DI MASSIMO FINI
Nel discorso di insediamento per il suo secondo mandato il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush ha affermato che:1) «Il compito dell'America è di porre fine a tutte le tirrannie anche negli angoli più oscuri della terra». Compito che va oltre la difesa contro il terrorismo islamico e prescinde da essa.2) Compito dell'America è «rovesciare tutti i regimi antidemocratici», quindi non solo le dittature ma anche le autocrazie, le teocrazie, le monarchie assolute, le aristocrazie, le comunità feudali, tribali, tradizionali e, insomma, tutto ciò che è diverso e "altro" dalla democrazia.3) «Finché la tirrania dominerà intere regioni prone all'ideologia dell'odio, la violenza si moltiplicherà, diventerà una minaccia mortale. Un'unica forza la potrà sconfiggere: la forza della libertà».4) «Anche per la nostra sicurezza noi dobbiamo difendere la democrazia in ogni nazione e in ogni cultura». Ora, a me sembra che chi vuole abbattere tutte le tirrannie, eventualmente con la violenza, in nome della propria concezione della vita e del mondo, è egli il primo tiranno. Che chi vuole rovesciare, eventualmente anche con la violenza, tutti i regimi antidemocratici è egli il primo antidemocratico. Che chi vuole spazzar via i regimi che definisce dell'odio, portatori di violenza e "minaccia mortale" è egli il primo diffusore dell'odio, il violento e l'autentica "minaccia mortale" alla libertà degli altri popoli di autodeterminarsi, alla loro sicurezza, alla loro integrità.

Che chi vuole diffondere la propria cultura in ogni altra è egli il totalitario. Condoleezza Rice, neo Segretario di Stato americano, nel discorso che inaugurava il proprio mandato, che ha preceduto di pochi giorni quello di Bush e che ne ricalcava le idee, aveva affermato che i totalitarismi del secolo scorso, il fascismo e il comunismo, «condividevano una convinzione fanatica che la loro via fosse l'unica e l'assoluta certezza che la Storia fosse dalla loro parte».
Ma che cos'è quella di Bush, della Rice e di tutti coloro che li spalleggiano se non una convinzione fanatica che la loro sia l'unica via e l'assoluta certezza che la Storia sia dalla loro parte?

Cambiano i tempi e i protagonisti ma la solfa è sempre la stessa: i regimi che sono, in un dato momento storico, egemoni si credono i migliori e, in nome di questa loro presunta superiorità, si ritengono in diritto di far strame di tutti coloro che non si assoggettano alla loro supremazia.È semplicemente spaventoso che l'Illuminismo, che era nato in reazione a un assolutismo, quello religioso, si sia fatto a sua volta assolutista, che in nome della propria concezione di tolleranza e di libertà si sia fatto il più intollerante e liberticida dei regimi, che non concepisca e non conceda dignità di esistere a tutto ciò che è "l'altro da sè", che affermatosi per tutelare il "diverso" non sopporti più tutto ciò che è "diverso", che sconfessi, insomma, tutti i propri presupposti e principi. Per la verità nell'Illuminismo, nella sua astrattezza, nel suo "esprit de géométrie" e nella sua prima declinazione politica che fu la Rivoluzione francese c'erano già, in nuce, i germi del totalitarismo che assunsero le forme del giacobinismo e poi del comunismo.

La liberaldemocrazia di origine anglosassone aveva cercato di evitare questi pericoli.Ma adesso, divenuta essa egemone, assistiamo a un giacobinismo in salsa liberaldemocratica che si sposa, per sopramercato, con una fede religiosa e messianica in se stesso. Un ircocervo, un animale che non si pensava esistesse in natura. Un mostro. Bush si appella a Dio che gli garantirà l'inevitabile e inesorabile vittoria. L'Islam radicale si appella ad Allah che gli garantirà l'inevitabile e inesorabile vittoria.E in mezzo ci siamo noi (tutti coloro che non credono di avere la verità in tasca e il sole in fronte e che usano ancora la ragione anche per dubitare, soprattutto di se stessi) che, schiacciati da questi due opposti e simmetrici fanatismi, assistiamo, increduli, al crollo di tutte le speranze e le illusioni che una Modernità troppo sicura di sè aveva suscitato.

Massimo Fini
Fonte:www.ilgazzettino.it
23.01.05