Tra Berlusconi e la morte Vattimo ha scelto
Il mondo della sinistra radical e antagonista è in cerca di una sua identità, e vuole anche accreditarsi come forza di governo. L’abbiamo visto con la candidatura e il successo di Nichi Vendola. Bertinotti utilizza quel successo per proiettare sul piano nazionale una sfida alla componente riformista del centrosinistra. Fassino sembra averlo capito, Prodi fa finta di niente. Ma nessuno sa come replicare politicamente. Tuttavia c’è anche chi, nella sinistra radical, non si rassegna e vuole fare l’opposizione per l’eternità. Non penso solo in Riformazione comunista, dove al Congresso sono state presentate quattro mozioni che vanno in questo senso. Né ai disobbedienti di Casarini. Mi riferisco a un’intervista al Corriere del filosofo Gianni Vattimo - convertito al comunismo cossuttiano quando sperava, inutilmente, di tornare così a Strasburgo - il quale ha criticato l’assemblea convocata dal Manifesto e da Asor Rosa perché, in quella sinistra, avvertiva una «voglia di ragionare come forza di governo». Un peccato mortale. Infatti chiarisce: «Il centrosinistra al governo segnerebbe la scomparsa della sinistra». Il dilemma quindi è chiaro: o il Cavaliere o sparire. Vattimo ha scelto.




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