



Martedì 25 Gennaio 2005, 9:42
Italia, Isae: fiducia dei consumatori ancora in calo a gennaio
ROMA (Reuters) - Fiducia dei consumatori ancora in calo in gennaio per il peggioramento delle previsioni sull'evoluzione della situazione economia sia del paese, sia personale.
Secondo l'ultima indagine dell'Istituto di studi a analisi economica (Isae) l'indice destagionalizzato è sceso questo mese a 103,3 da 103,5 di dicembre. In lieve calo anche l'indice core a 103,3 da 103,6 (rivisto da 103,7). Sale invece l'indice grezzo a 103,7 da 101,6 di dicembre probabilmente a causa dell'avvio della campagna di sconti commerciali per alcuni prodotti.
Il dato destagionalizzato risulta più basso di quanto indicato da una stima di consenso costruita da Reuters che si attendeva nella previsione mediana rialzo della fiducia a 104,0.
Gli indicatori sul quadro generale e su quello personale degli intervistati sono complessivamente stazionari; peggiora invece il sottoindice relativo alle attese a breve termine a 102,8 da 103,7, e migliora quello sulla situazione corrente a 103,9 da 102,4.
Per quanto riguarda le attese sul quadro economico generale il saldo perde quasi tutto il recupero registrato a dicembre e scende da -20 a -24.
Le aspettative di incremento della disoccupazione segnano per contro una riduzione: il saldo ponderato al netto dei fattori stagionali diminuisce a 41 da 45.
Tra le variabili che non sono comprese nella definizione di fiducia si segnala il riemergere di qualche apprensione circa l'andamento (corrente e atteso) dei prezzi e rimangono prudenti le prospettive riguardo gli acquisti di beni durevoli.


povero Brunik, ormai sei costretto a postare dati dove si dice che l'economia italiana va MEGLIO! Ma non dovevamo essere nella catastrofe?In Origine Postato da brunik
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Germania, GB vanno ancora meglio, la Francia piu' o meno come noi, gli altri europei peggiorano tutti, visto che nella tabella dei "meglio" non ci sono.
Fai + attenzione a quello che posti per la tua propaganda....


Guarda che la propaganda la fa il Berlusca, per l'81% degli italiani le cose vanno peggio, nonostante secondo la TV vada tutto bene.
Povero Italosloveno, sono 3 anni che fate schifo, l'hanno capito tutti tranne i bananas pagati per fare propaganda come te.
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ANALISI
Ripresa, effetto-delusione per le imprese
Quadro peggiorato a fine 2004, più lontane le prospettive di rilancio.
di Luca Paolazzi
C'è una risorsa che non scarseggia nell'economia italiana: la delusione. Il 2004 è iniziato, come i tre precedenti, con rosei auspici e incaute previsioni, soprattutto sull'evoluzione in corso d'anno, data in forte accelerazione. Ma si è chiuso con un nuovo tuffo nel pessimismo. Per le imprese italiane, infatti, la situazione economica del Paese è peggiorata negli ultimi tre mesi dell'anno. E non scommettono su un recupero rapido all'inizio del 2005. Perciò rimangono molto prudenti per gli investimenti e programmano una riduzione dell'occupazione. L'ultima «Indagine Sole-24 Ore-Banca d'Italia» non lascia molto spazio ai dubbi: un terzo delle aziende del campione ha osservato un deterioramento della situazione generale tra settembre e dicembre scorsi, mentre meno del 7% ha percepito un progresso. La maggioranza ritiene che sia rimasta invariata, dunque grigia. Il pessimismo è appena attenuato nel manifatturiero e nel Nord-Est (i giudizi negativi calano al 28,2% nel primo e al 27,2% nel secondo) ma si accentua vistosamente nel commercio (41,4%) e al Sud (44,4%). D'altronde, ben pochi imprenditori si aspettano una rapida inversione di rotta. Nel totalizzatore la ripresa è data perdente, al massimo piazzata. Infatti, per il 36,9% degli intervistati è nulla la probabilità che ci sia un miglioramento entro marzo, e il 48% pensa che sia comunque inferiore al 25%. Di nuovo, il pessimismo è più diffuso nel Centro-Sud e meno marcato nel manifatturiero. Da notare che questi giudizi riguardano non tanto le prospettive delle singole aziende, quanto quelle nazionali, e in ciò contengono implicitamente una valutazione sulla politica economica, evidentemente ritenuta inadeguata al compito di rilanciare lo sviluppo. Per le loro aziende, gli imprenditori sono meno negativi, anche se sempre molto cauti: il 18,3% pensa che le condizioni economiche specifiche in cui opereranno saranno migliori a marzo, contro il 17,7% che le vede in ulteriore degrado. Ancora sono i manifatturieri (21,5% di ottimisti) e le aziende del Nord Est (22,4%) a esprimere una maggior fiducia. L'abbinata non è casuale: nell'Italia Nord-orientale è maggiore il peso dell'industria. Inoltre, la componente più dinamica della domanda sono le esportazioni e il made in Italy, per quanto in ritardo e con noti handicap, ne beneficia più dei settori che devono contare solo sulla domanda interna. Il regresso delle condizioni generali si è ripercosso anche sul clima degli investimenti. Tanto che per il 20,4% degli intervistati le condizioni per realizzare nuovi progetti sono più negative adesso rispetto a tre mesi fa, mentre il 10,8% ritiene che siano più favorevoli. A veder meno nero sono le imprese di minori dimensioni (tra 50 e 199 addetti), quelle manifatturiere e al Nord-Ovest. Ma si tratta di sfumature attorno allo stesso colore. Investimenti in stallo portano con sé prospettive occupazionali più magre. Le imprese, infatti, puntano a una riduzione dei posti di lavoro. In questo caso non si tratta di una previsione sul mercato del lavoro, ma la dichiarazione delle intenzioni. E alla domanda «in che direzione modificherete l'occupazione nei prossimi tre mesi», oltre un quarto ha risposto «in ribasso», contro un 20,9% che da detto «in rialzo». Il divario tra assunzioni e licenziamenti sale nel caso di posti di lavoro a tempo indeterminato, mentre si inverte per i contratti a termine (il 18,8% delle aziende ha intenzione di accrescerli e il 17,3% di ridurli). La ricerca di maggiore efficienza si infittisce nel settore manifatturiero, nel Nord Ovest e nel Centro, mentre nel Nord Est le aziende sono più propense ad assumere che a licenziare. L'unica variabile che continua a salire, nei piani aziendali, sono i prezzi. I listini aziendali saliranno di un altro 1,8% nei prossimi dodici mesi, dopo l'1,9% messo a segno nell'anno precedente; un ritmo moderato se si considerano le pressioni che vengono dai rincari delle materie prime. Tolti i casi estremi di variazione dei prezzi, i ritocchi maggiori si hanno nel terziario diverso dal commercio (1,9%), ossia nei servizi che spesso operano in mercati con poca concorrenza.
Il Sole 24 ore, 18 gennaio 2005


Italiani pessimisti sull'economia sia in famiglia che nel mondo
Sondaggio internazionale / La percezione del futuro
Sul giudizio generale pesa la guerra, che porta a guardare con sfiducia alla crescita globale
MILANO Fiduciosi sul futuro delle loro famiglie, scettici sul destino economico dei loro Paesi e del mondo intero. E una visione un po' paradossale quella dei cittadini di 22 nazioni diverse, intervistati nel sondaggio di GlobeScan/Eurisko realizzato per conto di Bbc World Service/Il Sole-24 Ore. Noi italiani, controcorrente, sembriamo invece privi di contraddizioni: siamo in maggioranza pessimisti, su tutto.
I risultati del sondaggio sono molto chiari. 1 47% degli intervistati (sono 22.953) crede che le condizioni economiche delle loro famiglie stia migliorando, il 36% che stia peggiorando. Il contrario avviene quando il discorso si sposta ai rispettivi Paesi di appartenenza: il 48% è pessimista, il 41 % è ottimista. Il mondo, nella percezione degli intervistati, sembra invece andar davvero male: il 44% vede nero, mentre solo per il 34% il futuro sarà roseo.
Fiducia e guerra. La contraddizione è piuttosto evidente: la situazione economica di una nazione non è diversa dalla somma dalle condizioni degli individui che la compongono. Tra i pochi a essere immuni da questo paradosso ci sono gli italiani. Purtroppo, perché il 58% è pessimista sulla situazione familiare, l'81% sulle condizioni del Paese, il 67% su quelle del mondo intero. L'ottimismo decisamente scarseggia: tra gli italiani è fiducioso solo il 15% sulla famiglia, il 12% sul Paese e il 17% sul mondo.
Complessivamente è una situazione delicata. «Le persone stanno mostrando una tendenza a sottovalutare l'economia mondiale e, fino a un certo punto, quella del loro Paese», spiega Steven Kull, direttore del Program ore International Policy Attitudes (Pipa) dell'Università del Maryland che ha collaborato al sondaggio. «Sembra esserci una paradossale tendenza, tra la gente, a dire: "Io sono ok, ma il mondo non lo è"».
È un fenomeno da prendere in seria considerazione, secondo Kull. « 1 politici - aggiunge - devono prendere nota di questa tendenza a sottostimare l'economia mondiale: potrebbe spingere i cittadini a non riconoscere i benefici di politiche politicamente controverse come una maggiore apertura al commercio internazionale o i programmi di aiuto per sostenere i Paesi poveri a sviluppare le loro economie».
Forse c'è un motivo per questa tendenza: la guerra. «Il sondaggio - suggerisce Doug Miller, presidente di GlobeScan - mostra che anche prima dello tsunami asiatico pochi cittadini erano fiduciosi nell'economia globale o anche in quella del loro Paese. Possono fare affidamento nelle loro finanze, ma vedono un mondo in conflitto e sono preoccupati di come tutto questo potrà colpire l'economia globale».
I numeri, Le cifre complessive nascondono evidentemente una realtà molto variegata. Nazionalità, reddito, istruzione incidono fortemente sulla percezione dell'andamento dell'economia. I più pessimisti sull'andamento dell'economia mondiale sono i sudcoreani (82%), seguiti da italiani (67%), filippini (65%) e messicani (62%). Sono, più o meno, le stesse persone che vedono nero quando pensano al loro Paese: i meno fiduciosi sono infatti i sudcoreani (88%), gli italiani (81%) e i francesi (74%) nelle economie più sviluppate; i libanesi (77%), i filippini (82%) e i messicani (66%) tra i Paesi emergenti.
Quando si passa alle singole famiglie, la lista cambia un po'. Restano più che perplessi i sudcoreani (il 71%), i messicani (69%) e gli italiani (58%). I filippini però, a sorpresa, sono invece molto sicuri del loro piccolo mondo: il 68% di loro vede rosa, insieme all'86% dei cinesi, il 77% degli indiani e anche - ma prima della tragedia dello tsunami - il 71 % degli indonesiani.
Incide naturalmente il livello culturale: il 51 % degli intervistati con alta istruzione e il 50% di quelli "medi" è ottimista sulla situazione famigliare, contro il 36% dei meno fortunati. Analogamente accade per i livelli di reddito: vede un futuro roseo - e non è certo aria sorpresa - il 64% dei più ricchi, e il 37% dei poverissimi. Leggermente più positivi .noltre gli uomini (49% contro 146%) e i più giovani: il 61 % nella fascia di età 18-24 anni, contro il solo 28% tra coloro che hanno più di 65 anni.
R.SOR.
Il Sole 24 Ore 25-01-2005


l'economia dei paesi sottoposti al comunismo (Cuba, Nordcore...) invece va molto bene....![]()


Quando in Italia c'era il "comunismo", sicuramente si andava 100 volte meglio di adesso, amico banana.In Origine Postato da ariel
l'economia dei paesi sottoposti al comunismo (Cuba, Nordcore...) invece va molto bene....![]()
Bisognerebbe tutti cercare di entrare nell'ordine delle idee che il Berlusca è un incapace, come diceva giustamente l'Economist.