Re: Re: Re: Re: Re: Scusate
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Originally posted by socratico
Ma con quale faccia tosta, in questi tempi di baraonda generale, una persona dotata di un minimo di equilibrio, si sottopone a un rito? Che ne sappiamo noi della provenienza di tale rito, e se il rito è regolare?
La provenienza è sempre questione delicata, anche laddove si presume esserci una continuità (cristianesimi compresi). E forse sarebbe il caso di chiedersi se la continuità è data solo dall'istituzione che rende possibile il rito o piuttosto dal rito stesso sommato al valore del praticante (e quindi indipendentemente dal permanere di una istituzione e quindi di una società ben precisa). Ma personalmente penso che la vera continuità (continuità nella Verità) sia possibile solo laddove, società, istituzione o semplice rito, ci sia un emergere dalla non-storia, dalla "nebbia dei tempi". La vera continuità deve nascere con l'umanità stessa, inserita in questo mondo (nonostante l'esprimere "l'oltre"), inserita nello stesso sviluppo umano e nel rapporto con ciò che lo circonda (che lo circonda in senso lato).
Detto altrimenti: un rito non dovrebbe, quasi paradossalmente, avere una provenienza. Ciò che nasce nella storia e che è associabile ad una data ben precisa dovrebbe essere guardato con sospetto. Ciò che può essere appuntato interamente e facilmente in un libro di storia, in un sussidiario, forse non è così legato al sacro come taluni presumono e credono.
Re: Re: Re: Re: Re: Re: Scusate
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Originally posted by Arthur I
La provenienza è sempre questione delicata, anche laddove si presume esserci una continuità (cristianesimi compresi). E forse sarebbe il caso di chiedersi se la continuità è data solo dall'istituzione che rende possibile il rito o piuttosto dal rito stesso sommato al valore del praticante (e quindi indipendentemente dal permanere di una istituzione e quindi di una società ben precisa). Ma personalmente penso che la vera continuità (continuità nella Verità) sia possibile solo laddove, società, istituzione o semplice rito, ci sia un emergere dalla non-storia, dalla "nebbia dei tempi". La vera continuità deve nascere con l'umanità stessa, inserita in questo mondo (nonostante l'esprimere "l'oltre"), inserita nello stesso sviluppo umano e nel rapporto con ciò che lo circonda (che lo circonda in senso lato).
Detto altrimenti: un rito non dovrebbe, quasi paradossalmente, avere una provenienza. Ciò che nasce nella storia e che è associabile ad una data ben precisa dovrebbe essere guardato con sospetto. Ciò che può essere appuntato interamente e facilmente in un libro di storia, in un sussidiario, forse non è così legato al sacro come taluni presumono e credono.
Ottima riflessione.
Un discepolo zen si recò al mercato e chiese al macellaio quale sua carne fosse migliore.
Il macellaio rispose che nella sua bottega tutto è migliore.
Il discepolo fù illuminato.