N. 15
2 Febbraio 1945
G.A.P.
Notiziario del Gruppo d’Azione Patriottica di Milano
COMUNISMO INTERNAZIONALE
e comunismo nazionalista
Un vivo senso di stupore, di delusione e staremmo per dire di costernazione se non volessimo com’è nostro costume evitare le parole grosse, ha destato in noi un recentissimo numero de “L’Unità”, graziosamente fattoci piovere dal cielo da un apparecchio liberatore.
Il giornale comunista di Roma pubblica, in data 14 febbraio corrente, come suo articolo di fondo un editoriale in cui afferma che l’Italia, avendo perduto la guerra e trovandosi nella necessità di conservare l’amicizia della Jugoslavia, non deve opporsi in alcun modo alle giuste richieste di Tito, il quale ha tutti i diritti di chiedere per sé Trieste, Fiume e tutte le città dalmate.
Tito è senza dubbio uno dei pupilli del Cremino: di conseguenza la Jugoslavia gode della più ampia protezione e della più accesa simpatia dell’U.R.S.S. Questo spiega perché i comunisti italiani, circa gli attuali e futuri rapporti tra il nostro Paese e lo Stato Jugoslavo, sono rinunciatari ad oltranza a favore degli amici dell’est.
Ma cosa possono pensare di questo atteggiamento così sfacciatamente e servilmente rinunziatario di Togliatti e C. , i patrioti, coloro che ancora credono nell’avvenire dell’Italia libera e democratica, in un’Italia che possa occupare nella nuova organizzazione dell’Europa che nascerà dal dopoguerra il posto al quale il suo passato, la sua storia e la sua civiltà, le danno pieno diritto?
Cosa ne potranno pensare le gloriose brigate “Garibaldi”, da tutti fino ad oggi considerate le uniche depositarie del nostro patriottismo e che, in seguito alla presa di posizione del Partito Comunista, potrebbero ora essere, [..] invece come vessillifere del più odioso e offensivo rinunciatarismo, il quale farebbe di esse non più una eletta accolta di veri Italiani, ma una losca organizzazione di mercenari agli ordini di Stalin e del suo luogotenente Tito?
Noi crediamo che sia giunto il momento di fare il punto come usa il navigatore a mezzogiorno in alto mare, perché la nave segua la sua rotta, di separare la nostra responsabilità da quella degli affossatori d’Italia, di costruire un Comunismo veramente nazionale e nazionalista ad oltranza in contrapposto a tutte le rinunce , a tutti i vergognosi compromessi, siano questi escogitati dal conte Sforza o dai rappresentanti di un Comunismo internazionale e quindi antinazionale.
La situazione, la vita avvenire dell’Italia, è in pericolo. Rapaci stranieri in veste di amici tendono le mani bramose su terre a noi sacre: la Cirenaica all’Egitto; l’Eritrea al Negus; le altre nostre colonie all’Inghilterra che soffia in pari tempo sul separatismo siciliano e sardo per fare delle due grandi isole due nuove e formidabili piazzeforti del proprio imperialismo nel Mediterraneo, l’Isola d’Elba alla Francia; Trieste, Fiume, la Dalmazia alla Jugoslavia. Che il Papa non voglia avanzare pretese su Roma?
Basta. Uniamoci, compagni patrioti, e giuriamo di difendere la nostra Patria e di evitarne lo smembramento. Anche a costo di ripetere la violenta gesta dannunziana che, dopo la guerra 191-’18 riuscì, contro lo spirito di rinuncia e di accomodamento dei governanti di quella epoca, a conservare l’Italianissima Fiume all’Italia.
Un articolo de “L’Unità”
L’organo comunista romano “L’Unità” scrive che è poco generoso ricordare all’Italia, in tutte le occasioni che essa è un Paese sconfitto. L’articolista scrive di non riuscire a comprendere l’atteggiamento degli anglo-americani, i quali fanno ampie profferte di solidarietà solo quando si tratta di chiedere carne da cannone, ma non trascurano nessuna occasione “per ricordare che siamo degli sconfitti, specie quando si tratta di ottemperare alle promesse di aiuti”.
Questo a nostro parere si chiama parlar chiaro.
Per noi comunisti nazionalisti, uno solo è il dovere dell’ora: evitare disordini, aiutare chi soffre, soccorrere i poveri, alleviare i disagi delle popolazioni delle città facendo in modo che i rifornimenti giungano il più rapidamente e il più regolarmente possibile. E crediamo che questi siano veri sentimenti di solidarietà col popolo nostro, già tanto provato da questa guerra inumana, e ce perciò il nostro sia vero Comunismo, se Comunismo significa migliorare le condizioni di coloro che meno posseggono e che quindi più soffrono.
Ben diverso è il nostro linguaggio da quello dei bolscevichi, sintetizzato dai manifestini lanciati su Udine in occasione della recente incursione compiuta dall’aviazione jugoslava, cioè bolscevica, di cui riproduciamo il testo integrale:
“Il terrore accompagna la nostra marcia vittoriosa. Noi non conosciamo compromessi. Il Vangelo di Lenin è il nostro vangelo.
“Inginocchiatevi sulle rovine delle vostre case e meditate sulle vostre colpe, voi che nel segreto dei vostri cuori attendete gli inglesi protettori della borghesia, voi che avete riservato tutte le vostre simpatie alla Brigata Osoppo formata da borghesi travestiti da partigiani.
“Sia detto una volta per tutte, affinché la cosa non vi risulti nuova e insospettata: il Friuli appartiene alla sfera di influenza bolscevica e di conseguenza i patrioti che voi dovete appoggiare sono i patrioti bolscevichi.
“Se non lo volete fare per amore lo farete per forza”.
E questo è tutto.
Una mozione del “C.L.N.A.I.”
Indiscrezioni ci hanno fatto apprendere che il Comitato di Liberazione per l’Alta Italia si è riunito il 29 gennaio scorso ed ha votato una mozione che ha inviato all’U.R.S.S. tramite la Delegazione del “C.L.N.A.I.” in Svizzera, esprimente la gioia per l’avanzata sovietica e l’augurio per la vittoria finale delle armate rosse.
Non siamo d’accordo, compagni del “C.L.N.A.I.” firmatari della mozione: così voi tradite gli interessi del proletariato italiano.
E’ naturale che noi vogliamo ed auspichiamo la vittoria del Comunismo. Ma è bene fare distinzione fra Comunismo e Bolscevismo. Non vogliamo lordarci le mani di sangue fraterno. Il Comunismo che noi intendiamo è quello puramente italiano e patriottico, ben diverso dall’idea sanguinaria del Cremino, di pretta marca asiatica, che i civilissimi popoli dell’Europa non possono non condannare. Hanno ben conosciuto le stragi, i massacri, le deportazioni in massa dei bolscevichi i comunisti polacchi, lettoni, estoni, lituani, romeni, bulgari, ungheresi, i quali avevano accolto i compagni russi con grande fiducia ed entusiasmo. La loro disillusione fu atroce e noi auspichiamo che l’Italia non abbia a subire la stessa tragica esperienza. Comunismo in Italia, si, ma Comunismo Nazionale, latino, umano, non bolscevismo sovietico.
Compagni del “C.L.N.A.I.”, volete cambiare opinione o restare traditori dei lavoratori italiani?
Non attenderti salvezza, libertà od aiuto dallo Straniero. Conta sempre sulle tue sole forze.
Non lasciarti sviare, compagno! Prima di ogni partito, al di sopra di ogni partito, esiste la Patria.




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