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Discussione: Il senso della Nazione

  1. #1
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    Predefinito Il senso della Nazione

    Da Rinascita Nazionale del 16 gennaio 2005

    "Se solo riflettessimo un attimo anziché farci alienare in un stato di perenne individualismo. Se solo provassimo a farlo, allora capiremmo quanto la nazione sia davvero parte della nostra identità, della nostra essenza di singoli uomini.
    Sebbene ognuno di noi sia qualcosa di unico e irripetibile, è altrettanto vero che le nostre vite sono maturate dalla storia, appartenenti a un rivolo di persone strette intorno a un destino comune, a una lingua nazionale, a orgogli e umiliazioni collettivi.
    Scrisse Salvatore Gotta: “Noi siamo zolle viventi di Patria, siamo materiati di patria: che ci ha dato sangue, carne, cervello come la terra dà frutti, umori e fiori”
    Sintesi unificante di “homo” e “humus” , la Nazione trascende il puro dato materiale, trovando il suo senso unificante, la sua forza profonda nel “senso dell’appartenenza”. Un punto luminoso e vibrante della nostra anima … una fiaccola di coesione, di unità, di un legame profondo tra uomini consci della propria individualità storica; fiaccola di cui inevitabilmente diventiamo portatori con le nostre piccole essenze, insieme alla nostra tenace volontà di rinnovare e continuare la vita, esaltandola nel calore dei nostri amici, nel senso di fratellanza comunitaria, nella solidarietà verso altri come noi.
    A livello inconscio il patrimonio di diritto e di civiltà collettivo si riflette nella nostra morale individuale, nell’inconscio del nostro super-io, in quell’insieme di credenze e valori etici che ognuno di noi porta dentro di se, e che sommati l’uno all’altro danno luogo al costume e alla coscienza Nazionale.
    Nel nostro io più profondo s’imprimono i nostri ricordi, si realizza il nostro presente, si anticipa il futuro attraverso le parole della nostra lingua, i cui suoni danno vita al nostro mondo interiore, dandogli il mezzo per manifestarsi, per divenire realtà.
    Disse Josè Antonio il 29 ottobre del 1933 al teatro della commedia di Madrid: “la Patria è un’unità totale, nella quale si integrano tutti gli individui e tutte le classi; la patria è una sintesi trascendente, indivisibile con le propria finalità da perseguire… L’unico stato in cui possiamo credere è uno strumento efficace, autorevole, al servizio di quell’unità indiscutibile e permanente chiamata Patria”
    Non una “sommatoria” di singole individualità come la vorrebbero il pensiero liberale e marxista, non una comunità fatta di individui tutti identici nelle loro prerogative di consumo; ma la patria come “personalità storica” con tradizioni irrinunciabili di cultura, di pensiero, di lingua, di arte; un’entità pulsante portatrice di una propria storia letteraria e artistica, di una storia civile, di propri ricordi e di propri luoghi della memoria, d’ una serie di elementi culturali e antropologici che rappresentano il più forte corollario alla nostre fragili individualità di cittadini spersi per l’ immenso oceano del relativismo etico.
    Ma ora questa splendida idea che rimane la più alta invenzione della civiltà politica europea a cominciare dalla polis greca è il bersaglio di una strisciante e sotterranea battaglia per la sua demolizione. Mai come in questo scenario di decadenza post-materialista l’idea nazionale è stata bersaglio delle critiche più corrosive che ne hanno reclamato e invocato la fine. La Nazione, bollata come dato storico del tutto residuale in una società industriale avanzata; come realtà negativa cui opporre la creazione di governi trans-nazionali, gli unici dotati di vera legittimità proprio in quanto “universali” …
    Non difficile intuire lo scopo di questi attacchi: con la morte dell’idea di patria verrà demolito l’intero istituto dello Stato Nazionale. Non appena quest’ultimo avrà definitivamente perso le residue capacità di controllare i confini territoriali e limitare i trasferimenti di capitale allora uno spazio immenso si aprirà alle forze del capitale transnazionale.
    Con la caduta dello Stato Nazione si priverà definitivamente il popolo del controllo delle leve economiche, privandolo della possibilità di decidere il proprio futuro assetto socio-politico, favorendo di contro l’attuazione di politiche sempre meno capaci di contrastare l’azione delle forze di mercato; in governi nazionali ormai conniventi con i centri di potere legati al capitale multinazionale e multirazziale; segnando il definitivo trionfo della plutocrazia cosmopolita, della sovversione materialista.
    Questo il vero fine della falsa convinzione che la creazione di una federazione universale, di una pax Kantiana, sia l’ultimo e inevitabile stadio della storia dell’umanità. L’eurofederalismo, la concentrazione dei poteri a livello centrale di Bruxelles, la creazione di una molteplicità di organismi multinazionali che avranno giurisdizione internazionale sui processi governativi (consiglio d’Europa, Ocse, Beers, WTO) lasciano intravedere la loro nuda faziosità: progetti finanziati e spinti da ristrette oligarchie di uomini per imporre il proprio dominio sulle iper-masse.
    Ed è proprio in quest’ottica di battaglia per la libertà collettiva che l’ideale nazionale assume il suo significato più alto: strumento di liberazione, ultimo baluardo per la difesa della nostro essere. Così come agli albori di questo concetto, quando nella polis greca hellas e democratos erano indissolubilmente inscindibili, così come l’intera storia europea ci ha insegnato mostrando come l’emancipazione delle masse sia conseguenza dell’affermarsi dell’ autocoscienza nazionale. La Nazione come comunità di individui che autonomamente decidono di autodeterminarsi e di autogovernarsi. L’idea che lo stato nazione sia l’unica cornice istituzionale e simbolica indispensabile perché una tale forma di sovranità possa liberamente vivere e svilupparsi, proprio come affermava Lord Namier : la libertà si manifesta nelle comunità autolimitatesi, con una forte nazionalità territoriale, dove l’idea di patria diviene il contrafforte che conferisce equilibrio e stabilità a tutto l'organismo sociale.
    Ed ecco allora che nell’odierno scenario post-materialista, tramontato il conflitto di classe, la questione nazionale assurge ad ultima dialettica emergente. Un riemergere d’attualità, laddove il processo di creazione di uno stato unico trans-nazionale genera solo tensioni e squilibri tanto nell’occidente capitalistico quanto nelle periferie degradate del terzo mondo. Ovunque, l’interdipendenza economica generata dal nuovo ordine globalizzato determina instabilità globale, diseguaglianza tra popoli, scontro tra culture e religioni, portando l’opinione pubblica a richiedere un sempre maggiore intervento riequilibratore da parte dei propri governi nazionali. La fine della politica dei blocchi contrapposti e la nuova politica di protagonismo unilateralista di Washington determinano a loro volta il riaffiorare delle vecchie aspirazioni d’indipendenza dei vecchi alleati europei.
    Torna quindi la volontà di pensare la nazione, di raccogliere e integrare la comunità nazionale, di trovare il senso del nostro essere nella storia, il nostro senso della terra, la nostra dimensione di uomini figli e protagonisti di un grande e stupendo sogno collettivo.
    L’ideale nazionale, ieri rimosso in quanto ostacolo alle logiche di accumulazione del capitale, oggi diventa strumento di liberazione individuale e collettiva dalla stretta mortale del nuovo dogma multi-culturale che vorrebbe trasformarci in freddi automi, in indistinte macchine dal pensiero globale.
    Tuttavia, il potere coercitivo e persuasivo non possono alla lunga annichilire il potere dello spirito, la forza dei valori e della coscienza umana… Perché l’immenso potere che ogni giorno manipola le nostre vite, i nostri affetti, i nostri intimi desideri può forse alienarci nei traumi mentali di disoccupati, precari, interinali, ma non potrà mai farci ritenere ne la globalizzazione, ne il cosmopolitismo, ne il turbocapitalismo come autentici ideali dell’uomo moderno, bensì solo “stati allucinatori di massa” sostenuti e alimentati da immense fonti propagandistiche.
    E in questa società priva come non mai di vita comunitaria, di senso d’appartenenza, d’identità s’insinua la volontà di un rapporto diretto con il reale non più mediato dalla rappresentazione televisiva e mediatica; cresce il bisogno spirituale di nuovi punti di riferimento, cresce il rigetto del dogma indiscusso del primato dell’economia.
    Torna in forza l’esigenza di pensare e costruire prospettive comunitarie, sorretti da un’esigenza di verità, in un desiderio di veder incarnato il proprio io in un logos più puro e più grande.
    La nazione è la sintesi; la Nazione siamo noi

  2. #2
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    Predefinito Da Avanguardia...

    Dal n. 153 - Ottobre 1998 - di Avanguardia

    Il Fascismo e l'equivoco nazionalista

    Il nazionalismo è indubbiamente una componente del patrimonio dottrinario e politico che ha generato il Fascismo. Ma occorre inevitabilmente analizzare la natura democratico-liberale del piccolo nazionalismo borghese che, volenti o nolenti, ha influenzato il Fascismo e continua tutt’ora ad infervorare gli animi di tutti i patrioti affetti da una sorta di nostalgismo reducista. L’elaborazione dottrinaria del nazionalismo inizia quale polemica con il pensiero illuminista e la rivoluzione francese, ma di fatto ne risulta essere il figlio legittimo. Assume poi una identità reazionaria che avanza una esigenza di concretezza contro le “astrazioni” illuministiche e democratiche, intendendosi per concretezza, poniamo, l’amore per la propria terra e per i propri connazionali, l’attaccamento a certi usi, il senso dell’onore, il sentirsi completati e rafforzati da tutto ciò che è connesso alla propria origine.

    Padri del nazionalismo, seguaci dei controrivoluzionari De Maistre e Bonald, risalgono a Maurras, Barres e agli italiani, figliastri del Mazzini, Corradini e Rocco.

    Da un punto di vista operativo, sfogliando le pagine della storia, ci accorgiamo che il nazionalismo devia dalle originarie premesse dottrinali.

    Per noi, la nazione è realtà spirituale; è tradizione perennemente rinnovata nella storia; è unità d’anime. Affermiamo che occorre salvaguardare la propria identità storica e culturale di una stessa nazione, pur non accettando la forma dello stato attuale.

    Questa non è una presa di posizione dettata da una predisposizione al nazionalismo borghese o ad uno sciovinismo esasperato ma la tutela di una identità che trova radici in epoca romantica e, ancor prima, in campo politico e culturale e legata ad una Tradizione secolare appartenente alla nostra cultura e che raggruppa una comunità nazionale. Tutto ciò non vuol dire che accettiamo il mito risorgimentale del nazionalismo mazziniano, utilizzato anche dal Fascismo stesso, poi vedremo il perché.

    «Il Risorgimento non fu un movimento nazionale che per accidente, esso rientrò nei moti rivoluzionari determinatisi in tutto un gruppo di stati in conseguenza dell’importazione delle idee della rivoluzione giacobina. Il ’48 e il ’49, ad esempio ebbero un identico volto nei movimenti italiani e in quelli che si accesero a Praga, in Ungheria, in Germania, nella stessa Vienna Asburgica, in base ad un’unica parola d’ordine. Qui si ebbero semplicemente tante colonne dell’avanzata di un unico fronte internazionale, comandato dall’ideologia liberaldemocratica e massonica, fronte che aveva i suoi dirigenti mascherati». (1)

    La matrice ideologica dello sciovinismo risorgimentale che accende i “fascistelli tricolore” è antitradizionale, borghese e illuminista.

    Come ribadisce Adriano Romualdi «si è “patriottico-risorgimentali” e si ignorano i foschi aspetti democratici e massonici che coesistettero nel risorgimento con l’idea unitaria. Oppure si è per un “liberalismo nazionale” e si dimentica che il mercantilismo liberale e il nazionalismo libertario hanno contribuito potentemente a distruggere l’ordine europeo». (2)

    Non dimentichiamoci anche il fatto che il nazionalismo fu spesso viziato da una politica dettata da interessi puramente economici, che in passato non raramente fecero prevalere gli interessi privati sul bene del popolo, e per questo si legò sempre più strettamente con le banche e con le borse internazionali.

    Parafrasando Berto Ricci sottolineiamo che «… il nazionalismo è egualitario, da buon figlio dell’89»; questo concetto viene confermato da Julius Evola, il quale evidenzia che «… nato presso alle rivoluzioni che hanno travolto i resti del regime aristocratico-feudale, questo nazionalismo esprime dunque un puro “spirito di folla” – E’ una varietà dell’intolleranza democratica per ogni capo che non sia un mero organo della “volontà popolare”, in tutto e per tutto dipendente dalla sanzione di questa». (3)

    Il padre spirituale del risorgimento italiano è Giuseppe Mazzini, «iniziato alla carboneria (diretta emanazione degli illuminati di Baviera, ndr) fra il 1827 e il 1829, nel 1864, il Grande Oriente di Palermo gli accorda il 33° grado. Il 3 giugno 1868 fu proclamato venerabile perpetuo ad honorem della Loggia Lincoln di Lodi e lo si propose per la carica di Gran Maestro. Il 24 luglio fu nominato membro onorario della Loggia La Stella d’Italia di Genova e, il 1° ottobre 1870, della Loggia “La Ragione” dello stesso Oriente». (4)

    Nel risorgimento occorre, dunque, distinguere il suo aspetto di movimento nazionale dal suo aspetto ideologico.

    «Di nazionalismi ve ne sono due: l’uno è un fenomeno di degenerescenza perché esprime una regressione dell’individuo nel collettivo (la “nazione”), dell’intellettualità nella vitalità (il pathos e l’ “anima” della razza). L’altro è un fenomeno positivo, perché esprime invece la reazione contro forme ancor più vaste di collettivizzazione, quali possono essere per esempio, quelle date dalle internazionali proletarie o dalla standardizzazione praticistica su base economico-sociale (America). Il primo (nazionalismo demagogico) si propone di distruggere negli individui le qualità proprie e specifiche a beneficio di quelle “nazionali”. Nel secondo (nazionalismo aristocratico) si tratta di togliere gli individui da uno stato inferiore, in cui siano caduti, ove si trovano uno eguale all’altro: si tratta di differenziarli se non altro fino al grado per cui il sentirsi di una determinata razza o nazione esprime un valore e una dignità superiore rispetto al sentirsi eguali (egualitarismo e fraternalismo, umanità alla comunistica)». (5)

    Di qui, giungiamo al rapporto tra fascismo e nazionalismo, premettendo che «… l’idea di rivoluzione, anche nel senso strettamente politico oltre che in quello estetico e morale, è estranea al nazionalismo, il cui ideale è e sarà sempre l’ordine pubblico, ossia l’ideale dè questurini» (6)

    Il Fascismo trae vita da una molteplicità di motivi, tendenze, esigenze. Tra gli altri, assorbe e trascende gli imperativi del nazionalismo e del socialismo, dell’etica e dell’economia, dell’attivismo e della cultura. Le esalta nella sua universalità negandone i singoli particolarismi. Chi rievoca il Fascismo come mera espressione di un puro ordine nazionalista non ha capito nulla del significato atemporale e sovratemporale slegato dagli accidenti storici dell’esperienza della Rivoluzione delle Camicie Nere.

    In una qualsiasi azione politica occorre distinguere quello che risulta accessorio da quello che è essenziale, ciò che risulta funzionale alla tattica del vettore operativo per il raggiungimento di un preciso obiettivo. L’utilizzo che il Fascismo fece del mito risorgimentale appartiene al novero delle azioni tattiche, legate a determinate contingenze storico-politiche. La Rivoluzione fascista fece tutto quanto era necessario, allo scopo di creare un’unica Comunità legata da un unico e comune destino, per forgiare un popolo legato da vincoli Solidaristico-comunitari, verticalmente proiettato alla realizzazione di uno Stato tradizionale organico.

    Utilizzare in questa direzione anche elementi spurii del passato, reinterpretandoli come mito fondante, come “luogo geometrico” da cui trae origine la Comunità, una storia ove tutti si dovevano riconoscere.

    L’esaltazione di questo mito durante il ventennio ha però rievocato sussulti irredentisti, palesati da quei super-patriottici che non vedevano di buon occhio l’alleanza con la Germania Nazionalsocialista. Questo trovò riscontro nella questione territoriale dell’Alto Adige, che ha evidenziato una discrepanza risolta solamente grazie al genio politico del Duce e del Fuhrer, il quale minimizzava il tutto sostenendo che la questione del Sud-Tirol era una piccola bega da subordinarsi ai grandi temi della politica estera tedesca.

    Ancor oggi, ci accorgiamo che alcuni gruppi nostalgico-reducisti (vedi il n° 35, gennaio-marzo 1998, di “ACTA”, organo dell’istituto storico della Repubblica Sociale Italiana) presentano la voglia di tenere all’ordine del giorno questa querela altoatesina, che dimostra eloquentemente che non vi siano più né prospettive né progetti politici alternativi al sistema imperante (tranne il progetto politico-culturale Eurasia-Islam, autenticamente antisistemico, proposto ai residui militanti del neofascismo italiano dalla Comunità Politica di Avanguardia) che ha sconfitto militarmente le potenze dell’ordine nuovo e che da più di mezzo secolo opprime e condiziona l’esistenza della civiltà europea.

    Manuel Negri

    NOTE:

    1) Julius Evola, “Gli uomini e le rovine”, Edizioni Settimo Sigillo, Roma 1990, pag. 117-118;

    2) Adriano Romualdi, “Una cultura per l’Europa”, Edizioni Settimo Sigillo, Roma 1986, pag, 65;

    3) Julius Evola, “Due facce del nazionalismo”, in La Vita Italiana n° 216, marzo 1931, pagg. 232-243;

    4) Epiphanius, “Massoneria e sette segrete: la faccia occulta della storia”, Ed. Ichthys, Roma senza data, pag 113;

    5) Julius Evola, “Universalità imperiale e particolarismo nazionalistico”, in La Vita Italiana, n° 217 aprile 1931, pagg. 330-339;

    6) Berto Ricci, “Errore del nazionalismo italico”, tratto da La Rivoluzione Fascista, Ed. SEB, Milano 1996, pag. 34.


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  3. #3
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    Predefinito

    L'articolo di Avanguardia fa veramente sboccare.
    Qualcuno potrebbe dire che non ci si poteva pretendere granchè dalla componente più nostalgica e intelletualmente impotente dell'area.

    il fogliaccio filo-islamico per dare contro all'idea di nazione tira in ballo mazzini e il fascismo, cose che ormai farebbero cadere le palle a chiunque all'alba del 2005. Nessuna nuova intuizione, nessuna nuova analisi della società contemporanea

    Quelli di Avanguardia sono fatti così: la politica per loro si confonde con la necrofilia

  4. #4
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    Predefinito Interpellato, rispondo...

    In origine postato da Arancia Meccanica
    L'articolo di Avanguardia fa veramente sboccare.
    Qualcuno potrebbe dire che non ci si poteva pretendere granchè dalla componente più nostalgica e intelletualmente impotente dell'area.
    il fogliaccio filo-islamico per dare contro all'idea di nazione tira in ballo mazzini e il fascismo, cose che ormai farebbero cadere le palle a chiunque all'alba del 2005. Nessuna nuova intuizione, nessuna nuova analisi della società contemporanea
    Quelli di Avanguardia sono fatti così: la politica per loro si confonde con la necrofilia
    Caro amico di Kubric...
    Non riesco a non sbellicarmi dalle risa per le tue insulse parole "di fuoco" per la mia Comunità Politica. Meriteresti di essere messo in "ignore", ma ti voglio dire due cosette, prima di farlo.

    1. "componente più nostalgica e intelletualmente impotente dell'area"... Ti faccio notare che essere eredi di una Rivoluzione non significa essere "nostalgici". In italiano, nostalgico può essere detto di persona che rammenta con nostalgia il suo passato. Nessuno di noi ha vissuto l'esperienza rivoluzionaria degli anni Trenta. Mi spiace, ma questa accusa è falsa. Inoltre, vorrei farti notare che essere "intellettualmente impotente" significa non proporre e non portare avanti alcun tipo di battaglia. Ti inviterei a leggere qualche numero della Rivista prima di balbettare cose così assurde, caro amico di Kubric...

    2."il fogliaccio filo-islamico"... Non siamo islamofobi né islamofili. Ti faccio notare che non l'Islàm è una religione e, come tale, può essere abbracciata, studiata o sentita come qualcosa d'estraneo, ma non si può amarla o odiarla. Al massimo, si possono odiare i musulmani, come fai tu, ma questo non mi interessa.

    3." per dare contro all'idea di nazione tira in ballo mazzini e il fascismo, cose che ormai farebbero cadere le palle a chiunque all'alba del 2005"... Guarda, tante volte non avessi un libro di storia a casa, puoi reperirne uno in qualsiasi libreria, anche a basso costo: in questo modo potresti capire quando, come e perché nasce l'idea di "nazione". Noialtri preferiamo pensare all'Idea atemporale, aspaziale e, quindi, Tradizionale di Imperium, sotto qualsivoglia forma dovesse presentarsi. Se poi, per questo, ti dovessero "cadere le p***e", peggio per te.

    4. "Nessuna nuova intuizione, nessuna nuova analisi della società contemporanea"... Ancora una volta, dimostri di non conoscere assolutamente né "Avanguardia", né la Comunità Politica di Avanguardia. Non posso farci nulla, tranne invitarti ad un sereno confronto, senza questi strani risentimenti dovuti a non so che cosa...

    5."Quelli di Avanguardia sono fatti così: la politica per loro si confonde con la necrofilia"... Benissimo, secondo le tue affermazioni conosci qualcuno di noi... Chi nella fattispecie?! Mi farebbe proprio piacere saperlo. Se così non fosse, vedi di sparlare di meno e, se proprio devi farlo, sproloquia di argomenti che conosci.

    Ora ti lascio ai tuoi film, caro amico di Kubric...

    PS: invito i moderatori a non permettere agli ignoranti (sia in senso latino che italiano) di rovinare un forum di discussioni così importante per la nostra gente. Grazie.

  5. #5
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    l'articolo iniziale potrebbe stimolare una interessante discussione sul tema nazionalismo-fascismo. Che relazione hanno l'uno con l'altro? si identificano sic et simpliciter o esistono differenze importanti?
    ogni fascismo é stato (ed é) anzitutto nazionalista, ma non tutti i nazionalismi hanno sviluppato una forma fascista. Perché alcuni si ed altri no?
    A mio parere il fascismo é senza dubbio una forma particolare di nazionalismo, ma va al di lá di questo, molto al di lá. Il nazionalismo mira alla nazione come orizzonte esclusivo, il fascismo mira alla civiltá. Ad un gradino quindi superiore rispetto ad un mero nazionalismo. Ed é per questa differenza di obiettivi e spazi che il fascismo é, in un certo modo, universalista. L' "idea" puó propagarsi fuori dai limiti di una nazione per abbracciare tutte le nazioni che compongono una civiltá. Ed anche oltre. Sono esistiti fascismi nell'ambito islamo-arabo ed orientale.

  6. #6
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    Predefinito

    Io vi posso dire cosa è la differenza. Il Nazismo aveva una visione: NOI SIAMO I MIGLIORI NEL MONDO, E TUTTI DEVONO ESSERE SOTTO DI NOI.

    @Outis

    1.Tu scrivi Hamas qui, Ialam là ..... Per me quella gente ha un altra religione e sono delle scimmie. Loro odiano a tutti che non sono come loro. Tu sei come loro? Perchè non ti fai Musulmano?
    Ok combattono contro l'Israele e l'America x quello la loro mentalità mi piace anche a me...ma tu parli come uno di loro, mi fai propio paura. Tu non sei Fascista tu sei comunista xchè così tradisci la tua identità e la tua nazione. Un Tedescho non lo farebbe mai!

    2. Tu non sei cristiano, hai scritto nel thret:Hitler-Cugina
    Non credi alla nostra religione...e tu parli di Adolf Hitler che propio lui era cristiano .

    Saluti

  7. #7
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    PS: invito i moderatori a non permettere agli ignoranti (sia in senso latino che italiano) di rovinare un forum di discussioni così importante per la nostra gente. Grazie.

    non mi pare che voi di Avanguardia abbiate contribuito al successo di questo forum; anzi... la vostra presenza è sempre stata pressochè nulla e insignificante (quindi in un certo senso coerente con la vostra natura)

    Non parliamo poi di politica attiva ( ripeto politica e non "necrofilia"). In quell'ammasso di svantaggiati che è la nostra area avete creato un ghetto nel ghetto.

    Avanguardia o "onanismo militante" ?

  8. #8
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    Predefinito Ora basta!

    In origine postato da Arancia Meccanica
    non mi pare che voi di Avanguardia abbiate contribuito al successo di questo forum; anzi... la vostra presenza è sempre stata pressochè nulla e insignificante (quindi in un certo senso coerente con la vostra natura)

    Non parliamo poi di politica attiva ( ripeto politica e non "necrofilia"). In quell'ammasso di svantaggiati che è la nostra area avete creato un ghetto nel ghetto.

    Avanguardia o "onanismo militante" ?
    A parte il fatto che di militanti della Comunità Politica di Avanguardia ce ne sono pochissimi su questo forum, è da poco che lo frequentiamo, ma non è una scusa plausibile per non valutarne la presenza attiva. Se pensi che la nostra natura sia nulla e insignificante, non vedo altro modo che invitarti ad un confronto attivo per farti capire il contrario...

    Non siamo un ghetto, né una setta, in quanto dialoghiamo con tutti e non abbiamo problemi con nessuno. Se critichiamo lo facciamo a livello politico. Mi sembra proprio che tu non ci conosca affatto... Ti invito nuovamente ad un confronto attivo...

    Per il discorso "fare" o "non fare" politica, non ti contesto il giudizio. Se per te "far politica" è manifestare per delle cazzate, non facciamo politica. Se è pensare, riflettere, creare un progetto politico, portarlo avanti ed "essere la politica", allora facciamo politica... Mi spiace che tu non lo capisca.

    In merito all'ultima simpatica battuta, ti invito, per l'ultima volta ad un sereno confronto... Spiegati meglio, giovane amico di Kubric... :-)))

    Riccardo
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  9. #9
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    Predefinito

    A integrazione copio un illuminante intervento che il camerata Damiano mi ha fatto pervenire da Parigi a commento dell'articolo:

    " ha colto in pieno il suo ruolo attuale, e il perche fanno di tutto per cancellarla, o perche, come in Kossovo, fanno di tutto per farne entità multietniche, qualunque sia il prezzo. A gusto mio, direi che manca solo una distinzione piu forte, piu marcata tra nazione "illuminista", da una parte, concepita come insieme di individui civili, anonimi, dall'unico interlocutore, dall'unica stella polare : "la costituzione", "i diritti" ("alla Ciampi" se vogliamo), e quella, nostra, di Nazione, che è quella della communità delle anime e delle generazioni concatenate, della storia e della tradizione, del radicamento colettivo. Penso sia utile sopratutto per non pocchi italiani di destra che col nazionalismo hanno le idee un po' confuse, mi sembra, proprio per aver capito mal la lezione del nazionalismo fascista."

 

 

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