Nella graduatoria messa a punto da Euripses per il Rapporto Italia 2005 e' il Lazio la Regione che ha un livello di dinamicita' maggiore rispetto a tutte le altre mentre, per quanto riguarda il livello di crescita raggiunto per regione, il Lazio e' in nona posizione. Risultati entusiasmanti per gli esponenti della maggioranza al governo nella Regione ma che secondo esponenti dell'opposizione e amministratori comunali e provinciali di Roma sono determinati dalla forza trainante di Roma e della sua provincia. Secondo il presidente dell'Istituto, Gian Maria Fara il successo del modello laziale e' determinato ''dalla capacita' della regione di attivare risorse pubbliche in una prospettiva strategica, ottenendo un effetto moltiplicatore degli investimenti pubblici e privati, che produce nuova ricchezza per il sistema imprenditoriale e incentiva nuova occupazione difficilmente incrementabile con gli strumenti e le attivita' tradizionali''. Per il vicepresidente della Regione, Giorgio Simeoni ''i risultati confermano la bonta' delle politiche avviate dalla Giunta Storace in questi anni di governo''. Soddisfatto dei risultati per il turismo che vede il Lazio in controtendenza rispetto alle altre regioni in piena crisi e lo pone al primo posto per incremento dei visitatori l'assessore Turismo della Regione Lazio Luigi Ciaramelletti. Per il capogruppo di An alla Regione Lazio, Luigi Celori, ''i dati Eurispes sono la prova del nove delle nostre ragioni e del loro torto. L'economia laziale - afferma - e' viva, sta bene ed e' superdinamica''. Ancor piu' entusiasta e' il commento dell' assessore alle attivita' produttive Francesco Saponaro: ''Il Lazio e' diventato un laboratorio di proposte che si sono trasformate in risultati concreti grazie al sapiente utilizzo delle risorse pubbliche e private''. Gli fa eco il capogruppo della Lista Storace, Maria Annunziata Luna secondo la quale: ''il governo di centrodestra e la giunta Storace hanno creduto in questo territorio, hanno perseguito tenacemente una strategia di innovazione. Gli imprenditori - ricorda - ci hanno dato fiducia e hanno scommesso sugli interventi della Regione''. Tra i primi a gettare acqua sull'entusiasmo della maggioranza che governa la Regione e' l'assessore al bilancio del Comune di Roma, Marco Causi: ''sul dinamismo economico della regione incide per la grandissima parte la citta' di Roma: il suo peso sull'economia del Lazio vale circa l'80%. Dei 170.000 nuovi occupati che si sono avuti tra 1999 e 2003, 110.000 sono stati creati all'interno del sistema economico romano''. Non tace la Provincia di Roma che con l'assessore provinciale all'economia, Antonio Rosati taccia di ''strabismo'' la destra ''poiche', se e' vero che l'economica del Lazio e' in controtendenza, risulta innegabile che Roma e provincia sono il motore della nostra regione con il 79% del Pil''. Anche sul fronte del turismo e' la vice sindaco Maria Pia Garavaglia a precisare: Roma si gode in campo turistico un meritato successo, un successo che trascina l'intera Regione Lazio, visto che la stragrande maggioranza dei flussi turistici che la interessano dipende da Roma''. Per il capogruppo dei Ds in consiglio regionale Michele Meta ''quando si dice che l'80% del Pil del Lazio e' concentrato nell'area romana, si dice una cosa preoccupante: il resto del Lazio sta arretrando, o, nella migliore delle ipotesi e' ferma. Anzi rischia di diventare un freno per il dinamismo dell'area romana''. Una analisi condivisa dall'esponente della Margherita Athos De Luca anch'esso convinto che ''quando Roma e provincia fanno bene, specie nel settore del turismo, trainano tutto il Lazio''. Preoccupato dei dati Eurispes si dice invece il capogruppo del Prc alla Regione Lazio, Salvatore Bonadonna: ''Se e' vero che e' in corso un dinamico processo di ristrutturazione dell'economia, e' anche vero che tale processo, e' dovuto principalmente alla progressiva scomparsa delle grandi industrie, cui e' seguito il progressivo aumento di piccole e medie imprese, specie nei servizi e nel settore dell'innovazione. Ma a questo dinamismo - spiega - non corrispondono crescita e sviluppo sociale. Nel Lazio, infatti, a fronte di 220.000 nuovi occupati il monte salari e' diminuito del 4%''.




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