Fonte: Il termometro politico.
Il 60% degli italiani valuta negativamente l’operato del governo, Timori sull’economia.
L’anno appena iniziato sarà cruciale per l’evoluzione dello scenario politico. Specie perché si terranno le consultazioni per il rinnovo di gran parte dei consigli regionali e - ciò che riveste un rilievo politico ancora maggiore - dei presidenti (i «governatori») delle Regioni. Esse forniranno finalmente un quadro aggiornato (e, da molti punti di vista, forse più interessante di quello offerto dalle elezioni europee) della distribuzione delle preferenze politiche degli italiani o, quantomeno, di una loro gran parte. L’esito appare incerto. Anche se allo stato attuale la maggioranza degli elettori dichiara nei sondaggi di preferire le forze di opposizione, il cui vantaggio si conferma anche in buona parte delle singole regioni interessate, salvo alcune importanti eccezioni, come la Lombardia. Ma gli indecisi sono ancora molti. Sul loro orientamento conteranno le campagne elettorali di ciascuna regione e, malgrado si tratti di elezioni amministrative, le impressioni e i giudizi sulle forze politiche a livello nazionale. Anche da questo punto di vista, il quadro risulta per ora sfavorevole per la Cdl. Quasi il 60% degli italiani valuta negativamente l’operato del governo. Il giudizio critico non riguarda solo gli elettori dell’opposizione, ma coinvolge fette importanti dei votanti per la maggioranza: quasi il 50% dell’elettorato della Lega e più di un quarto di quello di An. Ma, ciò che è più importante, la critica all’esecutivo è espressa dalla maggioranza assoluta (55%) di chi si dichiara oggi perplesso su che cosa votare. Questo atteggiamento dipende soprattutto dagli orientamenti pessimistici sull’evoluzione della situazione economica propria e del Paese nel suo complesso. Un quarto degli italiani prevede per la propria famiglia un peggioramento rispetto allo scorso anno. E una percentuale ancora maggiore (40%) pronostica una situazione più critica per l’economia italiana in generale. Tutto ciò determina un ulteriore calo dell’indice che misura il sentiment sul futuro dell’economia, che raggiunge i livelli più bassi da molti mesi a questa parte.
Per superare questo stato di cose, il centrodestra può percorrere tra le altre due strade, complementari l’una all’altra. La prima consiste nel rafforzamento della popolarità dei leader della maggioranza e di Berlusconi in particolare. La seconda, probabilmente più efficace, sta nel rispondere alle attese espresse oggi dall’elettorato. Che nelle ultime settimane ha accentuato le richieste di intervento per migliorare la situazione economica generale, per la lotta alla disoccupazione e, specialmente, per il controllo dei prezzi. Con una particolare insistenza su quest’ultimo problema da parte di chi si dichiara indeciso su chi votare. Insomma, malgrado la diminuzione del tasso di inflazione, il costo della vita costituisce la preoccupazione principale degli italiani. Anche esso influirà, in misura non indifferente, sul risultato delle prossime consultazioni.
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