Un saggio di Giorgio Galli esamina i rapporti tra politica ed esoterismo
La Storia, una creatura delle forze occulte?



ANDREA ROGNONI
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Giorgio Galli, già docente alla Statale ambrosiana di Storia delle dottrine politiche ed esemplare giornalista di “Panorama”, ci regala con la nuova edizione ampliata di “La magia e il Potere. L’esoterismo nella politica occidentale” (Lindau Edizioni) un’opera che rimarrà sicuramente epocale e fondamentale lungo il percorso di riscrittura della storia occidentale moderna e contemporanea. Una forma di “revisione” sacrosanta (a fronte di altre e di altri più discutibili) che tiene conto finalmente anche di quelle “forze occulte”, idee, movimenti e azioni ispirate a principi e comportamenti di carattere esoterico e neospirituale.
L’importanza del saggio sta nella capacità di far intendere, attraverso il frutto di numerose circostanziate ricerche, che diverse scelte di capi di stato o partiti fondamentali sono legate direttamente o indirettamente a visioni del mondo che non si fondono nè sulla razionalità scientifica nè su una teoria politica di carattere empirico-pragmatico, bensì su convinzioni e mitemi che rimandano a dimensioni ultraterrene o di ispirazione magica. Vien così indirettamente a cadere la visione di una storia guidata da forze afferenti alle religioni ufficiali da una parte o a determinanti di carattere puramente economico-sociali dall’altra.
ESOTERISMO E IDEOLOGIE
Anche quando il Nostro tratta di movimenti d’opinione puramente intellettuale, che hanno caratterizzato la vita culturale delle principali nazioni europee (comprese Romania e Portogallo che sotto questa nuova luce risultano molto più importanti nello scacchiere della storia di quanto non fosse stato nella tradizione manualistica), sia in prima linea che in forma sotterranee o clandestine, è in grado di dimostrare, colpendo indubbiamente alla grande l’attenzione del lettore, che il loro influsso sui personaggi di potere dei rispettivi Paesi o di paesi vicini è stato notevole, anche a distanza di molti anni, perchè talvolta alcune dottrine sono apparse dapprima sotto una forma concettuale o spirituale e dopo decenni o secoli sotto una nuova forma.
Senza contare, inoltre, che la realtà popolare è stata influenzata, nei suoi umori, da altre realtà spirituali, ideologiche o psudospirituali, in grado di fornire la spinta necessaria al consenso, talvolta massiccio, nei confronti dei propri capi. L’impressione, comunque, leggendo il saggio di Galli, è che siano state spesso delle elites a pilotare la stessa opinione pubblica verso una o l’altra direzione politica, élites a loro volta influenzate da personalità al di fuori della norma, nel bene e nel male, e da archetipi in grado di rivitalizzare l’inconscio collettivo e creare una sorta di sempre inedita fascinazione di massa.
Ripercorriamo brevemente il percorso compiuto dall’autore nella sua caccia alla “magia politica”. Fondamentali i primi due capitoli perchè dimostrano che all’origine dello stato moderno, all’origine cioè di quello Stato-nazione di ispirazione colonialista che per affermarsi ha dovuto tarpare cinicamente le ali alle vere identità etnoculturali d’Europa, ci sono anche opzioni politico-culturali di impronta filosofico-esoterica, per lo più miranti a destabilizzare i principi della Tradizione Cristiana. Il discorso vale soprattutto per Inghilterra e Francia, gli stati cioè più antichi e al tempo stesso rivelatesi più spietate nei confronti delle minoranze interne.
La prima figura su cui si sofferma Galli è già stata oggetto in passato di diverse “letture”, tenuto conto dell’ambiguità di fondo del personaggio stesso: Richelieu, teorico e costruttore dello Stato moderno. Passando attraverso una sorta di ciclicità esistenziale, il cardinale visse tre momenti di “febbre esoterica”, a distanza di otto anni l’uno dall’altro (ciclo di Urano o meglio semicerchio del nodo lunare?: ce lo chiediamo conoscendo la collaborazione di Giorgio alla rivista “Astra”).
NOSTRADAMUS E RICHELIEU
Ma per spiegare le matrici della sua passione occorre risalire all’arrivo in Francia di Caterina de Medici col suo bagaglio di cultura rinascimentale alla Marsilio Ficino, così legata alla conoscenza della più nota delle leggi esoteriche, quella del parallelismo tra macrocosmo e microcosmo (ciò che sta in basso è uguale a ciò che sta in alto; ne deriveranno anche la legge di sincronicità e di sintopicità). L’epopea dei Medici francesi, passando attraverso l’epoca irripetibile di Nostradamus, giunge fino alla secentesca Maria, la cui consigliera Galigai era dedita a pratiche magiche. Il primo Richelieu accresce il suo potere sotto l’influsso della Galigai e di suo marito Concino Concini, grazie ai quali riesce a farsi largo e diventare a trent’anni segretario di stato. Quando qualche anno dopo lancia i suoi strali contro le possedute del convento di Loudon (Poitou) «combatteva una cultura nella quale forse era stato in qualche misura coinvolto anche per sottrarsi alle accuse di esserlo stato».
Questo tipo di comportamento si riscontrerà in tanti altri politici e capi di stato fino ai tempi odierni, in gioventù dedichi ad interessi esoterici e poi pronti, una volta al potere, a rinnegare, meglio, ad esorcizzare, il loro stesso peccato. In un certo senso più che di malizia si tratta di autoterapia. Man mano che ci si inoltra nel Seicento ci si imbatte in un altro “spettro” (il vocabolo riecheggia più volte nel libro fino all’analisi delle note parole di Marx) in grado di condizionare in qualche modo filosofia e politica: i leggendari manifesti dei Rosacroce, la cui cultura di fondo, di matrice teutonica, è arrivata fino ai potenti francesi e perfino ad un filosofo razionalista come Cartesio, che in realtà farà di tutto per fornire un’immagine di sè quanto mai lontana dal neotemplarismo, esorcizzando il tutto anche lui con un libello dal titolo eloquente come “Orrendi patti stretti tra Satana e i presunti Invisibili”, ma si avvarrà di suggerimenti esoterici per la stesura dello stesso “Discorso sul metodo”: quando la Chiesa lancerà il suo anatema contro gli stregoni della Rosa e della Croce (accusa giustificata se si pensa che dal loro seno nascerà, mutatis mutandis, la massoneria settecentesca) sarà ormai troppo tardi, nel senso che la scienza moderna avrà ricevuto i suoi crismi attraverso un bel bagno nella magia (ma su questo aspetto faustiano viene ricordato anche il clima della alchemica Praga rodolfina, in grado di far da modello archetipico al regno dei quanti coi suoi maghi atomici del ventesimo secolo: vedi capitolo quinto). Interessantissimi anche i suggerimenti galliani sul sottile legame tra protestantesimo e rosicrocianesimo: dopo la vittoria cattolica nella Guerra dei trent’anni questo fronte “eretico” sceglierà altre strategie operative, ricicliandosi sotterraneamente per arrivare fino a certi capisaldi dell’illuminismo e della cultura liberaldemocratica (erano tesi già abbozzate nel primo testo del genere di Galli, “Occidente misterioso”).
Il teatro di quest’ultima “linea di congiunzione tra magia e potere” risulta soprattutto l’Inghilterra. Qui la radice della statualità moderna era stata seminata dal “Leviatano” di Hobbes, zeppo di riferimenti esoterici ai “Corpi Invisibili”.
WEBER E IL MONTE DELLA VERITÀ
Del resto anche i “sacri testi” della teoria politica contemporanea risentono della formazione esoterica di certi autori molto famosi: si pensi a Weber, il cui orientalismo giovanile, che sviluppa intrattenendo rapporti anche col gruppo ecologista e prehippy del Monte Verità di Ascona, gli suggerisce l’idea del capo carismatico, figura prototipica nell’humus culturalpolitico della Germania della prima parte del secolo ventesimo (capitolo terzo). Galli è in questo senso onestissimo e bravissimo nell’additare una sotterranea liaison tra cultura di destra e cultura di sinistra, che appunto solo uno studio della storia dell’esoterismo ci permette di illuminare fino in fondo (vedasi in tal senso anche la Romania tra Codreanu e Ceausescu, così gravida di vampirismo sia sotto il fascismo filoarcangelita che sotto il comunismo sui generis del Conducator, descritta nel bellissimo e densissimo capitolo dodicesimo).
IL “CODICE DA VINCI” E LA NEW AGE
Nel capitolo quarto il nostro si addentra invece nei complessi meandri della storia francese contemporanea, arrivando qui e in parti successive a fornire consigli preziosi anche riguardo il giudizio sulle presunte vicende che costituiscono la trama di riferimento del “Codice da Vinci”. Galli è bravo nello smascherare da una parte il “ranterismo” settecentesco (mi chiedo per la verità se ora il tutto non sia stato ripreso, anche in chiave esoterica, da movimenti come i radicali ed i libertari...), che trova la sua teoria di punta nel libertinismo come modello sessualpolitico alternativo ai valori cristiani, e dall’altra la matrice blanquiana (Blanqui è l’autore settecentesco di un libro sul parallelismo dei mondi) dello zoccolo duro dell’attuale New Age, che trova secondo noi la sua apoteosi ne “La Profezia di Celestino” di Redfield (anni Novanta, tesi al futuro) e nella nota teoria ripresa da Dan Brown della linea regale del sangue di Cristo, in un clima da inizio terzo millennio, teso, anche fanaticamente sia ad Ovest che ad Est, alla rilettura del passato. Quanto al Priorato di Sion e alle macchinazioni relative al Santo Graal, da Rennes le Chateau al papato postconciliare, Galli si mostra giustamente piuttosto scettico.
KARL MARX E I “COSTRUTTORI DI DIO”
Altra epopea che l’autore non può esimersi dal vagliare è quella del bolscevismo magico, argomento carissimo ad alcune frange del cattolicesimo tradizionale, che diverse volte in passato hanno sottolineato il satanismo giovanile di Marx (tematica qui ripresa in chiave più laica a pagina 184 e 185) ed i presupposti magici del comunismo ateo e materialista. Come al solito la penna di Galli è insieme lieve e caustica nel delineare impietosamente ma con grande obiettività una vicenda ideologica e politica che fa capo ad alcune linee filosofiche che sembrano convergere verso un tipo di mentalità dominata dal vitalismo assoluto e dal cosiddetto “cosmismo”.
Alcuni teorici del bolscevismo si ritenevano “costruttori di Dio”, alla ricerca di quella Vita assoluta Cosmica in grado di sconfiggere definitivamente la morte. Ecco svelato quindi quel delirio di onnipotenza che sta alla base del comunismo, anche quando vuol competere, in fatto di scienza e tecnica, con le altre maggiori potenze mondiali per conquistare quel controllo del cosmo che solo può garantire la vera Rivoluzione. Si tratta di una tipica operazione teurgica, che passa anche attraverso la conquista di Marte come garanzia di immissione sulla terra di sangue nuovo, quello appunto dei marziani. Fantascienza quindi, che influenzerà scienziati apparentemente serissimi come Ziolkovskij e Vernadskij, presentati dal soviet come modelli di obiettività “storico-dialettica”.
Del resto la terra russa era già pregna di magismo popolare prima della rivoluzione (vedasi Rasputin) e non poteva perdere d’acchito questo patrimonio, in parte riciclato anche nelle scuole orientalistiche, tra cui spicca quella di Gurdieff, altro guru ideale della New Age e, aggiungo io, di quel neosufismo che fiancheggia l’islamismo ortodosso nell’incrinare i principi della cristianità. Quel che emerge meglio nelle pagine in esame è la sottolineatura del comunismo come “religione del lavoro”, vero e proprio culto che esige i suoi santi e le sue ritualità collettive (si pensi ad esempio alla parata del primo maggio); il tutto secondo me echeggia anche nel socialismo nazionale di estrema destra ed in alcuni suoi teorizzatori di classe come Junger. Ma il cosmismo esoterico arriva fino alla Perestroika di Gorbaciov, ora riciclata in chiave mondialista (sulle implicazioni mondialiste del comunismo raccomandiamo sempre anche “Massoneria e Sette segrete” di Epiphanius).
L’ESOTERISMO DEL DUCE
Altro capitolo chiave del libro risulta quello dedicato all’esoterismo fascista. In questo ambito la querelle più affascinante da sempre è la seguente: fino a che punto il pensiero di Evola può esser considerato realmente fondante dei principi dell’imperialismo in camicia nera? Il problema maggiore è dato dal fatto che Mussolini alla fine accettò alla grande l’idea di Roma cristiana mentre il filosofo ed esoterista rimase sempre su posizioni filopagane. In questo senso il neofascismo degli anni settanta sembra tornare al giovane Benito, ateo e anticlericale (guarda caso proprio come il Berlinguer del compromesso storico era tornato al giovane Marx), dando tra l’altro un’interpretazione dell’opera di Tolkien in chiave neopagana (realtà ora smentita proprio dall’analisi di studiosi vicino all’area federalista e leghista). Galli illustra meglio di tutti il ruolo della figura del neopitagorico Arturo Reghini, coinvolto in un contesto di ispirazione massonica ed infuenzante alcuni aspetti della politica mussoliniana degli anni Venti, poi smentiti dallo stesso Duce quando arriva a parlare di complotto “pluto-giudaico-massonico”.
Il conflitto con Evola nasce nel momento in cui quest’ultimo mette sotto accusa il Risorgimento, di cui invece il Reghini vede il fascismo come compimento ideale. Ma la riflessione sul primo mussolinismo e sui suoi critici porta Galli ad alcune analisi di movimenti attuali dalla forte carica esoterica, come quello che fa capo alla rivista Orion e al suo conclamato “nazionalcomunismo”. In genere, comunque, quando si tratta di analizzare i referenti esoterici della politica attuale, specie italiana e padana, Giorgio sembra assumere toni più cauti e sbrigativi. E’ vero che parla di “esoterismo democratico” a proposito del fronte di centrosinistra ed in particolare per certe attenzioni prodiane per la parapsicologia ma quando si tratta di giudicare a fondo le matrici occulte dei movimenti della Seconda Repubblica (compreso il Carroccio) sembra tirarsi indietro, forse perchè si sente soprattutto storico ed ha bisogno che il tempo sia, come si dice, il giudice migliore.
Un ultimo riferimento, che vuol essere al tempo stesso un ricordo e la documentazione di certe “coincidenze significative”. Classe prima A del Liceo Manzoni (Milano), 1970. Tra i compagni di classe, Stefano Galli, figlio di Giorgio, il sottoscritto, e una ragazza intelligente ed inquieta, Patrizia Costa, che condivideva con me certi interessi. Quest’ultima , colla tesi di laurea su Guglielma la Boema, farà scattare (pagina 280) nel correlatore Galli (il relatore è Attilio Agnoletto, storico del cristianesimo e mio amico) la passione per la lettura esoterica della vita politica. Io reincontrerò Giorgio negli ambienti della Rizzoli. Quel brodo di cultura “classica” ha dato i suoi frutti...


[Data pubblicazione: 25/01/2005]