da repubblica.it: vergognosa riabilitazine dell'amico Putin (si capiscono ora i metodi usati in cecenia dove li ha imparati!).
E adesso chi glielo dice a Silvio?
Tacito via libera di Putin a tre monumenti. Insorgono
le vittime del dittatore, sostegno dai comitati dei reduci
Russia, tornano le statue di Stalin
è bufera contro il Cremlino
dal nostro corrispondente GIAMPAOLO VISETTI
MOSCA - Vladimir Putin resuscita il culto di Stalin e la Russia si spacca. La bufera investe governatori, parlamentari e comitati di reduci. Toccando un nervo scoperto del patriottismo, un pezzo di storia nazionale sterilizzato dopo il crollo dell'Urss, scuote però anche la pancia popolare del Paese. Le polemiche, tra mezze ammissioni e segreti non mantenuti, sono scoppiate all'annuncio che tre monumenti al dittatore comunista stanno per essere inaugurati a Mosca, nella regione di Belgorod e in Crimea.
L'occasione è offerta dal 60º anniversario dalla fine della seconda guerra mondiale, il 9 maggio, e dall'inizio della Conferenza di Yalta, il 4 febbraio. Per l'ex Unione sovietica le date segnano la vittoria della "guerra patriottica", la sconfitta del nazismo, ma pure l'inizio della Guerra fredda contro l'Occidente. Putin è deciso a non perdere l'opportunità di affermarsi come restauratore dell'orgoglio patrio, recuperando il modello autoritario che rese potente l'Urss e che gli consente di sottrarre spazio politico ai nostalgici, comunisti e non. Per questo non solo ha previsto imponenti celebrazioni per il 9 maggio, con l'invito a Mosca di decine di capi di Stato e la coincidenza del vertice Russia-Ue: ma si è affrettato a dare il tacito via libera al ritorno dei monumenti a Stalin, in nome del ricordo di chi riuscì a demolire Hitler.
L'avallo del Cremlino sta però producendo, accanto alla riapertura di una ferita, un inatteso rigurgito di stalinismo. Dopo la condanna del culto della personalità del leader georgiano, ad opera di Krusciov nel 1956, dalle piazze sovietiche furono abbattute migliaia di statue di Stalin. Nel 1960 non ne restava nemmeno una. Dal 1990 ad oggi, in centri minori e grazie al caos seguito al fallimento del comunismo, ne sono state recuperate sei, più due busti. La figura del successore di Lenin, espulso anche dal mausoleo sulla piazza Rossa, restava però tabù. Fino a ieri, quando si è saputo delle tre nuove opere. Il primo monumento è previsto sul campo della battaglia di Kursk: Stalin, assieme ai generali Zhukov e Vatutin che sconfissero le armate hitleriane, scruta la storica mappa militare.
MOSCA - Vladimir Putin resuscita il culto di Stalin e la Russia si spacca. La bufera investe governatori, parlamentari e comitati di reduci. Toccando un nervo scoperto del patriottismo, un pezzo di storia nazionale sterilizzato dopo il crollo dell'Urss, scuote però anche la pancia popolare del Paese. Le polemiche, tra mezze ammissioni e segreti non mantenuti, sono scoppiate all'annuncio che tre monumenti al dittatore comunista stanno per essere inaugurati a Mosca, nella regione di Belgorod e in Crimea.
La seconda realizzazione, del discusso scultore Zereteli, sarà inaugurata nel palazzo Livadia di Yalta, palcoscenico del riordino mondiale postbellico. Stalin con la pipa, Roosevelt in carrozzella e Churchill con il sigaro, discutono i nuovi confini dell'Europa. Il terzo monumento, tre tonnellate di bronzo, sorgerà nel sacro "Parco degli inchini" nel centro della capitale: il tiranno indicherà il futuro con la mano, davanti a quattro soldati di Urss, Usa, Inghilterra e Francia. La dimensioni delle contestazioni ha però indotto il municipio di Mosca a smentire che assieme ai militari delle potenze vincitrici sia ritratto anche Stalin.
L'occasione è offerta dal 60º anniversario dalla fine della seconda guerra mondiale, il 9 maggio, e dall'inizio della Conferenza di Yalta, il 4 febbraio. Per l'ex Unione sovietica le date segnano la vittoria della "guerra patriottica", la sconfitta del nazismo, ma pure l'inizio della Guerra fredda contro l'Occidente. Putin è deciso a non perdere l'opportunità di affermarsi come restauratore dell'orgoglio patrio, recuperando il modello autoritario che rese potente l'Urss e che gli consente di sottrarre spazio politico ai nostalgici, comunisti e non. Per questo non solo ha previsto imponenti celebrazioni per il 9 maggio, con l'invito a Mosca di decine di capi di Stato e la coincidenza del vertice Russia-Ue: ma si è affrettato a dare il tacito via libera al ritorno dei monumenti a Stalin, in nome del ricordo di chi riuscì a demolire Hitler.
Il ritorno dei monumenti, con il trascorrere delle ore e il salire della tensione, si è così tinto di giallo. Nella capitale russa nessuno sembra più essere informato sull'opera rievocativa, per altro già commissionata a due giovani artisti. Gli amministratori di Belgorod, dove si trova il campo di Kursk, si sono detti incerti sulla compatibilità tra il monumento a Stalin e la chiesa dei santi Pietro e Paolo. E dall'ucraina Yalta, tartari, ex deportati e vittime delle repressioni staliniane hanno espresso indignazione. Nonostante la frenata, la fuga di notizie ha però scatenato le due anime del Paese. Il nipote di Breznev ha dichiarato di essere pronto a inchinarsi davanti ai monumenti. Sostegno anche dal presidente della Duma, il putiniano Gryzlov, dai comunisti, dall'estrema sinistra nazionalista e dai comitati dei reduci di guerra.
L'avallo del Cremlino sta però producendo, accanto alla riapertura di una ferita, un inatteso rigurgito di stalinismo. Dopo la condanna del culto della personalità del leader georgiano, ad opera di Krusciov nel 1956, dalle piazze sovietiche furono abbattute migliaia di statue di Stalin. Nel 1960 non ne restava nemmeno una. Dal 1990 ad oggi, in centri minori e grazie al caos seguito al fallimento del comunismo, ne sono state recuperate sei, più due busti. La figura del successore di Lenin, espulso anche dal mausoleo sulla piazza Rossa, restava però tabù. Fino a ieri, quando si è saputo delle tre nuove opere. Il primo monumento è previsto sul campo della battaglia di Kursk: Stalin, assieme ai generali Zhukov e Vatutin che sconfissero le armate hitleriane, scruta la storica mappa militare.
La seconda realizzazione, del discusso scultore Zereteli, sarà inaugurata nel palazzo Livadia di Yalta, palcoscenico del riordino mondiale postbellico. Stalin con la pipa, Roosevelt in carrozzella e Churchill con il sigaro, discutono i nuovi confini dell'Europa. Il terzo monumento, tre tonnellate di bronzo, sorgerà nel sacro "Parco degli inchini" nel centro della capitale: il tiranno indicherà il futuro con la mano, davanti a quattro soldati di Urss, Usa, Inghilterra e Francia. La dimensioni delle contestazioni ha però indotto il municipio di Mosca a smentire che assieme ai militari delle potenze vincitrici sia ritratto anche Stalin.
Il ritorno dei monumenti, con il trascorrere delle ore e il salire della tensione, si è così tinto di giallo. Nella capitale russa nessuno sembra più essere informato sull'opera rievocativa, per altro già commissionata a due giovani artisti. Gli amministratori di Belgorod, dove si trova il campo di Kursk, si sono detti incerti sulla compatibilità tra il monumento a Stalin e la chiesa dei santi Pietro e Paolo. E dall'ucraina Yalta, tartari, ex deportati e vittime delle repressioni staliniane hanno espresso indignazione. Nonostante la frenata, la fuga di notizie ha però scatenato le due anime del Paese. Il nipote di Breznev ha dichiarato di essere pronto a inchinarsi davanti ai monumenti. Sostegno anche dal presidente della Duma, il putiniano Gryzlov, dai comunisti, dall'estrema sinistra nazionalista e dai comitati dei reduci di guerra.




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