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  1. #1
    Senatore e Magno Pilastro
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    Predefinito Primarie in Puglia...arma a doppio taglio!

    Nichi ha vinto. Non c'era partita. Il suo fascino misterioso, la sua poetica intellettualità, l'ossimoro della sua ortodossia creativa e...trasgressiva ad un tempo hanno travolto la grigia nomenklatura di Partito, l'ombra di Baffino.
    Ha vinto, ed ha piantato un bel coltello nel cuore di Fassino, Rutellic e dello gnorri Prodi.
    Una carta formidabile nelle mani di Bertinotti che ora pesa (e pretenderà) di più!
    Alcuni malevoli sostengono tuttavia che la popolarità di Nichi sia dovuta anche a certe doti...nascoste e celate ai più!


    Sarà vero?
    Ebbene, e se anche fosse?

    Questo ed altri gustosi fotomontaggi nel mio sito di satira politica
    http://utenti.lycos.it/Cirno
    Visitatelo e inseritelo tra i preferiti!

  2. #2
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    Bleah! Così è pure più brutto dell'originale...

    Ottimo fotomontaggio comunque!

  3. #3
    Silvioleo
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    In origine postato da UgoDePayens
    Bleah! Così è pure più brutto dell'originale...

    Ottimo fotomontaggio comunque!
    beh insomma,io con un cappuccio in testa lo voterei...

  4. #4
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    In origine postato da silvioleo
    beh insomma,io con un cappuccio in testa lo voterei...
    Ahah...
    Sì sì lo so come lo voteresti tu...

  5. #5
    Cacciatore di leoni
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    mmm... ...bello

  6. #6
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    Predefinito

    Appena ho saputo della vittoria alle primarie di Vendola ho immediatamente pensato : "che culo "!
    ...scusate il doppio senso !

  7. #7
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    Predefinito Il caso Vendola

    Roma. C’è un filo di mestizia, nella voce dell’autorevole dirigente dalemiano: “Non credo che Boccia fosse sulla carta un candidato sbagliato, ma ha contato moltissimo la personalità di Nichi”.
    Ed è stato bocciato il candidato di D’Alema… “Questa è una lettura piuttosto diffusa, ma Boccia non era il candidato di D’Alema. Ha vinto Vendola, non è stato penalizzato l’altro…”.
    Tutti fanno ala, ora, intorno a Nichi il Vincitore. Per primi, quelli che appoggiavano il suo avversario, appunto il mite e un po’ scialbo Francesco Boccia.
    E tra Ds e Margherita i sospetti e le accuse si moltiplicano.
    Se la dalemiana Velina Rossa fa sapere, senza mezzi termini: “Ha sbagliato Rutelli”, Enzo Carra assicura che “sono più sconfitti i Ds che la Margherita”, tenuto conto che “questo Boccia sarà bravo, ma era pure piuttosto virtuale”.
    Gli 82 mila pugliesi che sono andati a votare per le primarie del centrosinistra, e che hanno fatto sostanzialmente di testa loro, fanno venire a Carra strani pensieri: “Non è che se questi si trovano davanti la lista unitaria, piuttosto che votare il margheritino votano il rifondarolo?”.
    A via Nazionale, ieri molti dirigenti del partito, a colloquio con Fassino, hanno ammesso che “è stata sottovalutata la forza di Vendola”. Sono due i punti che i diessini sottolineano dopo il voto alle primarie pugliesi.

    Intanto Rifondazione.
    “Paradossalmente - spiegano gli uomini di Fassino –tutto questo potrebbe migliorare il rapporto tra loro e il resto del centrosinistra. Ora hanno non solo l’onore del candidato, ma anche l’onore di costruire l’alleanza, cosa che finora Rifondazione non aveva mai fatto”.
    Ai dirigenti dei Ds, Fassino ha ribadito che “non siamo dentro la morsa tra Bertinotti e Prodi”, e anzi, “alle primarie nazionali toccherà a noi portare molta gente a votare, siamo centrali nella stesura del programma, ci siamo sempre battuti per la coesione del centrosinistra”, e dunque, assicura i suoi il leader diessino, “non siamo nella morsa ma al centro del progetto”.
    Ma lo stesso il giorno dopo non tira un’aria tranquilla nei rapporti con la Margherita. Più di un diessino ieri annotava che “Rutelli si poteva risparmiare la battuta sulla socialdemocrazia, che certo non ha spinto i nostri iscritti a votare un suo iscritto”.
    Ed è una certezza che a far volare l’esponente di Rifondazione siano stati proprio gli elettori dei Ds, da Bari a Lecce, consegnandogli un buon e inaspettato successo pure nella dalemiana Gallipoli.
    Gli uomini del presidente dei Ds fanno notare che il candidato che D’Alema avrebbe voluto era il presidente della Provincia, Divella, e che si pronunciò per Boccia dopo che Boccia fu scelto dai partiti dell’Ulivo. Ma certo, anche per lui le urne pugliesi hanno rivelato qualche sorpresa.
    “Massimo ha una lunga leadership in Puglia, con molti rami, ma non tutti sono rigogliosi, alcuni si sono rinsecchiti – racconta un dalemiano di rango – Quello che è successo ha più il sapore dell’antidalemismo che dell’anti-D’Alema. Quando si vota sì o no per D’Alema, che è il titolare della ditta, lui vince sempre. Lo stesso non succede con alcuni dei seguaci”.
    Il rutelliano Paolo Gentiloni ammette che “sinceramente sì”, un risultato non positivo da parte di Boccia lo avevano messo in conto. “Nelle nostre chiacchiere riservate, nei giorni passati, l’idea che Nichi potesse fare il 40 o il 45 per cento ci stava tranquillamente”. E’ andato invece oltre il 50 per cento. “Ci sono strutture molto organizzate, come quelle dei Ds, che si sono divise – allarga le braccia Gentiloni – La Margherita non è un partito di apparato...”. Voto antidalemiano, come dicono alcuni nel centrosinistra? “Bisogna chiederlo ai Ds, ma tutti sanno che è così”.
    E Carra fa eco: “E’ qualcosa di più di un campanello di allarme per i Ds”.

    Ma qualcosa ha da rilevare anche il diessino Peppino Caldarola, deputato di Bari oltre che dalemiano di lungo corso.
    Su Romano Prodi, per esempio, e la buona intesa che ormai lo lega a Bertinotti: “Più che competitivo con l’area radicale, mi pare coabitativo”. E rammenta che nel loro partito sia Rutelli che Franco Marini “accolsero la decisione di candidare Boccia con una certa sofferenza. Diciamoci la verità: la Margherita nazionale ha fatto da subito il tifo per Vendola”. Il motivo: “Perché i voti di Rifondazione sono necessari ai candidati presidenti della Margherita dell’Abruzzo e della Calabria”. E la scelta di Vendola, lo scatto d’orgoglio, convincerà il partito di Bertinotti a battersi con maggiore convinzione pure per i presidenti altrui.
    “Anche perché Bertinotti non è panna montata, come Cofferati, e può fare davvero il pieno dei voti della sinistra radicale”.
    Un pensiero che deve aver attraversato anche la mente di Oliviero Diliberto, concorrente di Bertinotti sul terreno a sinistra della Gad, era il più infastidito dall’esito del voto pugliese.
    Dicono adesso i Ds: “Speriamo che il centrosinistra non voglia mettersi a discutere della teoria delle primarie”.
    I soci dell’alleanza giurano di no. Anzi, Gentiloni ha già lo slogan: “Forza Vendola!”.
    Ma intanto il correntone, con Fabio Mussi, chiede a Fassino addirittura di “cambiare l’ordine del giorno” del prossimo congresso dei Ds.

    Il Foglio del 18 gennaio


    saluti

  8. #8
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    Predefinito Il caso Puglia

    Bari. Per il momento ha vinto la sorpresa.
    La vittoria di Nichi Vendola era inattesa, ma è iscritta nel carattere della regione in cui le primarie hanno scosso il centrosinistra.
    E’ vero che Vendola non avrebbe mai vinto se i Ds non avessero commesso gli errori dei mesi scorsi, se non avessero traccheggiato sui nomi, se non avessero dato la sensazione di privilegiare il caporalato come misura della tattica politica.
    Ma la questione sorprendente è che il caso pugliese dà una chance a una sinistra radicale, che però sta dentro le istituzioni; alternativa ma non girotondista; diversa, irredenta, irregolare, ma per bene.
    Ma perché proprio in Puglia? Perché gli individualisti pugliesi – che amano il bene comune per il riflesso che ha sul proprio bene – sono anche abituati alla passione politica che ha prodotto una scuola di classe dirigente: Giuseppe Di Vittorio, Aldo Moro, Araldo di Crollalanza, i due arcinemici socialisti Rino Formica e Claudio Signorile; poi in tempi più recenti Pinuccio Tatarella, Alfredo Mantovano, Rocco Buttiglione e i pugliesi adottivi Marco Follini e Massimo D’Alema.
    Una passione politica in cui la partecipazione è un elemento fondante della vita comunitaria.
    Lo è stata anche questa volta: ottantamila persone in fila.
    Raffaele Fitto ha detto: “sono solo il tre per cento degli aventi diritto al voto, e molti meno della somma degli iscritti ai partiti del centrosinistra”.
    Ma sono anche quasi l’otto-dieci per cento dei voti del centrosinistra.
    Nichi Vendola li ha convinti un po’ perché ha saputo mettere in moto la militanza – suggestionando anche una parte dei quadri dei partiti alleati che avevano vissuto la candidatura di Antonio Boccia come un’imposizione – un po’ approfittando del fatto che l’opinione pubblica di sinistra troppo spesso in queste settimane si era chiesta “Boccia chi?”.
    Per Fitto è una vittoria o una sconfitta? In apparenza il presidente uscente si sente più sicuro nello scontro con un irregolare.
    Ma lui stesso sospetta che il duello con Vendola sarà giocato all’antica.
    Tutti e due cresciuti secondo le regole della tradizione: un vecchio democristiano contro un vecchio comunista, entrambi molto legati al territorio: capaci di batterlo palmo a palmo, di fermarsi in ogni paese, “di non sgommare mai con la macchina”, come dice un amico di entrambi, di dare a tutti il numero dei loro telefonini e a tutti di rispondere.
    Com’era una volta.

    saluti

  9. #9
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    Predefinito

    L'articolo, in fondo, dice quello che penso anch'io: Vendola parte in svantaggio, ma guai se il Centrodestra (a cominicare da Fitto) lo sottovaluta.....

  10. #10
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    Predefinito

    Roma. Massimo Cacciari sostiene non da oggi l’importanza delle primarie. L’esperienza pugliese, malgrado l’esito penalizzante per il candidato della Margherita, lo rafforza nella convinzione. “Le primarie – dice al Foglio - sono uno strumento efficace per coinvolgere i cittadini, non solo nella scelta tra i candidati, ma soprattutto nella scelta dei candidati”.
    Tra i Ds e nella Margherita cresce la volontà di estendere le primarie e opporle al peso di quelli che Cacciari definisce “limiti e contraddizioni dei sistemi democratici in cui tu devi scegliere colui che è già scelto dai partiti”. Una volta ammesso questo, per Cacciari bisogna avere il coraggio di instituirle dappertutto, le primarie.
    Addirittura per legge: “Mi ricordo una proposta di Micromega sostenuta da Giovanni Sartori qualche anno fa, e cioè un sistema elettorale che preveda al proprio interno il meccanismo delle primarie come sistema che incentiva la partecipazione e obbliga alla serietà i candidati. E così niente più programmi general-generici di partito o coalizione”.
    Al momento, tuttavia, ciò che separa le primarie pugliesi dalla “strada maestra” dell’allargamento a tutto campo, secondo Cacciari è la necessità di metterle in forma omogenea.
    “Per funzionare – osserva - il meccanismo deve essere normato come negli Stati Uniti. Le attuali primarie fai-da-te saranno pure simpatiche, perché movimentano la battaglia, ma sono anche comiche se si lascia che ogni realtà decida a modo suo come realizzarle. Si rischia l’effetto bricolage”.
    Regole per tutti, chiede Cacciari, ma visto che in Italia si tratta di primarie di coalizione, è bene che tutti imparino a giocare.
    Se possibile dopo aver fatto autocritica:
    “Il dramma che vien fuori dall’esperienza pugliese è che i due partiti maggiori, Ds e Margherita, non hanno saputo attivare un percorso virtuoso di partecipazione. Se lo immagina il vecchio Pci che perde le primarie contro Nichi Vendola? E’ chiaro che se le primarie non le sai fare, poi i Vendola ti scavalcano dappertutto. E Vendola non è certo il candidato più rappresentativo dell’elettorato di centrosinistra, come può esserlo, si parva licet, Kerry tra i democratici americani”.
    Insomma ben vengano le primarie, conclude Cacciari, “anche qui a Venezia dove il centrosinistra si sta sfasciando perché manca una candidatura forte e le segreterie di Ds e Margherita non vogliono”. Ben vengano, ma “ovunque e purché non se ne faccia un’ideologia vuota”. Come per quelle annunciate tra Romano Prodi e Fausto Bertinotti: “Servono a fare pubblicità a Bertinotti, che per primo starà attento a non emergere come eletto”.

    Niente finti candidati
    Un giornalista come Gad Lerner, impegnato nel nuovo progetto di Prodi e sin da dicembre schierato a favore della candidatura di Vendola in Puglia, non ha dubbi: “Constato con piacere che tanti cinici e scettici sull’esperienza delle primarie, oggi – chi volentieri chi meno – sono costretti a rivendicarle con forza come nuovo potente mezzo di costruzione delle leadership e delle candidature. Che non si fabbricano in laboratorio ma sono intessute di emozioni e militanza che è anche conoscenza del legame con il territorio”.
    A differenza di Cacciari, Lerner è sicuro che adesso “le primarie per la guida del centrosinistra si faranno per davvero. Ne diventa palese la natura più sostanziale di confronto sui programmi; di un’investitura che non passi attraverso la sola legittimazione delle segreterie dei partiti. Perché è vero che partecipano gli iscritti ai partiti, ma si chiede loro di fare una scelta individuale non mediata da organismi dirigenti”.
    Secondo Lerner attraverso le primarie si attiva anche “uno strumento potentissimo di aggregazione: le persone iscritte nei registri, che fanno la fila pagano il loro euro per votare, si sentono vincolate da un progetto comune ed è difficile immaginare di separarle in futuro”. Principio che vale per tutti: “Anche un uomo di centrodestra sensibile come Gianni Alemanno ha intuito la forza del metodo”. Anche Nicola Rossi, ex consigliere di Massimo D’Alema, dà il suo “benvenuto alle primarie.
    A patto che si facciano davvero, che siano strumento di semplificazione e accettando la possibilità che il risultato finale non sia quello scritto in origine”.
    Come in Puglia. “Il punto è questo – aggiunge Rossi – l’impressione che ricavo dal caso pugliese è che non sia stata fatta nessuna battaglia reale per elaborare un’identità riformista all’interno del centrosinistra. Nessuno ha speso il tempo necessario per spiegare differenza tra cultura di governo e cultura alternativa”.
    Ma non possono essere appunto le primarie, quel mezzo per fare chiarezza e definire confini identitari e programmi di governo?
    “Può darsi, ma non pratichiamole come fossero strumento di conferma di decisioni prese o di semplice mobilitazione.
    Le vogliamo veramente? Allora da stasera è imperativo che la battaglia culturale e politica nella coalizione diventi chiara. Che tutti i candidati dicano: io mi presento per vincere e rappresento una delle identità in concorso”.

    saluti

 

 
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