Uno spirito libero prende posizione sul forum dedicato al decennale di AN che uscirà sul prossimo numero della rivista destrosociale. È stato censurato in quanto “fuori tema”. Pubblichiamo il suo contributo




Sul prossimo numero di “Area” verrà pubblicato un forum sul decennale di Alleanza nazionale. Molto gentilmente, il direttore della rivista aveva esteso anche a me l’invito a parteciparvi. Gli ho pertanto inviato il sottostante contributo, che mi pare colga un aspetto importante dell’identità e dell’evoluzione del partito di Fini. Purtroppo, dalla redazione, mi hanno fatto sapere che non potrà essere pubblicato, “essendo fuori tema”. Strano, no? Va beh, non importa, anzi, li capisco. Ma non mi adeguo. E pertanto lo pubblico in un contesto probabilmente più indicato.

Due sentimenti contrastanti mi agitano, mentre scrivo queste brevi note: il dovere della verità, da un lato, che mi obbligherebbe a dire di An ciò che in effetti penso, e il valore dell’ospitalità, dall’altro, che mi porta a non imbarazzare chi gentilmente mi ha concesso spazio.

Risolvo pertanto l’interiore diatriba, attingendo non al mio pensiero ma a chi di gran lunga lo sovrasta e certamente costituisce voce assai più autorevole e degna.

Per valutare An a dieci anni da Fiuggi, allora, ritengo opportuno e doveroso citare ciò che di essa si dice nell’ultima edizione del Rapporto annuale sull’antisemitismo, ultimamente pubblicato dall’Istituto S. Roth per lo Studio dell’Antisemitismo e del Razzismo Contemporanei, ramo della Facoltà Umanistica dell’Università di Tel Aviv. Mi pare un punto di vista coerente e puntuale, visti i legami fra quell’istituto e strutture come il Centro S. Wiesenthal (a cui il partito di Fini promise le liste complete degli ex-combattenti della Rsi) e soprattutto l’Adl, meritoria associazione che recentemente ha celebrato a Roma, sotto l’alto patrocinio del Ministero degli Esteri, un opportuno convegno su “Antisemitismo, minaccia per la democrazia”.

Qual è, dunque, l’equilibrato e imparziale giudizio che i ricercatori di Tel Aviv forniscono sull’evoluzione di An? “Il programma politico di An dà rilievo a un Cattolicesimo vicino alla posizione ufficiale della Chiesa” e inoltre punta al “controllo dell’immigrazione e alla coesione nazionale”. Cose che, evidentemente, confinano col razzismo. D’altra parte, si puntualizza come Fini abbia “mascherato le origini neofasciste di An, dipingendola come un partito conservatore democratico che rigetta razzismo ed antisemitismo, sostiene Israele ed è privo di nostalgia per l’era fascista”. Ma all’Istituto Roth non la si fa! In effetti, viene rivelato, “diversi membri del partito continuano a dimostrare le loro inclinazioni fasciste”. La prova sta innanzitutto nella toponomastica, con vie intitolate ad Almirante e, peggio, a Ettore Muti.

Ma c’è di peggio. Il quotidiano del partito “tende a dipingere a rosee tinte il regime fascista, elogiando i suoi valori e i capi della Rsi”, parla di ragazzi morti “per l’onore d’Italia”, “senza menzionare le persecuzioni contro oppositori politici ed Ebrei”. Peggio ancora, “in nome dell’unità nazionale il partito invoca il superamento delle differenze tra fascismo e antifascismo”.

Certo, altri dati fanno ben sperare, come l’espulsione dal partito dell’on. Serena, reo di aver difeso la causa di Erich Priebke. Meglio ancora, la visita del presidente di An in Israele, con le sue eticamente onorevoli e storicamente ineccepibili considerazioni sul “male assoluto”. A tal proposito, è probabile che gli estensori del rapporto non appartengano al filone di… Filone Alessandrino, altrimenti anch’essi avrebbero dovuto evidenziare come tale concetto sia, almeno sotto il profilo filosofico o semplicemente razionale, una grottesca assurdità…

Viene al contrario, e infine, constatato come l’unica personalità nota ad aver tratto le logiche conclusioni da quel fatto sia stata (ed è tutto dire…) la sig.ra Floriani.

Questo, in sintesi, lo status quaestionis secondo una visuale che senza dubbio sta profondamente a cuore al leader e alla dirigenza di An. Che dire, allora? Qualche passo nella direzione voluta è certo stato fatto, ma il cammino è ancora lungo. “Coraggio, compagni! – si sarebbe detto in un altro contesto politico – Ancora uno sforzo…”


Siro Mazza


Da Noreporter