Letterina poco attentamente ponderata in risposta ad un articolo di sabato scorso (La Stampa) nel quale si teneva il piede in due scarpe elogiando “l’itagliano” e “i suoi derivati” allo stesso tempo.




SIAMO CITTADINI DEL PIANETA TERRA

Non concordo con le conclusioni dell’articolo, per altro interessante di Mina, “Il dialetto è l’antidoto ai paciughi linguistici” (La Stampa, 22 gennaio).
i dialetti sono per me equivalente di chiusura, di appartenenza ad un club esclusivo con accesso limitato a terze persone.
Siamo tutti cittadini del pianeta Terra (senza che ce lo dovesse ricordare IL tsunami) : imparare una lingua straniera è aprire una finestra su un’altra cultura. Coltivare un dialetto è guardare al passato ed equivale a chiudersi in solaio o in cantina.
Posso immaginare gli intrallazzi di chi grazie al dialetto cerca di assicurarsi un momento di gloria a livello locale, ma ciò non è apertura né cultura.

Adelia Bertetto, Bruxelles




Ora, se l’avesse scritto il solito mona sul principale, il “ragionamento” potrebbe anche passare inosservato, ma quando chi “cerca di assicurarsi un momento di gloria” con tanto di ciliegina formato iceberg piazzata quale bislacco articolo determinativo del suddetto tsunami ad imperitura memoria di “CULTURA” & “APERTURA” è tale Adelia Bertetto, laureata nel 1968 presso la Normale Superiore di Pisa, assistente di ricerca dal 1970 al 1974 presso la Albert Ludwig Universität, Freiburg im Br., Germania per l’edizione critica delle lettere latine di Francesco Filelfo e dal 1975 traduttrice presso la Commissione dell'Unione Europea, specializzata in energia (incluso il nucleare), ambiente e trasporti , allora la faccenda diventa esilarante.

Grazie di esistere, Adelia

P.S. Se ti occupi di energia con la stessa disinvolta supponenza che dimostri verso la “cultura”, forse è meglio che stai lontana da plutonio e robetta simile..


Se vedòm!