SUI PASSI DELL’UNITÀ
La Settimana di preghiera che viene celebrata ogni anno è stata promossa da un prete transalpino nel secolo scorso Ma anche protestanti e ortodossi vantano tanti coraggiosi apripista


Ecumenismo, i pionieri
lungo le vie del dialogo


L'abate francese Paul Couturier ha promosso la Settimana
di preghiera come la viviamo oggi Credeva in un monastero invisibile popolato da uomini e donne di diversa confessione ma con la stessa passione ecumenica


Di Riccardo Maccioni


È proprio vero, a volte il nome rivela la persona. Lo testimonia l'abate Paul Couturier, pioniere cattolico del dialogo ecumenico. Come un bravo sarto, couturier appunto, nella prima metà del XX secolo seppe disegnare e cucire un nuovo modello di rapporti interconfessionali. Sacerdote francese, nato a Lione nel 1881, Paul-Irénée Couturier dedicò la vita alla ricerca dell'unità tra le Chiese. A questo scopo, nel 1933 introdusse nella sua diocesi un triduo dedicato alla preghiera cui fece seguito l'anno successivo una settimana, sul modello introdotto dal rev Ignatius Spencer prima e da Paul Watson poi. Con una differenza. «Il suo grande merito - spiega Enrico Maria Sironi docente di teologia ecumenica all'Università Urbaniana, all'Orientale di Roma e all'Istituto di teologia ecumenico-patristica greco-bizantina San Nicola di Bari - è aver messo tutti i cristiani in grado di pregare insieme e per lo stesso fine. Cioè ritornare a Cristo per essere riconciliati in Lui e da Lui. Prima della sua intuizione le Chiese si limitavano a chiedere la conversione degli altri».
Detto in altro modo, l'abate francese è stato il padre di quell'ecumenismo spirituale che il decreto conciliare «Unitatis redintegratio» riconosce come «anima» di chi lavora per l'unità. Il suo frutto più evidente è la Settimana come la intendiamo oggi, che a partire dal 1939 fu adottata in tutto il mondo tra il 18 gennaio, festa della cattedra di Pietro e il 25, memoria della conversione di Paolo. «Ma Couturier è stato anche il primo sacerdote cattolico a celebrare l'Eucaristia nella Chiesa antica di Taizé dove aveva incontrato frére Roger Schutz. E poi organizzò conferenze interconfessionali a Présinge e nella trappa di Dombes oggi famosa per gli incontri di studio tra cattolici e protestanti».
Nella sua riflessione è celebre l'immagine del monastero invisibile dell'Unità, formato dalle anime cui lo Spirito Santo ha fatto conoscere il dolore provocato dalle separazioni tra i cristi ani. «Ne fa parte - continua Sironi - chi è mosso da un'autentica passione ecumenica. Persone di confessione diversa, che pur rimanendo fedeli alle loro Chiese sono uniti dalla preghiera di Cristo: "che tutti siano uno". Il monastero è una realtà invisibile, diceva, perché "rimane nascosta in Dio con Cristo". In questo senso la clausura è rappresentata "dalla piena abitazione in Cristo che prega per l'unità"». La sua educazione al dialogo era iniziata negli anni 20, grazie all'incontro di rifugiati russi di fede ortodossa e alla conoscenza della spiritualità anglicana. Ma molta parte ebbe anche la testimonianza del cardinale belga Joseph-Desiré Mercier, arcivescovo di Malines, città degli omonimi dialoghi. «La vocazione ecumenica di Couturier sarebbe nata dalla meditazione del capitolo 17 di Giovanni durante un ritiro spirituale nel priorato benedettino di Amay-sur-Meuse fondato da Lambert Beauduin che poi si trasferì a Chevetogne».
Quel monastero veniva detto dell'Unione perché abitato da monaci di rito latino e di rito bizantino. Beauduin tra l'altro fondò la rivista Irenikon e partecipò all'ultima parte della Conversazioni di Malines tra cattolici e anglicani. «Non c'è dubbio comunque che il cardinale Mercier sia stata una figura straordinaria. Basta citare la sua celebre frase: "Per unirsi bisogna amarsi; per amarsi bisogna conoscersi; per conoscersi bisogna andare l'uno incontro all'altro". Ma nella formazione di Couturier ha avuto parte anche Yves Congar considerato uno dei padri del moderno ecumenismo teologico».
In definitiva, la qualità di un uomo è rivelata dagli incontri che fa, dal suo coraggio. «La grande eredità di Couturier è l'importanza data all'ecumenismo spirituale - conclude Sironi -. Una sua celebre espressione, in cui si può leggere il richiamo alla santità, recita: quando tutti "saremo saliti abbastanza in alto ove i vapori umani sono rarefatti, lo Spirito Santo libero di agire su questa umanità leale, sincera e purificata, comp irà il miracolo della nuova Pentecoste, il prodigio della Riunione"».


Avvenire - 22 gennaio 2005