I 40 milioni di dollari per la cerimonia di Bush potevano essere spesi in altro modo
Passata la sbornia dell’inaugurazione del secondo mandato di George W. Bush, gli Usa si domandano se valeva veramente la pena spendere così tanto per le più sfarzose celebrazioni mai organizzate da un presidente. I concerti, le cene, i fuochi d’artificio sono costati 40 milioni di dollari (pagati da corporation e donatori privati), ai quali vanno aggiunti 17 milioni di spese pubbliche per la sicurezza. Un sondaggio del Los Angeles Times ha mostrato che il 75 per cento degli americani avrebbe desiderato feste più contenute. E quei 40 milioni di dollari, è stato calcolato, si sarebbero potuti spendere per fini molto più nobili.
Le spese alternative. Ad esempio, sarebbero bastati per vaccinare 22 milioni di bambini a rischio di epidemie nelle regioni colpite dal maremoto del sud-est asiatico. Oppure, più di un milione di ragazzine e ragazzini avrebbero potuto andare a scuola per un anno in Afghanistan. Per restare agli Stati Uniti, quei soldi avrebbero fatto molto comodo anche ai soldati dispiegati in Iraq, che ultimamente hanno dato voce al loro disappunto per le condizioni di sicurezza in cui sono mandati al fronte: con 40 milioni di dollari si possono equipaggiare 200 gipponi Humvee con le blindature più efficaci, o in alternativa elargire 290 dollari di bonus a ciascun militare Usa in Iraq.
Il confronto con gli altri presidenti. La questione dei costi delle celebrazioni è finita anche al Congresso. “Roosevelt tenne la cerimonia di inaugurazione del 1945 alla Casa Bianca, pronunciando un breve discorso e servendo agli ospiti insalata di pollo e torta – hanno scritto i deputati democratici Anthony Weiner e Jim McDermott –. Durante la Prima guerra mondiale, Wilson non organizzò nessuna cerimonia per la sua inaugurazione del 1917, sostenendo che feste del genere sarebbero state di cattivo gusto”. E se è vero che i costi di queste cerimonie sono saliti costantemente negli ultimi vent’anni (George Bush padre spese 30 milioni di dollari, Bill Clinton una cifra simile nel 1993 e 23,6 milioni nel 1997), il Center for American Progress ha fatto notare che nel 1977 Jimmy Carter spese un dollaro per ogni ospite presente al ricevimento, limitandosi a offrire salatini, crackers e, ovviamente, noccioline (la sua famiglia possedeva già allora un'azienda che le produceva).
Sfarzi presidenziali. Ristrettezze sconosciute, per la grande festa di Bush e tutto il suo contorno. Per gli ospiti presenti alla cerimonia di inaugurazione desiderosi di calarsi nei panni del presidente, i più prestigiosi hotel di Washington offrivano pacchetti speciali. Per 10mila dollari a notte, al Fairmont si poteva provare l’ebbrezza di essere sorvegliato da due finti agenti segreti. Con 200mila dollari per quattro notti, il Mandarin Oriental offriva l’arrivo in jet privato e la macchina simil-presidenziale con autista.
Neanche i repubblicani sono d’accordo. A suggerire che forse si è passato il segno non sono stati solo i democratici. Da un sondaggio del Washington Post, il 50 per cento degli elettori che hanno votato Bush la pensano così. Mark Cuban, proprietario della squadra di basket Nba dei Dallas Mavericks e sostenitore del presidente, l’aveva anche scritto sul suo blog: “Il nostro Paese deve fronteggiare un enorme deficit. Abbiamo un’economia in declino, soldati che muoiono al fronte, e la responsabilità di aiutare quelli che soffrono per le devastazioni dello tsunami. Presidente, dia l’esempio: cancelli i party per la sua inaugurazione”. Ma Bush non ha cambiato idea, e in un’intervista alla Cbs ha ribattuto sostenendo che “si può essere ugualmente preoccupati per i soldati in Iraq e per chi soffre per lo tsunami, mentre si festeggia la democrazia”. Per la prima volta in quattro anni di presidenza, gli americani non sono d’accordo con lui.
Alessandro Ursic
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