La Francia caccia un altro imam
A Nizza istigava all’odio razziale. Espulso e messo su una nave per l’Algeria
PARIGI - Un altro “cattivo maestro” dell’Islam è stato scoperto e prontamente espulso dalla Francia. Si tratta di un imam algerino di Nizza, ritenuto dalla polizia un integralista e conosciuto per le sue prediche a favore della jihad.
Ha seguito la stessa sorte toccata ad altri tre suoi “colleghi”, fra cui due turchi, “pizzicati” in una maxi operazione iniziata dopo gli attacchi in Spagna dell’11 marzo 2004 e di cui si sono avuti i dettagli proprio nei giorni scorsi.
L’algerino era stato raggiunto, a dicembre, da un decreto di espulsione firmato dal ministro dell’Interno Dominique de Villepin per “minaccia alla sicurezza dello stato”. Fermato dai gendarmi nel corso di un controllo stradale, l’imam è stato riconosciuto e fermato. Poche ore dopo è stato imbarcato su una nave in partenza da Marsiglia verso l’Algeria.
Lo scopo dichiarato del ministro dell’Interno Dominique de Villepin è «agire in profondità e tagliare le radici al terrorismo di natura islamica». Per questo dopo gli attentati a Madrid dell’11 marzo, a Parigi hanno deciso che il primo obiettivo era quello di sferrare un duro attacco alle basi logistiche e ideologiche al terrorismo di matrice islamica. Basi che coincidono spesso con moschee o insospettabili negozi gestiti da musulmani integralisti.
Solo setacciando i luoghi di culto, in circa nove mesi di attività dell’Antiterrorismo, dieci integralisti stranieri sono stati espulsi, sei imam sono stati indagati per le loro prediche che istigavano all’odio antisemita, alla guerra santa o all’odio in generale verso l’Occidente, tre imam - cui va aggiunto l’algerino di Nizza - sono stati espulsi, due imam e due responsabili delle moschee sono stati convocati dalla polizia.
Nel 2004 i servizi segreti d’Oltralpe hanno fermato complessivamente 76 persone nell’ambito di indagini sul terrorismo islamico.
Inoltre due asili nido coranici, clandestini, che ospitavano bambini dai quattro ai sei anni, sono stati chiusi. Erano installati in appartamenti, all' interno di quartieri a forte presenza di gruppi di integralisti, che già gestivano associazioni sportive e culturali. In questi asili nido si insegnava l’arabo e il Corano ma soprattutto si spingevano dei bambini a dichiararsi musulmani e a rivendicare un trattamento diverso.
(da www.lapadania.com 16/01/2005)




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