I riformisti di tutte le forze del centrosinistra promuovano il rilancio della Federazione dei Riformisti

di Piera Landoni

I confronti programmatici all’interno della Margherita si sono conclusi e sta giungendo al termine la lunga fase dei congressi di base DS, l’esito dei quali prospetta un deciso pronunciamento in favore dell’avvio del processo costituente della Federazione dell’Ulivo, quale timone e guida di un’alleanza larga di centrosinistra.

E’ tuttavia forte la sensazione, anche alla luce dei più recenti sviluppi in merito alle scadenze elettorali più ravvicinate, che la folta schiera dei continuisti e degli identitari, presenti in modo trasversale in tutte le forze politiche, stiano riuscendo nell’impresa di annacquare se non addirittura vanificare il processo federativo, grazie anche alle mosse tattiche per il posizionamento in vista della costituzione del futuro soggetto politico.

Prosegue infatti il braccio di ferro nell’Ulivo sulla lista unitaria per le regionali, che rischia di essere accantonata in favore di liste separate con poche eccezioni, soluzione questa che assesterebbe un duro colpo al processo costituente della Federazione dell’Ulivo, se non fosse per il fatto che Prodi ha contemporaneamente assunto la decisione vincolante di strutturare la Federazione nelle varie regioni, di vararne lo statuto e di tenere riunioni dell’esecutivo provvisorio con cadenza settimanale, spostando di fatto il terreno di prova della Federazione su un binario alternativo rispetto alle prossime elezioni regionali.
Detto questo, però, pur prescindendo dalla scadenza elettorale più ravvicinata, permane il timore che l’atteggiamento attendista, se non addirittura ostativo, assunto in questa fase da alcuni degli interlocutori più diretti dell’opzione federalista, ne produca l’indebolimento dei presupposti politici e culturali di fondo e finisca quindi per far prevalere l’idea che si possano affrontare le politiche del 2006 con un leader sostenuto da una grande aggregazione elettorale priva di quel timone volto a garantirne il profilo riformista e di governo ed un solido ancoraggio politico che le permetta di dialogare sia con i partiti, sia con le forze più vive e dinamiche presenti nella società. Ipotesi questa sostenuta dall’illusione, a mio parere, più che dalla speranza che il centrodestra possa cadere sotto il peso dei propri errori e delle scelte contraddittorie operate al proprio interno.

La mia sensazione è che così facendo il centro sinistra proseguirà in un lento, ma progressivo deterioramento in attesa di eventi esterni che, allo stato attuale e in assenza di una seria proposta alternativa, con il fuoco di fila di messaggi- messo in atto dal premier per contrastare la preoccupante crisi di consensi che lo investe -difficilmente potranno volgere a nostro favore e garantirci la vittoria.

A maggior ragione questo vale in ambito lombardo e milanese dove Formigoni con i suoi continui riferimenti al cosiddetto “riformismo lombardo” ed il coinvolgimento di interlocutori che in passato hanno militato nella sinistra e nel centro, ottiene, talvolta, l’effetto di far apparire la discussione del centrosinistra sulle candidature e sulle scelte programmatiche,come interna , lontana ed estranea a temi importanti come sono quelli dei diritti, dei doveri e dei bisogni di una società storicamente, culturalmente ed economicamente più attenta e recettiva di altre nei confronti del cosiddetto “riformismo del fare”

Alla luce di questo risulta quanto mai necessario che il processo volto all’istituzione della “Federazione dei Riformisti” non possa e non debba sembrare soprattutto un’opzione racchiusa all’interno del congresso DS, ma debba coinvolgere in modo ampio ed articolato tutti i riformisti presenti nelle diverse forze politiche e nella società.E’ perciò necessario che tutti costoro si facciano promotori di un deciso rilancio della proposta federativa attraverso messaggi chiari e la chiara espressione della volontà di superare ostacoli e contraddizioni .Tutto ciò talvolta non ci permette di valorizzare la nostra capacità di governo e di rappresentanza evidenziata da piccole e grandi esperienze diffuse sul territorio milanese e lombardo.Queste esperienze di riformismo reale e diffuso chiedono di essere rappresentate da una politica innovativa, aperta, plurale, che ponga al centro della propria azione libertà, diritti, sviluppo, solidarietà e attenzione alle autonomie.