Antonio Ragusa: ricordare Alfano
di Domenico Palumbo
Intervista ad Antonio Ragusa, Segretario provinciale di Forza Nuova,
in occasione della conferenza tenuta a Palazzo dei Leoni in ricordo di Beppe
Alfano, corrispondente della Sicilia ucciso l'8 gennaio 1993 a Barcellona
Pozzo di Gotto.
D - Dott. Ragusa, Forza nuova ha celebrato alla Provincia regionale
l'anniversario della morte di Beppe Alfano. Ma perchè parlare ancora di quel
delitto?
R - Il delitto Alfano, secondo noi, è importante perchè quello del
giornalista ucciso 15 anni fa non è soltanto un delitto di mafia:
quell'omicidio nei suoi lati più oscuri rivela come vi sia presente, in
maniera assai consistente, l'intreccio tra la mafia, le lobbies massoniche e
i centri affaristici della nostra provincia.
Dalle dichiarazioni del pentito Avola, purtroppo non prese in seria
considerazione dagli inquirenti, emerge un quadro gravissimo sulle
motivazioni profonde del delitto che fino ad oggi le Corti dAssise non sono
riuscite a dipanare.
Si conosce il mandante operativo (il capomafia Gullotti), si sta
processando nuovamente il presunto esecutore materiale, Merlino: ma
sgonfiatasi la pista dell'Aias, secondo le rivelazioni di Avola il vero
mandante sarebbe Giovanni Sindoni, chiacchierato e pluri-inquisito
imprenditore nel settore agrumicolo che è stato al centro di numerose truffe
all'Aima e alla Comunità europea, potente massone legato a esponenti
massonici della magistartura messinese e ad altri ambienti affaristici e
criminali che hanno trovato il loro punto di raccordo nell'associazione
barcellonese 'Corda fratres' di cui, a titolo esemplificativo, erano soci -
accanto al Gullotti - anche autorevoli magistrati, professionisti ed
imprenditori barcellonesi.
D - Quello di Beppe Alfano è stato un caso isolato nella provincia di
Messina?
R - Assolutamente no, tant'è che Forza nuova quest'anno ha acceso i
riflettori sul delitto Alfano, ma l'anno scorso ha tenuto un affollatissimo
sit-in davanti al Palazzo di Giustizia schierando i suoi militanti accanto
ad uno striscione in cui campeggiava la domanda inquietante: 'Chi ha
ammazzato Matteo Bottari'?, riferendosi quindi ad un altro efferato delitto
di mafia ancora più oscuro del delitto Alfano perchè almeno per quest'ultimo
è stato condannato il mandante operativo e processato il presunto killer,
mentre nel caso Bottari, dopo l'iniziale arresto del prof. Longo, poi
prosciolto, si brancola nel buio.
Messina non è nè la città nè la provincia babba ma è un crocevia tra
mafia barcellonese, 'ndrangheta calabrese e grandi potentati economici la
cui cerniera è rappresentata dalla presenza massiccia di numerose logge
massoniche che impongono la loro coltre di silenzio sulla città.
D - Le faccio un'obiezione, anzi due. Organizzazioni che gestiscono
traffico di droga, appalti e quant'altro sono certamente presenti in tutto
il mondo: perchè solo da noi si parla in questi casi di Mafia? E poi, anche
la Massoneria è presente ovunque nel mondo, ma non c'è davvero bisogno di
essere massoni per essere delinquenti. Allora, com'è che da noi quando si
fatica a trovare la verità si parla sempre di intrecci mafio-massonici?
R - La caratteristica che differenzia la 'normale' criminalità
organizzata e il fenomeno mafioso è dovuta non solo al fatto che la mafia è
un esercito gerarchizzato culminante in un comando strategico (la cosiddetta
'cupola'), ma anche al fatto che affonda le proprie radici tradizionali e
culturali in una mentalità di totale estraneità allo Stato e in una
vocazione a sentirsi essa stessa Stato e quindi in un certo senso a
ritenersi un ordine giurisdizionale autonomo.
La Mafia, insomma, senza scomodare i Beati Paoli, ha sempre
rappresentato una struttura nel 'paese reale' siciliano contrapposta, anche
se a volte connivente per comodità, alle istituzioni ufficiali. La mafia non
è un antistato ma un surrogato dello Stato che vive all'ombra del potere
ufficiale.
La Massoneria, invece, pur avendo origini ideologiche e culturali che
dalla fine del '600 hanno rappresentato un fenomeno oscuro ma affascinante
nel contesto culturale e politico europeo, oggi più che mai tende a
diventare una consorteria di mutuo soccorso, una sintesi dei poteri forti,
trasversale e onnipresente.
In Sicilia, tale fenomeno massonico si è trovato vicino al potere
altrettanto oscuro della mafia anche per motivi contingenti e ideologici: ad
esempio, entrambe le organizzazioni vennero annientate o quantomeno
compresse (vedi lo scioglimento della massoneria e il Prefetto Mori) dal
regime fascista.
E solo dopo la sua caduta gli Alleati ridiedero loro vigore mettendo
proprio ai vertici della Sicilia sia i mafiosi che le vecchie classi
dirigenti liberali e massoniche: esempio eclatante sono stati i vari sindaci
mafiosi nominati dall'Amgot: da questa obbiettiva simbiosi nasce
l'illegalità permanente del potere nella nostra regione.
D - Alla manifestazione organizzata da Forza nuova era presente l'on.
Gianpiero D'Alia: cos'ha detto a proposito del caso Alfano?
R - L'On. D'Alia è Presidente di un comitato istituito ad hoc dalla
Commissione Parlamentare Antimafia sul delitto Alfano e per parte sua ha
dichiarato pubblicamente la volontà del Parlamento di arrivare - pur non
scavalcando la magistratura - in tempi ragionevolmente veloci al chiarimento
delle zone d'ombra che hanno attraversato il travagliato iter giudiziario
del delitto Alfano.
D - Dr. Ragusa, può darci un ricordo di Beppe Alfano?
R - Ho conosciuto personalmente Beppe Alfano in quanto militavamo
insieme in Ordine nuovo prima e poi, con la Segreteria di Giorgio Almirante,
nel Movimento Sociale Italiano. Con Mimma Barbaro (nella foto insieme ai
figli), moglie di Alfano, invece, ero compagno di banco al liceo.
Alfano non era un eroe, nè un uomo perfetto: tante volte ho litigato
con lui e altrettante volte abbiamo fatto scelte diverse, ma ricordo sempre
la sua passionalità nel difendere i miei stessi principii e la sua voglia di
scoprire sempre, e a qualunque costo, la verità.
)
(da http://www.normanno.it 12/01/2005)




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