21/01/2005
Eurostat rivede l’inflazione: al 2,4% in Italia
CINZIA PELUSO Riparte la corsa dei prezzi e per le famiglie si prospetta un’altra stangata. Anzitutto, Eurostat, l’ufficio statistico europeo, ha corretto al rialzo il dato dell’inflazione italiana a dicembre. In base all’indice armonizzato, l’unico considerato a livello europeo anche ai fini del patto di stabilità, il tasso annuo è salito al 2,4% (il numeretto che riportiamo nel cruscotto della copertina dell’Economia, sotto la testata) e non è invece al 2,3%. A gennaio, poi, è scaduta la tregua firmata con la grande distribuzione. E ora che sono trascorsi i tre mesi in cui i listini delle grandi marche sono stati congelati nei supermercati, grazie all’intervento del governo, si prevedono aumenti compresi tra il 3 e il 5%. Inoltre, una valanga di rincari per bolli, imposte di registro e concessioni governative, complessivamente per un ammontare di 1,1 miliardi di euro, verrà decisa entro fine mese. Qualche esempio? Ottenere un passaporto, o un estratto conto bancario, o, ancora, registrare un contratto di affitto costerà di più. Sarà varato un decreto, in base a quanto era stato stabilito in Finanziaria. E, secondo alcune indiscrezioni - smentite però dal ministero dell’Economia - il provvedimento in cantiere punterebbe a estendere alle schede prepagate dei cellulari la tassa di concessione governativa prevista oggi solo per gli utenti che hanno un contratto di abbonamento. Ma c’è una novità. Dovrebbero scomparire le vecchie marche. L’imposta si pagherà on line. Dunque, la febbre dei prezzi che, per l’Istat, l’istituto di statistica italiano, misura il 2%, secondo invece Eurostat sarebbe più alta. La variazione annua, cioè l’incremento registrato a dicembre rispetto allo stesso mese di un anno fa, sarebbe stata, appunto, del 2,4%. La differenza nei calcoli si spiega principalmente con il fatto che in Europa, al contrario di quanto si fa in Italia, si tiene conto della spesa effettiva e quindi per i farmaci si considerano i ticket. In Italia l’inflazione, secondo i calcoli europei, sale quindi dal 2% di novembre al 2,4%. Ci può consolare, però, che con questo dato la penisola si allinea ai partner europei. Nel mese scorso infatti in Eurolandia il tasso annuo è salito dal 2,2% al 2,4%. Sono stati principalmente i servizi sanitari, i tabacchi e gli alcolici a determinare l’aumento. A Bruxelles non si dichiarano preoccupati, però. La portavoce del commissario europeo, Joaquin Almunia, sottolinea che «la variazione di dicembre non è particolarmente preoccupante e che il dato non modifica le previsioni della Commissione per l’intero anno 2004». La Bce, la Banca centrale europea, invece invita a non abbassare la guardia. Nel bollettino mensile di Francoforte si prevede che l’Eurozona si manterrà nei primi mesi di quest’anno ancora sopra la soglia del 2%. Ma il tasso scenderà nel 2005. «È probabile - sostiene la Bce - che nei prossimi mesi il tasso di inflazione continui ad attestarsi al di sopra del 2% e senza ulteriori choc avversi scenderà nel corso del 2005». Gli choc per l’Eurotower potrebbero essere rappresentati dalla spirale salari-prezzi». Di qui il monito a tenere un «atteggiamento responsabile». Inoltre la Bce avverte che anche prezzi amministrati e imposte dirette vanno tenuti sotto controllo. Intanto, in Italia, mentre l’Ugl chiede l’apertura di un tavolo con il governo sul carovita, il ministro delle Politiche agricole, Gianni Alemanno, rileva che per ridurre l’amplissima forbice tra i prezzi pagati ai produttori agricoli e quelli chiesti ai consumatori è necessario «aumentare la trasparenza nell’intermediazione».
da www.ilmattino.it




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