User Tag List

Risultati da 1 a 4 di 4
  1. #1
    Iscritto
    Data Registrazione
    30 Dec 2004
    Messaggi
    55
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Tornielli "tumula" il pataccaro Meloni

    Il Giornale 11.1.2005

    Ecco il vero documento su Pio XII e i bimbi ebrei

    Andrea Tornielli

    È un documento di tre pagine, non di una soltanto, e come già ricostruito dal nostro quotidiano la scorsa settimana riguardava le richieste di restituzione dei bambini ebrei salvati dalla Chiesa, avanzate non dalle famiglie o dai parenti sopravvissuti, ma dalle «istituzioni ebraiche» che proprio in quei mesi del 1946 lavoravano a Parigi e in tutta Europa per trasferire quei piccoli in Palestina in vista della fondazione del nuovo Stato d'Israele.
    La storia del controverso documento «agghiacciante» presentato dal professor Alberto Melloni sul Corriere della Sera lo scorso 28 dicembre è, insomma, ancora tutta da scrivere e soprattutto da riportare alle sue giuste proporzioni: quel testo che è stato presentato e ampiamente commentato era monco, privo del contesto necessario per comprenderlo. Le vere direttive vaticane sono infatti contenute negli ordini trasmessi da Roma al nunzio apostolico e attraverso questi all'episcopato francese.
    Mancava dunque di una parte essenziale, e nonostante ciò quel testo è stato accreditato come la prova di un presunto atteggiamento antisemita di Pio XII.
    L'originale del documento, composto da tre fogli, che né lo studioso né gli altri ricercatori francesi coinvolti nel caso avevano potuto fino ad oggi esibire, si trova proprio al «Centre National des Archives de l'Église de France», nell'Archivio della Segreteria dell'episcopato francese, posizione «7 CE 131». Il Giornale, che lo ha avuto in esclusiva, ne riproduce l'immagine e il testo completo. Un testo che getta una luce ben diversa sull'intera vicenda e sulle polemiche relative ai cosiddetti «battesimi forzati» così come si è andata sviluppando in queste settimane, circoscrivendo la questione ai casi dei piccoli reclamati da organizzazioni che non avevano diritti legali su di loro.
    I cinque punti sintetici in lingua francese preparati dalla nunziatura di Parigi - quelli già noti e riguardanti l'atteggiamento da tenere di fronte alle richieste di restituzione dei bambini ebrei salvati dalle istituzioni cattoliche durante la persecuzione - erano dunque accompagnati da altri due fogli dattiloscritti, questa volta in italiano e contenenti le famose «istruzioni» del «ministro degli Esteri» vaticano Domenico Tardini al nunzio Roncalli. Domenica scorsa, accennando proprio a questo dispaccio, il professor Melloni sul Corriere ha puntualizzato: «Di quest'ultimo atto ignoro il contenuto» specificando di non averne avuto accesso nemmeno quando aveva collaborato alla Positio historica della causa di beatificazione di Giovanni XXIII. Quello stesso dispaccio, così utile per ricostruire storicamente i termini della vicenda, non era però gelosamente custodito negli archivi vaticani (dove ovviamente esiste la copia originale) ma era allegato al documento «agghiacciante» con il testo in francese che il professor Melloni ha presentato e ampiamente commentato fin dal primo giorno.
    Il primo dei due fogli «scomparsi» porta la stessa annotazione manoscritta del testo già reso noto: «Documento comunicato il 30 aprile 1947 a Sua Eminenza il cardinale Gerlier». Pierre Gerlier era l'arcivescovo di Lione, «primate delle Gallie» nonché presidente della Conferenza episcopale francese. Nella nota si precisa che il Sant'Uffizio aveva suggerito di non rispondere per iscritto alle richieste del Rabbino capo di Gerusalemme Isaac Herzog, per evitare che le risposte potessero essere in qualche modo strumentalizzate. Si dice che bisogna discernere caso per caso, «essendo evidente che i bambini che furono eventualmente battezzati non potrebbero essere affidati ad istituzioni che non possono garantire l'educazione cristiana di essi». «Del resto - continua il dispaccio - anche quei bambini che non fossero stati battezzati e che non avessero più parenti, essendo stati affidati alla Chiesa che li ha presi in consegna, non possono ora finché non sono in grado di disporre di se stessi, essere dalla Chiesa abbandonati o consegnati a chi non ne avesse diritto».
    Decisivo è il passaggio che viene subito dopo, in queste istruzioni romane al nunzio Angelo Roncalli e all'episcopato francese: «Altra cosa sarebbe se i bambini fossero richiesti dai parenti». Questi sono gli ordini che ottennero «l'augusta approvazione» di Pio XII e la chiusa finale, inequivocabile, spazza via buona parte delle polemiche: vi furono certo in Francia dei casi clamorosi e contestati (uno di questi, la storia di Wladimir Zandt, l'ha raccontata il Giornale la settimana scorsa), ma si è trattato di pochi, pochissimi episodi dolorosi, peraltro risoltisi con la riconsegna dei bambini - anche se battezzati - alle famiglie. Casi dolorosi provocati da chi aveva disobbedito alle indicazioni della Chiesa di Roma e dell'episcopato di Francia, che avevano esplicitamente ordinato di non battezzare i piccoli. L'origine del documento contestato e delle istruzioni a Roncalli non riguarda però queste vicende, ma quella, circoscritta, della richiesta di riavere i piccoli ebrei rimasti senza parenti e accolti da famiglie o istituzioni cattoliche, da parte di organizzazioni ebraiche. Il terzo foglio «scomparso», che il nostro quotidiano oggi riproduce, trascrive ancora una volta le indicazioni di monsignor Tardini, con un'intestazione in francese che ripropone i termini del problema: quest'ultimo testo è la minuta del dispaccio n. 4516 inviato dalla nunziatura di Francia il 23 ottobre 1946.
    Come si evince dalle carte complete, non si trattava assolutamente di sottrarre i piccoli ai loro legittimi parenti, come si è spesso ripetuto in questi giorni. I termini del dibattito andrebbero dunque riformulati. E di molto.

    Trascrizione del dispaccio:
    «Gli Eminentissimi Padri decisero che alla richiesta del Gran Rabbino di Gerusalemme non si dovesse rispondere, se ciò fosse possibile; in ogni caso, se qualche cosa fosse necessario dire in proposito, ciò doveva essere fatto oralmente dato il pericolo di abuso e di distorsione che potrebbe essere fatto di un qualsiasi scritto in merito proveniente dalla Santa Sede. Eventualmente dovrebbe dirsi che la Chiesa deve fare le sue inchieste e osservazioni per discernere caso da caso essendo evidente che i bambini che furono eventualmente battezzati non potrebbero essere affidati ad istituzioni che non possano garantire l'educazione cristiana di essi. Del resto anche quei bambini che non fossero battezzati e che non avessero più parenti, essendo stati affidati alla Chiesa che gli ha presi in consegna, non possono ora finché non sono in grado di disporre di se stessi, essere dalla Chiesa abbandonati o consegnati a chi non ne avesse diritto. Altra cosa sarebbe se i bambini fossero richiesti dai parenti. La decisione degli Eminentissimi Padri e i criteri ora esposti furono riferiti al Santo Padre nell'udienza del 28 marzo ultimo scorso e Sua Santità si degnò accordare la Sua augusta approvazione»

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    Iscritto
    Data Registrazione
    30 Dec 2004
    Messaggi
    55
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Professore, perchè l'ha fatto?

    Editoriale

    Professore, perché l'ha fatto?

    Sebastiano Cinel

    Del presunto «affaire» riguardante i bambini ebrei dapprima ospitati in istituti religiosi al fine di proteggerli dalle sgrinfie naziste e che poi - a guerra finita - sarebbero stati negati ai rispettivi parenti, sappiamo ormai tutto, o quasi. I lettori di questo giornale, in particolare, hanno potuto apprendere anche nei minimi particolari dell'incredibile equivoco che è sorto ai danni della Chiesa cattolica, specialmente di due grandi Papi del secolo scorso, Pio XII e Giovanni XXIII.
    A ben vedere, ci sarebbe ancora una domandina finale che merita di essere posta e che inevitabilmente va indirizzata all'incauto studioso che con spensieratezza ha innescato questa miccia, essendogli poi scappato il filo di mano. Si ricorderà infatti che tutto partì da un articolo-denuncia che lo storico Alberto Melloni (nella foto sotto) s'è trovato a pubblicare sulle importanti pagine del «Corriere della Sera». Con l'aria di rendere noto un «agghiacciante» (l'aggettivo è suo) sopruso concepito dalla Curia di Pio XII e affidato in gestione a nunzi neghittosi del calibro di Angelo Giuseppe Roncalli, Melloni ha dato il via ad una polemica giornalistica protrattasi per oltre una settimana, e conclusasi per lui in modo alquanto rovinoso. Egli - sull'«Eco di Bergamo» - si rammarica ora che «la discussione abbia preso una piega sbagliata», frase che per il contesto in cui giace lascia intendere tutta la delusione per un'iniziativa che lui aveva avviato con ben altri intenti.
    Proviamo allora ad elencare i risultati prodotti da questa impensabile operazione. Primo. Melloni ha, per reazione, provocato un tale sussulto di dati e informazioni da mettere ormai definitivamente in salvo Pio XII da ricorrenti e speciose accuse di comportamenti anti-ebraici. Secondo. Ha procurato ingiusto discredito sugli operosi anni parigini di quella luminosa figura che fu il nunzio Roncalli. Terzo. Ha suscitato un attonito scompiglio nella categoria non proprio angelicata degli storici, in particolare tra quelli schierati con la scuola bolognese di Alberigo. Quarto. Ha incrinato preziosi rapporti di sinergia intellettuale con gli studiosi parigini suoi referenti, che oggi gli rimproverano un uso spregiudicato (e dunque spregevole, a loro stesso giudizio) delle ricerche d'archivio colà condotte. Quinto. Ha rifilato una memorabile «sòla» - direbbero a Roma - ad un quotidiano della levatura del «Corriere» che gli aveva offerto generosa ospitalità. Insomma, viene naturale guardare oggi con una certa tenerezza a questo studioso dai modi risoluti, quando non alteri. E benevolmente ricordare insieme a lui quel chiavistello della storiografia che va sotto il nome di «eterogenesi dei fini». Partito per un'impresa, egli si è trovato mallevadore di un'altra, di segno completamente opposto. Di qui la sua amarezza. Ma da qui anche la nostra semplice domandina: perché l'ha fatto, professore?

    Avvenire, 7 gennaio 2005

  3. #3
    Iscritto
    Data Registrazione
    30 Dec 2004
    Messaggi
    55
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Intervista a Suor Grazia Loparco

    ROMA, martedì, 18 gennaio 2005 (ZENIT.org).-
    Nessuno sa esattamente quanti Ebrei furono nascosti e salvati in Europa dalla Chiesa cattolica. Secondo lo storico ebreo Emilio Pinchas Lapide, già console generale a Milano “la Santa Sede, i Nunzi e la Chiesa cattolica hanno salvato da morte certa tra i 740.00 e gli 850.000 Ebrei” (cfr. E.P. Lapide, “Three Popes and the jews”, Londra, 1967).
    Si calcola che in Italia più dell’80% degli Ebrei scampò al genocidio nazista. Solo a Roma la Comunità ebraica ha attestato che la Chiesa ha salvato dalla Shoah 4.447 Ebrei.



    Per ricostruire le vicende e documentare una pagina di storia che nel giro di pochi anni andrebbe perduta, a causa della carenza di documentazione scritta e della rapida scomparsa dei protagonisti, l’associazione culturale “Coordinamento Storici Religiosi” (www.storicireligiosi.it), sta conducendo una ricerca sugli Ebrei ospitati nelle case religiose di Roma tra l’autunno 1943 e il 4 giugno 1944.

    Intervistata da ZENIT, Suor Grazia Loparco, fma, docente di Storia della Chiesa presso la Pontificia Facoltà “Auxilium”, e vicepresidente dell’associazione, ha spiegato che tale ricerca “costituisce un punto di partenza, in vista di una ricostruzione più ampia, che abbraccia lo stesso fenomeno nel centro-nord Italia, dove l’emergenza assunse connotazioni proprie e più prolungate, e al tempo stesso interessò numeri localmente più contenuti rispetto alla grande comunità romana”.

    Quanti Ebrei furono salvati dalla Chiesa cattolica a Roma? E chi li salvò in particolare?

    Suor Grazia: La comunità ebraica nel 1943 era costituita da 10.000 - 12.000 Ebrei. Secondo gli studiosi è difficile precisare il numero, tanto più che durante il conflitto altri Ebrei raggiunsero la capitale da altri stati europei, sperando di trovare maggiore sicurezza.

    La ricerca avviata nel 2002-2003 consente di accertare un numero minimo di 4.300 Ebrei circa, ospitati nelle case religiose. Sicuramente si tratta di una cifra per difetto, sulla base della prima ricognizione pubblicata da De Felice nel 1961, che riprendeva un articolo della Civiltà Cattolica dello stesso anno, firmato da padre Robert Leiber.

    Nella tabella che è stata pubblicata, in caso d’incertezza, ho tenuto il numero più basso. Non sarà possibile arrivare ai numeri precisi, sia perché non tutti i testimoni sapevano distinguere tra gli ospiti chi fosse ebreo e chi no (e il più delle volte furono compresenti anche renitenti alla leva o perseguitati politici), sia perché mancano elenchi nominativi, con rarissime eccezioni. Si aggiunga che talora gli Ebrei non rivelavano la propria identità, o era nota solo ai superiori.

    Un ulteriore motivo di imprecisione è dovuta al fatto che la nostra ricerca concerne le case religiose e le parrocchie affidate a religiosi, non le parrocchie affidate al clero diocesano.

    Si può supporre con fondamento che almeno la metà degli Ebrei romani trovarono rifugio presso istituzioni ecclesiali. Poco più di mille furono arrestati la mattina del 16 ottobre 1943 e alcune altre centinaia in seguito, soprattutto a causa delle delazioni, poiché per ogni Ebreo segnalato e arrestato si guadagnavano 5.000 Lire, mentre per le donne e i bambini 3.000 Lire.

    Gli Ebrei in estremo pericolo, a causa del 16 ottobre 1943, trovarono immediato rifugio presso conoscenti, amici, a volte personale di servizio o commercianti cattolici; case religiose maschili e femminili, fino ai monasteri di clausura che non avrebbero potuto accoglierli senza una dispensa; parrocchie, seminari.

    Non sempre però rimasero nello stesso luogo. Diventava molto difficile restare nascosti presso le famiglie private, perciò in molti casi cercarono rifugio nelle case religiose. E anche lì talora si spostarono.

    Dopo il nascondimento immediato nei luoghi più centrali della città, vari cercarono di spostarsi verso zone più periferiche, potenzialmente più tranquille. Non di rado religiose e religiosi nascosero gli Ebrei sotto gli occhi dei nazisti, vicinissimi a edifici requisiti.

    In che modo era organizzata la rete di assistenza ai perseguitati, e in quale misura il Pontefice Pio XII intervenne per sostenerla?

    Suor Grazia: Vari testimoni ricordano le direttive provenienti oralmente da ecclesiastici vaticani circa l’opportunità di aprire conventi e istituti poiché era “l’ora della carità”. E la maggioranza lo fece, nella consapevolezza di non far altro che il proprio dovere, essendo in gioco la vita di persone ingiustamente perseguitate.

    C’era la Delasem, un’organizzazione che prestò aiuti economici agli Ebrei in difficoltà, e c’era il mitico padre cappuccino, p. Benoit, che insieme ad altri lavorò nei pressi della Stazione Termini per fornire carte d’identità false e altri documenti, con la collaborazione di religiosi e religiose, oltre che di dipendenti comunali, di giovani di Azione Cattolica. Anche presso le Catacombe di Priscilla ci fu un altro nodo della rete di documenti falsi.

    Alcune case religiose ricordano di aver ricevuto viveri dal Vaticano per alimentare gli Ebrei, che non di rado ingrossavano a decine il numero dei membri delle comunità. Ma molte altre volte, soprattutto le testimonianze delle religiose parlano dei grossi sacrifici per condividere il poco che avevano, razionato dalle tessere; il ricorso alla questua e al mercato nero per poter acquisire il necessario.

    A volte gli Ebrei potevano pagare una pensione o provvedere direttamente al vitto, e molte volte no. Quasi mai, su migliaia di persone, vennero mandati via per non aver avuto di che pagare per mantenersi. Si aggiunga che l’ospitalità avveniva in modalità differenti secondo la tipologia delle opere: a volte si potevano ospitare interi nuclei familiari, altre volte solo donne e bambini, o uomini e ragazzi, o solo bambini senza adulti. Era importante poter camuffare le presenze tra gli abituali ospiti delle case.

    In vari casi tuttavia gli Ebrei furono nascosti in cantine, rifugi sotterranei, stanze occultate, solai, sottoscala, trampetti… potendo uscire per sgranchirsi le gambe e prendere aria solo dopo l’orario scolastico. Trattandosi di ospedali e cliniche erano invece mimetizzati coi degenti.

    Per alcune città come Firenze è certo che il cardinal Elia Dalla Costa fornì un elenco delle case religiose a cui gli Ebrei avrebbero potuto rivolgersi. A Roma sembrerebbe che la prontezza degli interventi fosse dettata dall’immediatezza dell’emergenza, a cui fece riscontro anche una rete capillare di collaborazione. Ad esempio il Sacro Cuore dei Salesiani, nei pressi della stazione Termini, divenne un centro di smistamento di gente da collocare, e non fu l’unico.

    Dalla documentazione e dalle testimonianze emerge il pieno appoggio, e anzi l’invito di Pio XII, che, seppur solo orale, all’epoca era letto come un ordine autorevolissimo. Molti fatti concreti lo provano, come l’apertura di monasteri di clausura e conventi; il fatto che molti Ebrei venissero ospitati per diretto interessamento del Vaticano; alimenti e altre attività assistenziali fornite dallo stesso.

    Non potrei dire di più, poiché è precluso l’accesso sia all’Archivio storico del vicariato di Roma per quel periodo, sia l’Archivio Segreto Vaticano, dove certamente si trova documentazione a riguardo, come lasciano trasparire alcuni indizi reperiti negli archivi degli istituti religiosi.

    Nelle scorse settimane ci sono state molte polemiche intorno alla questione dei bambini ebrei strappati dalla Chiesa cattolica alla furia nazista, e poi in alcuni casi battezzati. Può dirci quali erano le direttive Vaticane in merito e quale fu l'incidenza di questo fenomeno a Roma?

    Suor Grazia: Nella città di Roma si verificarono dei casi di richiesta di battesimo da parte di adulti e talora di giovani. Rarissimi casi (un solo istituto su centinaia) parlano di battesimi a bambini.

    Un esempio può essere indice della mentalità del tempo: una suora racconta che portava con sé la bottiglia dell’acqua quando suonava l’allarme e dovevano nascondersi nei rifugi, perché, in caso di estremo pericolo, avrebbe battezzato i piccoli orfani che le erano affidati. Era la mentalità dell’ extra Ecclesia nulla salus.

    Non ci fu bisogno. Invece ci sono testimonianze di Ebrei, all’epoca giovani o ragazzini, che sentirono il pieno rispetto della loro fede; la facilitazione e l’incoraggiamento a pregare secondo i propri usi; talora la condivisione della preghiera di qualche salmo con le religiose, nei casi di pericolo e di paura.

    Altre volte si è accennato a una certa insistenza affinché gli ospiti si interessassero alla fede cattolica, al dispiacere che non potessero accedere alla salvezza, alla speranza di una conversione futura. Ma chi difendeva le proprie convinzioni veniva rispettato e non di rado ammirato per la coerenza.

    Qualche volta si dissuase qualcuno che chiedeva il battesimo più nella speranza di cavarsela, che per vera convinzione. E rimasero ospiti di case religiose anche alcuni ragazzi che non sapevano dove andare al termine della guerra, fino al completamento della formazione professionale. Ovviamente senza passare per il battesimo.

    È certo che il contatto diretto sciolse i pregiudizi residui, reciproci, in molti casi: religiose e religiosi erano pronti a riconoscere qualità umane e morali degli Ebrei che ospitavano. Lunghe amicizie conservate negli anni provano che la stima e la condivisione reale delle ragioni della vita non furono condizionate dall’appartenenza religiosa.

    www.zenit.org

  4. #4
    Iscritto
    Data Registrazione
    30 Dec 2004
    Messaggi
    55
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    La vera storia del documento vaticano sui bambini ebrei salvati dall’Olocausto
    Una polemica suscitata dagli errori di un articolo pubblicato dal Corriere della Sera

    Intervista ad Andrea Tornielli


    ROMA, martedì, 11 gennaio 2005 (ZENIT.org).- Il documento inizialmente spacciato come “una disposizione del Sant'Uffizio”, l’antica Congregazione per la Dottrina della Fede, e datato 23 ottobre del 1946, contenente le istruzioni per il clero in merito ai bambini ebrei strappati all’Olocausto, battezzati e poi richiesti dalle organizzazioni israelitiche, è stato ora reso pubblico nella sua completezza.

    A farlo è stato un quotidiano di Milano, il Giornale, il quale ha pubblicato l’11 gennaio 2005, per intero, quello che il Corriere della Sera, il 28 dicembre 2004, aveva presentato in modo incompleto, in un articolo firmato dal professor Alberto Melloni, direttore della Biblioteca “Giuseppe Dossetti” della Fondazione per le Scienza Religiose Giovanni XIII di Bologna (www.fscire.it).

    Si tratta di un documento di tre pagine, in lingua francese, riguardante le richieste di restituzione dei bambini ebrei salvati dalla Chiesa, avanzate non dalle famiglie o dai parenti sopravvissuti, ma dalle “istituzioni ebraiche” che proprio in quei mesi del 1946 lavoravano a Parigi e in tutta Europa per trasferire quei piccoli in Palestina in vista della fondazione del nuovo Stato d'Israele.

    ZENIT è riuscita ad avere via fax una copia fotostatica dell’originale ed ha potuto constatare che il testo riporta il timbro della Nunziatura Apostolica di Francia ( a differenza di quanto pubblicato nel Corriere della Sera, che lo attribuiva al Santo Uffizio), che la data riportata è il 23 ottobre del 1946 (tre giorni dopo quella indicata dal professor Melloni) e che i termini della proposta vaticana sono posti in modo molto differente (cfr. “Polemica su un documento di cui non è chiaro neanche l’autore”, ZENIT, 9 gennaio 2005).

    L'originale del documento che si trova al “Centre National des Archives de l'Église de France”, nell'Archivio della Segreteria dell'Episcopato francese, posizione “7 CE 131”, è stato ritrovato dal giornalista Andrea Tornielli.

    Per gettare ancora più luce sulla vicenda ZENIT lo ha intervistato.

    Il documento che lei oggi pubblica in versione integrale su Il Giornale è stato presentato come "agghiacciante" da Alberto Melloni sul Corriere della Sera del 28 dicembre. Cosa ha di così agghiacciante questo documento?

    Tornelli: Mi sembra che la definizione usata dallo storico italiano sia impropria. Il testo pubblicato da Melloni non può essere letto separatamente dalle vere istruzioni che la Santa Sede diede al nunzio Roncalli e attraverso di lui all'episcopato francese: da queste - approvate dal Papa Pio XII - si comprende benissimo come il tema non fosse la restituzione dei bambini alle famiglie ma quale risposta dare alle organizzazioni ebraiche che li richiedevano e che non avevano diritti su di loro. Mi sembra che la cautela e la necessità di valutare caso per caso sia un esercizio di buon senso.

    Certo quelle direttive esprimono il Codice di Diritto Canonico allora in vigore, ed è probabile che nessuno dei protagonisti di allora avesse in quel momento compreso l'enormità della tragedia della Shoah: ma questa comprensione diviene patrimonio comune a partire dall'inizio degli anni Sessanta, non prima.

    In che modo furono risolti i problemi relativi ai bambini ebrei salvati dalla persecuzione nazista e in alcuni casi battezzati?

    Tornielli: Intanto va detto che l'ordine dell'episcopato francese, in conformità con le direttive romane, era quello di non battezzare i bambini ebrei salvati dalla persecuzioni. Alcuni vescovi francesi misero però per iscritto il fatto che in qualche caso questa indicazione non era stata rispettata.

    I casi contestati non furono molti e si risolsero quasi tutti con la restituzione alle famiglie dei piccoli, anche se battezzati. Va detto però che in questa complessa vicenda l'elemento religioso è solo uno degli elementi in gioco. Infatti c'entrano pure le legislazioni civili, le norme sull'adozione, etc.

    Il professor Melloni ha presentato questo documento come un atto di accusa contro Pio XII. Cosa c'entra il Pontefice Pacelli con questo documento?

    Tornielli: Pio XII ha approvato le norme generali suggerite dal Sant'Uffizio, ma negli ordini trasmessi al nunzio Roncalli si diceva esplicitamente "altra cosa sarebbe se i bambini venissero richiesti dai parenti": non si trattava dunque di sottrarre i piccoli ai loro familiari.

    Sempre secondo l'articolo pubblicato dal Corriere il Sant'uffizio è stato accusato di aver istruito il documento in questione, e l'allora nunzio a Parigi, Angelo Roncalli, di averlo disatteso. Qual è la vera storia?

    Tornielli: In questo caso non è possibile dedurre, sulla base dei documenti, alcuna contrapposizione tra Pacelli e Roncalli. Il futuro Giovanni XXIII a Istanbul si era prodigato per salvare gli ebrei perseguitati, così come avevano fatto altri nunzi, come Giuseppe Burzio (Slovacchia), Angelo Rotta (Ungheria), Andrea Cassulo (Romania).

    Questa attività era conosciuta e incoraggiata dalla Segreteria di Stato e da Papa Pacelli. Nel caso in questione, Roncalli trasmette le indicazioni di Roma senza prenderne in alcun modo le distanze, senza commentarle, neanche nelle sue agende private, senza mai esprimere neanche un recondito moto di dissenso.

    In diversi ambienti si teme che l'articolo pubblicato dal Corriere della Sera, così come la reiterata campagna contro il Pontefice Pio XII, mirino a complicare i buoni rapporti tra la Santa Sede, le comunità ebraiche e lo Stato di Israele. Qual è il suo parere in proposito?

    Tornielli: Non mi spingo a ipotizzare complotti da parte di nessuno. Faccio solo notare che purtroppo Papa Pacelli è vittima di una leggenda nera così consolidata che è ormai difficilissimo scalfirla, anche con i documenti alla mano. C'è da augurarsi che questa vicenda non turbi il cammino di dialogo fra la Chiesa cattolica e il mondo ebraico.

    ZI05011110

 

 

Discussioni Simili

  1. Risposte: 84
    Ultimo Messaggio: 26-10-13, 21:15
  2. La Meloni e Crosetto fuggono da Berlusconi. Nasce "Fratelli d'Italia"
    Di Defender nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 12
    Ultimo Messaggio: 09-01-13, 01:48
  3. Risposte: 10
    Ultimo Messaggio: 06-08-09, 16:15
  4. Risposte: 24
    Ultimo Messaggio: 30-06-08, 02:04
  5. Giorgia Meloni sul caso Storace: "Rispetto per il mondo giovanile di AN"
    Di Daniele (POL) nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 48
    Ultimo Messaggio: 06-07-07, 19:50

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226