Tutti la vogliono. Ma se il costo del lavoro aumenta troppo….
Nell’incontro fra parti sociali e governo di oggi sindacati e Confindustria si presenteranno a battere cassa per “lo sviluppo”. Sostengono che la competitività delle imprese italiane è compromessa per colpa delle scelte di politica economica dell’esecutivo. Che avrebbe “sperperato” risorse nel taglio delle tasse, invece che destinarle a interventi per la competitività, a cominciare da un taglio del costo del lavoro, da ottenersi con incentivi e sussidi.
Si rendono conto che – in una situazione in cui non si può manovrare la leva monetaria, congelata nelle mani paralizzate della Bce di Francoforte – il costo del lavoro sia un problema critico, solo quando avanzano le loro rivendicazioni al governo. Per quel che riguarda la loro responsabilità specifica, quella contrattuale, invece i sindacati sono tornati a considerare il salario una “variabile indipendente”.
Hanno chiesto aumenti dell’otto per cento per i dipendenti pubblici, che costerebbero di più della riduzione delle aliquote, e ora fanno lo stesso nella maggiore categoria dell’industria, i metalmeccanici.
Con aumenti di questo tipo è evidente che i conti pubblici andrebbero fuori controllo e i beni industriali finirebbero fuori mercato.
Con tanti saluti alla competitività.
Che i sindacati facciano queste richieste è incoerente, ma comprensibile. Quello che invece si fa fatica a capire è perché Confindustria faccia finta di non accorgersi che i suoi “alleati” confederali nella polemica sulla competitività, hanno comportamenti concreti che contraddicono platealmente l’obiettivo proclamato.
Mentre insiste sulla necessità di intese triangolari, Luca Cordero di Montezemolo sembra non accorgersi che, intanto, i sindacati hanno buttato nella spazzatura il patto vigente, quello sulla politica dei redditi stipulato nel luglio del ’93, senza neppure prendersi il disturbo di denunciarlo formalmente.
Costruito su queste basi ipocrite, il patto industriale che si presenta oggi davanti al governo è minato dalle fondamenta e le rivendicazioni che contiene non valgono la carta su cui sono scritte.
Il Foglio
saluti




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