“Torno a partecipare alla vita del Pd”: così il “Corriere” titola la prima intervista di Walter Veltroni all’indomani del congresso, raccolta da Aldo Cazzullo. Rompere il silenzio, per l’ex segretario, non è stato facile: “In questi mesi – confessa – ho taciuto di fronte a cose insopportabili”. Ora però Veltroni riprende la parola, e la motivazione è forte: la poltrona di presidente del Copasir, infatti, sarà presto lasciata libera da Rutelli. E Bersani, che è stato eletto soltanto “con il 53%”, saprà certo dirigere il partito “rispettando le identità, le culture, le differenti posizioni: c’è bisogno – sostiene Veltroni – di un Pd unito”.
L’ “unità del partito” è la formula cui in politica si ricorre, dai tempi di Rumor, per chiedere al segretario seggiole e strapuntini. Il senso dell’intervista veltroniana è dunque semplice ed efficace: non pensiate che io me ne vada, spiega l’ex segretario smentendo alcune voci che lo davano in solitaria uscita da un Pd che oggi ha “meno entusiasmo, meno carica, meno partecipazione di giovani”. Io resto, dice l’entusiastico, caricatissimo, giovanile Veltroni: e dunque, come Franceschini o Scalfarotto, ho diritto anch’io alla mia parte.
La parte che Veltroni vorrebbe è quella di presidente dell’Antimafia. Prima dell’estate l’ex sindaco di Roma si è iscritto alla Commissione, convinto dal successo di “Gomorra” che l’antimafia suscita sufficiente “entusiasmo, carica e partecipazione di giovani” da giustificare il suo interesse. “Non si può accettare passivamente – rivelava a luglio – di vivere in un Paese in cui le mafie hanno un potere sempre più invadente. Camorristi che sparano per strada, Saviano che vive braccato, le organizzazioni criminali che fatturano 100 miliardi l’anno…”.
Oggi si spinge più avanti: “La lotta alla mafia chiama in causa anche il Pd. Dobbiamo rinnovare profondamente la classe politica al Sud, a partire dalle regionali”. Se le parole avessero un senso, questa frase significherebbe che Bassolino e Loiero hanno un qualche rapporto con la criminalità organizzata, o quantomeno evitano di affrontarla. Ma Veltroni vuole dire un’altra cosa, più semplice: guardate che ci sono anch’io.
L’obiettivo (a parte la vittoria allo Strega presentato da Marzullo e la riconferma di Walter Verini alla direzione di YouDem) è sostituire Beppe Pisanu, ove mai se ne creassero le condizioni politiche, alla guida dell’Antimafia. Ma la strada può essere lunga, e l’inaspettato addio di Rutelli ha fornito all’ex segretario del Pd un’occasione da non perdere: presiedere il Comitato parlamentare di controllo dei servizi segreti. Per questo Veltroni ritorna in campo, per questo “sento il dovere – la commozione qui lo rende un pochino berlusconiano – di continuare a servire il paese che amo”.
Veltroni e la presidenza del Copasir — The Frontpage