LA STAMPA, 12 Gennaio 2005
[Torino] DA qualche tempo, a partire - più o meno - dall’inizio delle feste di Natale, ai semafori di corso San Maurizio o in altre zone del centro, alcune giovani donne chiedevano l’elemosina. Fin qui, nulla di strano. Ci sono delle professioniste che non mollano mai la presa; ogni mattina, ogni giorno, eccole lì, con il loro cartello, talvolta le mani giunte, talvolta i figli al seguito. Ma quelle, le nuove, avevano un tocco in più: gente senza una gamba, con le stampelle, vittime di chissà quali terribili incidenti.
Ma i vigili urbani di Torino, studiato a lungo una giovane rom che si trascinava sulle grucce, ahimè con una gamba amputata sotto al ginocchio e, stupiti delle evoluzioni tra le auto, hanno deciso di fare un piccolo controllo; figurarsi la sorpresa, quando la signorina disabile è entrata nel bagno del comando - dove era stata portata per l’identificazione - e ne è uscita perfettamente guarita, camminando normalmente, quasi saltellando. Miracolo? No. Mancando ai vigili urbani, come è noto, qualsiasi potere taumaturgico, le era stato sufficiente legare saldamente piede e polpaccio, agganciando il tutto a una cintura. L’effetto era niente male. «Poveretta, così giovane, senza una gamba», dicevano. I più preparati sul tema avevano già ipotizzato un’orrenda azione del «racket degli storpi», delinquenti che reclutano all’Est disabili per obbligarli poi a chiedere soldi in giro, recentemente arrestati dalla polizia. E chissà quanto denaro era già riuscita a spillare dalle tasche dei generosi e commossi torinesi. Prima di entrare nel bagno «dei miracoli», aveva tentato di continuare la farsa anche al comando. Una recitazione da Oscar, con gli agenti impietositi che l’hanno pure aiutata a salire le scale durante il primo atto della rappresentazione della povera-disabile-costretta-all’elemosina-per campare. «Lo faccio sempre - s’è giustificata - si guadagna qualcosa di più, ma neanche poi tanto». Ci vuole ben altro per convincere i più cinici.




Rispondi Citando
