La procura di Catanzaro ordina 29 fermi in Italia, Egitto e Libia
Accertati possibili collegamenti con i terroristi di Al Qaeda
Traffico di immigrati dall'Africa
scoperta maxi organizzazione
La banda organizzava anche evasioni dai centri d'accoglienza


Uno sbarco di clandestini

CATANZARO - Li portavano in Italia facendoli passare prima in Egitto e poi in Libia. Li facevano scappare quando finivano nella rete dei controlli delle autorità italiane. Spesso li riducevano in stato di schiavitù totale. A volte, si teme, cercavano anche di arruolarli al servizio del terrorismo islamico. Un'organizzazione per il traffico di immigrati dal nord Africa è stata scoperta dalla divisione antimafia della procura di Catanzaro che sta eseguendo in queste ore 29 decreti di fermo in Italia e all'estero. I destinatari dei provvedimenti sono tredici egiziani, otto sudanesi, quattro marocchini, tre iracheni ed un siriano. Finora le persone finite in manette sono 14. E si è appreso che alcune persone collegate all' organizzazione avrebbero provocato incidenti nel Centro di prima accoglienzaper favorire la fuga di extracomunitari ospitati nella stessa struttura.

Complessivamente nel corso del 2004 la banda sarebbe riuscita ad organizzare una trentina di sbarchi portando nel nostro paese almeno tremila immigrati.

A condurre l'operazione è il Servizio centrale operativo (Sco) della Polizia e dalla Squadra mobile e dalla Digos della Questura di Crotone. I fermi vengono eseguiti, per quanto riguarda l'Italia, in Calabria, Lombardia e Lazio, e, all'estero, in Egitto e Libia.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori le vittime dell'organizzazione pagavano la prima rata della somma pattuita ai componenti alla partenza e saldavano quanto dovuto nel momento in cui riuscivano a raggiungere la loro destinazione, in Italia o all'estero. A cinque delle persone coinvolte nell'operazione, tre egiziani e due marocchini, che avrebbero avuto nell'ambito dell'organizzazione un ruolo dirigenziale, vengono contestati anche i reati di riduzione in schiavitù e sequestro di persona a scopo di estorsione.


L'organizzazione infatti, secondo l'accusa, avrebbe effettuato una "sistematica tratta di persone", sequestrando gli immigrati che non provvedevano a pagare le somme di denaro concordate per il loro trasferimento in Italia. Nei confronti dei clandestini venivano esercitati poteri corrispondenti a quelli del diritto di proprietà. Alcuni, tra l'altro, sarebbero stati venduti ad altre persone che sfruttavano la loro permanenza illecita nel territorio nazionale, mentre altri, sottoposti a minacce, sarebbero stati ridotti in uno stato di "soggezione continuativa" sotto il ricatto di essere consegnati alla polizia o di non ottenere la restituzione del passaporto consegnato come garanzia nel momento della partenza.

L'organizzazione - hanno ricostruito gli inquirenti - avrebbe anche predisposto la fuga di alcuni immigrati dal centro di prima accoglienza di Isola Capo Rizzuto, il più grande d'Europa, per consentire loro di ricongiungersi ai familiari che si trovavano già in Italia o all'estero. Dopo l'arrivo a Lampedusa, la banda riusciva a far portare gli immigrati nel centro di prima accoglienza di Isola Capo Rizzuto, controllato dalla stessa organizzazione e punto di snodo dei suoi traffici illeciti.

Nell'indagine, oltre alle persone nei confronti delle quali è stato disposto il fermo, ci sono anche alcuni indagati, tra cui figurano italiani che avrebbero svolto un ruolo di supporto all'organizzazione soprattutto per quel che riguarda il rilascio agli immigrati della documentazione amministrativa necessaria per la regolarizzazione della loro posizione e per l'inserimento in attività lavorative, inserimento che avveniva soprattutto in Lombardia.

Su tutta l'operazione si allunga poi la minacciosa ombra di Al Qaeda. Alcune delle persone fermate dalla polizia avrebbero infatti avuto collegamenti con ambienti del terrorismo islamico ed in particolare con l'organizzazione capeggiata da Bin Laden. Nei confronti di alcuni dei fermati, infatti, viene ipotizzato il reato di associazione sovversiva. Il grado di collaborazione tra trafficanti di uomini e terroristi, scoperto grazie ad alcune intercettazioni telefoniche, deve però ancora essere chiarito nei dettagli.


(20 gennaio 2005)