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  1. #1
    laico progressista
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    Predefinito Inaugurazione nuova sede nazionale Mre

    Martedì 1 febbraio, ore 10.00, sala "Lucio Cecchini" via IV Novembre, 107 - Roma


    L'ON. LUCIANA SBARBATI INAUGURA
    LA NUOVA SEDE DEI REPUBBLICANI EUROPEI


    Conferenza del Prof. Sauro Mattarelli sul tema:
    la Costituzione della Repubblica Romana, la Costituzione Italiana,
    la Costituzione Europea


    Indirizzo di saluto di Romano Prodi

    Nel pomeriggio si riunirà
    il Consiglio Nazionale del Movimento Repubblicani Europei


  2. #2
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    ULIVO/ PRODI: TENSIONE SUPERATE, ABBIAMO.. AVVITATO I BULLONI
    01/02/2005 - 12:00
    "La ricetta rimane, non ce ne sono altre"


    Roma, 1 feb. (Apcom) - "L'Ulivo è nato per chiudere le controversie del passato", ci sono stati momenti di confronto acceso ma "le tensioni le abbiamo superate" e "la ricetta rimane, non c'è altra ricetta per il futuro". Romano Prodi parla all'inaugurazione della nuova sede dei repubblicani europei e rivendica la lungimiranza del progetto dell'Ulivo sottolineando che il partito di Luciana Sbarbati sarà oggi il "primo ad approvare lo statuto della federazione, cioé dell'Ulivo, che è una parola potente".

    Ci sono state fibrillazioni, riconosce Prodi, ma sono servite: "Abbiamo avvitato i bulloni, perché le ruote fossero nella direzione giusta. Adesso i bulloni sono avvitati".

    "Noi siamo diversi - dice, facendo un paragone con la Cdl - e vinciamo grazie alla nostra diversità. Non dobbiamo nascondere nulla agli elettori".

    copyright @ 2005 APCOM

  3. #3
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    dov'è leggibile/scaricabile questo statuto?

  4. #4
    laico progressista
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    Dunque, amici. Vi faccio il resoconto della giornata di oggi.

    Stamane, alla presenza di Luciana Sbarbati, di Piero Fassino e di un festante Romano Prodi, è stata inaugurata la nuova sede dei Repubblicani Europei. L'aula, intitolata a Lucio Cecchini, recentemente scomparso, era gremita all'inverosimile. Saranno state più di duecento persone, accorse da tutta Italia. Molti stazionavano fuori, perché dentro non c'era più spazio. Un bel raduno che dà certamente fiducia per il futuro, e rinvigorisce gli animi.
    Erano presenti, confusi tra la folla, Marco Pannella e il suo scimmiotto (Capezzone) e la cosa ha destato curiosità e apprezzamenti.
    La sede è quanto di meglio si potesse trovare, ovviamente senza pretendere oltre. A due passi dal centro geometrico e cuore di Roma, piazza Venezia, non lontano dal Quirinale e dalla sede dell'Ulivo. Si compone di un piano terra con una sala per settanta-ottanta persone e di un retrosala. E poi di una porzione di secondo piano, in cui disponiamo di una piccola anticamera di attesa, di un corridoio ove è disposto un lungo tavolo di segreteria, di una piccola sala riunioni (in cui spiccano, oltre alle bandiere d'ordinanza, due bellissimi ritratti di Mazzini e Garibaldi), di un ufficio per il segretario e dei servizi.
    La Sbarbati ha messo a disposizione di chi lo volesse la sala al piano terra per qualsiasi iniziativa, previo avviso.

    Nel pomeriggio si è tenuto il CN, che ha deliberato all'unanimità l'adesione alla Federazione dell'Ulivo (lo statuto della federazione prevede infatti che le adesioni avvengano con il consenso unanime delle assemblee dei vari partiti).
    Il dibattito si è svolto in modo piuttosto pacato. Il segretario ha fatto il quadro della situazione, esortando il consiglio ad esprimersi positivamente, anche per poter dare entro le 15 la notizia alle agenzie di stampa e poter affermare che il Mre era il primo organo a sancire formalmente la propria adesione al progetto.
    Tra i vari interventi dei consiglieri, molto brevi e tutti a vario titolo favorevoli all'iniziativa, è spiccato quello di un onorevole (non ricordo il nome, purtroppo) che rimproverava alla Sbarbati di non aver potuto dare al Mre una maggiore rappresentanza negli organi decisionali della Federazione, e quello di Bogi, che ha svolto un ragionamento politico approfondito, sottolineando il fatto che oggi dobbiamo ridiscutere la forma-partito entrata in crisi e che questa occasione costituisce una prima risposta, un tentativo di superamento del partito tradizionale, con una forma nuova di partecipazione politica.
    Prima che si andasse al voto, poi, l'assemblea ha dovuto ascoltare l'intervento di un semplice iscritto romano che aveva chiesto la parola, e a cui la Sbarbati ha generosamente concesso un po' di tempo: intervento piuttosto critico e isolato, mirato a scongiurare la nostra futura adesione al partito unico, che la sala ha accolto con apparente insofferenza, ma a cui il segretario ha voluto replicare, sottolineando che la nostra adesione è alla federazione così come si presenta oggi. Se si fosse trattato di fare un partito unico non ci sarebbe stata. E ha aggiunto che comunque un domani si potrà sempre tornare indietro.
    Ecco, queste precisazioni mi sono bastate. Le ambiguità di fondo che animano l'intero progetto restano tutte, ma era importante che su questo punto, in quella sede, uscissero delle parole chiare.

  5. #5
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    Innanzitutto, Paolo, grazie per il resoconto, rincuorante (e ne avevo bisogno).

    Citazione da Intervento Principale di by Paolo Arsena e quello di Bogi, che ha svolto un ragionamento politico approfondito, sottolineando il fatto che oggi dobbiamo ridiscutere la forma-partito entrata in crisi e che questa occasione costituisce una prima risposta, un tentativo di superamento del partito tradizionale, con una forma nuova di partecipazione politica.
    Personalmente, se dipendesse da me, io non inviterei Bogi a manifestazioni del nostro partito, a qualunque livello.
    Bogi svolge sempre "ragionamenti politici approfonditi". Quando si viene al dunque, però, se ne sta ben al calduccio nei DS. A tutti gli effetti, Bogi è un ex repubblicano. Appartiene a pieno titolo ad un partito che aderisce all'Internazionale Socialista e i cui europarlamentari fanno parte del gruppo socialista al Parlamento Europeo. I suoi ragionamenti li svolga davanti al pubblico del suo partito, e non del nostro. La sua stessa presenza è come una luce lampeggiante che segnala che aderire al nostro partito non ha senso.
    Patetico, poi, che sia lui, che milita nei DS, cioè nel partito che (per suo merito) è rimasto l'unico ad avere un'organizzazione degna di questo nome, a filosofeggiare sui superamenti della forma-partito (su cui, tra l'altro, io non sono affatto d'accordo).

    Citazione da Intervento Principale di by Paolo Arsena Prima che si andasse al voto, poi, l'assemblea ha dovuto ascoltare l'intervento di un semplice iscritto romano che aveva chiesto la parola, e a cui la Sbarbati ha generosamente concesso un po' di tempo: intervento piuttosto critico e isolato, mirato a scongiurare la nostra adesione al partito unico, che la sala ha accolto con apparente insofferenza, ma a cui il segretario ha voluto replicare, sottolineando che la nostra adesione è alla federazione. Se fosse stata al partito unico non ci sarebbe stata.
    Ecco, questa sottolineatura mi è bastata. Le ambiguità di fondo che animano l'intero progetto restano tutte, ma era importante che su questo punto, in quella sede, uscissero delle parole chiare.
    Strano che ad un Consiglio Nazionale possano parlare semplici iscritti.

    Fammi pensare chi poteva essere...una mezza idea ce l'avrei...

  6. #6
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    Dalla presenza di Bogi deduco che al momento attuale chi ha una tessera in tasca di un altro partito, può avere anche un ruolo di primo piano nel MRE. Ma questo vale solo per Bogi o per tutti gli altri? Chi sa rispondermi?

  7. #7
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  8. #8
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    Citazione da Intervento Principale di by Paolo Arsena
    . . .Prima che si andasse al voto, poi, l'assemblea ha dovuto ascoltare l'intervento di un semplice iscritto romano che aveva chiesto la parola, e a cui la Sbarbati ha generosamente concesso un po' di tempo: intervento piuttosto critico e isolato, mirato a scongiurare la nostra adesione al partito unico, che la sala ha accolto con apparente insofferenza, ma a cui il segretario ha voluto replicare, sottolineando che la nostra adesione è alla federazione. Se fosse stata al partito unico non ci sarebbe stata.
    Ecco, questa sottolineatura mi è bastata. Le ambiguità di fondo che animano l'intero progetto restano tutte, ma era importante che su questo punto, in quella sede, uscissero delle parole chiare.

    Bene così.

    A proposito, lo "sconosciuto" ha lasciato un testo del proprio intervento?

  9. #9
    ALTRA FACCIA DELLA MONETA
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    Citazione da Intervento Principale di by lucifero
    dov'è leggibile/scaricabile questo statuto?
    Questo è il testo che risulta a me come approvato nella riunione dell'Ulivo del 6 dicembre 2004, ma non sono del tutto certo che si tratti della versione definitiva:

    >>>
    I Democratici di Sinistra, la Margherita, i Socialisti democratici italiani e i Repubblicani europei
    Sottoscrivono il seguente patto federativo

    Articolo 1 E’ costituita la Federazione dell’Ulivo. Un soggetto politico impegnato alla realizzazione del progetto dell’Ulivo nel quadro del bipolarismo italiano. Alla Federazione possono aderire associazioni a carattere nazionale, costituite da almeno 3 anni e presenti in più della metà delle regioni italiane, e almeno in un terzo delle province, che svolgano una attività riconosciuta e dichiarino di aderire alla Federazione approvandone lo Statuto.
    Articolo 2 La Federazione, avvalendosi della sovranità a essa riconosciuta dai partiti aderenti, è dotata di una autonoma capacità decisionale di cui il presidente della Federazione è garante. L’autonomia della Federazione si esprime su materie a essa conferite dai partiti aderenti: politica estera, politica europea, politica delle istituzioni. Per le materie delegate alla competenza della Federazione la Presidenza nomina un portavoce. Su questioni di particolare rilievo connesse all’agenda politica, il presidente può sottoporre ai partiti di conferire all’unanimità alla Federazione il potere di deliberare.
    Articolo 3 Nelle materie nelle quali la Federazione esercita la sua capacità decisionale le delibere vengono prese a maggioranza dei due terzi dei componenti gli organismi. Per l’ammissione alla Federazione di partiti o associazioni si richiede l’unanimità dei consensi.
    Articolo 4 Gli organi della Federazione sono: il presidente, che rappresenta e ne convoca gli organismi di direzione. Per l’elezione del presidente è necessario il voto dei due terzi dei membri del Consiglio federale; la Presidenza è composta dal presidente, dai segretari nazionali dei partiti, nonché da quattro componenti designati dai DS, tre dalla Margherita e uno dallo SDI. Partecipano alla Presidenza due rappresentanti delle associazioni; il Consiglio federale è composto da 60 membri, per l’85% designati dai partiti, all’interno dei quali devono trovare spazio le presenza dei gruppi parlamentari, dei presidenti di Regione, di Provincia e dei sindaci; per il 15% designati dalle associazioni aderenti. La rappresentanza dei partiti viene determinata sulla base dei consensi elettorali e dei parlamentari eletti garantendo comunque una rappresentanza a tutti i partiti federati. Le associazioni esprimono la loro delegazione. Il presidente può invitare a partecipare alle riunioni degli organi della Federazione personalità istituzionali dell’Ulivo.
    Articolo 5 La Federazione si articola su base regionale. La formazione degli organismi di direzione e l’assunzione delle materie nelle quali esercita la sua competenza e autonomia decisionale rispondono ai criteri assunti a livello nazionale. I presidenti delle Federazioni regionali dell’Ulivo sono eletti dai rispettivi consigli. Per l’elezione è necessario il voto dei due terzi dell’organismo. In analogia con quanto previsto a livello nazionale, il presidente della Federazione regionale può proporre ai partiti che aderiscono alla Federazione medesima di conferire all’unanimità a essa il potere di deliberare su questioni di particolare rilievo connesse all’agenda politica.
    Le articolazioni regionali della Federazione eventualmente già costituite hanno carattere provvisorio.
    La loro costituzione ufficiale sarà fatta nel rispetto e dopo l’approvazione dello Statuto della Federazione da parte dei quattro partiti fondatori.
    Articolo 6 Nel Parlamento europeo, nella Camera dei Deputati e nel Senato della Repubblica, nei Consigli regionali, in quelli provinciali e nei comuni capoluogo di provincia, si realizzano forme di coordinamento tra i gruppi che fanno riferimento alla Federazione dell’Ulivo. Le forme di coordinamento saranno determinate nelle diverse istituzioni, sulla base dei regolamenti dei gruppi. Il coordinamento deve in ogni caso riguardare l’iniziativa delle commissioni, le posizioni assunte nelle assemblee elettive e deve assicurare l’espressione di posizioni comuni nelle materie delegate alla competenza della Federazione e in materia di leggi finanziarie e di bilancio.
    Le forme di coordinamento già avviate ai vari livelli hanno carattere provvisorio e comunque propedeutico alla loro formalizzazione che sarà fatta dopo l’approvazione dello Statuto da parte dei quattro partiti fondatori.
    Articolo 7 Nell’autunno del 2006, all’indomani delle elezioni politiche, verrà convocata – con modalità che saranno successivamente decise – una Assemblea nazionale della Federazione dell’Ulivo.
    Articolo 8 La Federazione si impegna a sostenere l’adozione di elezioni primarie per la scelta del candidato premier e a promuovere la partecipazione al loro svolgimento.
    Articolo 9 I partiti aderenti alla Federazione si impegnano a sottoporre ad approvazione il presente patto federativo secondo le forme previste dai rispettivi statuti entro e non oltre il 28 febbraio 2005.
    Le associazioni che decideranno di aderire si impegnano analogamente a sottoscrivere e approvare il patto federativo secondo le forme previste dai loro statuti.
    >>>

  10. #10
    laico progressista
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    Bravo Lucio, che hai riportato lo statuto, evitandomi una tesiosa battitura. Non so se sia la versione aggiornata, e ad ogni buon conto, mi riservo di postarla non appena ne avrò la forza di volontà.

    Per caso ho tra le mani il foglio dell'intervento dello "sconosciuto", che ha potuto svolgere il discorso però solo a metà, visto che stava alquanto, come si suol dire a Roma, "cacando fuori dal vaso".
    Intanto ve lo posto nella versione integrale, la cui copia è stata richiesta anche da alcuni presenti, poi semmai aggiungerò dettagli e commenti. Eccolo.



    Amici,

    il mio discorso parte da una prima constatazione di fondo: da dieci anni la politica in Italia ha operato all’interno di uno schema bipolare assai bizzarro.
    A destra e a sinistra si sono ammucchiati partiti profondamente eterogenei. Se a sinistra abita un gran calderone rissoso che comprende comunisti, ex comunisti, socialisti, ambientalisti, laici e cattolici, garantisti e giustizialisti, non meno variegato è il panorama della destra, dove convivono gli scissionisti della Lega e i nazionalisti di An, gli statalisti della destra sociale e gli ultraliberisti di Berlusconi, i cattolici conservatori e i laici liberali. Tutto e il contrario di tutto.
    Questo bipolarismo si è poi sostanziato per la presenza dirompente sulla scena politica di Silvio Berlusconi, la cui figura ha spaccato in due il Paese: il Parlamento non dialoga più, si guarda in cagnesco da una parte all’altra della barricata, fa e disfa le leggi senza concordia, senza discutere, come in una guerra accanita tra fazioni. E i cittadini vivono di riflesso questa condizione, divisi da un’incomunicabilità che sfocia nel rancore se non nell’odio reciproco. Berlusconi e il bipolarismo hanno poi spaccato trasversalmente tutta la classe politica moderata, anche all’interno dei singoli partiti: i cattolici, i socialisti, i repubblicani. Gente da sempre accomunata dagli stessi valori si è divisa in due per assecondare o combattere l’avventura di questo plutocrate, potente, seducente e pericoloso per la democrazia.

    Appare evidente fin d’ora che l’imminente caduta di Berlusconi aprirà un nuovo scenario: il nostro bipolarismo strambo non avrà più ragione di esistere, tanto più che al di là di un’alternanza tra le parti non ha saputo garantire né il dialogo, né la governabilità, né una reale stablità, né una trasformazione in positivo dei costumi della politica, che hanno messo in discussione l’autorità delle nostre istituzioni, a cominciare dalla magistratura, e hanno depresso la funzione democratica dei partiti in favore di personalismi sempre più sguaiati e sempre più ingombranti.
    Ampi settori hanno già compreso che lo scenario cambierà. Alcuni ridiscutono di proporzionale, mentre Rutelli e tutta l’area cattolica di destra e di sinistra si rimettono in movimento. An si prepara a rivestire un ruolo dominante e pienamente democratico nel campo conservatore. I satelliti del berlusconismo sono in fermento, basti guardare al Nuovo Psi, a Formigoni, alla stessa Lega. Anche a sinistra ci sono riflessioni importanti nel correntone dei ds, tra i popolari, nella sinistra massimalista.
    I questo scenario Prodi sta coinvolgendo un intero schieramento in un progetto tutto suo, vòlto a rafforzare l’esistente, ad ingessare l’Italia in uno schema bipolare ancora più accentuato, che vorrebbe sublimato nel bipartitismo. E’ ormai chiaro, anche se la cosa viene ventilata a corrente alternata, che l’obiettivo finale del suo processo federativo e unitario è il partito riformista, un gran minestrone della sinistra, dove confluiranno via via la cultura cattolica, comunista, laica, socialista, ecologista.
    Il congresso diessino che si aprirà tra qualche giorno sarà un capitolo ulteriore di questo processo.

    Cerchiamo dunque di capire e di discutere il nostro futuro.
    E’ questo il nostro obiettivo? E’ lo scioglimento dei repubblicani in un contenitore più grande e indistinto ciò a cui aspiriamo? Oppure, in una società che cambia e si apre a nuove culture, a nuove esigenze sociali, a nuove religioni, dobbiamo lavorare per fare emergere la nostra visione laica, la nostra tradizione democratica, i nostri infallibili valori secolari, il nostro lume razionale e progressista?
    Nel centrosinistra io vedo da un lato un nucleo che ha deciso di portare fino in fondo il progetto di Prodi e Parisi, dall’altro un altro blocco che ha dettato le condizioni per proseguire: Rutelli ha posto le sue condizioni dicendo un chiaro no al partito unico e difendendo l’autonomia e l’identità del suo gruppo.
    Noi siamo tra coloro che seguono a ruota Prodi, senza colpo ferire, senza che nel partito ci siano state finora reali occasioni di dibattito serio.
    Dobbiamo rinunciare ad essere propositivi per non disturbare il manovratore oppure dobbiamo qualificare la nostra politica, parlare alla società, rimarcare la nostra visione, lavorare su contenuti che ci rappresentino ai nostri elettori?
    La strada percorsa fin qui da Luciana Sbarbati è stata vincente, e ci ha garantito una visibilità che prima non potevamo neppure immaginare. Ma il percorso adesso diventa davvero insidioso: la nostra visibilità domani sarà condannata a condensarsi nella figura di Luciana Sbarbati non in quanto segretario del Mre, ma quale esponente di un contenitore più ampio, dove i repubblicani non avranno visibilità in quanto tali, ma in quanto riformisti, fusi e affratellati con gli altri in un unico simbolo, magari una sola organizzazione, un solo partito.
    Se ci pensiamo bene, marciare a tappe forzate verso la federazione prima e poi verso un’unità sempre più stringente e vincolante che prenderà via via le sembianze di un unico soggetto politico, si configura su grande scala come la realizzazione del progetto di Bogi, di Battaglia, di Maccanico e di tanti altri illustri repubblicani che hanno creduto di far vivere i nostri ideali per interposta persona, in altre parole riducendo la tradizione repubblicana ad una serie di testimonianze individuali, mimetizzate e confuse in contenitori più grandi e perfino molto diversi da noi.
    Tutte scelte anche rispettabili, ma che non abbiamo mai condiviso.
    Siamo un partito nato da una dolorosa lacerazione, che ha sofferto durissime battaglie, che ha combattuto e sputato sangue per continuare a sventolare la sua bandiera a sinistra, per testimoniare una presenza e una visibilità repubblicana nella parte sana del Paese, per onorare una trazione altrimenti destinata a macchiarsi indelebilmente degli oltraggi di Giorgio La Malfa.
    Abbiamo fatto tutto questo per morire prodiani?
    Eppure oggi più di ieri esiste in Italia e nel mondo una profonda richiesta di laicità nella società, che non trova sbocchi, che non ha un partito capace di interpretarla e veicolarla.
    Abbiamo tante proposte da fare in questo senso, e anche se ancora non siamo stati in grado di partorirle, abbiamo un grande bagaglio di valori e di ideali da cui attingere, per produrre nuove idee e dare risposte forti e originali alla nostra Italia. Sulla società multietnica, sulla laicità dello stato, sullo stato di diritto, sulla scuola e sulla giustizia, sulle questioni etiche e sulla ricerca scientifica, sulla riscoperta del patriottismo, sull’Europa.

    Oggi siamo legati da una necessità superiore, battere Berlusconi e liberare l’Italia da questa destra. Per questo siamo costretti a seguire un processo più o meno condivisibile che porti alla creazione di una classe dirigente moderata in grado di infondere fiducia al Paese e di indicare una visione comune. Questo è il cammino che altri hanno deciso e che dobbiamo seguire per sperare di risollevare il degrado morale e istituzionale in cui è caduta la nostra democrazia.
    Ma dobbiamo metterci in condizione di poter difendere la nostra identità e la nostra autonomia di partito. Dobbiamo frenare e scongiurare l’esito semplificatorio di questo processo unitario.
    Il partito, la sua struttura e soprattutto l’aspettativa di rappresentare un polo laico ben visibile, autonomo e propositivo, devono continuare a vivere dentro ognuno di noi.
    Anche perché attorno al nostro movimento c’è un grande fermento repubblicano: i Repubblicani Democratici di Ossorio, il movimento toscano di Democrazia Repubblicana, la componente di Riscossa del PRI, il neo costituendo Partito Repubblicano Romagnolo, i delusi sempre più numerosi del partito repubblicano. Tutti spezzoni che cercano a sinistra un’edera sana e ben riconoscibile dove ritrovarsi, senza confondersi tra i diessini, i popolari, i prodiani, sotto un’etichetta riformista che appartiene ad un gergo e a una storia che è di altri e non nostra.

    Io non sono consigliere nazionale e quindi non sarò chiamato ad esprimermi, ma vorrei che questo consiglio si pronunciasse con chiarezza sul modo di partecipare alla lista unitaria. Ben venga l’adesione a Uniti nell’Ulivo, accettiamo pure la federazione, ma definiamo chiaramente il limite oltre il quale ci dobbiamo assolutamente fermare: no al partito unico. No al progetto del partito riformista. No ad un appiattimento supino sulle “strampalerie” di Prodi.
    Si batte Berlusconi, poi si governa. Ma si governa da repubblicani, con il nostro partito, gli ideali laici e democratici nella mente e nel cuore e con in mano non il ramoscello d’Ulivo, ma un tralcio d’edera in bella mostra.

    Buon proseguimento.

 

 
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