Soffia ancora lo ''Spirito di Assisi''. Tre anni fa l’incontro interreligioso
di Mattia Bianchi/ 24/01/2005
“Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono”. Il 24 gennaio del 2002, da Assisi, Giovanni Paolo II lanciò al mondo il messaggio di speranza delle religioni. Insieme rappresentanti di ogni fede.
Il Papa insieme ai rappresentanti delle religioni del mondo per pregare insieme per la pace. È questa l’immagine simbolo dello "Spirito di Assisi", un esempio concreto di dialogo interreligioso, voluto da Giovanni Paolo II. La prima volta fu il 27 ottobre 1986, la seconda il 10 e 11 gennaio 1993 e l’ultima esattamente tre anni fa, il 24 gennaio del 2002. Alla radice di ogni incontro nubi oscure di guerra, dalla contrapposizione della Guerra Fredda al conflitto nella ex Yugoslavia, per arrivare alle incertezze del dopo 11 settembre. Le religioni diventano così strumenti di pace e il clima di fraternità universale che avvolge e si respira nella città di san Francesco ha sempre offerto al papa lo spunto per formulare "lo Spirito di Assisi". Lo disse per la prima volta il 22 dicembre 1986 parlando alla curia romana; l'espressione fu pronunciata anche nel messaggio natalizio Urbi et Orbi sempre nel 1986 e ancora nell'incontro con il corpo diplomatico del 10 gennaio 1987. Inoltre nel messaggio per la giornata mondiale della pace del 1987 il Papa parlò della "logica di Assisi", definendo la pace "un dono vincolante e impegnativo, un dono da coltivare e portare a maturazione nell'accoglienza reciproca, nel mutuo rispetto, nella rinuncia dell'intimidazione ideologica e alla violenza, nella promozione di istituzioni e di forme di concertazione e di cooperazione fra i popoli e le nazioni, ma soprattutto nell'educazione alla pace, considerata ad un livello ben più alto della pur necessaria e auspicata riforma delle strutture. Della pace, cioè, che suppone la conversione dei cuori".
"Spirito di Assisi" e "logica di Assisi" sono i motivi ispiratori che hanno portato Giovanni Paolo II a dare alla pace una dimensione a più voci e a più ispirazioni. Ma perché Francesco e perché Assisi? La risposta l'ha data lo stesso pontefice motivando la scelta di Assisi per l'incontro del 1986: "Ho scelto Assisi come luogo per la nostra giornata di preghiera, per il particolare significato dell'uomo santo qui venerato - san Francesco - conosciuto e riverito da tanti attraverso il mondo come simbolo di pace, riconciliazione e fraternità". "È un ideale fatto di mitezza, umiltà, di senso profondo di Dio di impegno nel servire tutti. San Francesco era un uomo di Pace".
Dunque Francesco come modello di nuovi rapporti da instaurare nella società e tra diverse entità religiose, con riferimento esplicito a quanto prescrive ai suoi frati che vanno in missione tra i saraceni e gli altri infedeli: "possono ordinare i loro rapporti spirituali in mezzo a loro in due modi. Uno è che non si facciano liti o dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio e confessino d'esser cristiani. L'altro modo è che, quando vedranno che piace al Signore, annunzino la parola di Dio" (Rub,16). Non bisogna dimenticare inoltre che proprio in Assisi, quando ormai Francesco era giunto alla fine della sua vita, era piena lotta tra il vescovo e il potestà. Lotta senza soluzioni umane. Il santo che era riuscito ad incontrare in pace il Sultano in terra musulmana e aveva conservato uno spirito di amicizia, che aveva ammansito il lupo a Gubbio e non sopportava quindi discordie, mandò in piazza due frati a cantare la strofa del suo Cantico di Frate Sole: "Beati quelli che perdonano per lo tuo amore..., che da te Altissimo, saranno incoronati". Il vescovo e il potestà finalmente si abbracciarono. Il perdono che porta alla pace, come ha ripetuto il papa il 24 gennaio del 2002: “Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono”. Parole attuali di fronte ad un’umanità che non sa riconciliarsi e che ha bisogno profondo di una vera pedagogia del perdono che solo le religioni possono offrire. E per questo che Giovanni Paolo ha chiamato a raccolta i cristiani e altre religioni, chiedendo di alzare la voce presso l'Altissimo, "perché l'umana famiglia ha bisogno di sentirsi ricordare le sicure ragioni della nostra speranza".
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