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  1. #1
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    Predefinito L'Ebraismo. Conosciamo meglio i nostri fratelli maggiori.

    Questo periodo dell'anno ci ricorda l'importanza del dialogo con i nostri fratelli maggiori ebrei. Condizione del dialogo è la conoscenza delle reciproce posizioni: apro quindi questo 3d, per comprendere qualcosa di più circa l'ebraismo.

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    Secondo le stime degli esperti, nel 1991 la popolazione ebraica era nel mondo di 14 milioni circa così suddivisi:
    Israele 3.717.000
    America 6.278.000 per la maggior parte residenti negli Stati Uniti. Gli ebrei d'America rappresentano circa il 64% degli ebrei della diaspora(=dispersione nel mondo).
    Asia 3.979.000
    Europa 2.307.000 circa 500.000 dei quali risiedono in Francia.
    Russia 430.000 fino al 1991 dopo la liberalizzazione dei visti, molti sono ritornati o si accingono a tornare in Israele ed è difficile, al momento, sapere con certezza quanti sono rimasti.
    ltalia 32.000 Le comunità più numerose sono quelle di Roma, con circa 15.000 membri, e di Milano con circa 10.000 membri.

    Il popolo d'Israele e di Giuda non compare né in un luogo né in un tempo precisi. Questa entità si formerà assai lentamente in mezzo a civiltà molto antiche che hanno occupato lo spazio che va dalla Mesopotamia all'Egitto. Si tratta di un popolo che troverà pienamente la sua unità soltanto con la sovranità di Davide, una capitale - Gerusalemme- e un Tempio: quello di Salomone. (X secolo a.C.)
    Le tribù esistevano molto prima ma le loro storie sono differenziate prima di fondersi in una sola epopea attorno alla figura di Abramo e di Mosè, e attorno all'evento basilare: l'uscita dall'Egitto e l'esperienza del Sinai.
    L'entità" Israele e Giuda" non sussisterà che durante i due regni di Davide e Salomone, ossia meno di un secolo. Le due entità Israele e Giuda conosceranno sorti differenti, ma non vivranno mai senza la speranza, il desiderio e la necessità di riunirsi. .
    Israele scomparirà sotto i colpi di Assur nell'VIII secolo a.C.; Giuda sarà distrutto da Babilonia nel VI secolo a.C. Ma la rovina degli stati non significa la morte di un popolo. I Giudei continueranno a vivere, pensare, scrivere tanto in Palestina che a Babilonia e nella diaspora.
    Sul suolo palestinese riappariranno entità giudaiche con i Persiani e sotto la dominazione greca. Un nuovo regno vedrà la luce a partire dal II secolo a.C., grazie alla rivolta dei Maccabei, regno che soccomberà sotto il peso dei contrasti interni sfruttati dai Romani. .
    L'occupazione romana (63 a.C.) si concluderà con le terribili guerre giudaiche del 70 e 135 d.C., che segnano la fine di ogni entità politica giudaica. E tuttavia Israele permane in molteplici comunità, tanto in Palestina che a Babilonia e in tutta la diaspora.
    Per scrivere la storia di Israele e Giuda bisognerebbe tentare di seguire ognuna di queste comunità nella sua specificità, ma anche studiare i loro legami spirituali, culturali, economici.

    LA STORIA DEL POPOLO EBRAICO: 4000 ANNI Di MIGRAZIONI

    Gli ebrei sono uno dei popoli più antichi, sopravvissuti a migrazioni, carestie, guerre, deportazioni, persecuzioni; nonostante ciò hanno mantenuto nel tempo la loro religione, le loro tradizioni, la loro cultura.

    Popolo di nomadi, organizzato in tribù, gli ebrei erano dediti alla pastorizia e alla pesca. Di loro ci sono tracce già 4000 anni fa: provenendo dal cuore della Mesopotamia, sarebbero giunti in Palestina (abitata dai Cananei 1), a ondate successive, a partire dagli inizi dei Il millennio a.C. La Palestina (regione dell'Asia mediterranea, che si estende tra il deserto siriaco a est, il mar Mediterraneo a ovest, il Libano a nord e il Monte Sinai a sud-ovest) ha caratteristiche territoriali e ambientali diverse (zone verdeggianti per il pascolo; distese sabbiose e colline coltivabili; regioni montuose e fertili fasce di terreno, intorno ai fiumi e ai laghi, che richiamavano l'opera di contadini stanziali), che favorirono l'insediamento di nuovi popoli.

    Inoltre, la Palestina costituisce un ponte tra la Valle dei Nilo e quelle dei Tigri e dell'Eufrate; quindi è stata da sempre considerata come terra di passaggio, di insediamento, di razzia, di conquista. Secondo la Bibbia, il libro sacro degli ebrei, la prima migrazione fu quella della tribù di Abramo che partì da Ur in Sumeria (regione della Mesopotamia meridionale), scampando alla distruzione annientatrice dei popoli invasori, provenienti dalle montagne.

    A quei tempi, i popoli erano politeisti, mentre Abramo era monoteista: egli ruppe con l'idolatria, per dedicarsi al servizio dei "Dio uno e unico", nel quale riconosceva il Creatore dei cielo e della terra. Il Dio di Abramo è indipendente dalla Natura e da ogni limite geografico, è il Dio dell'equità e della giustizia. Abramo vide nella sua salvezza un disegno divino: si convinse di essere destinato a fondare una nuova nazione che recasse al mondo la conoscenza dei "Dio uno e unico".

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  2. #2
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    L'ebraismo è la religione del popolo forse piu' ingiustamente odiato e perseguitato della storia.

    L'odio verso gli ebrei precede il cristianesimo: essi, infatti,erano spesso accusati nell'antichità di odiare il genere umano per la fedeltà alla loro religione e per il rifiuto di aderire ai costumi nazionali dei popoli che li sottomettevano e con cui convivevano.

    Quando si affermò la religione cristiana,pur essendo fortemente legata alla rivelazione ebraica ,alla stessa Bibbia ebraica,gli ebrei furono considerati popolo respinto da Dio e deicida, cioè responsabile della morte di Gesù.
    Perseguitati da questa infame calunnia, gli ebrei furono così costretti a subire massacri, espulsioni, bandi, estorsioni, ghettizzazioni.

    Quando si verificava un'epidemia, una carestia o altro, gli ebrei ne erano spesso ritenuti i responsabili. Altre accuse erano quelle di manovrare la finanza e l'economia, di profanare le ostie consacrate e di eseguire crimini rituali per celebrare le loro feste.

  3. #3
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    LA STELLA DI DAVIDE E' IL SIMBOLO CHE IL RE DAVIDE AVEVA POSTO SUL SUO SCUDO E' DIVENTATO SIMBOLO NAZIONALE DELL'EBRAISMO. DURANTE IL NAZISMO ED IL FASCISMO FURONO EMANATE LE LEGGI RAZZIALI : OGNI EBREO DOVEVA PORTARE SUL VESTITO LA STELLA GIALLA COME UN MARCHIO DI DIVERSITA'.

    Furono parecchie le nazioni che comminarono ordini di espulsione per gli ebrei: nel 1290 l'Inghilterra, nel 1384 la Francia, nel 1453 l'Austria, nel 1492 la Spagna, ecc. fino alla II guerra mondiale.
    Persecuzioni, eccidi e discriminazioni continuarono fino ai nostri giorni. Anche se privi di molte libertà, oppressi e disprezzati, gli ebrei riuscirono a sopravvivere, a rimanere uniti e a mantenere una propria identità. Persino nella vita del ghetto (specie di cittadelle a loro riservate dentro le grandi città europee) produssero un pensiero mistico e filosofico, ebbero una loro letteratura, una loro musica e varie manifestazioni in molti altri campi dell'arte.

    Con la fine della II guerra mondiale Israele è a tutti gli effetti uno stato ebraico.Una delle prime leggi votate dal nuovo governo israeliano, nel 1950, fu la Legge del Ritorno. Essa stabilisce che ogni ebreo che arriva in Israele acquista automaticamente, al momento del suo arrivo, la piena cittadinanza, con tutti i diritti.

  4. #4
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    STORIA

    L'epoca dei Patriarchi

    1800 a.C. Epoca probabile della partenza di Abramo da Ur in Caldea verso la terra di Canaan.

    1700 a.C. Inizia la cattività dei popolo ebraico in Egitto.

    1250 a.C. Uscita dall'Egitto per opera di Mosè. Alleanza dei Sinai, dono della Torah.

    1200 a.C. Entrata dei popolo nella Terra Promessa.

    L'epoca dei Re

    1020 a.C. Con Saul, primo re, inizia l'epoca dei re.

    1000 a.C. Davide fonda la dinastia messianica e conquista Gerusalemme. Suo figlio Salomone costruisce il primo tempio di Gerusalemme.

    930 a.C. Alla morte di Salomone si spezza l'unità politica e si costituiscono due regni: quello d'Israele, o dei Nord, con capitali Sichem, Tirza e poi Samaria e quello di Giuda, o dei Sud, con capitale Gerusalemme.

    721 a.C. Fine dei regno dei Nord, i suoi abitanti sono deportati dagli Assiri.

    598 a.C. Caduta di Gerusalemme, distruzione dei Tempio e deportazione in Babilonia.

    586-538 a.C. Esilio di Babilonia.

    Ritorno in lsraele

    538 a.C. Editto di Ciro: la prima ondata di esiliati ritorna a Gerusalemme con Zorobabele che ricostruisce il Tempio.

    445-398 a.C. Esdra e Neemia consolidano la comunità ebraica.

    331 a.C. Fine della dominazione persiana. lnstaurazione della dominazione greca.

    168 a.C. Rivolta dei Maccabei.

    143-63 a.C. Dinastia degli Asmonei.

    63 a.C. Inizio della dominazione romana.

    4 a.C. Data probabile della nascita di Gesù.

    Dopo l'inizio dell'era cristiana

    67-70 d.C. Prima guerra ebraica: Tito distrugge il Tempio e la città di Gerusalemme; uccide o deporta gli abitanti.

    132-135 d.C. Seconda guerra ebraica: deportazione o massacro degli ebrei della Giudea.

    200 d.C. Jehudà Ha-Nassi, capo dei Sinedrio, redige la Mishnah.

    500 d.C. Redazione finale dei Talmud di Babilonia.

    La dominazione cristiana

    395 d.C. Codice Teodosiano: prime leggi discriminatorie dell'impero cristiano contro gli ebrei.

    611-732 L'islam invade l'Africa dei Nord, la Spagna, la Siria, la Persia e si infiltra nell'Asia Minore.

    1096 Prima Crociata, primi massacri in massa di ebrei.

    XIII sec. Gli ebrei devono portare dei segni distintivi sui loro vestiti, sono accusati di crimini rituali, di profanazione di ostie, esclusi da ogni professione eccetto quella dei prestito, spesso espulsi o massacrati, e i sacri testi dei Talmud bruciati.

    XVI sec. Con la bolla: Cum nimis absurdum,, di Paolo IV nasce il ghetto coatto.

    Epoca contemporanea

    1880-1918 Persecuzioni e pogrom in Russia; emigrazioni di molti ebrei in Occidente o verso la Palestina.

    1897 A Basilea si tiene il primo Congresso Sionistico.
    1917 Dichiarazione Balfour con la quale il governo britannico è favorevole a un centro nazionale ebraico in Palestina.
    1941-1945 Sterminio nazista di sei milioni di ebrei.

    1947 Voto dell'ONU sulla divisione della Palestina in due stati: uno ebraico e uno arabo.

    1948 Nascita dello Stato d'Israele e Guerra d'indipendenza. 1956 Guerra dei Sinai.

    1967 Guerra dei Sei Giorni
    1973 Guerra dei Kippur.

    1979 Il 29 marzo tra il presidente egiziano Anwar Sadat e il premier israeliano Menachem Begin, alla presenza dei presidente degli USA Jimmy Carter, viene firmato un trattato di pace che sancisce la fine dello stato di belligeranza fra Israele ed Egitto, e l'avvio di relazioni amichevoli e di cooperazione fra i due stati. Israele, in cambio dell'accordo di pace, si ritira dal territorio dei Sinai occupato durante la guerra dei sei giorni.
    1981 Nell'ottobre Sadat viene assassinato da un integralista arabo che non accetta la possibilità di pace fra arabi ed ebrei. Il processo di pace ha una battuta d'arresto.

    1982 Guerra dei Libano.
    1993 13 settembre: a Washington, alla presenza dei presidente degli Stati Uniti d'America,Bill Clinton, vengono avviate fra il premier israeliano ltzhak Rabin e Jasser Arafat, capo dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), le trattative per una pace fra israeliani e palestinesi.Dopo la firma dell'accordo,Giordania e Israele firmano un trattato di pace e danno così l'avvio a una collaborazione economica. Purtroppo, però, la strada della pace intrapresa da Rabin e Arafat incontra una forte opposizione sia da parte degli integralisti arabi, sia da parte di quelli israeliani.

    1995 Il 4 novembre un integralista ebreo, Ygal Amir, uccide il premier israeliano Rabin. Il suo successore, Shimon Peres, si impegna, anche a nome della Kenesset, il Parlamento israeliano, a continuare l'azione di pace iniziata con la stretta di mano fra Rabin e Arafat.

  5. #5
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    A Roma dal 168 A.E.V. ambasciatori dalla Giudea

    La storia degli ebrei italiani incomincia a Roma, forse nel 300 A.E.V, ma le prime tracce ufficiali della loro presenza risalgono al 168 A.E.V., quando la Giudea chiede al Senato romano un'alleanza nella guerra contro i Seleucidi.
    Tra il 168 e il 139 A.E.V. Gerusalemme manda a Roma diverse ambascerie, e dietro gli ambasciatori vengono i mercanti, gli artigiani, gli studiosi, i viaggiatori. A loro si aggiungeranno, dopo il 63 A.E.V., i prigionieri di guerra fatti da Pompeo nella campagna militare romana conclusa con l'occupazione di Gerusalemme.
    Gli ebrei presenti in Italia intorno a quegli anni (forse 30.000 nella capitale e 40/50.000 in tutto il paese su una popolazione globale di 4 o 5 milioni di abitanti) hanno in comune non tanto una "nazionalità", concetto che doveva farsi strada nel mondo assai più tardi, quanto una religione. Osservanti di precetti rigorosi là dove è diffuso un certo lassismo, gli ebrei costituiscono un interrogativo e un problema. Interrogativo per quanto riguarda i loro usi e costumi, così diversi da quelli romani, problema per quanto riguarda, ad esempio, l'osservanza del sabato, "luogo" sacro agli ebrei, che include tra gli obblighi anche quello di non effettuare alcun lavoro.Tuttavia gli ebrei s'inseriscono bene nella società romana, offrendo sostegno politico a Giulio Cesare, che ricambia questa simpatia, e quando assume il potere riconosce alla comunità ebraica il diritto di osservare liberamente i precetti religiosi e di seguire le norme alimentari rituali.

    Dopo il 70 da cittadini a profughi

    Un cambiamento nella vita della comunità ebraica italiana si produce nel 70, quando cessa in Giudea ogni parvenza di sovranità. Gerusalemme ribelle è rasa al suolo dalle legioni di Tito e il Tempio è distrutto. I prigionieri affluiscono a Roma a migliaia. La fine della Giudea trasforma gli ebrei da cittadini in profughi.
    Quando insorgono le prime dispute tra gli ebrei-cristiani (i primi adepti della nuova religione sono raccolti più tra gli ebrei che tra i pagani) e gli ebrei-ebrei, i disturbi provocati all'ordine pubblico provocano l'espulsione da Roma dei primi e dei secondi, senza distinzione.
    Con Diocleziano la "carta dei privilegi" di Cesare viene un po' alla volta mutilata. Infine, se Roma politeista e pagana poteva tollerare tutte le credenze, dopo Costantino Roma monoteista e cristiana non può accettare alcuna concorrenza, perché la nuova religione rappresenta al meglio l'elemento politico unificante di un impero incrinato.
    Incomincia così il lungo calvario ebraico nei secoli.

    Bene gli Ostrogoti, meglio Arabi e Normanni

    Ma dove si trovano gli ebrei in Italia nel 313? Una parte ancora a Roma, ma forti colonie sono presenti un po' ovunque e specialmente nel Meridione, a Pompei, a Capua, a Fondi, nelle Puglie, in Calabria e in Sicilia. Le prime discriminazioni statuali contro gli ebrei sono adottate dall'imperatore Costantino che vieta le conversioni all'ebraismo e proibisce agli ebrei di avere schiavi cristiani. Sono vietati i matrimoni misti e agli ebrei s'impongono corvées. La propaganda antiebraica porta immancabili frutti. Viene data alla fiamme una sinagoga a Tortona, in Piemonte, poi, nel 368, una a Roma e un'altra ad Aquileia.Nel 476, quando cade l'Impero Romano d'Occidente, gli ebrei si trovano sparsi in tutta Italia, a Bologna, Ferrara, Trieste, Torino, e in molti centri minori. Le invasioni barbariche - Visigoti, Vandali, Unni - costituiscono per ebrei e non ebrei, motivo di sofferenze. A riportare un minimo d'ordine nel paese sono gli Ostrogoti, il cui grande re Teodorico riesce, a cavallo tra il 400 e il 500, a stabilire un certo equilibrio tra la sua gente vittoriosa e quella italica dominata. Ed anche per gli ebrei sono decenni di relativa tranquillità, perché Teodorico ridimensiona il potere dei vescovi. Alla sua morte l'Italia diventa di nuovo campo di battaglia.Nel 600 gli ebrei lasciano il regno Franco-Longobardo del nord, dove le rigide strutture unitarie non favoriscono l'inserimento di elementi diversi, per i più frantumati centri di potere del sud, dove il pullulare di principati, ducati, città libere, rende più sicure le comunità ebraiche che vi si formano.
    Il Mezzogiorno d'Italia è affacciato sul Mediterraneo, i suoi contatti con i paesi rivieraschi sono più fitti, gli scambi mercantili sono anche scambi culturali. Per quattro secoli vi si sviluppa una florida colonia ebraica. Il dominio arabo in Sicilia è, per l'epoca, assai liberale e l'unica misura restrittiva disposta nei confronti degli ebrei è un segno giallo sulle vesti. Quello normanno consentirà agli ebrei di condurre una vita relativamente normale e di espandersi socialmente e culturalmente, inserendosi nel tessuto circostante.
    Ovunque si estende la potenza dei Normanni gli ebrei hanno scuole, sinagoghe, botteghe artigiane. La loro arte di fabbricare e dipingere stoffe e sete si estende all'estero. L'uso della lingua ebraica facilita i contatti con i correligionari di altri paesi, e quindi i traffici marittimi. L'elemento ebraico costituisce il necessario propellente allo sviluppo economico dei dominî normanni.

    Tra Papato e Impero

    Nel 1120 la "bolla" di Callisto II, Constitutio pro Judaeis, vieta agli ebrei di erigere nuove sinagoghe, o abbellire quelle esistenti. Né possono tenere servi o balie cristiane.
    Ma Federico II, lo Svevo, che finirà poi scomunicato, promulga nel 1231 a Melfi una serie di leggi, raccolte nel Liber Augustalis, che garantiscono agli ebrei la parità con gli altri cittadini. E' una sfida al Papato.
    Nel 1267 Papa Clemente IV, nella sua bolla Turbato corde, incita domenicani e francescani a una maggiore severità nei confronti degli ebrei.
    Ucciso Manfredi, la saga dei Normanni si chiude.
    A Napoli, verso la fine del 1200, si scatena quello che molto più tardi verrà chiamato, con parola russa, un pogrom: case assaltate, sinagoghe date alle fiamme, botteghe saccheggiate, uomini uccisi e donne violentate. Una serie di violenze che verranno ricordate a Napoli con il nome dato a una strada: "Via Scannagiudei".

    I Crociati verso la Terrasanta passando per la Germania

    L'alba del XIV secolo vede in Italia, su una popolazione di 8 milioni di abitanti, 40.000 ebrei. Incalzati da decreti vessatori, da frequenti aggressioni e saccheggi, molti lasciano l'Italia per cercare rifugio provvisorio al di là delle Alpi, da dove per le stesse ragioni altri ebrei compiono il cammino inverso. Si calcolano in 100.000 gli ebrei uccisi al passaggio dei Crociati nelle città tedesche del Reno.

    La Morte Nera e gli "untori"

    Nel 1348 si abbatte sull'Europa una terribile epidemia di peste che verrà ricordata come la Morte Nera. Gli ebrei vengono accusati di esserne gli "untori" e di voler uccidere tutti i cristiani.
    L'Italia è relativamente al riparo da questa ondata di follia, e diventa sempre più rifugio per migliaia e migliaia di ebrei, che si concentrano ora in Lombardia, nel Trentino, in Piemonte, nel Veneto, in Emilia, dove devono pagare un "diritto di residenza", portare un segno distintivo, subire altre restrizioni. Ma insomma vivono e producono. E godono del beneficio di saper leggere e scrivere.
    Alla metà del XV secolo, l'Italia è divisa in una serie di piccoli Stati idealmente separati tra loro da una linea che passa tra il Papa e l'Imperatore, supremo reggitore del Sacro Romano Impero.
    Vi è il Ducato di Savoia, con capitale Torino, entro la cui orbita si muovono altri tre feudi: Saluzzo, Asti e il Monferrato. Tutti e tre vedono un progressivo afflusso di ebrei che costituiscono altrettante comunità. A Venezia s’insedia una comunità ebraica cosmopolita che avrà un ruolo rilevante nello sviluppo della Repubblica, anche se è proprio qui, a Venezia, che nasce il primo Ghetto.
    Altri centri ricchi di storia e di cultura ebraiche sono Mantova, Modena e Ferrara. A Firenze, sotto le sue Signorie, si sviluppa una intensa attività ebraica, specie nel settore bancario.

    Addio alla Spagna

    I dominî della Chiesa, come l'Emilia, la Romagna, l'Umbria e le Marche, non favoriscono l'afflusso ebraico, così come non lo favorisce il regno di Napoli, passato sotto il dominio degli spagnoli. E con il peggiorare delle condizioni degli ebrei in Spagna, fino alla definitiva cacciata, anche gli ebrei siciliani, calabresi e napoletani vedono volgere al termine un plurisecolare periodo di tolleranza e di relativa tranquillità. La scoperta dell'America nel 1492 coincide con l'espulsione, decretata dai sovrani spagnoli Ferdinando e Isabella, di tutti gli ebrei dalla Spagna e da tutti i dominî spagnoli, Sicilia inclusa.
    A tutto il 1492 sono almeno 200.000 gli ebrei espulsi dalla Spagna e 40.000 dalla Sicilia, dove finisce così una presenza durata quindici secoli.

    Riforma e Controriforma

    Nel XVI secolo il Rinascimento si diffonde in tutta Europa, e oltralpe assume anche il carattere di contestazione e rivolta contro la Chiesa romana.
    E' la Riforma, sarà lo scisma. I cristiani non sono più solo cattolici e i contestatori diventano "protestanti".
    La metà del Cinquecento segna per gli ebrei un drastico giro di vite. La Riforma induce il Papato a un generale irrigidimento. E’ la Controriforma.
    Alcune conseguenze le conoscono nel 1555 in Italia gli ebrei, per i quali la Controriforma ha un nome: la bolla Cum nimis absurdum emessa dal papa Paolo IV il 15 luglio.
    In essa si dice che "è assurdo e sconveniente al massimo grado che gli ebrei, che per loro colpa sono stati condannati da Dio alla schiavitù eterna, possano, con la scusa di essere protetti dall'amore cristiano e tollerati nella loro coabitazione in mezzo a noi, mostrare tale ingratitudine verso i cristiani da oltraggiarli per la loro misericordia e da pretendere dominio invece di sottomissione".
    Questi ebrei, si legge ancora, osano "vivere in mezzo ai cristiani" e perfino "nelle vicinanze delle chiese", si vestono come gli altri, senza perciò potersi fare riconoscere, comprano case, assumono balie cristiane, insomma, commettono questi e "numerosi altri misfatti a vergogna e disprezzo del nome cristiano".
    La bolla papale impone agli ebrei di abitare in una o più strade, dove non ci sia possibilità di contatto con i cristiani: è l'istituzionalizzazione del ghetto. Gli uomini sono obbligati a portare un berretto che li distingua; le donne un velo o uno scialle, sempre con caratteristiche tali da rendere subito nota la loro identità. Ogni contatto con i cristiani, di lavoro o di amicizia, è vietato. Agli ebrei è vietato ogni tipo di lavoro, d'arte o di commercio che non sia il traffico di stracci e di abiti usati - "sola arte strazziariae seu cenciariae".
    Nel 1559 muore papa Paolo IV, ma le leggi antiebraiche del suo predecessore restano in vigore.
    Col succedersi dei papi, Pio V, Gregorio XIII, Sisto V, Clemente VII, le condizioni di vita imposte agli ebrei non mutano. La politica della Chiesa ha conseguenze negative anche negli Stati che non sono direttamente dominati dal papato.

    Liberté, Egalité, Fraternité

    Con la Rivoluzione francese, esportata anche in Italia, gli ebrei italiani, che sono circa 30.000 su una popolazione di 17 milioni, fanno il loro ingresso nella vita pubblica del paese.
    Occupati gli Stati pontifici, imposta a Roma una Repubblica retta da patrioti italiani liberali, i francesi favoriscono una Costituzione (20 marzo 1798) che garantisce a tutti i cittadini e a tutti i culti eguaglianza di trattamento da parte dello Stato.
    Gli ebrei accolgono con entusiasmo l'ingresso dei francesi in Italia, ma restano prudenti, quasi presaghi che alla Rivoluzione e a Napoleone sarebbe succeduta la Restaurazione. E con la Restaurazione molti degli antichi ceppi.

    Con la Restaurazione il pendolo torna indietro

    Il Congresso di Vienna del 1814/15 s'incarica di mandare indietro il pendolo della Storia. Lo status quo ante è ripristinato e in Italia la condizione ebraica torna, segnatamente nello Stato pontificio, al disgraziato punto in cui si trovava nel XVIII secolo. Con la parziale eccezione della città di Livorno dove il Granduca di Toscana incoraggia l’afflusso degli ebrei, garantendone la sicurezza con un decreto noto come la "Livornina".
    Anche in Piemonte tornano i ghetti, ma l'espansione economica ebraica negli anni di libertà ha creato situazioni di fatto difficilmente reversibili.
    Nel Lombardo-Veneto vivono 7000 ebrei, che qui possono studiare e laurearsi. Condizioni simili si hanno in Toscana, a Parma, a Modena, a Mantova. In quest'ultima città agli ebrei è consentito uscire di giorno dal ghetto e persino tenervi "granari e magazzeni, purchè si osservi la debita distanza dalle Chiese".

    Fratelli d’Italia

    A partire dalla metà dell'800 la storia degli ebrei italiani si confonde sempre di più con la storia d'Italia e non può meravigliare il fatto che gli ebrei partecipino ai moti risorgimentali. I patrioti italiani, come Mazzini e Cattaneo, tendono all'abbattimento di un mondo chiuso, reazionario, antisemita. E' proprio Cattaneo, con il suo Interdizioni imposte dalla legge civile agli Israeliti, a denunciare l'insostenibile condizione ebraica, anche se nel Regno di Sardegna alcune delle conquiste civili degli ebrei restano acquisite con lo Statuto albertino.
    Alle campagne che Garibaldi conduce nel 1848 e nel 1849 partecipano duecento ebrei, e quando a Torino le responsabilità di governo sono affidate a Camillo Benso conte di Cavour, questi si avvale dell'opera di consiglieri e amici ebrei, come Ottolenghi, Todros, Vitta, Leonino. Segretario particolare di Cavour è un altro ebreo, Isacco Artom, mentre a dirigere il giornale governativo di Torino, L’Opinione, è chiamato Giacomo Dina.
    Dietro l'angolo c'è il 1870 e la presa di Roma da parte dei bersaglieri. L’ultimo ghetto d’Europa è abbattuto. La Chiesa cattolica cessa di essere - per sua stessa fortuna - una potenza temporale.
    L'Italia unita porta agli ebrei libertà e uguaglianza. Nel codice del 1889 non c'è più traccia della vecchia divisione tra religione di Stato e culti tollerati. Tutti i culti ora sono ammessi ed è punito il vilipendio di ogni religione professata.

    La gente del Libro

    Nel corso dei secoli gli ebrei non hanno mai smesso di produrre cultura. Dal filosofo, medico e astrologo Shabbatai ben Avraham Donnolo, vissuto nel X secolo nel Mezzogiorno, al pugliese Achimoaz da Oria che nel 1054 ha lasciato una preziosa Cronaca, agli anonimi estensori del dotto Sefer Josipon, è lunga la lista degli ebrei illustri. O dei grandi stampatori, come i Soncino, come Avraham di Chaim de' Tintori, da Pesaro, o il mantovano Avraham Conat. O dei medici come i Portaleone da Mantova, dei filologi come Azaria de' Rossi, dei commediografi come Leone de' Sommi Portaleone, dei musicisti come Salomone de' Rossi.
    L'abitudine a leggere, scrivere e studiare agevola l’integrazione con la cultura circostante.
    Alla fine del XIX secolo gli ebrei costituiscono il 6 per cento del corpo insegnante universitario (nel paese sono l'uno per mille). Già nel 1871, all'indomani della presa di Roma, la Camera dei Deputati conta undici ebrei ed è ebreo, tra il 1907 e il 1913, il sindaco di Roma Ernesto Nathan.
    E sono gli ebrei di Trieste ad assumere un ruolo di rilievo nel movimento irredentista e nella cultura italiana, il cui simbolo triestino è Italo Svevo.

    "Fatta salva la sua onorabilità"

    La guerra mondiale del 1914/18 (l'Italia vi entra nel 1915) vede anche gli ebrei italiani al fronte.
    Dopo il conflitto, per il quale l’Italia ha pagato il prezzo altissimo di 600.000 morti, in un clima di confusione e disordini, nel 1922 nel paese s’impone il fascismo, nei confronti del quale la posizione degli ebrei non è diversa da quella degli altri italiani: chi è a favore, chi è contro, chi si rassegna.
    Il fascismo non si presenta come un movimento antisemita, ma i pochi teorici dell'antisemitismo, come Paolo Orano e Giovanni Preziosi, vi aderiscono subito.
    Nemmeno Mussolini si era sottratto a un certo antisemitismo popolare. Già nel 1919 scriveva che il bolscevismo rappresentava "la vendetta dell'ebraismo contro il cristianesimo".
    Ma ecco lo stesso Mussolini, appena un anno dopo, nel 1920: "Il bolscevismo non è, come si crede, un fenomeno ebraico. E' vero invece che il bolscevismo condurrà alla rovina totale gli ebrei dell'oriente europeo".
    Che un certo antisemitismo sia di uso corrente lo dimostra la curiosa conclusione di una nota che il capo della polizia Carmine Senise invia al Questore di Roma che lo aveva incaricato di compiere alcune indagini sullo psicoanalista Emilio Servadio (la psicoanalisi è malvista dal fascismo): "La madre del dott. Servadio, senza voler con ciò toccare la sua onorabilità, sembra essere israelita". Nel 1930, dopo il Concordato tra lo Stato e la Chiesa avvenuto l’anno prima, viene approvata una legge che regola il funzionamento delle Comunità ebraiche.
    Il primo sospetto del fascismo sui sentimenti degli ebrei nasce alla fine del 1931, quando i docenti universitari sono chiamati al giuramento di fedeltà al regime. Su oltre mille professori, solo dodici rifiutano di piegarsi. Tra questi cinque sono ebrei: Giorgio Errera, Giorgio Levi della Vida, Vito Volterra, Mario Carrara e Fabio Luzzatto.
    Alcuni ebrei italiani aderiscono a gruppi di opposizione, naturalmente clandestina, al regime. Tra loro i fratelli Carlo e Nello Rosselli - assassinati in Francia da sicari fascisti - che hanno fondato il movimento di "Giustizia e Libertà", al quale aderiscono anche altri ebrei: Carlo, Mario, Riccardo Levi, Max Ascoli, Leone Ginzburg, Gino Luzzatto.
    Nel marzo 1934 a Torino viene scoperta una rete antifascista. I quindici arrestati sono in gran parte ebrei. Ciò dà adito a tutti i giornali di scatenare una campagna antisemita, orchestrata dall’alto, che a un certo punto però misteriosamente si spegne.

    "Grandi razze e piccole razze"

    Nel 1938 la campagna antisemita riprende più virulenta e il 14 luglio "Un gruppo di studiosi fascisti docenti nelle Università italiane", fissa "la posizione del Fascismo nei confronti del problema della razza".
    E’ un "Manifesto" che dice: "le razze umane esistono", "esistono grandi razze e piccole razze", "la popolazione dell'Italia attuale è di origine ariana e la sua civiltà è ariana", e "esiste ormai una pura razza italiana".
    Poi si afferma che "Gli ebrei non appartengono alla razza italiana", e "i caratteri fisici e psicologici puramente europei degli italiani non devono essere alterati in nessun modo".
    Sotto al "Manifesto" vi è la firma di dieci docenti universitari.
    Il 7 settembre il governo emana il primo decreto contro gli ebrei: quelli stranieri, entrati nel paese dopo il 1919, dovranno andarsene.
    Poi il regio decreto del 17 novembre vieta "il matrimonio del cittadino italiano di razza ariana con persona appartenente ad altra razza" e stabilisce che gli ebrei non possono "prestare servizio militare in pace e in guerra; esercitare l'ufficio di tutore o curatore di minori o di incapaci non appartenenti alla razza ebraica; essere proprietari o gestori, a qualsiasi titolo, di aziende dichiarate interessanti la difesa della nazione (...) e di aziende di qualunque natura che impieghino cento o più persone, né di avere di dette aziende la direzione, né assumervi comunque l'ufficio di amministratore o di sindaco; essere proprietari di terreni che in complesso abbiano un estimo superiore a lire cinquemila; essere proprietari di fabbricati urbani che in complesso abbiano un imponibile superiore a lire ventimila".
    Inoltre "il genitore di razza ebraica può essere privato della patria potestà sui figli che appartengano a religione diversa da quella ebraica". Gli ebrei sono esclusi "con effetto immediato" dalle occupazioni che dipendono da "Amministrazioni civili e militari dello Stato", dalle organizzazioni del partito fascista, da tutte le amministrazioni pubbliche (Province, Comuni, Aziende di trasporto, Ferrovie, Consorzi), dalle banche e dalle aziende di assicurazione. E naturalmente tutti, docenti e discenti, dalle scuole del Regno.
    Successivamente saranno ritirate le licenze commerciali e artigiane, e le libere professioni, dall'avvocato all'ingegnere, dall'architetto al medico, saranno precluse.
    Una parte della comunità ebraica italiana (forse 4/5000 persone), lascia il paese, ma il grosso resta.
    La Chiesa protesta per il disconoscimento delle conversioni, e per la proibizione di contrarre matrimonio misto, anche quando il coniuge ebreo abbraccia il cattolicesimo.
    Oltre a tutti gli altri provvedimenti, gli ebrei subiscono anche umiliazioni. Non possono avere apparecchi radio, né frequentare luoghi di villeggiatura e di cura. Taluni esercizi commerciali esibiscono la scritta "Vietato l'ingresso agli ebrei".

    La guerra e la resa dell’Italia, invasa dai tedeschi

    Il 10 giugno 1940 l’Italia entra in guerra a fianco della Germania, ma anno dopo anno matura il disastro, tanto che nel settembre del 1943 deve arrendersi. Anche la resa è gestita tanto disastrosamente da trasformarsi in catastrofe.
    Il 25 luglio 1943, con gli anglo-americani già in casa, Mussolini è rovesciato da una congiura di palazzo. Il nuovo presidente del Consiglio, il Maresciallo Pietro Badoglio, nasconde ai tedeschi le trattative per la resa. Quando l'8 settembre l’annuncia, il risultato è disastroso. I tedeschi, che avevano comunque saputo subito che cosa si stava preparando, disarmano l'esercito italiano, i cui capi, re e generali in testa, si erano dati alla fuga.
    Senza ordini, senza ufficiali superiori, l’esercito italiano si sfalda, conosce la tragedia, come a Cefalonia, dove la guarnigione è massacrata a tradimento dai tedeschi. 600.000 soldati sono catturati e portati in Germania.
    Qualche giorno dopo l'armistizio si ricostituisce a Salò, sul Lago di Garda, il partito fascista, che darà vita all'effimera "Repubblica Sociale Italiana" del tutto asservita ai tedeschi. Molto spesso i militi della Repubblica di Salò sono gli zelanti complici dei tedeschi nella caccia agli ebrei e nelle azioni più efferate.
    Nei primi giorni dell'invasione tedesca alcune migliaia di ebrei fuggono in Svizzera, altri passano la confusa linea del fronte e raggiungono il sud d’Italia già liberato. Altri ancora, specie i più giovani, finiscono per raggiungere le formazioni partigiane. Molti cercano di nascondersi. Ma un gran numero non ce la fa. Gli ebrei del vecchio quartiere ebraico di Roma, l'antico ghetto, sono colti di sorpresa.

    La razzia del 16 ottobre ’43 a Roma

    Il 26 settembre 1943 due esponenti dell'ebraismo romano e italiano sono convocati dal comandante della polizia tedesca, il maggiore delle SS Herbert Kappler, che chiede la consegna entro 36 ore di cinquanta chili d'oro, in cambio della vita di 200 ebrei romani.
    L’oro viene reperito, i tedeschi sembrano placati, molti ebrei si tranquillizzano. Tra il 29 settembre e il 13 ottobre i tedeschi penetrano negli uffici della Comunità, ne asportano documenti e libri antichi.
    Tre giorni più tardi, all'alba del 16 ottobre, circondano il Ghetto di Roma e di colpo irrompono nelle case. E' razzia.
    Per tutta la mattina di sabato 16 ottobre i tedeschi strappano gli ebrei, uomini, donne, bambini dalle loro abitazioni, li caricano su camion, li avviano a una caserma di via della Lungara. Da qui pochi giorni dopo gli oltre mille ebrei catturati nella razzia vengono gettati su treni piombati e avviati a Fossoli e da qui ad Auschwitz, dove in gran parte saranno uccisi subito (come i bambini e gli anziani) e il resto, salvo un pugno di superstiti, più tardi.
    Nell’infausta geografia dei campi di sterminio nazisti, uno si trova anche in Italia, a San Sabba, vicino Trieste.
    La razzia continua per tutta Roma nelle settimane e nei mesi seguenti. In totale sono deportati dalla capitale 2091 ebrei. In tutta Italia (comprese le isole dell'Egeo) vengono deportati tra il 1943 ed il 1945 oltre 8500 ebrei. Ne torneranno poche centinaia.

    La Resistenza e le stragi naziste

    Su 200.000 italiani che scelgono la via della resistenza all'invasore, ci sono 2000 ebrei. Sui 70.000 partigiani caduti in combattimento, 700 sono ebrei.
    Delle stragi perpetrate dai tedeschi in Italia (come Marzabotto o Sant’Anna di Stazzema), una resterà a simbolo, quella delle Fosse Ardeatine, dove per rappresaglia dell’uccisione di trentadue soldati tedeschi in un attentato del 23 marzo 1944 a Via Rasella a Roma, 355 uomini, e tra loro anche 75 ebrei, sono condotti sulla via Ardeatina e massacrati. Sopra di loro, per cancellare ogni traccia, viene fatto precipitare con la dinamite un pezzo di montagna sovrastante.
    Roma è liberata il 4 giugno del 1944, ma bisogna aspettare fino al 25 aprile del 1945 perché le forze anglo-americane costringano alla rotta finale i tedeschi.
    Gli ebrei d'Europa superstiti si aggirano come fantasmi tra rovine morali e materiali. Quelli italiani si contano.
    Da questo momento, così come avviene per il resto del paese, anche per l'ebraismo italiano incomincia la ricostruzione.
    Lo Stato ebraico, la cui nascita era stata solennemente sancita da una Risoluzione delle Nazioni Unite nel Novembre 1947, si ricostituisce il 14 maggio del 1948. Il suo nome è Israele. Appena nato, è subito attaccato da cinque eserciti arabi.

    Lo Stato d’Israele e le sue guerre

    Nel maggio del 1967 si produce una svolta importante.
    Tra maggio ed i primi di giugno del 1967 incombe su Israele una minaccia mortale da parte di Egitto, Giordania, Siria, Libano e Iraq. La possibilità di un nuovo genocidio sembra concreta e tutta l'Italia manifesta la sua emozione.
    La guerra-lampo, che sarà chiamata la "guerra dei sei giorni", porta invece a una travolgente vittoria israeliana, che ha una funzione catalizzatrice sugli ebrei italiani che si rendono conto del ruolo di uno Stato ebraico. L'immagine dell'ebreo condannato al ruolo di vittima sacrificale è infranta.
    Dopo questa guerra diminuiscono lentamente nella società italiana le simpatie per Israele. I motivi non sono sempre limpidi, e vanno riferiti agli schieramenti politici.
    Nel 1973, a ottobre, nel giorno di Kippur, Israele è ancora una volta aggredito, e sembra soccombere. Poi la risposta del suo esercito lo porta a 101 chilometri dal Cairo e a 30 da Damasco. Gli Stati Uniti lo fermano.
    Con il "fattore Israele" la vita degli ebrei italiani si politicizza, ma questo li aiuta in una più vasta ricerca di sé, della propria identità, ciò che non impedisce loro di partecipare con passione alle vicende del nostro paese, di cui sono parte integrante. Un attentato da parte di terroristi palestinesi contro i fedeli usciti dal Tempio Maggiore di Roma il 9 ottobre 1982, in occasione di una cerimonia religiosa, lascia sangue sull’asfalto. Un bambino di tre anni è ucciso, decine sono i feriti. L’attentato riporta la Comunità ebraica romana a una realtà che sembrava consegnata al passato.

    Gli ebrei, lo Stato e la Chiesa cattolica

    Una nuova Intesa con lo Stato è firmata dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane nel 1987. In applicazione all’art. 8 della Costituzione rinnova il precedente accordo e lo rende più compatibile con la sensibilità democratica.
    Anche i rapporti con la Chiesa registrano cambiamenti. A rompere certi pregiudizi antiebraici è per primo papa Giovanni XXIII.
    La dichiarazione Nostra Aetate, al Concilio Vaticano II del 1965, "riabilita", poi, il popolo ebraico dall'accusa di "deicidio".
    Le nuove direttrici della Chiesa saranno clamorosamente portate all’esterno da un altro papa, Giovanni Paolo II, che il 13 aprile del 1986 si reca in visita al Tempio Maggiore di Roma. L'evento è senza precedenti. Mai, in tutta la storia, un pontefice aveva varcato la soglia di una sinagoga. E' un momento di grandissima emozione. Dopo il gesto e le parole di Giovanni Paolo II ai "fratelli maggiori" ebrei, la strada della revisione critica della Chiesa sembra irreversibile.

    Gli ebrei italiani oggi

    Oggi gli ebrei italiani iscritti alle 21 Comunità del paese sono meno di 30.000 su una popolazione di 57 milioni.
    Quasi la metà vivono a Roma, meno di 10.000 a Milano. Gli altri sono sparsi in Comunità definite "medie" (Torino, Firenze, Trieste, Livorno, Venezia) o "piccole".
    Le varie Comunità, ognuna delle quali retta da un Consiglio eletto dagli iscritti, sono riunite nell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, che ha sede a Roma e le rappresenta nei rapporti con il Governo e con le Istituzioni pubbliche. L’Unione provvede poi al coordinamento delle esigenze culturali e cultuali delle Comunità ebraiche e al sostegno di quelle più piccole.
    Malgrado i molti problemi, malgrado la crisi demografica, l'ebraismo italiano resta vivo e vivace e rappresenta, in seno alla società circostante, un elemento di stimolo, di riflessione e di confronto.


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  6. #6
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    Predefinito ABRAMO

    DIO CHIAMA ABRAMO

    La storia ebraica inizia circa 4.000 anni fa,con queste parole rivolte dal Dio Altissimo ad Abramo: (Genesi 12,1).«Va' nel paese che ti indicherò... ti benedirò...farò di te una grande nazione... e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra»
    E più tardi:«Sii integro e cammina davanti a Dio».

    Con queste parole vengono poste le basi dell'ebraismo:

    un popolo nato per intervento di Dio
    un Dio, il Dio di Abramo
    il possesso di una terra, la terra promessa ad Abramo
    l'unità del popolo intorno alla volontà di Dio ,una sola Legge, per portare benedizione all'intera umanità.



    Abramo , pastore, nomade, vecchio e senza figli, ha un sogno vitale:

    UNA TERRA DI PROPRIETA'
    UN EREDE
    UNA DISCENDENZA, CIOE' UN FUTURO

    Abramo non può realizzare questo sogno a meno di un miracolo: ha 100 anni e la moglie Sara 90 ed è sterile. Abramo non dà fiducia alle divinità caldee; egli cerca il Dio supremo, il Dio Altissimo (El Eljon).

    Gen 15,1 ...questa parola del Signore fu rivolta ad Abram in visione [l'espressione biblica rilegge i fatti considerando Abramo alla stregua dei profeti del periodo del Regno di Israele] : "Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa [altro termine che indica una promessa divina che si compirà] sarà molto grande".
    2 Rispose Abram: "Mio Signore Dio, che mi darai? Io me ne vado senza figli e l'erede della mia casa è Eliezer di Damasco" [il maggiordomo]
    3 Soggiunse Abram: "Ecco a me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà mio erede"[la condizione di Abramo -senza figli per sterilità di Sara- sembra annullare in partenza il compimento della promessa divina]



    Il Dio Altissimo si rivela ad Abramo e gli promette DI PIU' :

    UN TERRITORIO , LA PALESTINA
    UN FIGLIO ED UNA DISCENDENZA NUMEROSISSIMA DI POPOLI E RE
    LA SUA BENEDIZIONE, I SUOI FAVORI PER SEMPRE
    LA MISSIONE DI PORTATORE DELLA BENEDIZIONE DEL DIO ALTISSIMO PRESSO TUTTI I POPOLI
    LA LIBERAZIONE DAI NEMICI

    Gn 15,4 Ed ecco gli fu rivolta questa parola dal Signore: "Non costui sarà il tuo erede, ma uno nato da te sarà il tuo erede". 5 Poi lo condusse fuori e gli disse: "Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle" e soggiunse: "Tale sarà la tua discendenza". [Alla promessa della nascita di un figlio a tarda età è legata la seconda promessa di una discendenza numerosissima da quel figlio. Isacco dunque sarà portatore di questa seconda promessa che sarà attiva nei secoli.]

    Abramo e Sara non avevano figli. Una coppia sterile come tante ma anche molto anziana
    Dio sceglie questa coppia per "creare" da essa (dalla sterilità, dal nulla) il suo popolo.

    Gen 16,1 Sarai, moglie di Abram, non gli aveva dato figli. Avendo però una schiava egiziana chiamata Agar, 2 Sarai disse ad Abram: «Ecco, il Signore mi ha impedito di aver prole; unisciti alla mia schiava: forse da lei potrò avere figli». Abram ascoltò la voce di Sarai. 3 Così, al termine di dieci anni da quando Abram abitava nel paese di Canaan, Sarai, moglie di Abram, prese Agar l'egiziana, sua schiava e la diede in moglie ad Abram, suo marito. 4 Egli si unì ad Agar, che restò incinta. Ma, quando essa si accorse di essere incinta, la sua padrona non contò più nulla per lei. 5 Allora Sarai disse ad Abram: «L'offesa a me fatta ricada su di te! Io ti ho dato in braccio la mia schiava, ma da quando si è accorta d'essere incinta, io non conto più niente per lei. Il Signore sia giudice tra me e te!». 6 Abram disse a Sarai: «Ecco, la tua schiava è in tuo potere: falle ciò che ti pare». Sarai allora la maltrattò tanto che quella si allontanò. 7 La trovò l'angelo del Signore presso una sorgente d'acqua nel deserto, la sorgente sulla strada di Sur, 8 e le disse: «Agar, schiava di Sarai, da dove vieni e dove vai?». Rispose: «Vado lontano dalla mia padrona Sarai». 9 Le disse l'angelo del Signore: «Ritorna dalla tua padrona e restale sottomessa». 10 Le disse ancora l'angelo del Signore: «Moltiplicherò la tua discendenza e non si potrà contarla per la sua moltitudine».[da Ismail discenderebbero i popoli Arabi, dove nasce Maometto, dove ha origine l'Islam]
    11 Soggiunse poi l'angelo del Signore:
    «Ecco, sei incinta: partorirai un figlio e lo chiamerai Ismaele, perché il Signore ha ascoltato la tua afflizione.
    12 Egli sarà come un ònagro; la sua mano sarà contro tutti e la mano di tutti contro di lui e abiterà di fronte a tutti i suoi fratelli». 13 Agar chiamò il Signore, che le aveva parlato: «Tu sei il Dio della visione», perché diceva: «Qui dunque sono riuscita ancora a vedere, dopo la mia visione?». 14 Per questo il pozzo si chiamò Pozzo di Lacai-Roi; è appunto quello che si trova tra Kades e Bered. 15 Agar partorì ad Abram un figlio e Abram chiamò Ismaele il figlio che Agar gli aveva partorito. 16 Abram aveva ottantasei anni quando Agar gli partorì Ismaele.

    Ismail discende da Abramo per via naturale, carnale. Dio benedice Ismail: egli e la sua discendenza (i musulmani) godono della benedizione di Abramo, cioè delle promesse di Dio.

    Gn 17,15 Dio aggiunse ad Abramo: «Quanto a Sarai tua moglie, non la chiamerai più Sarai, ma Sara. 16 Io la benedirò e anche da lei ti darò un figlio; la benedirò e diventerà nazioni e re di popoli nasceranno da lei».
    17 Allora Abramo si prostrò con la faccia a terra e rise e pensò: «Ad uno di cento anni può nascere un figlio? E Sara all'età di novanta anni potrà partorire?». 18 Abramo disse a Dio: «Se almeno Ismaele potesse vivere davanti a te!». 19 E Dio disse: «No, Sara, tua moglie, ti partorirà un figlio e lo chiamerai Isacco. Io stabilirò la mia alleanza con lui come alleanza perenne, per essere il Dio suo e della sua discendenza dopo di lui. 20 Anche riguardo a Ismaele io ti ho esaudito: ecco, io lo benedico e lo renderò fecondo e molto, molto numeroso: dodici principi egli genererà e di lui farò una grande nazione. 21 Ma stabilirò la mia alleanza con Isacco, che Sara ti partorirà a questa data l'anno venturo». 22 Dio terminò così di parlare con lui e, salendo in alto, lasciò Abramo.


    Ismaele è il primogenito di Abramo e avrebbe diritto a tutte le benedizioni divine ma Dio farà la sua alleanza (farà la sua storia ) con il figlio delle "promessa" il figlio-futuro nato per suo stesso intervento : Isacco.

    Gn18, 9 «Dov'è Sara, tua moglie?». Rispose: «È là nella tenda». 10 Il Signore riprese: «Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio». Intanto Sara stava ad ascoltare all'ingresso della tenda ed era dietro di lui. 11 Abramo e Sara erano vecchi, avanti negli anni; era cessato a Sara ciò che avviene regolarmente alle donne. 12 Allora Sara rise dentro di sé e disse: «Avvizzita come sono dovrei provare il piacere, mentre il mio signore è vecchio!». 13 Ma il Signore disse ad Abramo: «Perché Sara ha riso dicendo: Potrò davvero partorire, mentre sono vecchia? 14 C'è forse qualche cosa impossibile per il Signore? Al tempo fissato tornerò da te alla stessa data e Sara avrà un figlio».

    BENEDIZIONE="Dio benedisse Adamo ed Eva e soggiunserescete e moltiplicatevi"-Dio ad Abramo:" Farò di te un grande popolo e ti benedirò"e "io ti benedirò con ogni benedizione e renderò molto numerosa la tua discendenza".
    La benedizione divina è la "fecondazione", il dono della prosperità, di un futuro. Simbolicamente è l´ "inseminazione" della energia divina, della Vita . Ciò che Dio benedice diventa fecondo e porta benedizione, fecondità. Dio si rivela ad Abramo con il segno della nascita miracolosa di un figlio dalla moglie sterile Sara. Una coppia sterile, senza futuro, senza vita riceve da questo Dio la fertilità, un figlio,una discendenza, un futuro.
    Isacco è promessa di un un futuro fecondo sotto la benedizione divina. Questa rivelazione apre nella storia umana una storia particolare: la storia di un popolo “creato da Dio dal nulla (l’infertilità) e chiamato a vivere della sua benedizione”.

    IL COMPIMENTO DELLA PRIMA PROMESSA

    ABRAMO ACCOGLIE TRE MISTERIOSI STRANIERI :ESSI ANNUNCIANO LA NASCITA MIRACOLOSA DEL FIGLIO PROMESSO, ISACCO, E LA DISTRUZIONE DELLE CITTA' CORROTTE DI SODOMA E GOMORRA .


    Gen 21,1 Il Signore visitò Sara, come aveva detto, e fece a Sara come aveva promesso. 2 Sara concepì e partorì ad Abramo un figlio nella vecchiaia, nel tempo che Dio aveva fissato. 3 Abramo chiamò Isacco il figlio che gli era nato, che Sara gli aveva partorito. 4 Abramo circoncise suo figlio Isacco, quando questi ebbe otto giorni, come Dio gli aveva comandato. 5 Abramo aveva cento anni, quando gli nacque il figlio Isacco. 6 Allora Sara disse: «Motivo di lieto riso mi ha dato Dio: chiunque lo saprà sorriderà di me!». 7 Poi disse: «Chi avrebbe mai detto ad Abramo: Sara deve allattare figli! Eppure gli ho partorito un figlio nella sua vecchiaia!».

    Ora Abramo ha due figli : chi dovrà essere l'erede?

    Abramo allontana Agar e Ismail

    Gn21,8 Il bambino crebbe e fu svezzato e Abramo fece un grande banchetto quando Isacco fu svezzato. 9 Ma Sara vide che il figlio di Agar l'Egiziana, quello che essa aveva partorito ad Abramo, scherzava con il figlio Isacco. 10 Disse allora ad Abramo: «Scaccia questa schiava e suo figlio, perché il figlio di questa schiava non deve essere erede con mio figlio Isacco». 11 La cosa dispiacque molto ad Abramo per riguardo a suo figlio. 12 Ma Dio disse ad Abramo: «Non ti dispiaccia questo, per il fanciullo e la tua schiava: ascolta la parola di Sara in quanto ti dice, ascolta la sua voce, perché attraverso Isacco da te prenderà nome una stirpe.

    13 Ma io farò diventare una grande nazione anche il figlio della schiava, perché è tua prole».

    14 Abramo si alzò di buon mattino, prese il pane e un otre di acqua e li diede ad Agar, caricandoli sulle sue spalle; le consegnò il fanciullo e la mandò via. Essa se ne andò e si smarrì per il deserto di Bersabea. 15 Tutta l'acqua dell'otre era venuta a mancare. Allora essa depose il fanciullo sotto un cespuglio 16 e andò a sedersi di fronte, alla distanza di un tiro d'arco, perché diceva: «Non voglio veder morire il fanciullo!». Quando gli si fu seduta di fronte, egli alzò la voce e pianse. 17 Ma Dio udì la voce del fanciullo e un angelo di Dio chiamò Agar dal cielo e le disse: «Che hai, Agar? Non temere, perché Dio ha udito la voce del fanciullo là dove si trova. 18 Alzati, prendi il fanciullo e tienilo per mano, perché io ne farò una grande nazione». 19 Dio le aprì gli occhi ed essa vide un pozzo d'acqua. Allora andò a riempire l'otre e fece bere il fanciullo. 20 E Dio fu con il fanciullo, che crebbe e abitò nel deserto e divenne un tiratore d'arco. 21 Egli abitò nel deserto di Paran e sua madre gli prese una moglie del paese d'Egitto.



    La religione ebraica nasce da una Rivelazione divina. Questa rivelazione storicamente inizia con l’incontro tra Abramo ed una divinità suprema, El Eljon= “Dio Altissimo”. Dio stringe con Abramo un'Alleanza, promettendo di dargli oltre alla discendenza, un territorio per abitarvi : Dio non abbandonerà né lui, né la sua discendenza. Questa Alleanza si perpetuerà di generazione in generazione attraverso l'atto della circoncisione, "segno eterno di comunione fra gli ebrei e Dio", segno del Patto fra Dio e il suo popolo.

    Abramo lascia Ur in Caldea, per andare verso una terra piena di incognite, la terra di Canaan, abitata da popoli politeisti, in base a una promessa che non prevede né ricchezze né privilegi, ma fa del popolo ebraico il popolo "scelto" da Dio per compiere una missione.

    Secondo la Tradizione orale (che l'ebraismo considera rivelata dall'Eterno a Mosè insieme alla Torah scritta) che è raccolta nel libro della Mishnah,- la scelta di Abramo non è casuale. Abramo, racconta infatti la tradizione, rifiuta gli idoli e la pratica immorale dei politeisti per cercare un unico Dio di amore e di giustizia, creatore dell'intera umanità. Solo quando Abramo lo cerca, Dio, che è sommamente giusto e non sceglie a caso colui che deve diffondere la Sua parola, "scende" a incontrarlo e gli affida il compito.

    Dio "benedice Abramo"

    Gen 22,17 io ti benedirò con ogni benedizione e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici.

    Nella benedizione ad Abramo è implicita la promessa di una epoca in cui sulla terra regnerà la pace e l'armonia perché tutti gli uomini avranno accettato la parola del Dio Altissimo e metteranno in pratica la sua Legge .

    Gen 12,2 Farò di te un grande popolo
    e ti benedirò,
    renderò grande il tuo nome
    e diventerai una benedizione.

    Gen 12,3 Benedirò coloro che ti benediranno
    e coloro che ti malediranno maledirò
    e in te si diranno benedette
    tutte le famiglie della terra».

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    Predefinito MOSE' (1250 a.C.)

    Alla metà del XVII secolo, l'Egitto è occupato dagli Hyksos, re pastori,re stranieri, di origine semita (come gli Ebrei). Furono allora probabilmente più frequenti e migliori i rapporti dell'impero egiziano con le città di Canaan e con le tribù nomadi del Sinai e del Neghev. Fonti egiziane testimoniano come non di rado, in caso di carestia in Palestina o nel Sinai, tribù nomadi semite fossero accolte in Egitto. In cambio dell'ospitalità e dei viveri, offrivano il proprio lavoro a servizio del faraone e dei suoi funzionari. Verso il 1570 una dinastia tebana rovescia fl governo degli Hyksos. inizia in Egitto il cosiddetto Nuovo Impero, il periodo di rnaggior splendore di quella civiltà. L'Egitto estende il proprio controllo diretto su tutti i territori della Siria e della Palestina.
    Sottomissione dei piccoli regni cananei:«Abbiamo terminato dì lasciar passare i Shashu, tribù di Edom attraverso la frontiera di Merneptah ... che è in Teku, verso i pozzi di Pitom ... per poter conservare in vita loro ed i loro armenti». «Si costruirà la muraglia dei principi, Chernon permetterà agli asiatici di entrare in Egitto. Essi chiedono acqua ... per abbeverare il loro bestiame». (dai Rapporti dei Funzionari di frontiera del Nuovo Regno )

    Un'iscrizione egizia, datata al 1225 a.C., cita per la prima volta il nome di Israele. Si tratta della Stele delle Vittorie del faraone Mer-ne-ptah, successore di Ramsete Il; rìcordando le vittorie del sovrano nella Terra di Canaan e le città e i re vinti, la stele afferma che
    « lo... Mer-ne-ptah... ho distrutto Israele..»
    Il geroglifico usato dalla stele indica che Israele non è né un re, né una città, ma un popolo. Così, stranamente, il primo documento che ci parla d'Israele è quello che ne annuncia la sconfitta e la distruzione.

    La Storia

    Abramo generò Isacco, che ereditò le promesse , le benedizioni divine e gli impegni relativi. Giacobbe, figlio di Isacco erediterà la benedizione e genererà 12 figli.Questi 12 figli genereranno 12 tribu'.Uno dei figli, Giuseppe diventa vicerè d'Egitto e tutta la famiglia lì si trasferisce. Dopo la morte di Giuseppe le 12 tribù di Giacobbe-Israele cadono in disgrazia e diventano schiave del Faraone. Per 400 anni costruiranno i mattoni per i magazzini egizi.Morto Abramo, il disegno divino, attraverso i suoi discendenti, continua a svolgersi anche durante la prigionia in Egitto. Dio, in virtù dell'Alleanza, veglia sul suo popolo e lo sottrae al crudele dominio dei faraoni per mezzo del suo profeta Mosè.

    Es 3,1 Ora Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, e condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l'Oreb.2 L'angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava.

    Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a vedere questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?».4 Il Signore vide che si era avvicinato per vedere e Dio lo chiamò dal roveto e disse: «Mosè, Mosè!». Rispose: «Eccomi!».5 Riprese: «Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!».6 E disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe». Mosè allora si velò il viso, perché aveva paura di guardare verso Dio.


    Dio rivela a Mosè il suo Nome.

    Es 3,13 Mosè disse a Dio: «Ecco io arrivo dagli Israeliti e dico loro: Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi. Ma mi diranno: Come si chiama? E io che cosa risponderò loro?». 14 Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». Poi disse: «Dirai agli Israeliti: Io-Sono mi ha mandato a voi». 15 Dio aggiunse a Mosè: «Dirai agli Israeliti: Il Signore, il Dio dei vostri padri, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe mi ha mandato a voi. Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione.




    HA SHEM =il Nome

    IL NOME DI DIO: Secondo il comando dato a Mosè il nome di Dio non deve mai essere pronunciato.Solo una volta l'anno, quando sarà istituito il tempio , nel giorno del KIPPUR (=espiazione dei peccati)il Sommo Sacerdote entrerà nel Santo,alla presenza di Dio spruzzerà il sangue dell'agnello sacrificale e invocherà il perdono annuale per sè e per tutto il popolo ebreo,solo allora potrà pronunciare quel nome.

    I discendenti di Israele sono schiavi in Egitto da 400 anni . Essi hanno un SOGNO VITALE:

    - LA LIBERTA'
    - IL POSSESSO DELLA PALESTINA

    Dio si rivela a Mose' e dà nuove promesse e i nuovi impegni per il popolo.

    1- LA LIBERAZIONE DALLA SCHIAVITU'
    2- UN INCONTRO AL MONTE SINAI CON TUTTO IL POPOLO PER RINNOVARE CON ESSO I SUOI IMPEGNI
    3- LA GUIDA E LA PROTEZIONE DEL POPOLO FINO ALLA PALESTINA
    4- L'INSEDIAMENTO NEL TERRITORIO E LA LIBERAZIONE DELLO STESSO DAI NEMICI
    5- LA SUA PRESENZA PERENNE IN MEZZO AD ISRAELE ( un Dio invisibile che vuole ABITARE in mezzo al suo popolo! )
    6- LE SUE BENEDIZIONI PER SEMPRE.


    Dio promette la liberazione

    Dio ascolta il lamento del suo popolo e viene in aiuto per liberarlo e portarlo con sé nella Terra del suo Regno, la Palestina..
    L’esodo (=uscita) dall’Egitto , l’uscita dalla schiavitu’ del male e dalla morte per vivere insieme a Dio nella Terra del suo Regno avviene in modo miracoloso sotto la guida di Mosè, profeta di Dio.
    E’ la Pasqua: il Passaggio di Dio che salva il suo popolo dalla maledizione.

    Eso 6, 2 DIO parlò quindi a Mosè e gli disse: «Io sono l'Eterno, 3 e sono apparso ad Abrahamo, a Isacco e a Giacobbe, come Dio onnipotente; ma non mi ero mai fatto conoscere da loro con il mio nome di Jhwh. 4 Ho pure stabilito con loro il mio patto, promettendo di dar loro il paese di Canaan, il paese dove soggiornarono come stranieri. 5 Ho pure udito il lamento dei figli d'Israele che gli Egiziani tengono in schiavitù e mi sono ricordato del mio patto.[CON ABRAMO]

    Es3,7 Il Signore disse: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti; conosco infatti le sue sofferenze.8 Sono sceso per liberarlo dalla mano dell'Egitto e per farlo uscire da questo paese verso un paese bello e spazioso, verso un paese dove scorre latte e miele, verso il luogo dove si trovano il Cananeo, l'Hittita, l'Amorreo, il Perizzita, l'Eveo, il Gebuseo.9 Ora dunque il grido degli Israeliti è arrivato fino a me e io stesso ho visto l'oppressione con cui gli Egiziani li tormentano.10 Ora và! Io ti mando dal faraone. Fà uscire dall'Egitto il mio popolo, gli Israeliti!».

    Es6,6 Perciò di' ai figli d'Israele: "Io sono Jhwh; vi sottrarrò dai duri lavori imposti su di voi dagli Egiziani, vi libererò dalla loro schiavitù e vi riscatterò con braccio steso e con grandi castighi. 7 Vi prenderò per mio popolo, e sarò il vostro DIO; e voi conoscerete che io sono Jhwh, il vostro DIO, che vi sottrae ai duri lavori impostivi dagli Egiziani.
    8 E vi farò entrare nel paese, che giurai di dare ad Abramo,a Isacco e a Giacobbe; e ve lo darò in eredità. Io sono Jhwh"»

    Il faraone combatte gli asiatici: Siriani e Cananei
    Dagli arredi della tomba del Faraone del XIV sec.a.C-Museo del Cairo

    Un nuovo faraone perseguita dunque Israele. Dio suscita allora un nuovo patriarca e profeta, Mosè, a cui affida l'incarico di liberare Israele dall'Egitto. Mosè, aiutato dal fratello Aronne, cerca di convincere il faraone a lasciar tornare Israele nei suoi territori d'origine. Numerose calamità naturali (le piaghe) colpiscono l'Egitto per volontà di Dio, per convincere il faraone. Ma solo quando in una notte moriranno tutti i primogeniti maschi degli Egiziani il faraone si persuaderà a lasciar partire Mosè con il suo popolo. Subito pentito, il re li insegue sino al Mare dei Giunchi con tutto l'esercito, per riportarli schiavi.


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    Allora Dio, con un'azione di straordinaria potenza, apre le acque del mare e consente al popolo d'Israele di abbandonare la terra d'Egitto, verso la libertà. L'esercito del faraone insegue Israele ma è travolto e distrutto dalle acque del mare che Dio fa richiudere su di esso.

    Dio "PASSA" , salva il suo popolo e distrugge i suoi nemici.

    Il " passaggio di Dio " è Pesak, Pasqua.

    Es 14,17 Quando il faraone lasciò partire il popolo, Dio non lo condusse per la strada del paese dei Filistei, benché fosse più corta, perché Dio pensava: «Altrimenti il popolo, vedendo imminente la guerra, potrebbe pentirsi e tornare in Egitto». 18 Dio guidò il popolo per la strada del deserto verso il Mare Rosso. Gli Israeliti, ben armati uscivano dal paese d'Egitto. 19 Mosè prese con sé le ossa di Giuseppe, perché questi aveva fatto giurare solennemente gli Israeliti: «Dio, certo, verrà a visitarvi; voi allora vi porterete via le mie ossa». 20 Partirono da Succot e si accamparono a Etam, sul limite del deserto. 21 Il Signore marciava alla loro testa di giorno con una colonna di nube, per guidarli sulla via da percorrere, e di notte con una colonna di fuoco per far loro luce, così che potessero viaggiare giorno e notte. 22 Di giorno la colonna di nube non si ritirava mai dalla vista del popolo, né la colonna di fuoco durante la notte.

    Eso 14,1 Il Signore disse a Mosè: 2 «Comanda agli Israeliti che tornino indietro e si accampino davanti a Pi-Achirot, tra Migdol e il mare, davanti a Baal-Zefon; di fronte ad esso vi accamperete presso il mare. 3 Il faraone penserà degli Israeliti: Vanno errando per il paese; il deserto li ha bloccati! 4 Io renderò ostinato il cuore del faraone ed egli li inseguirà; io dimostrerò la mia gloria contro il faraone e tutto il suo esercito, così gli Egiziani sapranno che io sono il Signore!».
    Essi fecero in tal modo.

    5 Quando fu riferito al re d'Egitto che il popolo era fuggito, il cuore del faraone e dei suoi ministri si rivolse contro il popolo. Dissero: «Che abbiamo fatto, lasciando partire Israele, così che più non ci serva!».
    6 Attaccò allora il cocchio e prese con sé i suoi soldati.
    7 Prese poi seicento carri scelti e tutti i carri di Egitto con i combattenti sopra ciascuno di essi. 8 Il Signore rese ostinato il cuore del faraone, re di Egitto, il quale inseguì gli Israeliti mentre gli Israeliti uscivano a mano alzata. 9 Gli Egiziani li inseguirono e li raggiunsero, mentre essi stavano accampati presso il mare: tutti i cavalli e i carri del faraone, i suoi cavalieri e il suo esercito si trovarono presso Pi-Achirot, davanti a Baal-Zefon.

    10 Quando il faraone fu vicino, gli Israeliti alzarono gli occhi: ecco, gli Egiziani muovevano il campo dietro di loro! Allora gli Israeliti ebbero grande paura e gridarono al Signore. 11 Poi dissero a Mosè: «Forse perché non c'erano sepolcri in Egitto ci hai portati a morire nel deserto? Che hai fatto, portandoci fuori dall'Egitto? 12 Non ti dicevamo in Egitto: Lasciaci stare e serviremo gli Egiziani, perché è meglio per noi servire l'Egitto che morire nel deserto?». 13 Mosè rispose: «Non abbiate paura! Siate forti e vedrete la salvezza che il Signore oggi opera per voi; perché gli Egiziani che voi oggi vedete, non li rivedrete mai più! 14 Il Signore combatterà per voi, e voi starete tranquilli».
    15 Il Signore disse a Mosè: «Perché gridi verso di me? Ordina agli Israeliti di riprendere il cammino. 16 Tu intanto alza il bastone, stendi la mano sul mare e dividilo, perché gli Israeliti entrino nel mare all'asciutto. 17 Ecco io rendo ostinato il cuore degli Egiziani, così che entrino dietro di loro e io dimostri la mia gloria sul faraone e tutto il suo esercito, sui suoi carri e sui suoi cavalieri. 18 Gli Egiziani sapranno che io sono il Signore, quando dimostrerò la mia gloria contro il faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri».

    19 L'angelo di Dio, che precedeva l'accampamento d'Israele, cambiò posto e passò indietro. Anche la colonna di nube si mosse e dal davanti passò indietro. 20 Venne così a trovarsi tra l'accampamento degli Egiziani e quello d'Israele. Ora la nube era tenebrosa per gli uni, mentre per gli altri illuminava la notte; così gli uni non poterono avvicinarsi agli altri durante tutta la notte.

    21 Allora Mosè stese la mano sul mare. E il Signore, durante tutta la notte, risospinse il mare con un forte vento d'oriente, rendendolo asciutto; le acque si divisero. 22 Gli Israeliti entrarono nel mare asciutto, mentre le acque erano per loro una muraglia a destra e a sinistra. 23 Gli Egiziani li inseguirono con tutti i cavalli del faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri, entrando dietro di loro in mezzo al mare.
    24 Ma alla veglia del mattino il Signore dalla colonna di fuoco e di nube gettò uno sguardo sul campo degli Egiziani e lo mise in rotta. 25 Frenò le ruote dei loro carri, così che a stento riuscivano a spingerle. Allora gli Egiziani dissero:

    «Fuggiamo di fronte a Israele, perché il Signore combatte per loro contro gli Egiziani!».

    26 Il Signore disse a Mosè: «Stendi la mano sul mare: le acque si riversino sugli Egiziani, sui loro carri e i loro cavalieri».
    27 Mosè stese la mano sul mare e il mare, sul far del mattino, tornò al suo livello consueto, mentre gli Egiziani, fuggendo, gli si dirigevano contro. Il Signore li travolse così in mezzo al mare. 28 Le acque ritornarono e sommersero i carri e i cavalieri di tutto l'esercito del faraone, che erano entrati nel mare dietro a Israele: non ne scampò neppure uno. 29 Invece gli Israeliti avevano camminato sull'asciutto in mezzo al mare, mentre le acque erano per loro una muraglia a destra e a sinistra. 30 In quel giorno il Signore salvò Israele dalla mano degli Egiziani e Israele vide gli Egiziani morti sulla riva del mare; 31 Israele vide la mano potente con la quale il Signore aveva agito contro l'Egitto e il popolo temette il Signore e credette in lui e nel suo servo Mosè.

    L'esodo e la Pasqua

    Dio ascolta il lamento del suo popolo e viene in aiuto per liberarlo e portarlo con sé nella Terra del suo Regno, la Palestina..
    L’esodo (=uscita) dall’Egitto , l’uscita dalla schiavitu’ del male e dalla morte per vivere insieme a Dio nella Terra del suo Regno avviene in modo miracoloso sotto la guida di Mosè, profeta di Dio.

    Eso 12,1 Il Signore disse a Mosè e ad Aronne nel paese d'Egitto: 2 «Questo mese sarà per voi l'inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell'anno. 3 Parlate a tutta la comunità di Israele e dite: Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa. 4 Se la famiglia fosse troppo piccola per consumare un agnello, si assocerà al suo vicino, al più prossimo della casa, secondo il numero delle persone; calcolerete come dovrà essere l'agnello, secondo quanto ciascuno può mangiarne. 5 Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell'anno; potrete sceglierlo tra le pecore o tra le capre 6 e lo serberete fino al quattordici di questo mese: allora tutta l'assemblea della comunità d'Israele lo immolerà al tramonto. 7 Preso un po' del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull'architrave delle case, in cui lo dovranno mangiare. 8 In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con azzimi e con erbe amare. 9 Non lo mangerete crudo, né bollito nell'acqua, ma solo arrostito al fuoco con la testa, le gambe e le viscere. 10 Non ne dovete far avanzare fino al mattino: quello che al mattino sarà avanzato lo brucerete nel fuoco. 11 Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la pasqua del Signore! 12 In quella notte io passerò per il paese d'Egitto e colpirò ogni primogenito nel paese d'Egitto, uomo o bestia; così farò giustizia di tutti gli dèi dell'Egitto. Io sono il Signore! 13 Il sangue sulle vostre case sarà il segno che voi siete dentro: io vedrò il sangue e passerò oltre [E’ la Pasqua: il " Passaggio di Dio " che salva il suo popolo dalla maledizione.], non vi sarà per voi flagello di sterminio, quando io colpirò il paese d'Egitto. 14 Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione, lo celebrerete come un rito perenne. 15 Per sette giorni voi mangerete azzimi. Già dal primo giorno farete sparire il lievito dalle vostre case, perché chiunque mangerà del lievitato dal giorno primo al giorno settimo, quella persona sarà eliminata da Israele. 16 Nel primo giorno avrete una convocazione sacra; nel settimo giorno una convocazione sacra: durante questi giorni non si farà alcun lavoro; potrà esser preparato solo ciò che deve essere mangiato da ogni persona. 17 Osservate gli azzimi, perché in questo stesso giorno io ho fatto uscire le vostre schiere dal paese d'Egitto; osserverete questo giorno di generazione in generazione come rito perenne. 18 Nel primo mese, il giorno quattordici del mese, alla sera, voi mangerete azzimi fino al ventuno del mese, alla sera. 19 Per sette giorni non si troverà lievito nelle vostre case, perché chiunque mangerà del lievito, sarà eliminato dalla comunità di Israele, forestiero o nativo del paese. 20 Non mangerete nulla di lievitato; in tutte le vostre dimore mangerete azzimi». 21 Mosè convocò tutti gli anziani d'Israele e disse loro: «Andate a procurarvi un capo di bestiame minuto per ogni vostra famiglia e immolate la pasqua. 22 Prenderete un fascio di issòpo, lo intingerete nel sangue che sarà nel catino e spruzzerete l'architrave e gli stipiti con il sangue del catino. Nessuno di voi uscirà dalla porta della sua casa fino al mattino.

    Il rito antico

    I pastori nomadi Abramiti in primavera in occasione della transumanza usavano uccidere un agnello, spargere il sangue come rito apotropaico sugli stipiti delle tende e poi consumarlo.
    Connessa con questa usanza era , presso gli Abramiti sedentarizzati, agricoltori, il rito degli azzimi.
    Il primo raccolto dell'orzo veniva fatto a primavera e con esso si faceva il lievito nuovo e si gettava il vecchio. Il passaggio dal pane con il lievito vecchio a quello con il nuovo era segnato da un pane senza lievito, azzimo.
    La Primavera segnava l'inizio del nuovo anno agrario e si offrivano le primizie a Dio tra cui i nuovi pani e il primo succo, il vino (forse di frutta).
    Le tre feste
    -dell'agnello
    -degli azzimi
    -delle primizie
    venivano celebrate il 1° novilunio di primavera.
    La notte dell'Esodo avvene proprio durante quei riti e la Pasqua, il memoriale del "passaggio di Dio li incorpora con nuovi significati.

    Gli azzimi segnano il passaggio dal vecchio lievito del pane della schiavitù al nuovo lievito del pane della Palestina.
    Essi vengono consumati nella settimana prima della Pasqua.
    Le primizie non sono solo quelle agricole ma sono i nuovi figli nati nell'anno che nella festa vengono consacrati a Jhwh.
    Nel rito partecipano all'Esodo ed entrano nel popolo dei salvati.
    Il nuovo pane viene benedetto perchè mangiandolo tutte le generazioni della famiglia entrino nella vita insieme a Dio in Palestina. Al pane viene aggiunto il vino perchè il popolo salvato gioisca della salvezza ricevuta nel memoriale.
    L'agnello non è più per allontanare il maligno dal gregge e propiziarsi lo spirito di fertilità : esso diventa nella Pasqua l'offerta sacrificale per propiziarsi il perdono e la purificazione del popolo dalla contaminazione del male commesso, i peccati.
    Eso 12,1 Il Signore disse a Mosè e ad Aronne nel paese d'Egitto: 2 Questo mese sarà per voi l'inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell'anno. Parlate a tutta la comunità di Israele e dite: Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa.
    Il rito si celebra ogni anni nel primo novilunio di primavera , in famiglia: ogni famiglia si prepara a ricevere il passaggio di Dio con la sua salvezza-benedizione.
    La celebrazione comunitaria precede il sacrifico di un agnello per l’espiazione dei peccati del popolo.

    Passati sulla riva della penisola del Sinai gli ebrei , guidati da Mosè giungono al Monte.

    POPOLO INCONTRA JHWH SUL SINAI

    Mosè guida il popolo fino al monte Sinai dove Dio incontra il suo popolo liberato e rinnova con esso l'alleanza stipulata con Abramo e facendo nuove promesse e dando nuove istruzioni.

    Tutto il popolo, in uno slancio di totale fiducia, grida il suo assenso: «Noi faremo (ciò che Dio ha detto) e noi obbediremo» .


    Allora Dio dà a Mosè la Torah,
    la carta dell' Alleanza.

    La Bibbia ebraica ricorda le 10 parole di Dio date a Mosè:

    1.UNO SOLO E' IL DIO DI ISRAELE :JHWH . DIO E' SACRO E IL POPOLO NON CERCHI LA FELICITA' PRESSO ALTRI DEI.
    2. IL SUO NOME E' SACRO: NON DEVE MAI ESSERE NOMINATO. (SARA' CHIAMATO ADONAI = IL SIGNORE)
    3.I GENITORI SONO SACRI: TUTTI LI DEVONO ONORARE IN TUTTO CIO' CHE FANNO
    4.IL SABATO E' SACRO: DEVI LASCIARE OGNI LAVORO PER STARE CON IL SIGNORE
    5.LA PERSONA E' SACRA :NON UCCIDERLA
    6.LA PROPRIETA' E' SACRA: NON RUBARE I BENI DI UN ALTRO
    7.LA VERITA',LA TESTIMONIANZA E' SACRA:NESSUNO DEVE ANDARE IN GIUDIZIO A TESTIMONIARE IL FALSO CONTRO UN ALTRO
    8.IL MATRIMONIO E' SACRO:NON FARE ADULTERIO
    9.OGNI CONIUGE E' SACRO: NON GUARDARE UN CONIUGE CHE NON SIA IL TUO PER DESIDERARLO (come fanno i guardoni)
    10.OGNI PROPRIETA' O BENE ALTRUI E' SACRO: NON GUARDARE LE COSE ALTRUI PER DESIDERARLE (come fanno i ladri e gli invidiosi)

    IL VIAGGIO VERSO LA TERRA PROMESSA.

    Israele lascia il Sinai e guidato da Dio (l'angelo=la sua presenza attiva) e si incammina verso la Palestina.
    E' il viaggio nel deserto.

    Eso 23,20 Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato(La Palestina).21 Abbi rispetto della sua presenza, ascolta la sua voce e non ribellarti a lui; egli infatti non perdonerebbe la vostra trasgressione, perché il mio nome è in lui.22 Se tu ascolti la sua voce e fai quanto ti dirò, io sarò il nemico dei tuoi nemici e l'avversario dei tuoi avversari. 23 Quando il mio angelo camminerà alla tua testa e ti farà entrare presso l'Amorreo, l'Hittita, il Perizzita, il Cananeo, l'Eveo e il Gebuseo e io li distruggerò,24 tu non ti prostrerai davanti ai loro dèi e non li servirai; tu non ti comporterai secondo le loro opere, ma dovrai demolire e dovrai frantumare le loro stele. 25 Voi servirete al Signore, vostro Dio. Egli benedirà il tuo pane e la tua acqua. Terrò lontana da te la malattia.26 Non vi sarà nel tuo paese donna che abortisca o che sia sterile. Ti farò giungere al numero completo dei tuoi giorni.

    Es33, 8Mosè a ogni tappa prendeva la tenda e la piantava fuori dell`accampamento, ad una certa distanza dall`accampamento, e l`aveva chiamata tenda del convegno; appunto a questa tenda del convegno, posta fuori dell`accampamento, si recava chiunque volesse consultare il Signore.
    8Quando Mosè usciva per recarsi alla tenda, tutto il popolo si alzava in piedi, stando ciascuno all`ingresso della sua tenda: guardavano passare Mosè, finché fosse entrato nella tenda.
    9Quando Mosè entrava nella tenda, scendeva la colonna di nube e restava all`ingresso della tenda. Allora il Signore parlava con Mosè. 10Tutto il popolo vedeva la colonna di nube, che stava all`ingresso della tenda e tutti si alzavano e si prostravano ciascuno all`ingresso della propria tenda .
    11Così il Signore parlava con Mosè faccia a faccia, come un uomo parla con un altro.

    La presenza di Jhwh in mezzo al popolo è pubblica, manifesta e permanente.

    Un Dio che abita con il suo popolo, si rende incontrabile da tutti come una persona,parla con esso, lo nutre e lo guida.

    E’ una cosa inaudita nella storia delle religioni. Jhwh abita col popolo , lì è la sua presenza, la sua Gloria. (Gloria=peso, importanza, potenza manifesta). Egli rimane tuttavia ineffabile, invisibile, inimmaginabile, santo, trascendente





    La nube luminosa che aveva guidato il popolo attraverso il Mar Rosso e che splendeva sul Sinai è la Gloria di Dio, la sua presenza attiva in mezzo al popolo. Di giorno essa splendeva sopra l'Arca dell'Alleanza (cassa che conteneva le tavole di pietra delle Leggi divine)e guidava il popolo nel cammino verso la Palestina, attraverso il Deserto. Di notte l'arca veniva posta in una tenda , la Tenda del Convegno, che divenatava un Tempio di Dio " portatile".

    L'ARCA DELL'ALLEANZA E LA TENDA DEL CONVEGNO

    Jhwh aveva promesso di abitare in mezzo al suo popolo e di guidarlo e sostenerlo fino alla terra promessa.
    L'abitazione era simbolicamente la TENDA DEL CONVEGNO. Jhwh stesso aveva dato le istruzioni per costruirla.
    Era una specie di tempio portatile nel cui santuario era deposta l'arca dell'allenza cioè la cassa con cui si portavano le tavole di pietra su cui erano scritte le istruzioni divine. Jhwh si manifestò con la sua kabod , la sua gloria,sopra la cassetta, in mezzo ai due cherubini, come una nube luminosa.Di giorno camminava davanti a tutto il popolo e lo guidava attraverso il deserto verso la Palestina, di notte veniva montata la tenda del convegno e l'arca con la nube veniva deposta nel santuario interno.
    Le nuove osservanze religiose insegnate da Mosè nel deserto riguardavano i riti relativi al santuario, ed accentuavano il senso di separazione, purità ed unicità di Israele sotto la signoria di Yahweh.
    Alcuni templi isolati erano stati eretti nel Sinai, in particolare a Serabit el Kadim e a Timna, nel Negheb, e mostravano un marcato influsso egiziano. Antecedenti culturali specifici relativi ad altari portatili, montati su pali e rivestiti con leggere lamiere d'oro, si possono ritrovare nell'antico Egitto per la prima volta nell'Antico Impero (2.800-2.250 a.C.), ma sono stati particolarmente numerosi nella XVIII e XIX dinastia (1570-1180). Il miglior esempio viene dalla favolosa tomba di Tutankamon (ca. 1350). I confronti dei dettagli della costruzione nel testo di Es 25-40 con le strutture, gli altari, i pali, i rivestimenti, le coperture di tessuto drappeggiato, le rosette dorate e le figure alate protettivo dei santuario di Tutankamon sono istruttivi. Il periodo, la tarda età dei Bronzo, è equivalente in tutti i sistemi di datazione all'era di Mosè e dell'esodo.







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    IL CAMMINO NEL DESERTO "PROVA" DELLA FEDELTA' DEL POPOLO AL PATTO

    Dt1,31 nel deserto, dove hai visto come il Signore tuo Dio ti ha portato, come un uomo porta il proprio figlio, per tutto il cammino che avete fatto, finché siete arrivati qui.

    Quelli che non hanno seguito le istruzioni divine non entrano in Palestina, nella "vita di Dio con il suo popolo"
    Il viaggio nel deserto dovrebbe durare poche settimene, in realtà Dio che guida il popolo dal suo " trono", l' arca dell' alleanza, lo "porta in giro per il deserto per 40 anni. Essi avevano rotto l'alleanza del Sinai invocando altre divinità ( episodio del torello d'oro) e meritavano la morte. Per farli morire Dio li "porterà in giro" per 40 anni nel deserto!
    Solo la generazione successiva, guidata da Giosuè entra nella Palestina.

    32Nonostante questo, non aveste fiducia nel Signore vostro Dio 33che andava innanzi a voi nel cammino per cercarvi un luogo dove porre l`accampamento: di notte nel fuoco, per mostrarvi la via dove andare, e di giorno nella nube.34Il Signore udì le vostre parole, si adirò e giurò: 35Nessuno degli uomini di questa malvagia generazione vedrà il buon paese che ho giurato di dare ai vostri padri

    Tutta le generazione del Sinai, che non ha rispettato il patto verrà lasciata morire. Anche Mosè viene punito e non entra in Palestina.

    Nm14, per la mia vita, com`è vero che tutta la terra sarà piena della gloria del Signore, 22tutti quegli uomini che hanno visto la mia gloria e i prodigi compiuti da me in Egitto e nel deserto e tuttavia mi hanno messo alla prova già dieci volte e non hanno obbedito alla mia voce, 23certo non vedranno il paese che ho giurato di dare ai loro padri. Nessuno di quelli che mi hanno disprezzato lo vedrà; 24ma il mio servo Caleb che è stato animato da un altro spirito e mi ha seguito fedelmente io lo introdurrò nel paese dove è andato; la sua stirpe lo possiederà.




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    Predefinito LA LEGGE

    La Legge

    Con l'alleanza del Sinai Dio ha esplicitato il diritto e la giustizia che sono la condizione favorevole per la salvezza di tutto il popolo:
    giustizia=custodire l’alleanza-impegno di Dio praticando le sue istruzioni, cioe' amare Dio e il prossimo
    ingiustizia=empieta’,peccato,agire contro la Legge, cioè non amare Dio e il prossimo in tutto cio' che si pensa o si fa.

    Dt5, 32Badate dunque di fare come il Signore vostro Dio vi ha comandato; non ve ne discostate né a destra né a sinistra; 33camminate in tutto e per tutto per la via che il Signore vostro Dio vi ha prescritta, perché viviate e siate felici e rimaniate a lungo nel paese di cui avrete il possesso.

    I dieci detti profetici

    Il Decalogo non è la semplice registrazione di una rivelazione comunicata da Dio sul Sinai a Mosè, ma un'elaborazione avvenuta lentamente in diverse fasi storiche. Il Decalogo, come si trova attualmente nella Bibbia, si è formato all'incirca tra la caduta del regno di Israele (722 a.C.) e la riforma di Giosia (622 a.C.), come esigenza fondamentale per superare la crisi religiosopolitico-sociale che affliggeva Israele.
    L'attribuzione a Mosè, e quindi a Dio, delle leggi del Pentateuco è il modo in cui Israele ha espresso la convinzione di fede che quei precetti erano manifestazione della volontà salvifica di Dio.
    In Dt 5,6 si legge: « lo sono il Signore tuo Dio che ti ho fatto uscire dalla terra d'Egitto, dalla casa di schiavitù» (cf. Es 20,2)
    Io sono il Dio della libertà ora siete liberi nella terra che vi ho dato : vivete da liberi, riempite la vostra libertà tenendo presente questi paletti di confine.
    Non nacque come legge universalmente valida, come norma etica astratta e atemporale rivolta ad ogni uomo di qualsiasi tempo e luogo; né volle essere un concentrato o una summa di tutta l'etica anticotestamentaria. Nel Decalogo sono enunciate le esigenze fondamentali che devono essere rispettate se si vuole garantire alla comunità dei credenti il minimo vitale della libertà fraterna donata dal Dio liberatore. Il Decalogo è la delimitazione dei confini oltrepassando i quali la comunità del popolo di Dio mette in pericolo la sua identità e la sua stessa esistenza.
    Dio ha liberato dalla schiavitù e ha dato al suo popolo il dono della terra; ciò costituisce la premessa, liberamente e gratuitamente posta da Dio, per la legge di libertà che segue.

    Il Decalogo non è l'imposizione di un 'dovere' di obbedienza, ma concessione di un 'potere' di obbedienza riconoscente di fronte al dono salutare della terra.

    Abitare nella terra equivale a dimorare nella libertà donata da Dio. Ma tale libertà è sempre minacciata e in pericolo, se non diventa libertà comunicativa e costruttiva. Come se si dicesse: « Quella libertà che il Dio dell'Esodo ti ha donato, tu donala al tuo prossimo e così tu stesso garantirai la tua permanenza nella libertà».
    Esso servì da base, sia al giudaismo postesilico sia al cristianesimo, per una formula sintetica, di tipo catechistico, delle esigenze etiche minime e non trasgredibili, in vista della sussistenza stessa del popolo di Dio.
    E’ la proclamazione profetica della volontà di Dio, l'ordinamento proprio del popolo dell' alleanza con Jhwh, un insegnamento simile a quello che il padre dà al figlio e che regola le relazioni in famiglia. L'ambiente di vita dei destinatari è quello contadino: essi sono dei contadini possidenti, liberi, che hanno schiavi e schiave. I diretti destinatari non sono dunque i bambini, né le donne, né gli schiavi. I membri della tribù si considerano 'fratelli': il 'prossimo' è equivalente di 'fratello', colui che vive all'interno della stessa comunità.


    --------------------------------------------------------------------------------

    La relazione di alleanza con Dio è anche relazione di alleanza con il prossimo .

    2 tavole = una copia del patto per ogni contraente (Dt 9,10.11.15.17)
    scritti su pietra= incancellabili
    indicano peccati che rompono l’alleanza : meritano la morte affinché non ricadano su tutto il popolo le colpe del peccatore
    - l’esecuzione era per lapidazione perché il peccatore non doveva essere toccato, pena la contaminazione.La Legge di Mosè specifica la pratica del diritto e della giustizia nella vita famigliare e sociale .
    Essa viene identificata con i primi 5 libri della Bibbia Ebraica.
    La quotidianità in tutte le sue dimensioni è consacrata dalla Legge di Mosè a Dio.
    Tutto il popolo deve praticare la Legge per mantenere l’alleanza.
    Si sviluppa l’istruzione religiosa a tutti i livelli.


    SCRIBA-COMPILAZIONE

    ELEVAZIONE RITUALE



    YAD=MANO

    INDICATORE CHE EVITA AL LETTORE DI TOCCARE IL TESTO SACRO E DIRIGERE LA PROPRIA ATTENZIONE VERSO LA PAROLA SACRA.

    La Legge di Mose' tende a regolamentare tutti gli aspetta della vita dell'ebreo secondo il comando divino:«siate santi come io sono Santo».
    Tutta la persona e tutta la vita va santificata cioè separata da cio' che la rende impura (=indegna di stare alla presenza di Dio).
    I sacerdoti sono coloro che hanno il mandato di purificare ritualmente il popolo.
    I rabbini(=i maestri della Torah) hanno il mandato di decidere sul puro (KASHER) e sull'impuro in base alla Torah.
    Le MIZVOT cioè le osservanze religiose per gli ebrei sono 613,di cui 284 positive (le ossa del corpo umano) e 365 negative (i giorni dell'anno solare).
    Persino la cucina va santificata: è la KASHERUT, l'alimentazione KASHER, pura,che santifica la mensa e percio' il corpo , la persona.
    Durante la sua lungo storia il popolo di Israele ha sempre più sviluppato le sue leggi, per rispondere alle diverse esigenze che incontrava nella sua vita sociale. Potremmo dire che, come per il nostro Stato esiste una Costituzione, una legge fondamentale dello Stato, e poi le centinaia di singole leggi sui diversi argomenti, che vengono continuamente rinnovate o stabilite, così per Israele esistono le tavole della legge con i dieci comandamenti e poi tutta una serie di precetti che a essi si ispirano.

    Ecco i principali contenuti sociali della legge di Israele, che si trovano sparsi qua e là nei diversi libri della Bibbia.

    1. la persona di ognuno deve essere garantita (Es 20, 13; Dt 5, 17; Es 21, 1621. 26-31; lv 19, 14; Dt 24, 7. 27, 18).

    2. Ognuno deve essere garantito contro la calunnia e la falsa testimonianza (Es 20, 16; Dt 5, 20; Es 23, 1-3; lv 19, 16; Dt 19, 15-21).

    3. Nessuno deve approffittarsi della donna avvalendosi dei suo stato subordinato nella società (Es 21, 7-11. 20. 26-32; 22, 36-17; Dt 21, 10-14; 22, 1 3-30; 24, 1-5).

    4. la punizione per la trasgressione non deve essere eccessiva fino al punto di essere disumana per il colpevole (Dt 25, 1 -S).

    5. Si deve onorare e salvaguardare la dignità di ogni lsraelita e il suo diritto di essere libero e servo di Dio (Es 21, 2. 5-6; Iv 25; Dt 15, 12-18).

    6. L’eredità di ogni lsraelita nella terra promessa deve essere garantita (Iv 25; Nrn 25, 5-7; 36, 1-9; Dt 25, 5-10).

    7. la proprietà di ognuno deve essere garantita (Es 20, 15; Dt 5, 19; Es 21, 3336; 22, 1-15; 23, 4-5; Iv 19, 35-36; Dt 22, 1-4; 25, 13-15).

    8. Ognuno deve ricevere il frutto dei proprio lavoro (lv 19, 13; Dt 24, 14; 25, 4).

    9. Ognuno deve avere parte dei frutti della terra (Es 23, 1 0-1 1; Iv 19, 9-1 0; 23, 22; 25, 3-55; Dt 14, 28-29; 24, 19-2 1).

    10. Ognuno, dal più umile servo e dallo straniero residente, deve partecipare al riposo settimanale dei Sabato di Dio (Es 20, 8-1 1; Dt 5, 12-15; Es 23, 12).

    11. Non si deve violare il vincolo matrimoniale (Es 20, 14; Dt 5, 18; vedi anche Lv 18, 6-23; 20, 10-2 1; Dt 22, 13-30).

    12. Nessuno, per quanto inabile, povero o senza potere, deve essere oppresso e sfruttato (Es 22, 21-27; Iv 19, 14. 33-34; 25, 35-36; Dt 23, 19; 24, 6. 12-15. 17; 27, 18).

    13. Ognuno deve avere libero accesso ai tribunali e deve essergli permesso un processo equo (Es 23, 6. 8; Iv 19, 15; Dt 1, 17; 10, 17-18; 16, 18-20; 17, 8-13; 21, 15-21; 27, 16).

    14. Deve essere onorato il posto dato da Dio a ogni persona nell'ordine sociale (Es 20, 12; Dt 5, 16; Es 21, 15. 17; 22, 28; Iv 19, 3. 32; 20, 9; Dt 17, 8-13; 21, 1521; 27, 16).

    15. Nessuno deve essere al di sopra della legge, nemmeno il re (Dt 17, 18-20).

    16. la preoccupazione per il bene altrui deve essere estesa al mondo animale (Es 23, 5. 1 1; Iv 25, 7; Dt 22, 4. 6-7; 25, 4).

 

 

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