19 MARZO 2005 Un anniversario che non deve passare
sotto silenzio

Il 20 marzo 2003 è la data di inizio dell’aggressione angloamericana all’Iraq. Quell’attacco era stato preceduto da un’altra guerra criminale nel 1991 e da un embargo genocida che aveva ucciso un milione e 500mila iracheni. Con la nuova guerra, l’esercito più potente del mondo muoveva alla conquista di un paese debilitato che pensava di assoggettare in breve. Per fortuna le cose sono andate diversamente e, alla presa di Bagdad (9 aprile), non ha fatto seguito un’effettiva normalizzazione, bensì l’avvio della lotta di Resistenza. Il 20 marzo 2004, in occasione del primo anniversario, hanno manifestato contro l’occupazione milioni di persone in tutto il mondo, ma è stato soprattutto a Roma che le vie si sono riempite di nuovo con gli slogan di centinaia di migliaia di manifestanti e con decine di striscioni a favore della Resistenza. Dopo pochi giorni, nell’aprile 2004, le insurrezioni di diverse città irachene hanno mostrato a tutti il carattere popolare e di massa della lotta di liberazione in corso. Il 20 marzo 2005 (o meglio il 19, cioè il sabato più vicino alla ricorrenza), rischia invece di passare sotto silenzio. Il Social Forum Europeo, in evidente ripiegamento ed imprigionato nelle proprie contraddizioni oltre che nelle logiche del “politicamente corretto”, ha infatti deciso di indire una manifestazione per quel giorno solo a Bruxelles. Eppure, il secondo anniversario non sarà meno significativo del primo, perché il secondo anno di guerra e resistenza è stato ricco di avvenimenti politici e militari di straordinaria importanza, ricco di insegnamenti ed indicazioni. Il secondo anno di guerra e resistenza, si pensi alla logica sterminista da “soluzione finale” che ha guidato l’attacco americano di novembre alla città simbolo di Falluja, o si richiami alla mente la pratica sistematica delle torture emersa ad Abu Graib, ha messo in luce le caratteristiche più vere e profonde della “Guerra infinita” proclamata da Bush. Il secondo anno di guerra e resistenza ha mostrato, però, anche le dimensioni, la forza, il radicamento del movimento di liberazione nazionale che sta di fatto bloccando i progetti politico-militari della superpotenza americana. E’ possibile che su tutto ciò il movimento non abbia niente da dire? No, non è possibile. I Comitati Iraq Libero ritengono perciò assolutamente inaccettabile la decisione dei vertici del Social Forum. Una decisione che – ne siamo certi – contrasta con il comune sentire del grosso dei militanti che hanno dato vita e forza al movimento contro la guerra nel nostro paese. A loro ci rivolgiamo perché il 19 marzo sia una giornata di lotta e di mobilitazione.
BASTA GUERRA, BASTA OCCUPAZIONE!
VIA TUTTE LE TRUPPE A PARTIRE DA QUELLE ITALIANE!
CON LA LOTTA DI RESISTENZA DEL POPOLO IRACHENO PER LA LIBERTA' E L'AUTODETERMINAZIONE!