Copio e incollo da "Il Giorno". Lascio a voi i commenti
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INFORMAZIONI n L’Atm esternalizza il servizio per risparmiare e le operatrici parlano dall’estero
Scusi, per andare al Pirellone? Qui Romania, non sappiamo cos’è
MILANO — «Via Console Flaminio? Non la conosco». «Meazza? È sicuro che il nome di questa via sia giusto?». «Pirellone? Non esiste». I dubbi viaggiano via cavo. Un filo più lungo di quanto si pensi. Tanto da arrivare in Romania. E per fortuna che la chiamata è gratuita. Il numero verde in questione è l’800.80.81.81, che l’Azienda trasporti milanesi mette a disposizione degli utenti per richiedere informazioni sugli orari, i percorsi, le tariffe e le iniziative dell’Atm. Informazioni varie che servono a chiunque per muoversi con facilità per Milano e hinterland.
Ma se dall’altra parte del telefono ci fosse un operatore che oltre a non vivere a Milano o addirittura in Italia, non conosce neppure la città per cui lavora? Succede che se non si ha per le mani il nome esatto della via in cui andare, si rischia di restare al punto di partenza. Luoghi per noi familiari, come il teatro alla Scala, il Pirellone, lo stadio Meazza (e l’elenco potrebbe continuare), non lo sono altrettanto nel Paese dell’Est Europa.
«L’Atm, azienda simbolo di Milano, dallo scorso agosto ha affidato il suo numero verde 800.80.81.81 alla Telesurvey, un’azienda che fornisce servizi di call center e che dal mese di novembre ha trasferito quasi tutte le chiamate in Romania, dove il personale costa un decimo di quello italiano - spiega un’ex operatrice del numero verde Atm, che preferisce restare anonima -. Così che, inevitabilmente, le informazioni lasceranno il posto alla pura e semplice cortesia».
E sulla gentilezza delle operatrici dall’accento straniero, infatti, non c’è nulla da dire. Ma lo sconforto è assicurato quando luoghi simbolo di Milano, come il "Meazza" o il "Pirellone", risultino sconosciuti alle più, oppure nomi come il "Ciak" diventino di indecifrabile significato.
«É possibile che l’Atm permetta tutto questo?», si chiede la 56enne che lavorava fino a qualche settimana fa nel call center di via Pasubio. «I dirigenti dell’azienda trasporti milanesi non si rendono conto che questa scelta di trasferire all’estero un servizio pubblico potrebbe innescare un meccanismo di smantellamento dei call center in Italia, settore lavorativo in espansione, seppure precario, che è l’unica fonte di occupazione per giovani studenti e persone troppo vecchie per certi impieghi e troppo giovani per la pensione?».
La donna, così come altri ormai ex colleghi, è stata lasciata a casa i primi del mese scorso, nonostante il contratto a termine scadesse il 31 dicembre 2004. «Ho lavorato quasi sei anni per il numero verde dell’Atm - racconta - e, pur passando di Co.co.co in Co.co.co e ricevendo un compenso minimo di 5 euro all’ora, non ho mai avuto problemi fino ad agosto di quest’anno, quando l’Atm ha dato l’appalto alla Telesurvey. Da Milano 3 ci hanno trasferito in via Pasubio 6, dove noi dipendenti più anziani e con esperienza abbiamo lavorato come matti per formare nuovo personale. E per che cosa? Da una ventina che eravamo a Milano sono rimaste 8 persone, che lavorano negli orari e nei giorni non coperti dal personale romeno».
Il numero verde dell’Atm, infatti, è attivo tutti i giorni, compreso i festivi, con orario continuato dalle 7.30 alle 19.30. Ma oltre confine pare che rispondino alle chiamate solo dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 18. Le ore e i giorni buchi, per ora, sarebbero ancora coperti dal personale impiegato a Milano.
«Grazie agli straordinari riuscivo a portare a casa quasi 800 euro al mese - aggiunge la donna - anche se ci pagavano ogni 60 giorni. So, invece, che gli operatori romeni percepiscono uno stipendio di 140 euro al mese. Come facciamo a competere con la manodopera straniera? Al di là dei problemi lavorativi personali, comunque, quello che mi lascia veramente perplessa è che un servizio tipicamente milanese sia in mano a chi, forse, Milano non l’ha mai vista nemmeno in cartolina».




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