La gestione delle risorse energetiche è uno dei temi più delicati della nostra politica, che ha un peso notevole (che rischia di diventare un'ipoteca) sullo sviluppo economico del Paese e incide a più livelli anche nel quotidiano di tutti: dalla qualità dell'aria al costo dell'energia per le attività produttive, ai rischi di black-out estivi.
Le scelte -prima di tutto politiche- riguardanti la gestione dell'energia sono tornate in primo piano "grazie" alla solita uscita del nostro "illuminato" premier, il quale, non so se più preoccupato per il caro petrolio e il peso in bilancia dei pagamenti che rischia di sballargli definitivamente la falsa promessa di taglio delle tasse o più interessato a ridurre le bollette pagate anche dalle sue aziende, ha resuscitato le discussioni sull'uso della fissione nucleare quale fonte energetica per il nostro Paese alternativa ai combustibili fossili. A quasi 20 anni di distanza dal referendum passato sull'onda emotiva di Chernobyl che fece cessare l'attività produttiva delle centrali nucleari sul territorio nazionale, centrali che ad oggi sono in "stand-by" di manutenzione e non so se possano essere rimesse in linea di produzione, si ripropongono le vecchie discussioni tra fautori del nucleare e contrari. Considerando che circa il 30% del fabbisogno energetico nazionale è assicurato dall'energia nucleare prodotta da centrali nucleari sul territorio francese e da noi acquistata, e che il referendum dovrebbe essere nel frattempo decaduto (chi ne sa di più posti al riguardo), la discussione è seria: ha senso non produrre sul nostro territorio ma acquistare il nucleare dai nostri vicini? Dal punto di vista della sicurezza, non c'é differenza.
Vero è che l'attuale governo non è certamente in grado di riprendere il programma nucleare, ma sicuramente sta sondando il terreno per valutare le reazioni dell'opinione pubblica. Del resto, il problema nucleare in Italia, anche in assenza di ripresa dell'attività delle centrali è lontano dall'essere risolto: le attuali centrali e i materiali in esse contenuti devono essere smaltiti in luoghi idonei, insieme a tutti quei "rifiuti" e materiali esposti e contaminati da sorgenti radioattive, quali anche quelli di radioterapia di origine ospedaliera. E l'attuale governo non è stato in grado nemmeno di attuare il deposito nazionale nella località e nelle modalità indicate dall'ENEA, sottostando al ricatto della popolazione dell'area individuata e limitandosi a spostare nel tempo il problema, decidendo un oneroso trasferimento all'estero dei materiali radioattivi, da stoccare temporaneamente in depositi sparsi sul territorio nazionale e senza garanzie minime di sicurezza, materiali che tra un paio di decenni rientreranno in patria dove dovranno essere definitivamente stoccati.
I protocolli di Kyoto, da noi ratificati, ci impongono una profonda ristrutturazione del sistema energetico, che solo in parte potrà essere risolto con il "mercato delle emissioni" voluto dagli USA (contrattazione tra Paesi con emissioni eccedenti con le quote di Paesi con emissioni inferiori alle quote assegnate). La ristrutturazione sarà in parte infrastrutturale (miglioramento dell'efficienza delle centrali e della distribuzione), ma per la maggior parte dovrà essere strutturale: bisogna cambiare fonti energetiche. E' impossibile aumentare il peso di alcune fonti (idroelettrico e geofisico) per evidenti problemi ambientali e perché sono già stati sfruttati al limite. L'eolico si scontra con un elevato impatto ambientale e scarsezza di siti. Il fotovoltaico risente di un costo molto elevato (doppio) rispetto agli idrocarburi. Il metano pone problemi di approvvigionamento. Rimane il carbone, che richiede pesanti interventi sulle centrali esistenti, e il nucleare, appunto. In realtà esiste un'altra risorsa, l'RSU. RSU sta per Rifiuti Solidi Urbani. L'RSU generico (quello raccolto nei cassonetti) ha un potere calorico al Kg pari a 0,6Kg di carbone, se bruciato in termovalorizzatore. Ma anche i termovalorizzatori non li vuole nessuno sul proprio territorio (vedi le vicende in Campania e il rifiuto del Comune di Roma). Unica soluzione quella del nucleare, come visto dal premier? Forse.
Nel senso che vi sono DUE tipi di nucleare: la fissione (quela delle centrali tradizionali, con elevata radioattività per migliaia di anni di tutti i materiali esposti) e la fusione (quella che avviene nel Sole, a bassa radioattività). Ebbene, la fusione nucleare è oggetto di ricerche da parte dell'ENEA, con due programmi internazionali: ITER un progetto nato vent'anni fa ad alto costo che porterà ad avvicinarci alla fusione ma non a realizzarla e che ancora non individua la sede del reattore, e IGNITOR, un progetto del Prof. Bruno Coppi del MIT nato nel 1986 a cui sta lavorando un ridotto gruppo di ricerca di Frascati dell'ENEA, che potrebbe portare all'accensione della fusione. Perché, dopo vent'anni, si sia ancora a parlare solo di progetti è solo una scelta politica: non finanziare la ricerca e investire invece risorse nei decoder digitali terrestri. Aumentare gli investimenti per la ricerca detassandoli, altro che tagliare le tasse ai ricchi!




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