....ridere, checchè ne scriva Rep.
Ci sono vari modi per discutere sul divario fra l’alta crescita americana e la bassa europea.
Il peggiore è quello adottato da Giuseppe Turani su Repubblica, che svaluta i due milioni e trecentomila occupati in più degli Stati Uniti nel 2004, osservando che essi sono tutti nei servizi.
Dunque l’economia americana si starebbe deindustrializzando. Arrampicandosi sui vetri, con l’abilità dialettica che gli è propria, Turani sostiene che sotto questo profilo va persino meglio l’Europa.
Il nostro continente, nel 2004, ha avuto una crescita del pil minore degli Stati Uniti (più 1,8 contro il 3,6-4 per cento americano), ma ha avuto un aumento modesto nella produzione industriale.
La quota maggiore della nuova occupazione americana, più di mezzo milione di unità, però, riguarda i servizi professionali e alle imprese: ossia settori in gran parte legati al progresso tecnologico ed economico, ausiliari all’industria.
In effetti la produzione industriale americana, nel 2004, stando agli ultimi dati disponibili (novembre 2004 sul novembre 2003), ha avuto una robusta crescita del 4,2 per cento: molto maggiore di quella della produzione industriale europea. E se si disaggregano le cifre, si nota che la produzione di beni di investimento per le imprese negli Stati Uniti è cresciuta del 10 per cento, mentre quella di beni di consumo è aumentata solo del 2,6 per cento. Una parte dei beni di consumo (quelli a più basso costo), gli americani non li producono più, li comprano nei paesi in via di sviluppo.
Ma l’economia americana, ben lungi dal deindustrializzarsi, si rafforza perché si accresce proprio nei comparti manifatturieri che riguardano le attrezzature produttive.
L’occupazione nell’industria nonostante la crescita media del suo prodotto (il 4,2 per cento) non cresce, perché la capacità produttiva inutilizzata è ancora del 24 per cento.
Tutto questo grazie al progresso tecnologico e organizzativo. Così l’industria americana riesce a sfornare più beni senza nuovi occupati. Gli occupati però si fanno nei servizi che generano e gestiscono il progresso tecnologico e organizzativo.
Così funzionano le economie avanzate nel Ventunesimo secolo.
Ferrara su Il Foglio del 11 gennaio
saluti




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