Antonio dall'Igna, in Margini n. 48 (ottobre 2004)

Julius Evola, "I testi de La Stampa",

Edizioni di Ar, euro 14,00

È la guerra a fare da sfondo ai diciassette articoli scritti da Evola tra l’ottobre del 1942 e il dicembre del 1943. "Tempi duri, sostanziati di discipline e di lotte" (p. 25), "tempi della decisione" (p. 27): è questo il periodo in cui l’Autore collabora al quotidiano torinese. Come in Oriente il mujo, l’impermanenza, vale a sposare la vita con l’attimo, riconciliando ancora una volta gli estremi, così la guerra per Evola è il momento propiziatorio per una rivoluzione dell’anima, "un mezzo per una purificazione, per un’ascesi, per un risveglio interiore" (p. 43). "L’esistenza umana diviene relativa - è un sentimento tragico e crudele, questo, ma può anche essere principio di una catarsi, la via per presentire ciò che, solo, nulla potrà mai intaccare, nulla potrà mai distruggere" (p. 71): stiamo citando dall’articolo "Liberazioni", forse il più atto a rappresentare il valore che Evola attribuisce ai "periodi tragici e sconvolti della storia" (p. 71). Una prospettiva crudele? Insensibile? E dove sono le lacrime, dove è finita la disperazione di cui sono ammantati i ricordi dei nostri cari? Evola stesso, nella sua autobiografia intellettuale, meditando l’incrocio delle sue disposizioni, indicò come aspetto negativo della propria tensione alla trascendenza "una certa insensibilità e freddezza d’animo" (Il cammino del Cinabro, p. 12). Ma, proprio in "Liberazioni", avverte che "non si tratta di insensibilità e di male inteso stoicismo" (p. 72). È la cura dell’essenziale ad animare la scrittura di Evola in questi articoli. I testi che, a uno sguardo superficiale, possono sembrare distanti dalle sue opere principali, in realtà attingono alla stessa fonte, calano le idee del ‘suo’ pensiero nella sfera dell’attualità, marcando i contorni essenziali dei problemi. Non si tratta di insensibilità, bensì di una acuta sensibilità per i casi della vita umana, se un forte richiamo all’etica vale anche in tempi di pace. "Perché anche nella pace non mancano dolori, tragedie e sventure che indicano la perennità di quell’articolo" (p. 20), scrive Piero Di Vona nella sua breve, ma incisiva, nota introduttiva.

Significativi poi gli articoli che esprimono il concetto evoliano di razza, raccogliendo in un agile compendio gli elementi e le caratteristiche essenziali della sua speculazione su questo tema. Anche qui Evola auspica scelte interiori che possano restituire una forma all’essere umano nella sua totalità.

Sono inoltre da segnalare, per l’atmosfera carica di suggestione in cui sono immersi, i ‘racconti’ che riguardano due personaggi che, secondo l’autore, hanno condotto una esistenza-simbolo, ovvero le cui vite si situano al termine di un processo di ‘discesa metafisica’, rappresentando il transito nell’umano di un’idea superiore. Ci riferiamo al barone von Ungern e al principe Eugenio di Savoia.

Tra i testi scritti da Evola per La Stampa figurano anche alcuni articoli di costume che disegnano analisi su realtà oggi sempre più attuali, testimoniando così la straordinaria capacità di previsione dell’Autore.

Al lettore non può sfuggire il rigore dell’analisi evoliana: è sufficiente seguire i percorsi etimologici che precedono l’esposizione dei concetti per rendersi conto di come, anche negli scritti di attualità, l’atteggiamento di Evola sia distante dalla superficialità e da un approccio corrivo.

Uno degli articoli cui attribuire maggiore considerazione, come ha notato Giovanni Damiano, curatore della raccolta, è "Stile classico e ‘classicismo’". Il termine-chiave è ‘forma’, in quella particolare declinazione del concetto che trova corrispondenze nell’opera di Juenger, ma soprattutto nei testi di Gottfried Benn e Alfred Baeumler. Rimandiamo il lettore più attento alla lettura dell’articolo "Sull’ideale ‘classico’", pubblicato da Evola su Il Conciliatore molti anni dopo. Qui interviene una nozione complementare che viene a meglio precisare la ‘forma’, ovvero quella di ‘limite’.

Sono colonne, quelle de I testi de La Stampa, che offrono un’ampia prospettiva della scrittura evoliana, seppur situata in una determinata congiuntura storica. Opportuna, allora, ed efficace questa riflessione del curatore del volume: sembra che qui "in qualche modo, Evola abbia addirittura voluto offrire al lettore […] una sorta di sintetico ‘vocabolario’ del suo pensiero" (p. 14).