Risultati da 1 a 2 di 2
  1. #1
    Sparuta minoranza
    Data Registrazione
    13 Nov 2003
    Località
    "Gli Dei sono veritieri e reali, gli uomini falsi e irreali" Ananda K.Coomaraswamy
    Messaggi
    842
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Post Leonard Peltier, detenuto politico Sioux

    Premessa: 1973 quando l’ascia venne dissotterrata
    Col 1968, anno centrale per tanti sommovimenti sociali del dopoguerra, anche gli Indiani si organizzano per lotte più radicali. Nasce in quell'anno l'American Indian Movement (AIM) che negli anni successivi si imporrà come organizzazione di collegamento fra le varie nazioni indiane e della lotta al governo centrale grazie anche ad alcune azioni dimostrative, come l'occupazione dell'isola di Alcatraz, che dà luogo ad un braccio di ferro con le autorità che si protrae per 18 mesi e la marcia del 1972 verso Washington nota come Trail of Broken Treaties (sentiero dei trattati infranti), per protestare contro il mancato rispetto dei circa 400 trattati conclusi nei secoli precedenti con i coloni europei.
    Ma l'episodio che più di ogni altro incarna la resistenza e la lotta indiana del ventesimo secolo è quello che ci riporta a Wounded Knee: qui nel febbraio 1973 attivisti e sostenitori del Movimento Indiano Americano (AIM) occupano pacificamente il villaggio omonimo per protestare contro le attività illegali del governatore della riserva, supportate dal governo USA; la protesta ha un elevato valore simbolico poiché è proprio sulla sacra collina di Wounded Knee, nella riserva di Pine Ridge che nel 1890 venne massacrata brutalmente la tribù Sioux di Big Foot (comprese donne e bambini) dall’Esercito americano.
    Dopo 72 giorni di assedio da parte dell'esercito USA (con carri armati, elicotteri, fucili automatici!!) gli indiani abbandonano il campo. Tra il 1973 e il 1976 le squadre della morte della riserva, al soldo del governo tribale, causano il più alto numero di omicidi (di Nativi Americani) di tutto il Paese. Circa 60, fra tradizionalisti, attivisti e sostenitori dell'AIM, vengono uccisi e nessuno di quei delitti viene adeguatamente investigato.
    Nel maggio del 1975 c'è un'elevata e ingiustificata concentrazione di agenti FBI nei pressi e dentro questa riserva. Nel mese successivo viene organizzato un campo spirituale nella proprietà di una coppia di anziani tradizionalisti. Senza un mandato e senza giustificazione due agenti FBI entrano provocatoriamente in questa proprietà. Ne consegue una sparatoria in cui due agenti e un giovane Nativo restano uccisi. Dell'omicidio viene accusato Leonard Peltier, militante di spicco dell'AIM, assieme ad altri due attivisti nativi.
    Questi ultimi, arrestati e processati, vengono assolti per autodifesa. Peltier invece, che intanto era fuggito in Canada, verrà poi estradato, processato e condannato a due ergastoli consecutivi, sulla base di un' unica testimonianza che sarà poi ritrattata.

    "Quando abbiamo occupato Wounded Knee nel 1973 è stata una questione di sopravvivenza. Abbiamo preso i fucili perché é nostro dovere sopravvivere come popolo. Questa è l'Istruzione di Dio per noi. Dobbiamo sopravvivere.
    Dovevamo far sapere al mondo che il nostro popolo stava per essere annientato. Il Governo degli Stati Uniti non può nascondere quello che ci ha fatto. Il mondo doveva sapere.
    Adesso tutti sanno”

    Mathew King, Capo Nobile Uomo Rosso

    Resistenti indiani durante l’assedio





    Jean-Marc Bertet
    Spesso parlare di indiani d'America significa far riferimento a una serie di stereotipi: piume, bisonti, tende e così via. Eppure, oggi negli Stati uniti vivono circa tre milioni d'indiani, sopravvissuti al genocidio compiuto dai coloni e dai militari americani nel diciannovesimo secolo.La loro realtà quotidiana è molto lontana da questi stereotipi folkloristici.
    La maggioranza di questi popoli deve fare i conti con difficoltà economiche e con problemi sociali derivanti dalla perdita della propria identità culturale; il che ha determinato la diffusione dell'alcoolismo in molte tribù.
    Ma, nonostante questi aspetti negativi, gli indiani hanno avuto la meglio su chi voleva cancellarli dalla storia. Negli ultimi trent'anni nelle varie tribù e riserve si è manifestato un risveglio culturale, economico e sociale.
    Con le loro lotte incessanti, questi americani dimenticati sono riusciti a guadagnarsi condizioni di vita migliori.
    I teatri di queste lotte quotidiane sono i centri comunitari delle metropoli o le riserve, lontani dall'attualità e condannati pertanto all'oblio.
    Gli indiani si battono per ottenere il riconoscimento delle loro lingue, delle loro culture, della loro identità.
    In varie occasioni queste lotte sono sfociate nella violenza. La prima volta fu nel XIX secolo, quando gli indiani cercarono di difendere le proprie terre. Particolarmente combattivi furono i sioux, uno dei popoli più potenti del Nordamerica, entrato in contatto con gli europei nel 1760 tramite i cacciatori di pelli francesi.
    Questi ultimi fecero presto a mettere su famiglia, ciò che spiega il numero elevato di nomi francesi come Leonard Peltier.
    A partire dal 1854 i sioux entrano in conflitto con l'esercito americano e cercano di contenere l'avanzata dei coloni. In 25 anni, sotto la guida di capi leggendari come Toro Seduto, Nuvola Rossa e Cavallo Pazzo, tengono testa all'esercito sconfiggendolo nel 1876 nella celebre battaglia di Little Big Horn, dove perde la vita il generale Custer. Dopo la morte di Cavallo Pazzo (1877), la resa definitiva di Nuvola Rossa e l'assassinio di Toro Seduto (1890), nel dicembre dello stesso anno il massacro di Wounded Knee segna la fine della resistenza sioux.
    Ammassati nelle riserve del North Dakota e del South Dakota, i sioux conoscono l'umiliazione, la miseria, l'acculturazione e l'espropriazione delle terre. Ma la volontà di resistere rimane intatta.
    Nel 1934, una nuova legge federale che viene presentata come una novità vantaggiosa crea dei «governi tribali» eletti dagli indiani. In realtà questi «governi» non rispondono alle aspirazioni dei sioux. Negli anni '60, molti indiani furono costretti a inurbarsi. Si trattava soprattutto di giovani influenzati dalle contestazioni politiche dell'epoca (Black Panthers, portoricani, chicanos, pacifisti che manifestavano contro la guerra del Vietnam), tanto che nel 1968 fondarono un proprio movimento, l'American Indian Movement (Aim). Nato sulla falsariga del movimento per i diritti civili dei neri, l'Aim guadagnò in poco tempo un rilievo inatteso. Leonard Peltier fu fra i primi che vi aderirono (1). Impegnato in azioni militanti, partecipò alla lotta contro l'alcoolismo, alla distribuzione del cibo e degli aiuti, alla creazione di programmi per l'autosufficienza, alla difesa della religione tradizionale e delle lingue indigene. Condanna senza prove L'Aim voleva attrarre l'attenzione degli americani sulle drammatiche condizioni di vita degli indiani con azioni spettacolari ma non violente.
    Nel 1970 Peltier partecipò all'occupazione di Fort Lawton, dove incontrò i principali responsabili del movimento, Dennis Banks e Russell Means.
    Nel 1972 fu fra gli organizzatori del Trail of Broken Treaties (Marcia dei trattati violati) che terminò a Washington con l'occupazione della sede del Bureau of Indian Affairs ed ebbe ampio riscontro sui media. Ormai l'Fbi considerava l'Aim un'organizzazione «sovversiva» e i suoi capi dei «nemici». L'amministrazione del presidente Richard Nixon rispose con il programma di controspionaggio Cointelpro, che aveva l'obiettivo di infiltrarsi in queste organizzazioni «sovversive» per destabilizzarle. Nel novembre 1972, accusato di aver aggredito due agenti dell'Fbi, Leonard Peltier fu incarcerato per cinque mesi e alla fine venne prosciolto perché riconosciuto vittima di una montatura.
    Al tempo stesso, l'Fbi fece eleggere alla presidenza del consiglio tribale di Pine Ridge (la più importante riserva sioux) Richard «Dick» Wilson, un «collaborazionista» che ottenne meno del 20% dei voti...
    In questo modo l'Fbi intendeva rimettere ordine in una riserva che veniva considerata un covo di «agitatori». Utilizzando dei fondi segreti, Wilson creò un corpo di polizia, le Goons Squads (Guardians of Oglala Nation). Nel febbraio 1973, per protestare contro gli abusi compiuti da questa milizia, i sioux occuparono il villaggio di Wounded Knee con l'aiuto dei militanti dell'Aim. Con loro c'era anche Leonard Peltier. L'assedio delle autorità federali durò tre mesi, durante i quali persero la vita due indiani.
    Nel maggio 1973, i ribelli si arresero dopo aver pattuito l'apertura di negoziati sui trattati violati e sulle condizioni di vita degli indiani. Nei mesi successivi, Dick Wilson e la sua milizia personale furono lasciati liberi di compiere ritorsioni sui ribelli. Su Pine Ridge si abbattè un'ondata di terrore: fra la fine del 1973 e la fine del 1975 vennero uccisi 80 militanti. Davanti a questi crimini, gli anziani del villaggio invocarono l'aiuto dell'Aim. L'intervento dei suoi attivisti, fra i quali c'era anche Peltier, riuscì a frenare la repressione dei Goons. Gli uomini dell'Aim si insediarono nel territorio di una famiglia che sosteneva il movimento, vicino al villaggio di Oglala, nella riserva di Pine Ridge.
    Una mattina del giugno 1975, la proprietà venne circondata dai Goons, dagli agenti dell'Fbi e da numerosi poliziotti. Attorno alle 11 e mezzo due agenti federali, Ronald William e Jack Cooler, entrarono nella proprietà mentre inseguivano un giovane sioux, Jimmy Eagle.
    Da questo momento in avanti le testimonianze sono confuse: sembra che gli agenti abbiano sparato sull'auto guidata da Eagle. Credendo che i Goons stessero per intervenire, gli uomini dell'Aim risposero al fuoco. Le forze di polizie e i Goons passarono all'attacco. Seguì una lunga sparatoria. Due attivisti indiani tentarono di raggiungere William e Cooler per disarmarli, ma li trovarono già morti...
    Gli uomini dell'Aim decisero di fuggire e, anche se può sembrare impossibile, ci riuscirono. Morì soltanto un giovane sioux, Joe Suntz Killsright. Leonard Peltier ha sempre detto di essere rimasto vicino alla casa e di aver sparato, ma senza mirare né a William né a Cooler.
    In seguito alla sparatoria, venne montata una gigantesca campagna mediatica per criminalizzare il movimento indiano. La repressione si abbattè su tutte le riserve. Vennero emessi mandati d'arresto contro Jimmy Eagle, Dino Butler, Bob Robideau e Leonard Peltier.
    Butler e Robideau furono arrestati subito. Peltier, preoccupato per la propria incolumità, fuggì in Canada. Butler e Robideau furono giudicati nell'Iowa. Una giuria popolare li assolse, scatenando la rabbia delle autorità, le quali decisero di concentrare i propri sforzi contro Leonard Peltier, unico imputato del doppio omicidio, che l'Fbi riuscì a far estradare dal Canada.
    Il suo processo ebbe luogo a Fargo (North Dakota), zona di allevatori ostili agli indiani. Non a caso la giuria era interamente composta da rapprentanti di questa categoria. Nel frattempo era stata lanciata una campagna di disinformazione: si parlava di probabili attentati o di attacchi armati da parte dell'Aim per liberare Peltier. I membri della giuria coinvolti in questa situazione paranoica venivano trasportati da furgoni blindati e vivevano isolati in luoghi ben protetti. Il giudice decise che tutte le testimonianze della difesa influenzate dal clima di terrore dell'epoca in cui si erano svolti i fatti erano irricevibili, così come tutte quelle che potessero coinvolgere l'Fbi o i Goons. Il magistrato non voleva che si riparlasse degli elementi che avevano portato alla scarcerazione di Butler e di Robideau. A riprova della sua parzialità, non rifiutò la testimonianza di alcuni agenti che dicevano di aver visto Peltier sparare a William e a Cooler con un fucile AR 15. Un altro agente affermò di aver riconosciuto l'indiano dal cannocchiale del suo fucile. Gli avvocati di Peltier dimostrarono che era impossibile identificare qualcuno dal punto in cui si trovava questo agente. Il giudice non accolse nessuna obiezione della difesa, e in base a prove molto vaghe condannò Peltier a due ergastoli. L'indiano ricorse in appello ma la sentenza venne confermata.
    Nel 1981 emersero alcuni documenti che permisero il ricorso a nuovi appelli. Un esperto testimoniò che il fucile AR 15 sul quale si basava l'accusa a carico di Peltier non poteva essere quello che aveva ucciso gli agenti, perché i bossoli non corrispondevano...
    Nella sentenza del 22 settembre 1986, la Corte d'Appello concluse che il rapporto balistico fornito durante il processo era «sospetto» e dichiarò che questa nuova prova determinava soltanto la «possibilità» e non la «probabilità» che Peltier avesse ucciso gli agenti, ammettendo al tempo stesso che questo fatto «avrebbe potuto cambiare il verdetto del primo processo». Nonostante tutto questo, la sentenza di condanna fu confermata. Nel 1987 la Corte suprema rifiutò di pronunciarsi sul caso. Nel 1993 la Commissione per la libertà condizionata rifiutò una domanda di scarcerazione. Durante l'udienza tenutasi nel 1995, dove Peltier venne difeso dall'ex ministro della giustizia Ramsey Clark, il procuratore Lynn Crook ammette che «non esitono prove contro Leonard Peltier»! Il magistrato aggiunge che il governo «non l'ha mai accusato di omicidio volontario» e che in caso di nuovo giudizio «la giustizia non potrebbe condannarlo di nuovo». Nonostante questo, il Consiglio della libertà condizionata conclude che non può scarcerarlo, perché Peltier continua a proclamarsi innocente e questo è «incompatibile con la decisione della giuria». L'unica speranza è la grazia presidenziale. «Non dimenticherò Leonard», affermerà Clinton nel 1996, ma alla fine del 2000, dopo l'elezione di George W. Bush, non agirà di conseguenza. Dato che il nuovo presidente non è certo un amico degli indiani, la possibilità che Peltier venga scarcerato si fa ancora più remota.
    Fino a oggi l'imponente campagna internazionale in favore del prigioniero indiano ha coinvolto il National Congress of American Indians, il Consiglio nazionale delle Chiese, Amnesty International, ma anche personalità come il subcomandante Marcos, Nelson Mandela, Desmond Tutu, Rigoberta Manchu, il Dalai Lama e decine di migliaia di persone in tutto il mondo, che chiedono una revisione del processo (2). Perché sembra sempre più chiaro che il vero crimine del prigioniero 89637-132 è quello di essere un indiano e di aver difeso i diritti fondamentali di questi popoli autoctoni con i quali gli Stati uniti non hanno ancora regolato i propri conti storici (3). Questa lotta, alla quale partecipano anche molti etnologi e indianisti (4), intende restituire a a un uomo la dignità che gli è stata tolta a causa del suo impegno politico e delle sue origini.

    note:

    * Etnologo, esperto di cultura sioux, Ecole des Hautes études en sciences sociales, Parigi.

    (1) Si legga Leonard Peltier, Ecrits de prison. Le combat d'un Indien (con prefazione di Danielle Mitterrand e introduzione di Ramsey Clark), Albin Michel, Paris, 2000. Da questo libro è stata tratta una bellissima opera teatrale, Ma Vie est ma Danse du Soleil. Le edizioni Albin Michel hanno deciso di devolvere gli incassi ricavati dalla vendita del libro al Leonard Peltier Defense Committee (Lpcd) in modo da sostenere la campagna per la sua scarcerazione
    (2) Negli Stati uniti è attivo da vari anni un comitato internazionale che segue il caso di Peltier: Leonard Peltier Defense Comitee (Lpdc), PO Box 583, Lawrence, Kansas 66044, Stati uniti, www.freepeltier.org
    (3) Il caso Peltier ha già ispirato due film, entrambi diretti da Michael Apted: il documentario Incident at Oglala e Cuore di tuono, con Val Kilmer, Graham Greene e Sam Shepard.

    (4) In Francia, si occupano del caso Peltier il Comité de soutien aux Indiens d'Amérique (Csia), 21 ter, rue Voltaire, 75011 Paris (tel : 0033-1-43730580, www.csia-nitassinan.org) e il Comité de défense de Leonard Peltier, diretto da Sylvain Duez Alesandrini.
    (Traduzione di A. M.)

    LE MONDE diplomatique - Dicembre 2002
    Fonte dell'articolo di Jean-Marc Bertet (il restante proviene da più siti e scritti): http://www.natiliberi.org/native/peltier.htm


    http://www.freepeltier.org/


    Marcia commemorativa per il venticinquesimo anniversario della rivolta; tra le bandiere della Nazione Lakota spicca quella americana inalberata al contrario


  2. #2
    disadattato
    Data Registrazione
    11 Jun 2002
    Messaggi
    1,343
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    LIBERTA' PER QUESTA VITTIMA DELLA DEMOCRAZIA AMERICANA

 

 

Discussioni Simili

  1. Europa 21 - Leonard Mark -
    Di cesant nel forum Politica Europea
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 08-01-10, 10:17
  2. In Onore Di Leonard Peltier, prigioniero politico nativo americano
    Di Aelle Karason nel forum Politica Estera
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 22-09-09, 19:39
  3. Leonard Peltier, detenuto politico Sioux
    Di Satyricon nel forum Comunismo e Comunità
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 25-01-05, 21:49
  4. Leonard Cohen - Suzanne
    Di bom-bim-bom nel forum Musica
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 18-03-02, 12:06

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito