Anima e corpo nella Bibbia e nella teologia cattolica:
un saggio non breve, nè semplicissimo, ma molto interessante e sicuramente fondamentale.
Ne consiglio la lettura.

Thomas.

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La Bibbia riconosce le anime viventi e lo spirito di Dio o alito vitale.
Uomini ed animali sono anime viventi in quanto crezioni della parola di Dio ( dabar) che contiene il suo spirito (la sua ruah) .
Gn1,20-E Dio disse:...brulichino le acque di un brulichìo di nepes (anima) hajjah (vivente).


Lo spirito di Dio (ruah) ha creato tutto ma solo l'uomo ha ricevuto il soffio vitale (nisemat) di Dio nelle narici.
Gn2,7 -Allora Dio, il Signore, prese dal suolo un po' di terra e, con quella, plasmò l'uomo. Gli soffiò nelle narici un (nisemat hajjîm) alito vitale e l'uomo diventò una nepes hajjah (anima vivente).
Gb 33,4-Lo spirito (ruah) di Dio mi ha fatto e // l'alito vitale (nisemat) dell'Onnipotente mi dà la vita (hajjah).

La vita hajjah non è nella Bibbia un concetto, qualcosa di separato dall'essere vivente : è lo spirito divino che crea, cioè dà vita alla polvere=materia trasformandola in carne , anima vivente.

Gli esseri viventi, tutti sono anima vivente, non "hanno" la vita ma "sono" vita.
Uomini ed animali sono creati mortali da Dio.
Gb12,10-Tutti ti potranno insegnare che la (nepes) anima di ogni essere vivente (häî) e lo (ruah) di ogni (besar-`îs) uomo-carne sono nelle mani di Dio.

La morte dell'animale è la separazione della carne-corpo dalla vita , che torna a Dio.
L'antico ebreo percepiva gli esseri come unità viventi ma sapeva anche che l'essere umano è un composto, è cioè formato di vari componenti che si unificano insieme e sono vitalizzati dallo spirito-alito-vitale immaginato come circolante nel sangue.
"Il sangue, questo è la nefes" (Deut. 12,23)
Tutte le creature viventi sono vita-anima (nefesh) , anche gli animali ,e quando muoiono la vita ritorna a Dio , giacchè viene da Lui, è Sua.

Nel sangue animale c' è la vita-nefesh, l'anima. Ma questa è di Dio e quando l'animale muore essa lascia il sangue e torna a Dio; perciò è proibito bere il sangue animale o mangiare carne animale che non è stata dissanguata. Il sangue separato dalla carne animale è ancora sede della vita ma dopo un poco lascia il sangue e torna a Dio. L'animale non è più basar , carne, ma nefesh-met, privo di anima, cadavere.
Il Nazireo (uomo consacrato a Jhwh , lo era Sansone, lo era Gesù di Nazareth) non deve toccare, per tutto il tempo della sua consacrazione, la nefes-met degli animali, che evidentemente non è l " 'anima morta", ma il "cadavere".
Gn6,3 Allora il Signore disse: “Non lascerò che il mio ruah rimanga per sempre nell'uomo perché egli è fragile... La morte dell'uomo consiste nel fatto che il soffio vitale (ruah-nisemat) esce dalle narici come ultimo respiro, dunque la separazione della carne-corpo umano (besar-ish) dallo spirito (nefesh-nisemat). L'uomo allora rimane privo di vita, polvere senza ruah, senza vitalità, cadavere.
Gb 34,14-15-se Dio ritirasse a sè il suo ruah e il suo nisemat morirebbe all ' istante ogni carne e l'uomo ritornerebbe in polvere.

La parola "anima" nomina il rapporto che il corpo (e non l' organismo) ha con il mondo, con gli altri, con il Mistero, (nella Bibbia la relazione alleanza con Jhwh) . Un corpo vivente è impegnato, finché è vivente, in una serie di relazioni in cui esprime le sue intenzioni e da cui riceve risposte che poi rielabora per ulteriori azioni . Estinta la relazione , il corpo diventa cadavere, e l' anima, nell'animale si estingue con esso. Nell'uomo-in-relazione-con-Dio il corpo diventa cadavere ma in virtù della sua relazione con Dio l'uomo è ancora nefesh, vivente, seppure in modo misterioso, nella condizione che sperimente chi è già con un piede nella fossa (vedi i salmi) in atttesa che la relazione alleanza si compia , o con la salvezza dlla morte immediata, o con la resurrezione del corpo e la vita eterna di relazione con Dio.

L'uomo AT non si percepisce come un composto, ma come un essere unitario totalmente identificato con la sua presenza-evidenza-nel mondo ,quindi principalmente con il corpo che infatti include tutte le attività interiori animiche (intelligenza, volontà, emotività, pensiero...tanto che queste sono tutte riferite ad organi corporei cuore, reni, piedi, viscere...) ed il soffio vitale, lo spirito.

La vita umana non è mai nella Bibbia concepita come separata dal composto umano, come un concetto. La Bibbia conosce quella vita umana , quella persona , anche dopo la morte. Si dice nella Bibbia che l'uomo è carne e sangue , cioè è corpo vivente , anima vivente (nepes hajjah), corpo-anima-spirito.
(Es. 21,23) "occhio per occhio, dente per dente, nefes per nefes"
(Giud. 13,30) "Muoia la mia nefes con tutti i filistei"


Nella cultura bisblica solo la globalità evidente (sensibile) e vivente (animica-spirituale) è l'uomo.
L'essere umano è una unità inscindibile nella sua evidenza corporea: è basar-ish, -uomo-carne-, ma con inclusa l'idea di vivente (basar non è mai usato nella bibbia per indicare il cadavere) cioè basar-nefesh-nisemat.

La nefesh-anima dell'uomo è diversa da quella animale, la vita dell'uomo è diversa da quella animale.

Il termine nepes ha in ebraico il senso primario di gola e indica tutto l'uomo in quanto esperienza esistenziale che si radica nell'intimo ma che si sente a tutti i livelli, anche a livello fisico : quel che avviene nella sua vita fisica, emozionale, psichica, spirituale, è segnalato dal variare del respiro, in gola appunto (avere il fiato corto, lungo, avere un nodo alla gola,...).
Es 23,9-non opprimerai lo straniero, voi conoscete la nepes (anima) dello straniero perchè foste stranieri in terra d'Egitto.
Tutti gli esseri viventi sono nepes in quanto sono vita ma come evidenza di esperienza esistenziale, quello che costituisce poi il "vissuto" individuale. L'uomo non "ha " una nepes, ma è nepes : è evidenza di una vita esperienziale, di un vissuto fisico, emozionale, affettivo, relazionale, spirituale...personale.
Per l'ebreo non avrebbe senso una nepes separata dall'unità vivente della persona concreta, del'uomo-carne. Nell'essere-nepes risiede la capacità umana di fare esperienza della vita di relazione-alleanza con tutti e con tutto, anche con Dio: Dt6,5 Amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua nepes e con tutte le tue forze.
Questo non attiene alla vita-nefesh animale.

Termini utilizzati:

ruah=spirito di Dio
nisemat= soffio-alito vitale che viene da Dio ed è dato solo all'uomo.
nefesh =anima che include sempre la vita : anima vivente
basar = carne-corpo che include sempre la vita : corpo vivente nell'animale in virtù dell'anima e nell'uomo virtù dell'anima-spirito.




L' uomo è un condannato a morte:

Gn3,19“ Ti procurerai il pane con il sudore del tuo volto, finché tornerai alla terra dalla quale sei stato tratto : perché tu sei polvere e alla polvere tornerai”.

L'uomo come basar è destinato alla morte: il corpo si decompone, l'uomo come nepes che è vita assolutamente personale che fine fa alla morte?

Nel Salterio Dio non risparmia la nepes dalla morte (89,49;90,3;78,50 ...) secondo la credenza della onnicausalità divina (1Sam 2,6). Con la morte la nepes è ancora la carne e sangue e non si spersonalizza come l'alito vitale che torna a Dio, essa è abbandonata da Dio nello Seôl (28,1) ,il soggiorno dei giusti e degli empi che sono passati attraverso l'esperienza della morte. Una dimensione di vita che non ha una connotazione negativa, piuttosto una vita larvale, lo stato di un uomo privo di vigore (88,5) nelle tenebre, la polvere ed il silenzio (6,6;18,6;49, 15;55,16;89,48;116,3) dove Dio è presente (139,8) ma non si vede perchè (non è concepibile e dunque non c'è) non c'è una relazione-alleanza con Lui (88,6-13).

La morte sbrana la nepes (7,3;21,21-22) e l'uomo non può riscattare la sua nepes presso Dio e vivere per sempre senza sperimentare la morte ,come succede presso il tribunale dove si può evitare la pena capitale pagando un riscatto (Es 21,30;Pv 6,35): per evitare la morte e vivere per sempre l'uomo dovrebbe pagare a Dio, detentore della vita e dell'immortalità ,un riscatto fuori dalle sue possibilità, la vita appunto, per cui solo la misericordia divina può salvarlo (49,8).


Davanti alla morte la nepes si impensierisce e rattrista (42,7) è perseguitata dai nemici (143,3.12) che la cercano (35,4;38,13;63,10;70,3) la accusano(71,13) la " mandano alla malora" (31,14;40,15;56,7) la umiliano (57,7) la insidiano (59,4) è desolata perchè oggetto di ingiuste calunnie (35,12) si turba (6,4), nella ricerca dei peccati che sarebbero causa dei suoi mali (13,3). Essa è prostrata nella polvere (44,26;119,25), rifiuta ogni conforto, è inconsolabile (77,3) è sazia di sventura (88,4) langue nella persona angosciata (107,7-8) è in affanno (107,26), è affamata e assetata, arida (107,9) piange per la tristezza (119,28) si affligge e angustia (31,8) si abbatte e freme 42,6) fino a spegnersi (31,10) ...se finisce la vita come esperienza personale-la nepes -finisce tutto!


Nessuno si prende cura di lei e allora si rivolge a JHWH (142,6;130,1-fine) la nepes anela a Dio (42,2;33,20;63,2) si rifugia in Lui (57,2) i effonde dinanzi a Lui nella preghiera (42,5) si affligge nel digiuno penitenziale (35,15) a Lui si stringe (63,9) canta a Lui (71,23) si strugge verso la Sua salvezza (119,81) verso di Lui si protende (143,6) si eleva(143,8) "fa che essa non venga meno"(141,8) "falla uscire dal carcere"(142,8)


"viva l'anima mia e ti dia lode!" (119,175).E' questo il grido che da un contenuto positivo alla salvezza dalla morte e dunque motiva l'angoscia per la morte e lo Seol:


Il senso della vita per Israele è lodare Dio, vivere della relazione con Lui, (viene dal patto :Gs 1,8 ,ed è il desiderio di ogni israelita credente :Sal 145;148;150)


Non poter più lodare Dio è il senso della morte: Sal 88,11 Farai forse un miracolo in favore dei morti? le loro ombre si alzeranno mai a lodarti? 12 Si parla forse della tua bontà nella tomba, della tua fedeltà nel mondo dei morti? 13 Chi può vedere i tuoi prodigi nella notte senza fine?la tua generosità nella terra dell'oblio? (cf:Gb 26,6;Pv 15,11;Is 38,18).


Morire non è la sparizione dell'uomo-nepes, ma è l'impossibilità di vivere in relazione con Lui, ricordare i suoi benefici (6,6,103,,2) (cf Rm 7,2) e lodarlo (30,9-10).


La nepes esprime l'uomo in quanto è vivente e vissuto personale, e la vita, l'essere nel mondo è relazione, relazione con tutto il creato, con gli altri ma soprattutto, per Israele è relazione con Dio. Israele esiste e vive perchè riceve le benedizioni divine e benedice Dio. Allora l'uomo è nepes soprattutto in quanto esprime la vita umana nella sua esperienza di relazione con Dio.


Dio si avvicina alla nepes sostenedola e soccorrendola nel pericolo (54,6) custodendola (86,2) allietandola (86,4) riscattandola dagli assalitori (55,19;35,17) dalla violenza e dall'oppressione quando è povera e misera (74,12) liberandola dalle labbra di menzogna (120,2) strappandola dalla caduta (54,16) perdonandole i peccati (25,20) riscattandola dal peccato e dalle pene (69,19) accrescendole il vigore (138,3) facendola oggetto di retribuzioni benefiche terrene (25,13,103,2) rinfrancandola con la sua Torah (19,8;23,3) elevandola a Lui e radicandola in Lui (25,1) cosi che essa...si gloria in Lui (34,3), ed esulta in Lui (35,9) lo benedice (103-104) lo loda (146) n Lui riposa (62,2).


La relazione- alleanza con Dio introduce la persona nella dimensione della kabod-gloria divina (3,4;4,3...): Dio, che è il detentore della vita e della immortalità, in quanto ha introdotto l'israelita nella sua dimensione attraverso un berit che è eterno (cf Ger,Ez.) è l'unico che può salvare la nepes dalla morte, dallo Seol, introducendola in modo definitivo nella sua kabod, chè vita e immortalità. In virtù della alleanza , l'israelita fedele, minacciato dalla morte ,può rivolgersi a Dio e sperare in una salvezza non solo dal pericolo imminente ma definitiva .


Salvezza dell'uomo vivente, dell'anima-nefesh, è la sua introduzione nella vita divina. Di fatto anche se l'uomo muore a dimora nello sheol, in virtù di questa unione dell'anima alla vita divina, prima o poi tutta la persona sarà salvata e dunque la vita divina risorgerà le ossa, la carne, il corpo introducendo anch'esso nella sua gloria.
Per questo l'espressione " salvare l'anima" coincide con " salvare la persona" introducendola nella vita divina che è perfetta ed immortale.

Dio salva l'uomo-nepes dalla morte (6,5;33,19), riponendola tra i vivi, strappandola dallo Seol (86,13;88,7;cf Dt 32,22) guarendola (30,3;41,5) ma soprattutto evitandole di fare l'esperienza della morte: evitando che essa veda la putrefazione del cadavere (sahat) (16,10) , prendendola (laqah) dalla mano dello Seol, come per Enoch (Gn5,24) ed Elia (2Re 2,1-12) e Lazzaro Lc 16,22) e Gesù (Mc16,19;At 1,9) (49,16) risvegliandola (haqîs) ( cf Dn 12,2) alla sua presenza per saziarla della contemplazione del suo volto (17,15;42,3;63,6) (cf 11,7;1Sam1,22;Is 1,12) portandola alla sua destra, sotto la protezione della sua potenza, al riparo dal male e dalla morte, alla sua presenza( et-panêka), in una pienezza di vita gioia e delizia senza fine (16,10-11) .

Questa è l'esperienza del fedele israelita nella sua vita di relazione con Dio. Solo entro questa alleanza relazione l'uomo puo' comprendere se stesso, il suo essere, la sua vita.

Perciò il detto di Gesù: Mt10,28 “Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l'anima, la nepes [cioè toglirla dalla relazione con Dio]. Temete piuttosto Colui che può mandare in rovina sia il corpo sia la nepes [togliendola dalla relazione con Lui] , all'inferno. E ancora: (10,39) Chi cerca di conservare la sua nepes [per se stesso, le sue prospettive] la perderà [perchè non sarà nella giusta relazione con Dio]; chi è pronto a consacrare-sacrificare la propria nepes per me [per vivere in pienezza la relazione con Dio] , la ritroverà.

L'uomo è nepes nel suo essere in relazione con Dio, come creatura e come salvato .
Anima identifica l'uomo dialogicamente, come essere di relazione in quanto costitutivamente e per l'iniziativa salvifica divina in relazione vitale con Dio e destinato da Lui ad esserlo per sempre,alla sua presenza,contemplando il suo volto in pienezza, fino a saziarsi. Fin dalla nascita ogni individuo umano si caratterizza come qualcosa di singolare e insostituibile, è nepes vivente, è qualcosa di personale :tutto ciò che di personale c'è nell'individuo, il suo esitere come vissuto e capacità di produrlo sopravvive alla morte ed è destinato dalla iniziativa salvifica divina a raggiungere una pienezza definitiva.


Bendici nefesh mia il Signore (Sal 103) // tutto quanto è nella mia persona lo benedica.

Anima nel Salterio non indica esclusivamente, come nel nostro linguaggio , la componente spirituale dell'essere umano in opposizione a quella materiale rappresentata dal corpo, ma

anima indica l'uomo in quanto essere vivente in opposizione allo stato di cadavere;
indica l'uomo vivente in quanto nella giusta relazione con Dio in opposizione all'uomo fuori dalla giusta relazione con Dio, senza speranza di vita che per natura (divina) è immortale.

Nel salmo 103 nepes è in parallelismo con qereb, che indica tutto ciò che è interno nell'uomo, cuore, reni , sangue ,viscere , cioè tutte le relative capacità e attività umane.
Napesî , anima mia , indica la stessa persona umana, l'io, con la nota però di una particolare accentuazione come se questo io costituisse una entità distinta dall'essere umano .
Jaquet : il condensato di tutte le risorse vitali dell'uomo.
Ravasi aggiunge:è il respiro di tutto l'essere come esperienza oggettivata di vita.
Secondo A. Schokel napesî esprime uno sdoppiamento psicologico dell'orante : anima mia, respiro mio ed esprime l'impegno della persona come si dice, "con tutta l'anima" .

Nel salmo 63,2 nepes è in parallelo con basar e indica piuttosto la totalità della persona.


L'UOMO NON SBAGLIA A RICONOSCERSI SUPERIORE ALLE COSE CORPOREE E A CONSIDERARSI PIÙ CHE SOLTANTO UNA PARTICELLA DELLA NATURA ...INFATTI, NELLA SUA INTERIORITÀ EGLI TRASCENDE L'UNIVERSO DELLE COSE:I N QUELLE PROFONDITÀ EGLI TORNA QUANDO FA RITORNO A SE STESSO, LÀ DOVE LO ASPETTA DIO CHE SCRUTA I CUORI, LÀ DOVE SOTTO LO SGUARDO DI DIO DECIDE IL SUO DESTINO. PERCIÒ RICONOSCENDO DI AVERE UN' ANIMA SPIRITUALE E IMMORTALE...(GS 14)


...L'ISTINTO DEL CUORE LO FA GIUDICARE RETTAMENTE QUANDO ABORRISCE E RESPINGE L'IDEA DI UNA TOTALE ROVINA E DI UN ANNIENTAMENTO DEFINITIVO DELLA SUA PERSONA.IL GERME DELL'ETERNITÀ CHE PORTA IN SÈ, IRRIDUCIBILE COM'È ALLA SOLA MATERIA, INSORGE CONTRO LA MORTE. (GS 18)


Il linguaggio della teologia cristiana


Le concezioni dell'uomo e del corpo nella Bibbia sono in primis dati culturali e non di fede.
Per comprendere le parole e le espressioni in senso religioso bisogna riferirsi alla teologia della Bibbia.


L'espressione anima immortale non va intesa nel senso della cultura greca classica : l'anima è per sua natura immortale e alla morte finalmente si separa dal corpo , definitivamente, quel corpo che la teneva prigioniera. L'unità anima-corpo era vista nella cultura classica come una dannazione. La mortalità del corpo e l'immortalità dell'anima permetteva la separazione del composto umano.

Nel cristianesimo l'essere individuale umano è rivelato come il concepimento (quindi qualcosa di nuovo) di una unitotalità corpo-anima-spirito, la persona.

Il cristiano è consapevole che la rivelazione biblica non coincide nè con le credenze giudaiche nè con le credenze ellenistiche sulla composizione dell'uomo in vari elementi separabili , nè con il linguaggio delle scienze moderne; per questa ragione , per evitare confusione, tralascia qualsiasi spiegazione che possa indurre a pensare a dicotomie o separazione tra gli elementi del composto umano.

L'uomo è persona =unità =anima-corpo =carne-sangue =anima-corpo-spirito , etc.
Questa è la rivelazione.
Alla nascita è anima-corpo, alla resurrezione sarà ancora anima-corpo, ma anima-corpo risorto.


Catechismo Universale Cattolico

368 Unità di anima (=dimensione spirituale) e di corpo (= dimensione materiale) l'uomo sintetizza in sé, per la sua stessa condizione corporale, gli elementi del mondo materiale, così che questi attraverso lui toccano il loro vertice e prendono voce per lodare in libertà il Creatore .(si tratta di qualcosa di personale sempre).
365 L'unità dell'anima e del corpo è così profonda che si deve considerare l'anima come la « forma » del corpo; ciò significa che grazie all' anima spirituale il corpo composto di materia è un corpo umano e vivente; spirito (=anima) e la materia (=corpo)' nell'uomo, non sono due nature congiunte, ma la loro unione forma un'unica natura.
366 La Chiesa insegna che ogni anima spirituale è creata direttamente da Dio - non è « prodotta » da' genitori - ed è immortale: - essa non perisce al momento della sua separazione dal corpo nella morte, e di nuovo si unirà al corpo al momento della risurrezione finale.




Alla morte cosa succede?


1^morte= separazione del corpo dalla vita.

Ap 21,«Scrivi, perché queste parole sono fedeli e veritiere», e aggiunse: 6 «Ogni cosa è compiuta. Io sono l'alfa e l'omega, il principio e la fine. A chi ha sete io darò gratuitamente della fonte dell'acqua della vita. 7 Chi vince erediterà queste cose, io gli sarò Dio ed egli mi sarà figlio. 8 Ma per i codardi, gl'increduli, gli abominevoli, gli omicidi, i fornicatori, gli stregoni, gli idolatri e tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo, che è la morte seconda».

2^ morte= separazione definitiva dalla giusta relazione con Dio.

Lc 12,22 Poi disse ai discepoli: «Per questo io vi dico: Non datevi pensiero per la vostra vita (nefesh) , di quello che mangerete; né per il vostro corpo, come lo vestirete. 23 La vita ( =nefesh) vale più del cibo (=il cibo non da vita ) e il corpo più del vestito (=non è il vestito che da vita al corpo, ma la nefesh ).
Ap 2,11 Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese: Il vincitore non sarà colpito dalla seconda morte.
Ap 20,6 Beati e santi coloro che prendon parte alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la seconda morte, ma saranno sacerdoti di Dio e del Cristo e regneranno con lui per mille anni.
Ap 20,14 Poi la morte e gli inferi furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la seconda morte, lo stagno di fuoco.



1009 La morte è trasformata da Gesù. Anche Gesù, il Figlio di Dio, ha subìto la morte, propria della condizione umana ma ha trasformato la maledizione della morte in benedizione.1001- Nella morte Dio chiama a sé l'uomo. Per questo il cristiano può provare nei riguardi della morte un desiderio simile a quello di san Paolo:«il desiderio di essere sciolto dal corpo per essere con Cristo » (Fil 1,23)
1010 Grazie a Cristo, la morte cristiana ha un significato positivo.
« Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno » (Fil 1,21).Perchè i cristiani affermavano questo?
« Certa è questa parola: se moriamo con lui, vivremo anche con lui » (2 Tin 2,11). Qui sta la novità essenziale della morte cristiana: mediante il Battesimo, il cristiano è già sacramen talmente « morto con Cristo », per vivere di una vita nuova; e se noi moriamo nella grazia di Cristo, la morte fisica consuma questo « morire con Cristo » e compie così la nostra incorporazione a lui nel suo atto redentore.
1012 La visione cristiana della morte "' è espressa in modo impareggiabile nella liturgia della Chiesa:Ai tuoi fedeli, Signore, la vita non è tolta, ma trasformata; e mentre si distrugge la dimora di questo esilio terreno, viene preparata un'abitazione, eterna nel cielo. (Prefazio dei defunti-Messale Romano)
1013 La morte è la fine del pellegrinaggio terreno dell'uomo, è la fine del tempo della grazia e della misericordia che Dio gli offre per realizzare la sua vita terrena secondo il disegno divino e per decidere il suo destino ultimo.
Quando è « finito l'unico corso della nostra vita terrena », noi non ritorneremo più a vivere altre vite terrene.« E ' stabilito per gli uomini che muoiano una sola volta »(Eb 9,27). Non c'è « reincarnazione » dopo la morte. ( questo è l'insegnamento tradizionale della Chiesa)1006 « In faccia alla morte l'enigma della condizione umana diventa sommo ». Per un verso la morte corporale è naturale, ma per la fede in realtà è «salario del peccato» (Rm 6,23)
E per coloro che muoiono nella grazia di Cristo, è una partecipazione alla morte del Signore, per poter partecipare anche alla sua Risurrezione.
1007 La morte è il termine della vita terrena. Le nostre vite sono misurate dal tempo, nel corso del quale noi cambiamo, invecchiamo e, come per tutti gli esseri viventi della terra, la morte appare come la fine normale della vita. Questo aspetto della morte comporta un'urgenza per le nostre vite: infatti il far memoria della nostra mortalità serve anche a ricordarci che abbiamo soltanto un tempo limitato per realizzare la nostra esistenza.
1008 La morte è conseguenza del peccato. Interprete autentico delle affer mazioni della Sacra Scrittura e della Tradizione, il Magistero della Chiesa insegna che la morte è entrata nel mondo a causa del peccato dell'uomo. Sebbene l'uomo possedesse una natura mortale, Dio lo destinava a non morire.(= la morte non era l'esperienza che si presenta all'uomo dopo il peccato originale , era qualcosa di diverso- Il peccato originale ha trasformato l'esperienza del la morte). La morte fu dunque contraria ai disegni di Dio Creatore ed essa entrò nel mondo come conseguenza dei peccato.


Cosa è la persona "tra morte e resurrezione?"

Qui bisogna riferirsi al Libro della Sapienza , libro il cui autore conosce la filosofia greca ed in particolare il platonismo,libro in troviamo lo sviluppo di questo tema come dottrina della immortalità-come athanasia (=nonmortalità) - aphtarsìa (=noncorruttibilità).


Sap 6,19 l'immortalità fa stare vicino a Dio.
Sap 2,23 Sì, Dio ha creato l'uomo per l'immortalità; lo fece a immagine della propria natura. 24 Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo; e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono. 3,1 Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio, nessun tormento le toccherà. 2 Agli occhi degli stolti parve che morissero; la loro fine fu ritenuta una sciagura, 3 la loro partenza da noi una rovina, ma essi sono nella pace(=nella pienezza di vita) 4 Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi, la loro speranza è piena di immortalità 7 Nel giorno del loro giudizio risplenderanno; come scintille nella stoppia, correranno qua e là. 8 Governeranno le nazioni, avranno potere sui popoli e il Signore regnerà per sempre su di loro.


L'immortalità di cui è piena la speranza umana non viene , come nel platonismo dalla natura immortale dell'anima, ma dal dono divino della salvezza.


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