Di Enrico Fierro
DALL'INVIATO A BARI
Primarie in Puglia, ha vinto Francesco Boccia, ma il suo avversario, Nichi Vendola, non ha perso. Quando sono passate le undici della sera e i seggi organizzati dai partiti del centrosinistra sono chiusi da un'ora, nella sede regionale della Margherita a Bari (il quartier generale delle primarie) i dati arrivano a rilento e sono ancora confusi. Boccia, il giovane economista superassessore all'economia a Bari, ha superato il 60 per cento, Vendola, il deputato di Rifondazione comunista, pugliese di Terlizzi, viaggia intorno al 35-40. Un successo per entrambi, Boccia sarà candidato a tentare l'operazione impossibile: strappare alla destra la Regione, Vendola - che ha voluto, fortissimamente voluto le primarie - si afferma come leader della Puglia che vuole cambiare. I due marceranno insieme. Uniti: lo pretende il dato veramente esplosivo della partecipazione al voto.
Più di 70mila pugliesi sono andati a votare. Un numero che lascia tutti a bocca aperta: più di 30mila a Bari, 14mila a Lecce, 11mila a Foggia, 10mila a Brindisi, 8mila a Taranto. A Maglie, il feudo del governatore Fitto, hanno votato in mille. Uno schiaffo per il giovane governatore. Un terremoto politico, la vittoria su tutto e tutti del concetto stesso di primarie. Quel confronto netto e radicale tra candidati della stessa coalizione che in molti, all'interno del centrosinistra pugliese, hanno vissuto fin dall'inizio come una indebita ingerenza nella vita degli stati maggiori dei partiti: i soli depositari del potere divino di scegliere i candidati. Quindi meglio un megaraduno dei grandi elettori, o, se preferite una più moderna convention, con tanto di ragazze pon-pon, cappellini, gadget, banda musicale e bandierine. Non è andata così, i pugliesi hanno preso d'assalto i seggi, dice euforico Francesco Boccia, che si è fato fare i manifesti su sfondo arancione come gli ucraini.
«È la festa della democrazia», aggiunge da Manfredonia Michele Bordo, il segretario regionale dei Ds. «Nonostante il gelo, la gente è qui a fare la fila per votare», gli fa eco Nicola Fratoianni, il giovane dirigente che Fausto Bertinotti ha spedito da Pisa a Bari a dirigere Rifondazione. «È un grande voto contro Fitto e la destra, e pensare - sottolinea polemico - che i grandi capi del centrosinistra volevano risolvere il tutto con una convention di duemila persone da riunire alla Fiera del Levante». Ora, di persone che hanno votato per scegliere chi tra l'economista della Margherita e il dirigente di Rifondazione dovrà tentare di strappare la Puglia alla destra e a Fitto, se ne contano più di 70mila alla chiusura dei seggi. Un successo che fa sognare Arturo Parisi, il «professore» che Romano Prodi ha mandato in Puglia per «osservare» da vicino il fenomeno. «Per le primarie nazionali sarà adottata la stessa formula utilizzata oggi con una consultazione aperta a tutti i cittadini.
La Puglia sarà il nostro New Hampshire». I trulli di Alberobello come le gelide montagne dello stato americano, che nel 1952 sperimentò le primarie, e dove il «moderato» Kerry vinse 39 a 12 contro il «rivoluzionario» Edwards. Un modello. «Ma con una differenza - avverte il professore -: quello è uno stato più piccolo della Puglia e decisamente marginale all'interno degli Stati Uniti».
Centododici seggi in tutta la regione. File interminabili fin dalla mattina, anche nei paesini della Murgia dove nevica e fa freddo. Bari città, il seggio è nella sede della Margherita, ma ad accogliere gli elettori ci sono quattro scrutatori in rappresentanza dei partiti della coalizione. Siamo in via Calafati, zona centro. Le urne (tre e con i divisori) sono al primo piano di un anonimo palazzo, la fila degli elettori inizia dalla strada. Signore in pelliccia, uomini eleganti, tanti pacchi di dolci della domenica in mano. Aldo Tallarico, professore in pensione: «Avrei preferito una scelta più unitaria, ma va bene così: ci sono due candidati, si vota e ci si confronta. Per chi ho votato? Per Boccia, ovviamente». Intanto, una signora si avvicina alla presidente del seggio, l'onorevole Giusy Servodio, e chiede «il programma, fatemi vedere il programma». È accontentata. Tutti gli elettori versano la tassa d'obbligo: un euro che in parte coprirà le spese elettorali, il resto andrà ai sopravvissuti dello tsunami. Valerio, studente fuorisede con la giacca di velluto e una macchina scassata, ha appena votato. «Per Nichi Vendola, è chiaro. Lui rappresenta il sogno di una Puglia migliore». «Vendola - replica un altro elettore del centrosinistra, Anselmo Palombo - è una ottima persona, ma è un comunista e la Puglia è una regione moderata. Per battere Fitto ci vuole uno come Boccia che sa rassicurare il ceto medio». Moderati e rivoluzionari. Anche gli artisti si dividono in questa battaglia alla ricerca del candidato migliore.
Emilio Solfritti, bravo attore con una lunga gavetta nelle tv private e a «Striscia la notizia» (era "linguetta", giornalista lecca...): «Tifo per Boccia, è competente per governare». Michele Salvemini da Molfetta (e chi è?, ma è Caparezza, quello di «siamo fuori dal tunnellellelle..»): «Voto per Nichi, per me è la cosa più naturale del mondo». Antonella, che studia a Bari (lettere classiche) sa per chi votare (Vendola), ma non le consegnano la scheda con il nome dei due candidati rigorosamente in ordine alfabetico (Boccia a sinistra, Nichi a destra) perché è di Gioia del Colle. Lei non si arrende e va a Japigia, grosso quartiere popolare. Nella sede dello Sdi con le foto di Nenni e le vecchie copie de L'Avanti dei tempi buoni, le danno la scheda.
Un altro voto per Nichi il comunista che fa paura ai moderati. Qui ha votato anche il professor Franco Cassano, sociologo e teorico del pensiero meridiano. «Per chi ha votato, professore?». «Non lo dico». «Cosa pensa di queste primarie?». Lo dice: «Sono arrivate tardi. Nonostante ciò siamo di fronte ad una grande prova di democrazia, è uno strumento da estendere anche a livello nazionale, ed è importante che l'esempio sia venuto dalla Puglia, regione sempre più laboratorio». «Cosa spera, professore?». «Che, chiuse le urne, Boccia e Vendola inizino la vera battaglia: quella contro Fitto e la destra».
Boccia e Vendola, il professore e il rivoluzionario. Il giovane allievo di Beniamino Andreatta esperto in business administration, che ha dato alle stampe libri dal titolo soporifero come La finanza innovativa, e il rivoluzionario che è anche poeta. «A morsi di pane e di pesca/sul fortino di rose e terriccio/noi lanciammo un'esile esca/al fischio di nuovi mattini», scrive Nichi in Ultimo mare. «Noi - dice di sé il suo competitore - abbiamo una chiara idea della società che vorremmo, ma non siamo schiavi della ideologia pura». Boccia e Vendola, la mente e il cuore, la passione politica e la voglia di governare senza «spaventare i moderati», il centro e la sinistra, i radicali e i riformisti, il primato dei partiti e la gente: dilemmi e ricchezze del centrosinistra. A loro due toccherà battersi per dare una speranza a una regione dove il 20 per cento delle famiglie è in condizioni di povertà, 100mila giovani emigrano alla ricerca di un lavoro e quest'anno si contano 14mila nuovi disoccupati. Una regione che è la più indebitata d'Italia (1 miliardo di euro), con una sanità allo sfascio che costringe 60mila pugliesi ogni anno a curarsi altrove. La regione del giovane governatore Raffele Fitto.
Lo incontriamo in un hotel cittadino. «Presidente, ha visto? Votano per le primarie». «Una invenzione arrivata dopo sei mesi di litigi». «Ma la gente ha partecipato in massa». «Già, intanto qual è il loro programma? Sono uniti solo contro Fitto». «Presidente, prova un po' di invidia?». «E perché mai? Nel centrodestra non c'era bisogno di primarie, ho governato per cinque anni e bene: i risultati sono sotto gli occhi di tutti». La battaglia per uscire dal "tunnellellelle" inizia ora.
Da "L'Unità"




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