici convegni mondiali. Già, perché
    >per uno che sta e opera nell'informazione in questa Europa dei banchieri,
    >biscazzieri e usurai, in questa Italiaccia del congiunto
    >mafia-avanspettacolo-GAD, viaggiare da Roma a Caracas significa uscire
    >dalla fiction e ritrovarsi nella realtà. E sapeste che sollievo a
    >ritrovarsi tra persone, giornali, programmi radio e tv (quelli
    >rivoluzionari, non quelli, ancora egemonici, che ruminano nelle stalle
    >sudamericane dell'impero), ministri, capi di Stato, tassisti, giornalai,
    >comunisti, leader di grandi movimenti di massa, tra i quali tutti,
    >finalmente, non ti senti più una delle tre o quattro voci clamantium in
    >deserto, soffocate dalle tempeste di bugiarda sabbia scaturite da
    >tutt'intero l'arco costituzionale, ma ti ritrovi come in una piazza
    >svuotata di Padri Pii e spacciatori di stupefacenti, come davanti a uno
    >schermo ripulito dai virus, con le cose, parole, immagini, belle in ordine,
    >trasparenti, vere.
    >E così, per cominciare dalla vicenda che mi sta, che dovrebbe stare a
    >tutti, più a cuore, a proposito di Iraq non si parla di "terroristi", se
    >non di quelli che su Falluja tirano fosforo e napalm, seminano di morti
    >ammazzati le strade, seppelliscono sotto le case disintegrate intere
    >cittadinanze, fanno delle città gulag e campi di concentramento; e non si
    >parla bertinottianamente di "spirale guerra-terrorismo", ma di guerra e
    >terrorismo scatenati dai nazisti installati con la frode a Washington e di
    >perversione fondamentalista a Gerusalemme. E ben lo sanno quei venti
    >milioni di venezuelani su 22 che, riscattati dall'esclusione,
    >dall'ignoranza e dalla miseria come destino naturale, il 14 aprile del 2002
    >si sono riportati a casa il loro presidente liberamente eletto, quello che
    >gli altri, con il terrorismo stragista pianificato a Miami e supervisionato
    >dalla Cia, avevano sequestrato, per fargli fare una fine alla maniera del
    >decapitatore Mossad-Cia Al Zarkawi (personaggio virtuale dai comunicati
    >reali).
    >
    >Embedded a sinistra
    >Non sono molti i posti al mondo - ben lo sa l'embedded Bertinotti con i
    >suoi terminali a "Liberazione" - dove si possa dire vino al vino e colpo di
    >Stato USA agli arancioni di Kiev, istruiti da quegli altri collaudati
    >golpisti-teppisti, foderati di dollari, che annientarono la Jugoslavia e
    >produssero mafiosi alla Allawi a Belgrado e in Georgia. E che lezione da un
    >paese come il Venezuela - cui perciò dovremmo ben altra attenzione e ben
    >altro rispetto - alle gattemorte della nostra sinistra sedicente "radicale"
    >che, perfino dopo il tonfo epocale del 2000 in Serbia, quando diede a una
    >banda di mercenari degli USA, chiamati "Otpor", la patente di "primavera
    >democratica" (come del resto i Disobbedienti), ha di nuovo caricato le
    >molle dei suoi anticomunisti alla Astrid Dakli ("Manifesto") e Salvatore
    >Cannavò ("Liberazione") per farsi entusiasta "arancione" tra i prezzolati
    >della Cia a Kiev! Qui non s'infila la testa in una sabbia di bugie per
    >sbaciucchiarsi - neanche tanto al buio - con Prodi e il criminogeno D'Alema
    >(famoso a Caracas per il sinistro sostegno ai fascisti del golpe e della
    >serrata ammazza-Venezuela); qui non si sparano scorregge dense di
    >apprezzamenti per i gangster stragisti di Basajev in Cecenia, o per gli
    >infiltrati, al profumo di violetta, della "società civile" irachena,
    >ospitati a Roma con quei loro banchetti in cui si vende, avvolta in
    >confezione-regalo, la sovranità e la dignità irachena, "verità" sfuse su
    >Saddam, capovolgimenti su chi ha gassato i kurdi, su trent'anni di
    >emancipazione sociale senza pari nel Terzo Mondo al di fuori di Cuba, di un
    >sostegno ai palestinesi che ha almeno posticipato la sionistica "soluzione
    >finale", di resistenza nel nome di tutti i popoli arabi all'imperialismo
    >squartatore.
    >
    >Il Bertinotti del "quasi"
    >Qui nessuno assegna arrogantemente, come quel tale, dal basso del suo
    >compromesso storico nonviolento e del suo borborigmo sui "martiri delle
    >foibe" e sulla "resistenza angelizzata", una "r" minuscola alla Resistenza
    >irachena. Qui si parla - Hugo Chavez, con riconoscenza, in ogni suo
    >discorso - di "eroica resistenza irachena", di un debito dell'umanità
    >intera nei confronti dei partigiani di Falluja, di un dono storico fatto
    >dagli iracheni ai popoli risorti dell'America Latina e agli oppressi del
    >pianeta, con il blocco del mostro neonazi nella sua catastrofe militare,
    >politica, culturale, etica, tra i Due Fiumi della più solida e antica
    >civiltà del mondo. Qui - Chavez lo ha urlato a diecimila studenti riuniti
    >contro la serrata anti-istruzione pubblica della Chiesa e degli oligarchi -
    >"la rivoluzione non si negozia", "i principi non sono negoziabili", altro
    >che "accettare il principio di maggioranza", magari per la guerra più
    >infame e orrenda dai tempi dell'olocausto armeno, o dell'irruzione in
    >Arabia di Goffredo da Buglione, altro che i "quasi principi" di Bertinotti,
    >come denuncia Antonio Tabucchi: quasi ritiro dall'Iraq, quasi
    >riconoscimento della conferenza internazionale per scambiare petrolio con
    >più assassini di quelli fin qui mercenarizzati tra Bassora, Nassiriya e
    >Kirkuk, quasi difendiamo Cuba, ma meglio i dissidenti...quasi tutto.
    >
    >Poi quasi mica tanto. Poiché sulle categorie fondamentali
    >dell'imperialismo, non c'è dissenso, né divergenza: terrorismo islamico?
    >Come no! Al Zarkawi, arrivato in zona Cesarini, ma subito stupefacentemene
    >comandante di tutti i 100.000 combattenti iracheni preparati alla
    >guerriglia da almeno dieci anni? Certamente! I brogli elettorali attribuiti
    >a quei residui di socialismo reale in Jugoslavia, Georgia e Ucraina? Non ci
    >sono dubbi, viva la democrazia! I videodecapitatori sono l'autentica
    >espressione dell'integralismo islamico in Iraq? Un'ovvietà! L'11 settembre?
    >Ma Bin Laden, vi pare! In Palestina chi rovina la pace sono kamikaze e
    >combattenti? Israele ha il diritto di difendersi, perbacco! Potete
    >immaginare un migliore lubrificante per le penetrazioni imperialiste? E
    >pensare che, quando ho citato solo qualcuno di questi cedimenti,
    >chiedendomi se non fosse giunta l'ora di utilizzare il bel termine di
    >"rinnegato" per chi identifica il comunismo nel suo contrario (come
    >chiamare spremuta d'arancia una Coca Cola), un segretario di circolo di RC,
    >sedicentesi "di opposizione" a Bertinotti, mi ha tolto la parola, ha
    >inveito e voleva buttarmi fuori nel nome della sacralità del segretario di
    >quello che, nel suo inconscio, non era mica questo scarcassone di corriera
    >con alcuni comunisti nel fondo e un'accolita di rampanti di terza categoria
    >alla guida, bensì ancora il "Grande Partito Comunista"! Guasti del
    >togliattismo senza neanche Togliatti che, almeno, una Platinette della
    >politica non era, finta donna quella, finto comunista questo, giuggioloni
    >di tutti i salotti entrambi. E poi leggete qua, il Cortellazzo-Zolli
    >dell'etimologia: "rinnegato, chi rinnega una fede, un'idea, una dottrina".
    >Il pensiero non corre subito a quel tale che dichiarò orribile il novecento
    >e "morti non solo fisicamente Marx e Lenin" e il "comunismo da
    >reinventare"? Il guaio in questo paese è che a molti basta una misera
    >greca da caporale sulla manica, per stare sull'attenti davanti a qualsiasi
    >Saragat che incomba.
    >
    >Ciò che ti si spalanca davanti agli occhi a Caracas, in particolare nei
    >grandi eventi che hanno riunito in questo cuore della controffensiva
    >anticapitalista e antimperialista senza se e senza ma, una volta
    >l'intellighenzia marxista e antagonista internazionale ("Incontro mondiale
    >degli intellettuali e artisti in difesa dell'umanità") e, l'altra, i
    >movimenti di massa e d'avanguardia sudamericani e caraibici ("Congresso
    >bolivariano dei popoli"), è una realtà politica, sociale e culturale che
    >rifiuta l'assimilazione al portato e alla forma antropologica della società
    >capitalistica, come, invece, sono stati assunti da noi. Hugo Chavez, e la
    >squadra formatasi con lui con il "Movimento Bolivariano Rivoluzionario
    >200", attivo clandestinamente nell'esercito durante gli anni '80, fino
    >all'insurrezione fallita del '92, in soli sei anni di governo è riuscito in
    >un'impresa inedita nell'esperienza delle rivoluzioni discese, volenti o
    >nolenti, consapevoli o meno, da Marx: la proletarizzazione del
    >sottoproletariato, la trasformazione dei lumpen, iniquamente e
    >incongruamente lasciati in un limbo di sottovalutazione e anche di
    >disprezzo da molti "ortodossi" del movimento operaio, almeno fino a Lotta
    >Continua, con la parentesi contadina di Mao, in avanguardia di massa per la
    >sovranità nazionale anticolonialista, la trasformazione dei rapporti di
    >proprietà e di produzione, la redistribuzione della ricchezza (in
    >Venezuela, fino al ladrone Carlos Andres Perez, e all'ultimo presidente
    >della IV Repubblica, Rafael Caldera, 500 famiglie creole, bianchissime,
    >detenevano l''80% della ricchezza nazionale, l'80% della popolazione si
    >spartiva l'1% e viveva tutt'intero sotto il livello di povertà nei ranchos
    >e nelle campagne, e il resto andava a un piccolo ceto medio). Il miracolo è
    >che in avanguardia rivoluzionaria si è trasformata gran parte del popolo ed
    >è così che l'operazione Jugoslavia-Georgia-Ucraina, della sedizione
    >golpista "in nome della democrazia", denunciando inesistenti brogli al
    >referendum d'agosto che ha riconfermato Chavez alla grande, qui non ha
    >avuto buon esito, nonostante il sostegno al limite dell'isteria dei
    >maggiori mezzi d'informazione legati all'oligarchia e agli USA. Contro un
    >popolo a cui la militanza nelle "misiones", le campagne per il riscatto
    >sociale (alfabetizzazione, riforma agraria, sanità ovunque, istruzione,
    >casa, centri di alimentazione, cooperativismo e autogestione), aveva dato
    >una maturità politica senza confronti in America Latina, fuori da Cuba,
    >tutta la strumentazione Otpor, cara al "Manifesto" e a "Liberazione", non
    >ha avuto la minima chance. E pensare che, oltre ad Aznar, solo il compagno
    >di Bertinotti in GAD, il diessino Ignazio Vacca e quel postribolo che è
    >l'Internazionale Socialista si sono precipitati nel referendum cosiddetto
    >"revocatorio" a sostenere le sragioni della vandea venezuelana, vale a dire
    >del colonialismo, del fascismo e dei loro terrorismi sociali.
    >
    >Finti bolivariani
    >Qui, sia nel referendum d'agosto, sia nei due eventi internazionalisti, s'è
    >visto aggirarsi anche tale Marco Consolo, il vice di uno, Gennaro Migliore,
    >che, in conflitto ontologico col suo cognome, dirige quel dipartimento
    >esteri del PCR che inneggia alla "rivoluzione arancione" in Ucraina e
    >dileggia i militanti del'Intifada. Ebbene, qui il Consolo è venuto sapendo
    >bene a chi si rivolgeva e che se avesse esibito le vergogne del suo partito
    >a proposito di Cuba, Iraq, Cecenia, Ucraina, imperialismo negato, gentili
    >come sono i venezuelani, gli avrebbero consigliato il primo volo
    >Caracas-Roma. Di conseguenza qui i dirigenti del PRC si presentano con il
    >volto e i pensieri mimetici. E' molto utile accreditarsi come amici
    >italiani di Chavez, anche se poi le litanie su pace, "diritti umani",
    >democrazia, "terrorismo" e nonviolenza che gli rigurgitano inarrestabili
    >negli interventi (come quello di Consolo al Congresso Bolivariano), non
    >lasciano molti dubbi sull'intima estraneità di questa categoria di
    >revisionisti con chi un altro mondo, totalmente altro, lo sta, non
    >sbandierando insieme a Otpor sulle necropoli dei diritti umani veri, ma
    >costruendo giorno per giorno. Ed è divertente come i compagni venezuelani
    >ti vengano sempre a riferire puntualmente i vituperi che questi ospiti
    >vanno spargendo su me, su tutti, pur di fagocitare da soli i rapporti
    >Italia-Venezuela. Proprio come D'Alema, lui riuscendoci, ha provato a
    >fregare Rutelli, Mastella e perfino Fini e Berlusconi, nello stabilire
    >rapporti di sangue privilegiati con la canea reazionaria di Plaza Altamira
    >(il quartier generale, nella Caracas ricco-cafona, dei golpisti).
    >
    >I cani di Falluja
    >Mi tornano in mente i cani di Falluja, quelli che vengono criminalizzati,
    >loro sì', per cibarsi di donne e bambini che cecchini sadicizzati
    >trasformano in pupazzi di videogioco e ricolpiscono moribondi e fanno
    >dissanguare alla vista di ambulanze bloccate dai check-point. E mi permetto
    >di inserire nel mio carnet dei balli macabri anche questi cani, ridotti,
    >come quei tali precipitati sulle Ande, a cibarsi di coloro che amavano, o
    >avrebbero voluto amare, come solo i cani sanno amare; travolti da
    >esplosioni laceranti e, quando sopravvissuti, traumatizzati dal terrore (so
    >bene cosa prova il bassotto Nando allo scoppio dei funesti mortaretti di
    >Capodanno) e annichiliti dall'incapacità di comprendere, di assegnare il
    >male e il bene e, dunque, di farsene almeno quella misera ragione che gli
    >umani sanno per restare sui binari della logica, sfuggire alla pazzia e
    >ristabilire un ordine quando i mostri saranno stati, inevitabilmente,
    >sconfitti. E penso agli 80.000 cani spazzati via a fucilate da un sindaco
    >delinquente a Bucarest - "Sono stato votato dai cittadini, non dai cani" -
    >dopodiché la Romania ha ovviamente visto sorgere la capitale più linda,
    >efficiente, ecologica del mondo, meglio di Disneyland.
    >E penso a cosa ci siamo lasciati sottrarre in questi ultimi trent'anni di
    >graduale sottomissione ai meccanismi, alla logica che hanno presieduto allo
    >sviluppo italiano, ai suoi pseudovalori, alle abitudini che andava creando,
    >a come forze di sedicente sinistra ci abbiano zittito con il loro
    >formidabile anestetico sociale del finto-riformismo, chiamato "democrazia"
    >("borghese", "capitalista", veniva sottaciuto), con i loro anni di caduta
    >del conflitto e di perdita di solidarietà, fino alla volgarità metafascista
    >della cosca Berlusconi, fino a Bertinotti e alla sua GAD confindustriale,
    >bancaria, militarista ed europea, al suo Livio Togni, seviziatore di fiere
    >nei circhi, stupratore di coscienze infantili, fatto senatore nel nome
    >dell'ecologia, e fino alla cartina di tornasole di quel Partito
    >"Comunista" Iracheno gemellato al PRC, sebbene sia collaborazionista dei
    >rinnegati installati dagli invasori(o forse proprio per questa assonanza
    >governativa?) e sebbene viaggi in carrozza a cingoli, insieme al
    >terrorista Alawi, su un tappeto rosso, arrossato da chi è stato fatto a
    >pezzi dal massacratore straniero.
    >
    >Le discese...
    >Tutte perse le conquiste, non da poco,consolidate negli anni '60 e '70
    >contro tutte le cautele, compatibilità di blocco, revisionismi: il rapporto
    >tra salari e prezzi liberato dal furto di un plusvalore senza limiti, un
    >posto di lavoro che permetta di progettare la vita almeno fino a figli
    >grandi, la salute per tutti, la donna che dà il suo contributo alla rivolta
    >(non la ginocrate attuale, specialista del mobbing, che lo dà al potere), i
    >bambini riscattati dalla dittatura famigliare e scolastica, l'ambiente
    >entrato nella comunità come un cittadino di prima classe, il sesso liberato
    >dalla muffa castrante dei cattolici, gli animali assurti a persone e a pari
    >dignità, la pace inviolabile e il diritto alla forza, l'abbraccio con
    >Cuba, con l'Algeria, col Vietnam, con vietnamiti in tutto e per tutto
    >uguali agli iracheni in armi, checchè distinguano i tossici della
    >governodipendenza; i nuovi arrivi di colore bruno e di religione musulmana
    >accolti e parificati, i diversi della sessualità emersi e riconosciuti, non
    >ancora restituiti ai fetidi lazzi dei comici di Rai Uno; chi combatte dalla
    >parte giusta onorato di "patriota" e "partigiano", non ancora degradato a
    >"terrorista", un paese solidale tra fortunati e sfigati - quanto meno nelle
    >intenzioni - non ancora spappolato tra burini fascistoidi del Nord e
    >"africani" del Sud; e, a esemplificare il tutto, una Grande Anima, dalla
    >faccia scoperta anche sulla Sierra, nella giungla boliviana, nella savana
    >africana, la cui battaglia ha per campo il mondo, e non ancora una specie
    >di uomo mascherato, da una favola all'anno, che ignora perfino cosa succede
    >tra i campesinos uno Stato più in là, o nella maquilas del Rio Bravo,
    >Himalaja della spietatezza capitalista; il militante rivoluzionario, non
    >ancora il volontario ONG, tappabuchi del sistema S'è perso tutto e chi
    >doveva arginare, costruire trincee, lanciare contrattacchi, ha dormito, a
    >volte borbottato e infine s'è fatto tappare vista e muso da un cartellino
    >col proprio nome davanti al posto a tavola.
    >
    >...e le risalite
    >Restano le voci, non irrilevanti per fortuna, di chi continua a sbattersi,
    >di chi ha rifiutato il narcotico che finge paesi dei balocchi e ti lascia
    >sotto un cartone all'angolo della strada, di chi, per esempio, accoglie
    >questi miei improperi. E sorge e avanza un Venezuela rivoluzionario che
    >diventa luce di speranza per tutti i traditi, schiacciati, ingannati,
    >spremuti, falcidiati, nel continente e oltre. Un Venezuela che cammina
    >sottobraccio a Cuba e con la spada di Bolìvar nella mano libera. Come ha
    >detto Fidel, innumerevolmente e amorevolmente citato da Chavez e non solo
    >per dire grazie ai 15.000 tra medici e insegnanti cubani che in Venezuela
    >riscattano ogni angolo del paese dall'ignoranza e dalla malattia, ma
    >soprattutto per ribadire un cammino e una meta comuni. Come ha detto Fidel
    >Castro: "Noi la giustizia sociale, l'uguaglianza e l'indipendenza le
    >chiamiamo socialismo, voi laggiù le chiamate bolivarismo. Va benissimo
    >così". Qui la moneta buona ha scacciato quella cattiva: quella bruna ha
    >scacciato quella livida. Un meticcio è presidente e meticci e indios
    >governano una rivoluzione di meticci e indios. Una rivincita dopo 500 anni,
    >pensate! Qui quello che Lula ha promesso, e davanti al FMI s'è rimangiato,
    >non lo ferma nessun organismo internazionale, nessuna congiura
    >imperialista, nessun sicario bombarolo (come quello che ha ucciso il 18
    >novembre Danilo Anderson, giudice incorruttibile che aveva assemblato tutti
    >i fili del golpe del 2002, compresi quelli che partirono da Washington)
    >spedito dalla Colombia a seminare terrorismo quando ogni altra forma di
    >sabotaggio della rivoluzione era fallito. Qui la riforma agraria significa
    >che in due anni tre milioni di ettari sono stati tolti ai latifondisti
    >assenteisti e improduttivi e dati in comodato ai piccoli contadini, almeno
    >per cent'anni; in due anni è stato alfabetizzato un popolo che al 70% non
    >sapeva né leggere, né scrivere e quindi doveva per forza credere ai
    >partiti-canaglia, Copei e Azione Democratica; qui un bel giorno ho visto
    >distribuire gratis a file di centinaia di metri tre milioni di libri, in
    >raccolte di dieci volumi che parlano di igiene, ambiente, diritti,
    >prevenzione, lavoro, poesia, arte, geopolitica, storia...; l'habitat degli
    >indios è diventato inviolabile, se non per scuole, cliniche e piccoli
    >mercati; la foresta non viene appaltata a nessun coltivatore di hamburger o
    >tagliatore di legna; l'anziano, il bambino, la donna, l'operaio, il
    >contadino, il pescatore, l'insegnante, l'indigeno, hanno ognuno una legge
    >tutta per sé, oltre alla Costituzione più avanzata dal tempo di Lenin; il
    >monopolio dei vampiri della distribuzione si è infranto sugli scogli dello
    >sviluppo endogeno, dell'autosufficienza alimentare, della cooperativa
    >agevolata dal microcredito. E perfino ai cani, rarità nel "Terzo Mondo", si
    >incomincia a portare rispetto e a curarne il benessere.
    >
    >Rivoluzione pacifica ma non disarmata. Luisa Morgantini e Antonio Sierra
    >"Siamo una rivoluzione pacifica, ma non disarmata", ha risposto a una mia
    >domanda su guerra, nonviolenza e cosiddetto terrorismo Hugo Chavez., in una
    >di quelle avvincenti tavole rotonde che allestisce con ospiti, con gente
    >qualsiasi, con quartieri e villaggi. E del terrorismo ha indicato il vero
    >mandante, altro che l'"integralismo islamico", caro ai nostri subalterni di
    >sinistra. M'è tornato in mente quel momento nella Sierra Maestra, quando il
    >generale Pancho, Francisco Gonzales, compagno del Che, promossosi
    >biocoltivatore a energia solare, sulle minacce yankee rispose: "Noi siamo
    >vivi perché siamo armati". Fatelo sapere a Luisa Morgantini,
    >europarlamentare del PRC, che predica la nonviolenza in Palestina e
    >predicava la lotta al "fascismo serbo" insieme a Otpor. Chiedetele se
    >conosce una formula migliore per salvare l'isola dai naziguerrieri. E visto
    >che ci siete, chiedetele come fa a inneggiare a Abu Mazen e negare
    >("Liberazione", 23.12.04) che il prossimo presidente dell'ANP sia gradito a
    >Israele e USA, quando tutti gli altri candidati vengono arrestati,
    >picchiati, sabotati e Arafat sia stato avvelenato per far finalmente posto
    >a un qualche collaudato capoccia della più corrotta e servile sezione
    >della società palestinese. Sulla questione mi è stato preciso Antonio
    >Sierra, dirigente della PDVSA, la compagnia petrolifera sottratta alla
    >privatizzazione di fatto di manager rapinatori e restituita alla
    >collettività e che oggi finanzia la maggior parte delle campagne di
    >riscatto sociale: " Sarebbe suicida, irresponsabile nei confronti del paese
    >e della rivoluzione,0 non prepararsi alla difesa. Le nostre forze armate
    >sono state bonificate, ma non basta. Sappiamo che verremmo aggrediti, sia
    >per la nostra ricchezza petrolifera, sia per il ruolo che svolgiamo in
    >America Latina e nel mondo. Per ora stiamo rafforzando la Riserva. Ma il
    >risultato finale, strategico, deve essere l'esercito per la guerra di
    >popolo, come a Cuba, in cui ogni cittadino diventa un difensore del suo
    >paese". C'è la consapevolezza che l'imperialismo, di fronte a una miccia
    >come quella bolivariana, accesa nell'intero continente, i cui bagliori già
    >si riverberano in Bolivia, Brasile, Ecuador, Perù, Panama, Argentina,
    >Uruguay, non se ne resterà con le mani in mano e, o direttamente, o tramite
    >il vicino narcostato colombiano (già attivo in decine di provocazioni di
    >confine e di infiltrazioni di terroristi con il mandato di rovesciare, di
    >uccidere, Chavez; un centinaio ne furono scoperti prima del referendum), si
    >avventerà sul Venezuela, quinto produttore di petrolio, e, soprattutto,
    >capofila di un fronte antimperialista che i viaggi e la politica di Chavez
    >vanno costruendo mattone dopo mattone.
    >
    >Il "blocco continentale" e le insidie
    >Il cammino non è privo di trabocchetti e ostacoli. Ci sono quelli esterni,
    >con quinte colonne nel paese, orditi da Washington che si vede frantumare
    >il suo piano di ricolonizzazione delle Americhe, l'ALCA, in crisi davanti
    >al controprogetto chavista dell'ALBA, Alternativa Bolivariana per le
    >Americhe, concretamente fondato su alcuni pilastri continentali:
    >Petroamerica, per forniture energetiche a tutti, garantite nella quantità e
    >nel prezzo, il Banco Latinoamericano per fondi destinati all'emancipazione
    >sociale, un sindacato e una legislazione del lavoro interlatinoamericano,
    >una televisione tipo Al Jazira che nutra di verità un mondo incapsulato
    >nell'inganno cosmico delle multinazionali della comunicazione. E via
    >integrando. Se si guarda al grado di interconnessione a livello doganale,
    >dei trasporti, commerciale, scientifico, tecnologico, degli investimenti,
    >della collaborazione in sanità, istruzione, sport, raggiunto recentemente
    >tra Cuba e Venezuela, si ha un'idea di quale antagonista all'imperialismo
    >di ogni specie, nordamericano o europeo, va sorgendo tra Messico e Terra
    >del Fuoco. Con una volontà di massa che alla lunga sarà irreversibile e che
    >sta già cacciando governi mercenari e costringendone altri nell'angolo
    >
    >Viva i partigiani iracheni
    >E poi ci sono i rischi connaturati a ogni processo rivoluzionario. Il
    >delicato equilibrio tra il possibile e il desiderato, che scontenta o chi
    >ha fretta e vuole tutto e subito (tipo abolizione della proprietà privata
    >tout court), o chi persegue le virtù della prudenza, del passo lungo quanto
    >la gamba, ma anche i vizi dell'ancoraggio al passato, della burocrazia
    >rinascente, della centralizzazione rispetto alla promessa partecipazione
    >popolare "protagonica" (qualcosa di diverso dalla "democrazia
    >partecipativa" di Porto Alegre, un intervento decisionale diretto dei
    >cittadini a tutti i livelli e di portata generale, ben oltre la
    >consultazione su frammenti del bilancio).
    >C'è chi incongruamente e per calcolo personale pensa a un "chavismo senza
    >Chavez", ignorando a proprio discapito il profondo legame che unisce il
    >leader della rivoluzione, da lui ricondotta alla lezione di Bolivar, Martì,
    >Ezequiel Zamora, combattente contro i terratenientes, Gramsci, Fidel e Mao,
    >a una popolazione per la prima volta nella storia resa soggetto politico,
    >organismo pensante dotato di coscienza e obiettivi, intellettuale
    >collettivo. Vero è che il Movimento V Repubblica, partito di maggioranza
    >nel Blocco del Cambio, creato da Chavez solo otto anni fa, non è quel
    >partito di massa radicato che si richiederebbe per dare continuità nel
    >tempo e profondità teorica ai continui slanci rivoluzionari impressi alla
    >società. Sopperiscono quelle strutture di base onnipresenti che sono, nelle
    >fattorie e nelle fabbriche, nelle cooperative e nelle scuole, i Circoli
    >Bolivariani, portatori di contenuti ideologici e di operatività sociale. E
    >ora anche quelle che erano le "unità di battaglia elettorale", che dopo il
    >secondo trionfo dell'anno, nelle elezioni di governatori, sindaci e giunte
    >negli Stati, qui definiti "regioni" (21 su 23 vinte dal Blocco del Cambio),
    >si sono trasformate in "pattuglie sociali", gruppi di militanti che portano
    >avanti le famose "misiones". La crescita di un paese che durante i decenni
    >del dopoguerra, dalla dittatura di Jimenez alle ruberie di Carlos Perez,
    >aveva languito nel sottosviluppo più nero, pure in un oceano di ricchezza
    >fossile, è la più forte del continente, 7-8%, eguaglia quella della Cina,
    >che sta diventando il grande partner alternativo agli USA in tutta
    >l'America Latina. I poveri e poverissimi sono scesi dall'80% della
    >popolazione al 68%. Certamente non basta, anzi, tocca correre contro il
    >tempo, neutralizzando frustrazioni, lotte intestine e complotti eversivi.
    >Quel tempo che la forza e la coscienza ormai matura di movimenti di massa
    >non più socialdemocratizzabili sta promettendo e che soprattutto viene
    >garantito da quella che Hugo Chavez e tutti i bolivariani del mondo
    >chiamano "l'eroica Resistenza irachena".
    >
    > (P.S. Se siete arrivati fin qui, fino in fondo, siete compagni di
    >lunga lena. C'è speranza. Buon anno!)
    ARAK

  2. #2
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    Casteddu - SRDN - «Custa pòpulos est s'ora de estirpare sos abusos! A terra sos malos usos, a terra su dispotismu! Gherra gherra a s'egoismu e gherra a sos opressores! Custos tirannos minores est pretzisu umiliare!»
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    è un articolo del compagno fulvio grimaldi, vero?

    W IL COMPAGNO FIDEL CASTRO E CUBA SOCIALISTA!
    W IL COMPAGNO HUGO CHAVEZ E LA RIVOLUZIONE BOLIVARISTA!
    W L'EROICA RESISTENZA DEI COMPAGNI PARTIGIANI IRAKENI!
    SOTZIALISMU! INDIPENDENTZIA!

  3. #3
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    In origine postato da guardia arrubia
    è un articolo del compagno fulvio grimaldi, vero?

    W IL COMPAGNO FIDEL CASTRO E CUBA SOCIALISTA!
    W IL COMPAGNO HUGO CHAVEZ E LA RIVOLUZIONE BOLIVARISTA!
    W L'EROICA RESISTENZA DEI COMPAGNI PARTIGIANI IRAKENI!
    Caro compagno,

    Fulvio, in occasione della manifestazione del 13 dicembre 2003 in sostegno alla resistenza irachena, ha dimostrato di essersi letteralmente "BEVUTO" un bel po' della sua stessa materia girigia....
    Non si capisce bene perchè ha iniziato a diffamarne i promotori...al punto che, anche grazie alla sua campagna diffamatoria(approdata a Magdi Allam ed al "Corriere della Sera" !!!!) alcuni di essi sono stati vittime di una pesante repressione giudiziaria!!!
    Fatto questo che mi ha deluso terribilmente, visto che ho sempre ammirato profondamente Grimaldi...
    Spero siceramente che possa meditare su questo suo gravissimo errore e "correggere il tiro"....

    Per il resto sono con te!
    E per la Resistenza Irachena!
    E per la Rivoluzione Bolivariana!
    E per il grande ed amato Presidente Fidel Castro!

    Al-Mukawama Al-Iraquia

    Nguien Ai Quoc

    Ps: bello quell'avatar con la vostra stupenda isola, pugno e stella! Dove lo hai trovato? Lo hai fatto tu?

  4. #4
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    In origine postato da Capitano Nemo
    Caro compagno,

    Fulvio, in occasione della manifestazione del 13 dicembre 2003 in sostegno alla resistenza irachena, ha dimostrato di essersi letteralmente "BEVUTO" un bel po' della sua stessa materia girigia....
    Non si capisce bene perchè ha iniziato a diffamarne i promotori...al punto che, anche grazie alla sua campagna diffamatoria(approdata a Magdi Allam ed al "Corriere della Sera" !!!!) alcuni di essi sono stati vittime di una pesante repressione giudiziaria!!!
    Fatto questo che mi ha deluso terribilmente, visto che ho sempre ammirato profondamente Grimaldi...
    Spero siceramente che possa meditare su questo suo gravissimo errore e "correggere il tiro"....

    Per il resto sono con te!
    E per la Resistenza Irachena!
    E per la Rivoluzione Bolivariana!
    E per il grande ed amato Presidente Fidel Castro!

    Al-Mukawama Al-Iraquia

    Nguien Ai Quoc

    Ps: bello quell'avatar con la vostra stupenda isola, pugno e stella! Dove lo hai trovato? Lo hai fatto tu?
    non consco personalmente grimaldi e non ero a conoscenza di quell'episodio (se le cose stanno come dici tu sarebbe una grave macchia per lui), solo attraverso i suoi articoli mi è sembrato un compagno e una persona lungimirante e straordinaria.

    ecco dove puoi trovare quella bellissima immagine:
    http://members.xoom.virgilio.it/Sard...unitarismu.htm
    SOTZIALISMU! INDIPENDENTZIA!

  5. #5
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    In origine postato da guardia arrubia
    ....

    ecco dove puoi trovare quella bellissima immagine:
    http://members.xoom.virgilio.it/Sard...unitarismu.htm
    Diamine! Bel sito! cazzuti questi compagni sardi!! Tu facevi ( ho visto che il collettivo è sciolto) parte di questo gruppo?
    Ben diverso da un altro di "sinistra indipendentista" che ho visto, e che non mi è piaciuto per niente: una caricatura malamente mascherata dell'autonomia romanesca.....

    Mi complimento!

    Gloria al bravo Pueblo!

  6. #6
    28 de Abrili - Juventudi Sarda
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    In origine postato da Capitano Nemo
    Diamine! Bel sito! cazzuti questi compagni sardi!! Tu facevi ( ho visto che il collettivo è sciolto) parte di questo gruppo?
    Ben diverso da un altro di "sinistra indipendentista" che ho visto, e che non mi è piaciuto per niente: una caricatura malamente mascherata dell'autonomia romanesca.....

    Mi complimento!

    Gloria al bravo Pueblo!
    No non facevo parte di "comunitarismu e indipendentzia"...di un po' qual'era il gruppo che non ti è piaciuto?
    SOTZIALISMU! INDIPENDENTZIA!

 

 

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