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    Post Il Giornale, 16 gennaio 2005

    STEFANO LORENZETTO

    La misura era quasi colma quando Franco Damiani, il «nazista», il «razzista», il «revisionista», il «negazionista», il «sessuofobo», l’«isterico» professor Franco Damiani, vinse 52 milioni di lire al Quiz show di Amadeus. Era il 31 ottobre 2000. La puntata fu trasmessa il 2 novembre, ricorrenza quanto mai evocativa, essendoci di mezzo sei milioni di defunti: gli ebrei sterminati da Hitler. I quotidiani veneziani stigmatizzarono l’intollerabile scandalo della Tv di Stato che elargiva tutti quei soldi a un siffatto figuro («Il prof. che nega l’Olocausto vince a Quiz show», strillava una locandina), intervistando provveditore, sindacalisti, insegnanti, allievi.

    Appena una settimana prima, il docente domiciliato a Villafranca Padovana era stato contestato per le strade di Mestre da un corteo di 2.000 studenti sobillati dal centro sociale Rivolta che fa capo al no global Luca Casarini: al grido «Damiani fascista sei il primo della lista», i manifestanti avevano tentato l’assalto all’istituto turistico Andrea Gritti con lancio di sassi, uova e petardi, tanto che nei giorni successivi il reietto dovette farsi scortare in aula dagli agenti della Digos. Il prosindaco verde Gianfranco Bettin, compagno di merende di Casarini e Toni Negri, con una lettera alla Nuova Venezia aveva ringraziato i dimostranti «a nome della città» per la «manifestazione di maturità».

    Da allora non si può certo dire che il professor Damiani, trasmigrato nel frattempo al liceo scientifico di Piazzola sul Brenta, abbia messo la testa a posto. Anzi, ulteriormente radicatosi nella sua pervicace abitudine a usarla, ha avuto l’impudenza di sostenere in aula la storicità dei Vangeli. E a quel punto la misura era davvero colma. Così lo scorso 26 novembre Carmela Palumbo, direttore generale per il Veneto del ministero dell’Istruzione, gli ha inflitto la sospensione cautelare dall’insegnamento con privazione dello stipendio, sostituito da un «assegno alimentare», benché nessuna sentenza sia mai stata pronunciata a suo carico. Da allora la relazione di un’ispettrice ministeriale inviata da Roma è all’«attento esame» della predetta dirigente. Magari finirà come quattro anni fa, quando Damiani uscì a testa alta da un altro accertamento disciplinare. Per intanto resta in castigo dietro la lavagna, a pane e acqua.

    Poco importa che questo cattolico tradizionalista nato nel 1953 a Padova, laureato a Ca’ Foscari in lettere moderne, sposato con una cantante solista di barocco che è anche medico specialista in foniatria, abbia superato ben tre concorsi di idoneità all’insegnamento e sia stato per 24 anni in cattedra. Del resto è un po’ difficile spuntarla quando 16 allievi d’ambo i sessi, età media 15 anni, spalleggiati dalle loro famiglie, ti costringono a insegnare italiano, latino e storia ai muri: «Il 28 settembre, cioè dopo appena 14 giorni di scuola, i genitori della classe seconda C avevano deciso che dovevo essere rimosso entro l’8 ottobre, altrimenti avrebbero autorizzato i loro figli a non partecipare alle mie lezioni. L’8 ottobre sono arrivato in aula alla terza ora e ho trovato i giovani pronti sull’uscio, con lo zainetto in spalla. Sono usciti in fila indiana senza dire una parola, senza degnarmi neppure di uno sguardo. È andata avanti così fino al 27 novembre: entravo io e uscivano loro. Segnavo “tutti assenti” sul registro e restavo lì da solo».

    E tutto per aver attribuito storicità ai Vangeli?

    «La causa prossima è quella. Trovandomi a dover usare un libro scelto dal mio predecessore, che definisce i Vangeli scritti religiosi e non storici, mi sono sentito in obbligo di far presente ai ragazzi che per la Chiesa la resurrezione di Gesù è un fatto storico e non metastorico. Ho anche aggiunto che per la Chiesa l’ebraismo postcristiano è un ramo sterile che non produce frutti ed è teologicamente nemico del cristianesimo».

    Ahi ahi.

    «Un momento: ho subito precisato che il cristianesimo insegna ad amare i nemici. Ad amare gli amici sono capaci tutti. Con 19 secoli di cristianesimo alle spalle, in una provincia ex bianca, mi sentivo tranquillo. Xe tuti batezai, ho pensato. Non credevo di dare scandalo».

    Invece?

    «Dopo due giorni una collega m’informa di un’assemblea dei genitori della seconda C per la fortissima tensione e il disagio che avevo creato. Hanno convocato in mia assenza un Consiglio di classe con famiglie, studenti, insegnanti e preside, o dirigente scolastico che dir si voglia. E lì si sono scatenati accusandomi d’incapacità, razzismo e proselitismo».

    Proselitismo?

    «Avrei fatto pressione sugli allievi perché si convertissero. Ho passato un’intera mattinata a discuterne con loro. Ragazzi, parliamone, ditemi che cosa non va. Tre ore a cavargli fuori le parole di bocca con la pinza. Alla fine mi sembrava che ci fossimo chiariti. Invece è arrivato un ispettore, che mi ha contestato l’opportunitas, ha detto proprio così, dei miei interventi in classe. Nel frattempo hanno cercato, senza riuscirci, di mettermi contro anche la prima D per una critica all’evoluzionismo».

    Pure.

    «Critica scientifica: ho spiegato che, secondo studi aggiornati, alle concezioni di Charles Darwin sull’uomo parente stretto della scimmia s’oppongono il secondo e il terzo principio della termodinamica, la genetica e l’anatomia comparata».

    E gli studenti?

    «Entusiasti. Nessuno gliene aveva mai parlato. A tutt’oggi i ragazzi della prima D sarebbero felicissimi d’avermi come insegnante, nonostante i quasi coetanei della seconda li sobillassero: “È un pazzo! Dovete contestarlo anche voi”».

    Ma lei ha rinfacciato spesso agli allievi della seconda di non capire nulla?

    «Non è mio costume farlo. Ho solo osservato che la loro preparazione in latino non era a mio avviso adeguata».

    Perché?

    «Sbagliavano gli accenti. Ero stato molto chiaro fin dall’inizio: ve lo dico una volta sola, poi per cortesia non fatemelo ripetere, il piuccheperfetto ha la pronuncia sdrucciola e non piana. Còndidi, e non condìdi. Salta su un allievo: l’insegnante dell’anno scorso ci ha spiegato che si dice condìdi. Io: l’insegnante dell’anno scorso ha sbagliato. Altra contestazione di addebito: “grave denigrazione” di un collega».

    Ha battuto i pugni sulla cattedra?

    «Al terzo strafalcione avrò sbattuto il libro. Al liceo classico Marco Polo di Venezia se sbagliavi un accento di greco le urla del professor Francesco Rossi si sentivano da San Trovaso alla Giudecca e tornavi al posto con un 2».

    Ha detto a una studentessa: «Io ho più esperienza di te e perciò ho ragione»?

    «Non in questi termini. Si parlava di cristianesimo. Al termine d’una raffica di domande polemiche, una ragazza mi domanda: “Se le dicessero che gli elefanti volano, lei ci crederebbe?”. Adesso mi offendi, le ho risposto. Spiegandole la differenza tra fede e fideismo. Persino l’ispettore mi ha chiesto: “Ma non crede che fossero domande trabocchetto?”. Appunto. Solo che io non sapevo che ogni mia frase finiva nella cassetta della posta che il dirigente scolastico ha fatto installare sulla porta della presidenza».

    Che cos’è? La bocca del leone per le «denunzie segrete» come ai tempi della Serenissima?

    «Di sicuro un incentivo alle delazioni anonime contro gli insegnanti. Fatto sta che le mie parole, accuratamente estrapolate dal contesto, me le sono ritrovate virgolettate nelle contestazioni d’addebito allo scopo di far emergere il ritratto di un fanatico integralista».

    Lei ha o non ha affermato che il testo di storia adottato dalla seconda C non era attendibile in quanto «scritto da ebrei»?

    «Mai detto. Visto che gli studenti si stupivano delle mie critiche, ho precisato che non era scritto da cattolici».

    Non dovrebbe essere scritto da storici, punto e basta?

    «Sì, ma se i medesimi autori nel testo per la classe prima scrivono Dio con la minuscola e negano il valore storico della Bibbia, affermando che non può essere oggetto di “analisi razionale”, qualche sospetto mi viene. Infatti un collega mi ha spiegato che uno degli autori è ebreo. Non potevo accettare la contrapposizione fra persone razionali e persone di fede. Il fatto è che per questi studenti credere in Vanna Marchi o credere in Dio è la stessa cosa, equiparano Il Codice da Vinci al Vangelo. Per loro i credenti sono dei poveri superstiziosi che non usano la ragione e si bevono qualsiasi panzana».

    Ma lei che cosa pensa degli ebrei?

    «Quello che ne pensa la Chiesa».

    «Fratelli maggiori», li ha chiamati Giovanni Paolo II.

    «Il popolo scelto da Dio per portare Gesù. Ma, non avendo riconosciuto il Salvatore, sono tuttora in condizione di peccato. I più lontani da Cristo. Bisogna pregare per la loro conversione. Paradossalmente sono più vicini a noi i musulmani, idolatri che almeno riconoscono Gesù come profeta e venerano sua Madre. Al contrario degli ebrei che considerano un impostore il primo e una meretrice la seconda».

    Non le sembra di esagerare?

    «Esagerare? Io mi attengo ai trattati contenuti nel Talmud, il codice civile ed ecclesiastico del giudaismo, la cui anima è il disprezzo per i non ebrei, e specialmente per i cristiani, chiamati bestie. Nel Kallah si narra che Gesù, concepito da una donna impura, era bastardo, stolto, prestigiatore, seduttore e che fu crocifisso e sepolto nell’inferno. Nel Sanhedrin si legge che sua madre fu la prostituta Maria Maddalena. Nello Schabbath Cristo è chiamato stolto, demente, prestigiatore, mago. Lo Zohar dice che morì come una bestia e fu sepolto tra le bestie. E avanti così: la Madonna è chiamata charia, sterco; i santi kedeschim, viziosi; le sante kedeschot, puttane. L’ebreo non deve salutare i cristiani, né aiutarli, mentre è meritorio frodarli e ucciderli. L’Hilkhoth Akum prescrive la pena di morte per i giudei che si fanno battezzare e il Sanhedrin ordina di ammazzare il cristiano scoperto a studiare la Legge d’Israele».

    Lei è ancora vivo e vegeto.

    «Ma non andò così a monsignor Giovan Battista Pranaitis, sacerdote cattolico e dottore in teologia, professore di ebraico all’Università di San Pietroburgo, che nel 1892 pubblicò con l’imprimatur dell’arcivescovo metropolita Kozlowsky l’antologia Christianus in Talmude iudaeorum, cioè la prima antologia della dottrina segreta dei rabbini su Cristo e i cristiani. A differenza di tutte le altre religioni, che ostentano con orgoglio i loro testi sacri, il giudaismo occulta da secoli con tenacia il proprio codice divino, morale e sociale. Pranaitis fu ucciso nel 1917 da agenti bolscevico-giudaici».

    Guardi, se è per questo c’è ancora in giro gente che attribuisce valore storico ai Protocolli dei savi di Sion, il più celebre tra i falsi antisemiti. Quanto a Pranaitis, testimoniò davanti a un tribunale zarista che gli ebrei impasterebbero il pane di Pasqua col sangue dei bambini cristiani in obbedienza a quanto comanderebbe il Talmud, il che non mi pare deponga a favore della salute mentale del monsignore.

    «Il beato Simonino da Trento fu vittima nel 1483 di un omicidio rituale ebraico. Papa Gregorio XIII lo iscrisse nel martirologio romano».

    Ma il suo culto fu poi abrogato dalla Chiesa.

    «Effetti del Concilio Vaticano II. Potrei citare decine di fanciulli che fecero la stessa fine di Simonino: il beato Andrea da Rinn, il beato Lorenzino da Marostica, San Domenico del Val...».

    Che cosa pensa del revisionismo?

    «Che cosa intende per revisionismo?».

    Me lo dica lei.

    «Io lo intendo come lo intendeva Renzo De Felice: scrivendo dei fatti del passato, uno storico non può che rivedere quello che è stato scritto prima di lui».

    Hanno scritto che nel 1997 entrò in classe facendo il saluto romano e cantando Giovinezza.

    «Me lo consigliò mia moglie come gesto scherzoso, per sdrammatizzare, dopo che in Consiglio di classe m’avevano accusato d’essere fascista. Una presa in giro che mi si è ritorta contro».

    È vero che ha manifestato disprezzo per le persone divorziate?

    «No, ho criticato il fatto che una divorziata convivente fosse stata chiamata a insegnare il catechismo in una parrocchia di Venezia, in quanto col suo comportamento dimostrava di non credere nei principi che era chiamata a testimoniare».

    È vero che ha dichiarato inopportune le lezioni di educazione fisica con maschi e femmine?

    «Rivendico questa espressione di libero pensiero. La pedagogia cattolica condanna le classi miste, perché favoriscono la mascolinizzazione delle femmine e la femminilizzazione dei maschi».

    Ha obbligato gli allievi a farsi il segno della croce?

    «Ma scherziamo? Me lo faccio soltanto io quando entro in classe. Per onestà. Così sanno che sono cattolico e possono fare la tara a quello che dico. Un professore di lettere musulmano in un liceo di Padova obbliga gli allievi a dire Inshallah».

    Che senso ha rispondere al dirigente scolastico aggiungendo alla data 4 ottobre la specificazione «nella festa di San Francesco d’Assisi»?

    «È una mia abitudine indicare il santo del giorno».

    Allora un insegnante di religione islamica il prossimo 4 ottobre potrebbe sentirsi autorizzato a scrivere: 1426 anno dall’Egira, primo giorno di Ramadan.

    «Non vedo quale reato commetterebbe».

    Perché gli studenti avrebbero dovuto inventare un cumulo di falsità?

    «Non sono falsità. Hanno deformato il mio pensiero per usarlo contro di me».

    Pensa che siano strumentalizzati?

    «Bisognerebbe chiederlo a loro. Io ritengo di sì».

    Da chi?

    «Dal preside, ma non posso provarlo».

    E perché mai il preside dovrebbe avercela con lei?

    «Rappresento un elemento di disturbo nell’omogeneità di una scuola politicamente corretta. Le ostilità erano cominciate prima ancora che arrivassi. Da un verbale del Consiglio di classe risulta che il presidente del Comitato genitori dichiarò d’aver telefonato fin da giugno al Provveditorato agli studi di Padova paventando gravi conseguenze per il mio arrivo a Piazzola sul Brenta. L’ho denunciato per diffamazione».

    La dirigente del ministero dell’Istruzione parla di «note di protesta dei genitori degli alunni affidati al predetto docente nonché degli amministratori locali».

    «Immagino che si tratti del sindaco di Piazzola. Un diessino mi pare, ma non ne sono sicuro, potrebbe anche essere della Margherita. Io non ho alcun rapporto gerarchico con gli amministratori locali. È grave constatare come la scuola dipenda dalla politica».

    I suoi colleghi l’hanno difesa?

    «Anzi. Hanno fatto appello alla stessa dirigente perché adottasse un provvedimento risolutivo».

    Mi risulta che lei sia stato allontanato, come insegnante, anche dalla catechesi parrocchiale e dalla scuola di teologia per laici. Perché?

    «Contestavo l’impostazione ecumenistica nei rapporti con le altre fedi. A cacciarmi è stato don Napoleone Barbato, che fu mio insegnante di religione. Era assistente della Fuci quando nel ’74 il patriarca Albino Luciani sciolse la Federazione universitaria cattolica per aver diffuso un documento a favore del divorzio».

    Se uno le dà del nazista, lei come reagisce?

    «Lo denuncio, perché sono cattolico. Il nazionalsocialismo è un regime paganeggiante anticristiano».

    E se le dà del fascista?

    «Idem, perché il cattolicesimo è incompatibile anche col fascismo».

    Però nei suoi scritti si scaglia contro «questi democratici dei miei stivali».

    «Pure la democrazia giacobina è profondamente anticristiana. La democrazia che col pretesto del 51% fa passare di tutto, anche l’aborto, io la condanno».

    Non sapeva che nella scuola italiana genitori e alunni hanno sempre ragione?

    «L’ho imparato tardi. Forse i miei guai sono cominciati perché, come ha scritto nella sua relazione l’ispettore Antonio Burato, so accendere qualcosa nell’animo degli studenti».

    E adesso?

    «Mi manca molto la scuola. Ero abituato a prepararmi le lezioni una per una e a dare il meglio di me in classe».

    Se ai suoi tempi avesse avuto un insegnante dichiaratamente marxista e ateo, sarebbe rimasto in aula o sarebbe uscito?

    «L’ho avuto: il professor Antonio Duca. Mi ha insegnato la storia e la filosofia. Gliene sono ancora grato».

  2. #2
    FIGHTER
    Ospite

    Predefinito Re: Il Giornale, 16 gennaio 2005

    In origine postato da daca.
    ....omissis....E se le dà del fascista?

    «Idem, perché il cattolicesimo è incompatibile anche col fascismo»....omissis.....

 

 

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