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Discussione: Codice da Vinci

  1. #1
    Becero Reazionario
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    Angry Codice da Vinci

    tratto da Panorama

    Tutte le bufale del Codice da Vinci
    di Giorgio Ieranò
    21/1/2005

    Chi non lo conosce? È il best-seller del XXI secolo: il Codice Da Vinci di Dan Brown. Un thriller a sfondo mistico-esoterico che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo. Ed è diventato un caso che ormai travalica la sfera letteraria: oggetto di dibattiti accaniti, di pubblicazioni e contropubblicazioni, di manuali che lo spiegano e di pamphlet che lo demoliscono. Sì, perché l'americano Brown, ex professore di inglese, non ha voluto solo darci un romanzo. Ha voluto svelare un certo numero di misteri, dire la sua sul Santo Graal e sul segreto dei Templari. E anche chiarire la vera natura di Cristo, una cosuccia su cui da millenni discutono i teologi e si convocano concilii.

    La prima pagina del Codice Da Vinci esibisce un'orgogliosa promessa: "Tutte le descrizioni di documenti e rituali segreti contenuti in questo libro rispecchiano la realtà". Ma quale realtà? Quali documenti? Si sospetta che la verità sia un'altra: Brown ha orecchiato testi a cui non si è mai accostato di persona. Per esempio: il romanziere parla dei vangeli eretici scoperti nel 1945 in Egitto, a Nag Hammadi, documenti di antiche comunità cristiane in cui si accennerebbe al matrimonio tra Cristo e Maria Maddalena. Sarebbe questo, secondo Brown, il "Santo Graal" cercato invano per secoli: la verità segreta, l'originario lato "femminile" del Cristianesimo che il turpe complotto maschilista della Chiesa tiene nascosto da millenni. Come butta lì con noncuranza un personaggio del romanzo, "ogni esperto di aramaico" può spiegare cosa dicono i "rotoli di Nag Hammadi". Uno resta impressionato. Ma quante cose sa questo Brown: i rotoli di Nag Hammadi, l'aramaico… Peccato che i testi di Nag Hammadi non siano rotoli di papiro e non siano neppure scritti in aramaico. Sono 13 libri in lingua copta.

    Morale: Brown non sa neanche di cosa sta parlando. Queste e altre amenità si ricavano dal lavoro di Bart Ehrman, studioso di Cristianesimo antico. Il quale ha appena pubblicato un libro intitolato La verità sul Codice Da Vinci, tradotto ora dalla Mondadori (che è anche l'editore italiano di Brown). Il libro fa le pulci al best-seller, svelandone tutti gli errori storici. In confronto agli svarioni di Brown, le comparse con l'orologio dei kolossal hollywoodiani sono sviste perdonabili. Si dirà: ecco la vendetta del piccolo erudito sul romanziere di successo. Ma non è così. Intanto perché Ehrman è molto più gentile di altri polemisti. Non pensa, come l'avvocato Antonio Ullate Fabo, del quale è appena uscito in Spagna un libro dallo stesso titolo (La verdad sobre el Código Da Vinci), che il povero Dan Brown sia una sorta di eresiarca del male. Suvvia, uno che sul suo sito internet vanta come film preferiti Fantasia di Walt Disney e La vita è bella di Roberto Benigni può essere una minaccia mondiale al Cattolicesimo?

    No, Ehrman pensa, più banalmente, che Brown sia un gran pasticcione. E comunque uno che se l'è andata a cercare. È lui ad avere detto che è tutto vero: è la pretesa di svelare verità storiche ad avere creato quell'alchimia che ha trasformato il romanzo in un caso mondiale. Un poco come era successo anni fa con Umberto Eco che, con Il nome della rosa, aveva mischiato il giallo con la riflessione teologica e l'erudizione medievalistica. Con la differenza che Eco sapeva di cosa parlava. Il gioco di Ehrman è fin troppo facile. Quando un personaggio del romanzo dice che i cristiani non credevano alla divinità di Cristo fino al Concilio di Nicea (325 d.C.), non bisogna essere uno studioso per tirare le orecchie a Brown. Altro che i vangeli eretici di Nag Hammadi: qui Brown non ha letto nemmeno l'inizio del Vangelo di Giovanni ("In principio era il Verbo").

    Più sottile il gioco su altri elementi. Per esempio, i rotoli del Mar Morto, cavallo di battaglia di tutti gli appassionati di misteri e di bufale teologico-archeologiche. Brown è convinto che i rotoli, scoperti nel 1947 a Qumran, in una grotta del deserto di Giudea, contengano antichi testi cristiani. Invece, gli ricorda Ehrman, sono testi giudaici e non cristiani. Ma forse qui Brown ha orecchiato le ipotesi di alcuni studiosi i quali ritengono di avere individuato nella grotta 7 un deposito di testi cristiani, fra i quali una versione del Vangelo di Marco. Ipotesi di studiosi, appunto, ma che nelle mani di Brown diventano elementi della storia segreta del Cristianesimo, nascosta dalla Chiesa che per anni si sarebbe opposta alla pubblicazione dei rotoli del Mar Morto (altra bufala ricorrente). Che Brown non legga direttamente i testi di cui parla lo dimostra un caso che si può aggiungere a quelli indicati da Ehrman. Brown cita nel romanzo tre passi dai testi di Nag Hammadi a sostegno del matrimonio tra Gesù e la Maddalena. Ebbene, si può scommettere che li ha copiati dal saggio I vangeli gnostici della studiosa Elaine Pagels, dove, guarda caso, proprio quegli stessi passi sono citati insieme (alle pagine 117-118 dell'edizione italiana, Mondadori 1982).

    Ma il punto vero non sono gli errori di Brown. Il punto è che, ormai, c'è sempre più gente convinta che Gesù abbia sposato la Maddalena, o che l'imperatore Costantino abbia eliminato dolosamente il lato matriarcale del Cristianesimo, perché Brown dice di avere i documenti. Come ricorda Ehrman, la fiction si sta sostituendo alla storia. Non è un fenomeno isolato: qualcun altro crede che la guerra di Troia si sia svolta in Finlandia, per via di un saggio simpaticamente fantasioso (Omero nel Baltico dell'italiano ingegner Vinci) finito sulle prime pagine dei giornali e negli scaffali delle librerie. Non è neppure un fenomeno nuovo. Era successo lo stesso alla fine dell'Impero romano: quando, mettendo insieme storia e leggenda, si spiegava tranquillamente, per esempio, che Alessandro Magno aveva trovato la fonte dell'eterna giovinezza. Dobbiamo preoccuparci? Decidete voi. Intanto il consiglio è di sostituire il romanzo di Dan Brown con il saggio di Bart Ehrman. Leggete le pagine sul Concilio di Nicea, gli epici scontri tra Ario e Atanasio, le vicende dei docetisti e dei patripassiani, la descrizione delle dottrine segrete degli gnostici. È tutto più avvincente di un romanzo. Altro che Codice Da Vinci.

    •   Alt 

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  2. #2
    Becero Reazionario
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    Predefinito Re: Codice da Vinci

    Che ne dite?
    Mi sembra una minaccia molto più seria e diffamante ( e soprattutto reale) rispetto al film inesistente di cui fu data notizia nei gg scorsi.

  3. #3
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    Tutte le descrizioni di documenti e rituali segreti contenuti in questo libro rispecchiano la realtà

    Questa specificazione c'è solo nelle prime copie vendute, in quelle successive, cioè quasi tutte, è stata rimossa e sostituita da una pagnina bianca.
    Così mi risulta almeno.

  4. #4
    Becero Reazionario
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    Predefinito Re: Re: Codice da Vinci





  5. #5
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    La verità dietro “Il Codice Da Vinci”


    Molti credono che si tratti di un libro innocuo capace magari di arricchire la loro fede. È per questo che Carl Olson ha deciso di scrivere un libro insieme a Sandra Miesel dal titolo “The Da Vinci Hoax” (ed. Ignatius), che uscirà questa estate.

    Olson, editore della rivista “Envoy”, ha illustrato a ZENIT il suo libro, nel quale egli svolge un’analisi e una critica dei numerosi errori contenuti nel “Codice Da Vinci”, e valuta il significato del successo del romanzo, in relazione al panorama culturale e religioso dell’America.

    Perché ha sentito il dovere di decifrare il “Codice Da Vinci”?

    Lo scorso agosto, un amico che aveva letto il “Codice Da Vinci” ricevuto in regalo, mi pregò di leggerlo a mia volta, sostenendo che fosse pieno di errori e che avesse una forte inclinazione avversa alla Chiesa cattolica.

    Egli riteneva dovessi conoscere quel romanzo, visto il lavoro che svolgo nel campo dell’apologetica, poichè esso stava riscuotendo un grande successo sia da parte della critica che da parte del pubblico; le vendite hanno raggiunto la cifra di 6 milioni di copie.

    Quando feci caso ai dati sulle vendite e alle recensioni giornalistiche mi resi conto che aveva ragione. Il romanzo stava – e ancora sta – generando grande polemica e confusione. Seppure si tratti di un romanzo, esso viene considerato da molti come storicamente attendibile, un ritratto del primo Cristianesimo e della Chiesa cattolica. Così, mi decisi di comprarne una copia, presi una penna rossa e mi misi a lavoro.

    In quello stesso periodo, la storica medievista e giornalista Sandra Miesel mi mandò una copia della sua eccellente rassegna sul “Codice Da Vinci” pubblicata sulla Rivista “Crisis”.

    Anche io iniziai a ricevere e-mail dai lettori di “Envoy” relativamente al romanzo: mi domandavano se valesse la pena leggerlo, come potessero darvi risposta, e se esso fosse attendibile.

    Così, chiesi a Sandra se volesse collaborare con me nella stesura di alcuni articoli online e di un libro che è poi diventato "The Da Vinci Hoax."

    L’obiettivo era duplice: mostrare e criticare i numerosi errori contenuti nel “Codice Da Vinci”, e presentare la verità sui primi tempi della Chiesa, sul Cattolicesimo, sulla storia medievale e su una serie di altri argomenti. Il libro compie anche un’analisi del significato del successo del romanzo, in relazione al panorama culturale e religioso.

    Quali sono i principali problemi teologici con il “Codice Da Vinci”?

    Il romanzo si fonda su una serie di credenze esoteriche, neo-gnostiche e femministe che si pongono in diretta opposizione al Cristianesimo. Il romanzo sostiene ad esempio che Gesù e Maria Maddalena fossero sposati; e questa è solo la punta dell’iceberg.

    Tra le righe emergono sistemi di credenze che considerano il Cristianesimo come menzognero, violento e sanguinario, la Chiesa cattolica come un’istituzione sinistra e misogena, e la verità in definitiva come la creazione e il prodotto di ciascuna persona.

    Dan Brown, l’autore del romanzo ha ammesso in alcune interviste che gran parte delle idee del “Codice Da Vinci” non derivano originariamente da lui. Il bagaglio intellettuale, ideologico e spirituale del “Codice Da Vinci” risalirebbe in realtà a molti decenni, se non secoli, addietro.

    Il romanzo non è affatto così innovativo come molti lettori ritengono. Come dimostrato dai nostri articoli e dal nostro libro, Brown ha tratto gran parte delle sue idee da una manciata libri pubblicati recentemente e che hanno una grande diffusione, pieni di teorie cospirative, di strambe raffigurazioni della teologia cattolica e spesso di bizzarre e infondate asserzioni su eventi e personaggi storici.

    In definitiva, ciò che Brown ha ottenuto è la creazione di un mito popolare che distilla e presenta determinate credenze in una forma non impegnativa, ma dilettevole e attraente.

    Questo mito opera su più di un livello, essendo il libro allo stesso tempo un giallo, un romanzo, un thriller, una teoria cospirativa e un manifesto spirituale, tutto in uno.

    Il primo elemento di attrazione è costituito dalla promessa di una sorta di gnosi – o conoscenza segreta – su una serie di argomenti e dall’insinuazione dell’idea che l’individualismo soggettivo e non la religione tradizionale sia portatore delle vere risposte alle grandi domande della vita.

    La triste ironia è che alcuni cattolici ritengono il romanzo un bellissimo lavoro di letteratura capace in qualche modo di aiutare ad esplorare e a meglio comprendere la propria fede. Ma il romanzo si basa sull’asserzione che Gesù sia meramente umano, che il Cristianesimo sia una spregevole ipocrisia e che ogni affermazione di verità religiosa oggettiva sia da evitare.

    Il romanzo apre con una pagina intitolata “Fatto”, in cui si legge: “Ogni descrizione di opera d’arte, architettura, di documenti, e rituali segreti di questo romanzo è esatta”. Lei ha trovato molte cose in questo libro che di esatto hanno ben poco. Quali sono le fondamenta di questi errori? Quali i loro pericoli?
    L’accoglienza diffusa di gran parte delle asserzioni di Bronwn è alquanto sorprendente, specialmente se molte di queste non passano neanche il cosiddetto "desk encyclopedia test” (ovvero neanche sbirciando in una qualsiasi enciclopedia, ndr).

    Ad esempio, il romanzo afferma che l’opera di Leonardo da Vinci “La Vergine delle rocce”, che sta al Louvre, sia una tela alta cinque piedi (1 metro e mezzo circa, ndr) , mentre da un rapido controllo su Internet o su un’enciclopedia dimostra che in realtà è alta 6 piedi e mezzo (poco più di 2 metri,ndr).

    Normalmente questo tipo di dettaglio verrebbe attribuito ad una licenza artistica. Ma l'insistenza di Brown sulla precisione delle sue descrizioni relative alle opere d'arte - e nel ricordare che la moglie è una storica d'arte - indica che egli non è attento nella trattazione della verità.

    Questo diventa ancor più grave quando sostiene che prima del Concilio di Nicea nessuno credeva nella natura divina di Gesù, che la Chiesa cattolica aveva messo 5 milioni di donne al rogo nel Medio Evo e che tutte le maggiori credenze del Cristianesimo sono state prese dalle religioni pagane.

    Questo tipo di asserzioni appaiono originare da una sincera avversione alla Chiesa cattolica - il libro non menziona mai il Protestantesimo o l'Ortodossia orientale - e dal desiderio di contestare la pacifica comprensione relativa a determinati fatti, persone e tradizioni.

    Il pericolo sta nel fatto che molti lettori sembrano prendere le affermazioni del romanzo come fatti attendibili, credendo di aver trovato il tallone d'Achille della Chiesa.

    La situazione diventa ancora più difficile quanto queste persone si rifiutano di prendere in considerazione confutazioni o risposte al "Codice Da Vinci". Ancora una volta appare più forte l'attrattiva di una presunta verità segreta: una volta che qualcuno afferma di conoscerla, non si pensa alla necessità di considerare argomentazioni o fatti ad essa contrari.

    Perché ritiene che molte persone, tra cui anche molti cristiani, siano atratti da questo libro?

    Il libro mette insieme elementi certamente attraenti nel contesto di una cultura postmoderna: un atteggiamento relativistico verso la religione, affermazioni fondate su teorie cospirative, un femminismo radicale, un’avversione per l’autorità religiosa e il principio che la realtà sia malleabilie e suscettibile di essere personalizzata, per così dire, a piacimento.

    Esso si basa inoltre su una formula standard usata per i romanzi, e nonostante si dilunghi su strani rituali sessuali e sul tema dell’androginia, il centro del romanzo è comunque la classica storia d’amore.

    Un altro fattore è che i dialoghi del romanzo sono molto simili ai copioni televisivi: conversazioni concise, scarsa elaborazione dei personaggi e del contesto.

    Per contro, vi è un’eccessiva enfasi sulle emozioni dei personaggi. Di conseguenza, mentre il libro contiene affermazioni che possono apparire curiose ai lettori, esso si presenta al contempo alquanto piacevole.

    Nonostante il “Codice Da Vinci” sia chiaramente un romanzo, esso ha indotto molte persone comuni e del mondo dell’informazione a mettere in dubbio la autenticità del Vangelo e di alcuni insegnamenti della Chiesa. La società contemporanea sta perdendo la capacità di distinguere tra cultura pop e realtà?

    Tristemente, per alcune persone la cultura pop è la realtà; o comunque è l’unico mezzo per interagire e far fronte alla realtà.

    Non è che la cultura pop sia di per sé malvagia o che non abbia nulla di buono da offrire. Ma essa generalmente si adopera per dare alla gente ciò che essa vuole sentire, a prescindere dalla verità.

    Essa inoltre semplifica e sensazionalizza argomenti che sono complessi e richiedono uno studio attento. E dato che molta della cultura pop è una cultura giovanile, del rock’n’roll, essa porta con sé il senso di sfida all’autorità e alle idee accettate, spesso senza motivo salvo quello del brivido della contestazione.

    Occorre notare tuttavia che molte delle idee cardine del “Codice Da Vinci” sono emerse inizialmente in un ambito di istruzione superiore, comprese le contestazioni al contenuto e alla datazione dei Vangeli, nonché all’insegnamento della Chiesa su una serie di argomenti.

    Ciò vale anche per i messaggi di femminismo radicale contenuti nel romanzo. Essi sono stati in auge per decenni nell’ambito universitario, ma il libro li ha posti in modo romanzato, tali da poter essere assorbiti da milioni di persone e non solo da qualche centinaio.

    Come possono la Chiesa e i suoi appartenenti fugare i miti contenuti nel “Codice Da Vinci”?

    Deve essere ben chiaro che romanzi come il “Codice Da Vinci” non sono “solo un romanzo”. Essi sono uno strumento per veicolare determinate idee e credenze a folti gruppi di persone, spesso composti di individui che non vagliano fino in fondo ciò che stanno leggendo.

    La mia preoccupazione non è tanto quella di dire alle persone di non leggere il romanzo, quanto quella di incoraggiarle ad analizzarlo e a valutarlo attentamente in ciò che dice, prendendo in considerazione il perchè è stato scritto.

    Gli errori e le idee false contenute nel romanzo richiedono di essere valutate puntualmente, ed il nostro libro lo fa in modo dettagliato. Se una sua confutazione è di valore inestimabile, una solida catechesi è altrettanto importante.

    Non è necessaria una laurea specialistica o decenni di studio per riconoscere i problemi relativi ai fatti e alla logica che attraversano il “Codice Da Vinci”. Una buona catechesi è già sufficiente per vaccinare i cattolici dall’errore e fornirli delle conoscenze relative alla dottrina, agli usi e alla storia della Chiesa.

    20 Marzo 2004
    © 2005, Ufficio Informazioni dell'Opus Dei in Internet
    (tratto da: http://www.opusdei.it/art.php?w=22&p=8110)

  6. #6
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    libro segnalato da The Druid, non ancora tradotto in italiano
    informazioni in inglese qui



    altro libro interessante in italiano

  7. #7
    Becero Reazionario
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    Predefinito un vecchio articolo

    Un vecchio articolo di Introvigne tratto da qui

    "Il Codice Da Vinci": ma la storia è un'altra cosa
    di Massimo Introvigne
    1. L’anti-cattolicesimo come «ultimo pregiudizio accettabile»

    Immaginiamo questo scenario. Esce un romanzo in cui si afferma che il Buddha, dopo l’illuminazione, non ha condotto la vita di castità che gli si attribuisce, ma ha avuto moglie e figli. Che la comunità buddhista dopo la sua morte ha violato i diritti della moglie, che avrebbe dovuto essere la sua erede. Che per nascondere questa verità i buddhisti nel corso della loro storia hanno assassinato migliaia, anzi milioni di persone. Che un santo buddhista scomparso da pochi anni – che so, un Daisetz Teitaro Suzuki (1870-1966) – era in realtà il capo di una banda di delinquenti. Che il Dalai Lama e altre autorità del buddhismo internazionale operano per mantenere le menzogne sul Buddha servendosi di qualunque mezzo, compreso l’omicidio. Pubblicato, il romanzo non passa inosservato. Autorità di tutte le religioni lo denunciano come un’odiosa mistificazione anti-buddhista e un incitamento allo scontro fra le religioni. In diversi paesi la sua pubblicazione è vietata, fra gli applausi della stampa. Le case cinematografiche, cui è proposta una versione per il grande schermo, cacciano a pedate l’autore e considerano l’intero progetto uno scherzo di cattivo gusto.
    Lo scenario non è vero, ma ce n’è uno simile che è del tutto reale. Solo che non si parla di Buddha, ma di Gesù Cristo; non della comunità buddhista, ma della Chiesa cattolica; non di Suzuki e del suo ordine zen ma di san Josemaría Escrivá (1902-1975) e dell’Opus Dei da lui fondata; non del Dalai Lama ma di Papa Giovanni Paolo II. Il romanzo in questione ha venduto tre milioni e mezzo di copie negli Stati Uniti, è sbarcato anche in Italia e la Sony ne sta traendo un film, che sarà diretto da Ron Howard e per cui è già cominciata una propaganda internazionale. Come è stato correttamente osservato dallo storico e sociologo americano Philip Jenkins, il successo di questo prodotto è solo un’altra prova del fatto che l’anti-cattolicesimo è «l’ultimo pregiudizio accettabile» (1).

    2. «Il Codice da Vinci» e il Priorato di Sion

    Il Codice Da Vinci (2) mette in scena una caccia al Santo Graal. Quest’ultimo – secondo il romanzo – non è, come la tradizione ha sempre creduto, una coppa in cui fu raccolto il sangue di Cristo, ma una persona, Maria Maddalena, la vera «coppa» che ha tenuto in sé il sang réal – in francese antico il «sangue reale», da cui «Santo Graal» –, cioè i figli che Gesù Cristo le aveva dato. La tomba perduta della Maddalena è dunque il vero Santo Graal. Apprendiamo inoltre che Gesù Cristo aveva affidato una Chiesa che avrebbe dovuto proclamare la priorità del principio femminile non a san Pietro ma a sua moglie, Maria Maddalena, e che non aveva mai preteso di essere Dio. Sarebbe stato l’imperatore Costantino (280-337) a reinventare un nuovo cristianesimo sopprimendo l’elemento femminile, proclamando che Gesù Cristo era Dio, e facendo ratificare queste sue idee patriarcali, autoritarie e anti-femministe dal Concilio di Nicea (325). Il progetto presuppone che sia soppressa la verità su Gesù Cristo e sul suo matrimonio, e che la sua discendenza sia soppressa fisicamente. Il primo scopo è conseguito scegliendo quattro vangeli «innocui» fra le decine che esistevano, e proclamando «eretici» gli altri vangeli «gnostici», alcuni dei quali avrebbero messo sulle tracce del matrimonio fra Gesù e la Maddalena. Al secondo, per disgrazia di Costantino e della Chiesa cattolica, i discendenti fisici di Gesù si sottraggono e secoli dopo riescono perfino a impadronirsi del trono di Francia con il nome di merovingi. La Chiesa riesce a fare assassinare un buon numero di merovingi dai carolingi, che li sostituiscono, ma nasce un’organizzazione misteriosa, il Priorato di Sion, per proteggere la discendenza di Gesù e il suo segreto.
    Al Priorato sono collegati i templari – per questo perseguitati – e più tardi anche la massoneria. Alcuni fra i maggiori letterati e artisti della storia sono stati Gran Maestri del Priorato di Sion, e alcuni – fra cui Leonardo da Vinci (1452-1519) – hanno lasciato indizi del segreto nelle loro opere. La Chiesa cattolica, nel frattempo, completa la liquidazione del primato del principio femminile con la lotta alle streghe, in cui periscono cinque milioni di donne. Ma tutto è vano: il Priorato di Sion sopravvive, così come i discendenti di Gesù in famiglie che portano i cognomi Plantard e Saint Clair.

    3. «Fiction» o storia?

    Molti obiettano a qualunque critica del romanzo che si tratta, appunto, di fiction che in quanto tale non è tenuta a rispettare la verità storica. Questi critici hanno semplicemente dimenticato di leggere la pagina Informazioni storiche, dove Brown afferma che «tutte le descrizioni [...] di documenti e rituali segreti contenute in questo romanzo rispecchiano la realtà» (3), e si fondano in particolare sul fatto che «nel 1975, presso la Bibliothèque Nationale di Parigi, sono state scoperte alcune pergamene, note come Les Dossiers Secrets» (4) con la storia del Priorato di Sion.
    Forse in risposta alle molte controversie, a partire dalla sesta ristampa la pagina Informazioni storiche, pagina 9 dell'edizione italiana Mondadori, è sparita sostituita da una pagina 9 interamente bianca: ma naturalmente rimane nell'edizione inglese (e nelle prime stampe italiane, per chi ha acquistato il volume nelle prime settimane di diffusione).
    La parte che anche l’autore presenta come immaginaria ipotizza che il Priorato oggi si appresti a rivelare il segreto al mondo tramite il suo ultimo Gran Maestro, un curatore del Museo del Louvre che si chiama Jacques Saunière. Per impedire che questo avvenga, Saunière e i suoi principali collaboratori sono assassinati. Uno studioso di simbologia americano, Robert Langdon, è sospettato dei crimini, ma una criptologa che lavora per la polizia di Parigi – Sophie Neveu, la nipote di Saunière – crede nella sua innocenza e lo aiuta a fuggire. Il lettore è indotto a credere che responsabile degli omicidi sia l’Opus Dei, ma le cose sono più complicate. Sul conto di questi istituto si ripetono le più crude «leggende nere», cento volte smentite, ma dure a morire, desunte dalla letteratura internazionale che lo critica, esplicitamente citata. Nel romanzo, un nuovo Papa progressista ha deciso di rescindere i legami fra la Chiesa e l’Opus Dei che risalgono a Papa Giovanni Paolo II, e il prelato dell’Opus Dei accetta la proposta che gli proviene da un misterioso «Maestro»: pagando a questo personaggio una somma immensa, potrà ricattare la Santa Sede impadronendosi delle prove del segreto del Priorato di Sion – cioè della «verità» su Gesù Cristo – e minacciando di rivelarle al mondo. Un ex-criminale, ora numerario dell’Opus Dei, è «prestato» al Maestro, e proprio quest’ultimo lo spinge a commettere una serie di crimini. In realtà, il «Maestro» lavora per sé stesso: è un ricchissimo studioso inglese, anti-cattolico, che vuole rivelare il segreto al mondo e accusa il Priorato di tacere per timore della Chiesa. Fra morti ammazzati, enigmi e inseguimenti Robert Langdon e Sophie – fra i quali nasce anche l’inevitabile storia d’amore – finiscono per scoprire la verità: la tomba della Maddalena è nascosta sotto la piramide del Louvre, voluta dall’esoterista e massone presidente francese François Mitterrand (1916-1996), ma il sang réal scorre nelle vene della stessa Sophie, che è dunque l’ultima discendente di Gesù Cristo.

    4. Errori e mistificazioni

    Solo la diffusa ignoranza religiosa spiega come qualcuno possa prendere sul serio un tale cumulo di affermazioni a dir poco ridicole. Ci sono testi del primo secolo cristiano dove Gesù Cristo è chiaramente riconosciuto come Dio. All’epoca del Canone Muratoriano – che risale circa al 190 d.C. – il riconoscimento dei quattro Vangeli come canonici e l’esclusione dei testi gnostici era un processo che si era sostanzialmente completato, novant’anni prima che Costantino nascesse. Quanto alla Maddalena, lo gnostico Vangelo di Tomaso, che piace tanto a Brown, ben lungi dall’essere un testo proto-femminista ne fonda la grandezza sul fatto che «[...] si fa maschio» (5). A Simon Pietro che obietta «Maria deve andare via da noi! Perché le femmine non sono degne della Vita» (6), Gesù risponde: «Ecco, io la guiderò in modo da farne un maschio, affinché ella diventi uno spirito vivo uguale a voi maschi. Perché ogni femmina che si fa maschio entrerà nel Regno dei cieli» (7). La cifra di cinque milioni di streghe bruciate dalla Chiesa cattolica è del tutto assurda, e Brown si dimentica del fatto che nei paesi protestanti la caccia alle streghe è stata più lunga e virulenta che in quelli cattolici.
    L’idea stessa di un «codice Da Vinci» nascosto nelle opere dell’artista italiano è stata definita «assurda» dalla professoressa Judith Veronica Field, docente alla University of London e presidentessa della Leonardo Da Vinci Society (8). A fronte di questi svarioni, quello del traduttore italiano che chiama la torre dell’orologio del parlamento inglese «Big Bang» (9) invece di Big Ben sembra quasi un peccato veniale. Inoltre, chi conosca un poco la storia delle mistificazioni sul Graal sa che nel Codice Da Vinci vi è ben poco di nuovo: tutto è già stato detto in centinaia di libri su Rennes-le-Château (10), e – benché il nome di questa località francese non sia mai menzionato nel romanzo di Brown – i cognomi Saunière e Plantard fanno chiaramente riferimento alle stesse vicende.

    5. Il mito di Rennes-le-Château: una falsificazione già da tempo smascherata

    Rennes-le-Château è un paesino francese del dipartimento dell’Aude, ai piedi dei Pirenei orientali, nella zona detta del Razès. La popolazione si è ridotta a una quarantina di abitanti, ma ogni anno i turisti sono decine di migliaia. Dal 1960 a oggi a Rennes-le-Château sono state dedicate oltre cinquecento opere in lingua francese, almeno un paio di best seller in inglese e un buon numero di titoli anche in italiano. Se ne parla anche in film e in fumetti di culto, come Preacher o The Magdalena. Il paesino si trova all’interno di quel «paese cataro», cioè della zona dove l’eresia dei catari ha dominato la regione ed è sopravvissuta fino al secolo XIII, che una sapiente promozione ha reso in anni recenti una delle più ambite mete turistiche francesi. Rennes-le-Château rimarrebbe però una nota a pie’ di pagina nel ricco turismo «cataro» contemporaneo se del paese non fosse diventato parroco, nel 1885, don Berenger Saunière (1852-1917). È a lui che fanno riferimento tutte le leggende su Rennes-le-Château.
    Il parroco Saunière era soprattutto un personaggio bizzarro. Nel 1909 si rifiuta di trasferirsi in un’altra parrocchia e nel 1910, dopo aver perso un processo ecclesiastico, subisce una sospensione a divinis. Pure privato della parrocchia, rimane fino alla morte nel paese, che aveva arricchito con nuove costruzioni – fra cui una curiosa «torre di Magdala» – e scandalizzato con una serie di scavi nella cripta e nel cimitero, alla ricerca non si sa bene di che cosa. Diventato più ricco di quanto fosse consueto per un parroco di campagna, si favoleggia che abbia trovato un tesoro. Tutto poteva spiegarsi, peraltro – come sospettava il suo vescovo – con un meno romantico traffico di donazioni e di messe. In epoca recente si è sostenuto che Saunière avesse scoperto nella cripta importantissimi manoscritti antichi, ma quelli che sono emersi sono falsi evidenti del secolo XIX se non del XX. È possibile che, nel corso dei lavori per restaurare la chiesa parrocchiale – un’attività che va in ogni caso ascritta a merito dell’originale parroco – don Saunière avesse scoperto qualche reperto di epoca medioevale, ma in ogni caso non in quantità sufficiente da arricchirsi. Si continua a ripetere anche che Saunière sarebbe stato in rapporti con ambienti esoterici di Parigi, ma di questo non vi è nessuna prova. La figura di Saunière non è priva d’interesse, e le sue costruzioni mostrano che si trattava di un uomo singolarmente attento alle allegorie e ai simboli, sulla scia di una tradizione locale. Ma nulla di più ha mai potuto essere provato.
    La leggenda di Saunière non sarebbe continuata nel tempo se la sua perpetua, Marie Denarnaud (1868-1953) – cui il sacerdote aveva intestato le proprietà e le costruzioni di Rennes-le-Château, per sottrarle al vescovo con cui era in conflitto – non avesse continuato per anni, anche per incoraggiare eventuali acquirenti, a favoleggiare di tesori nascosti. E se un altro personaggio, Noel Corbu (1912-1968), dopo avere acquistato dalla Denarnaud le proprietà dell’ex-parroco per trasformarle in ristorante, non avesse cominciato, a partire dal 1956, a pubblicare articoli sulla stampa locale dove – animato certo anche dal legittimo desiderio di attirare turisti in un borgo remoto – metteva i presunti «miliardi» di don Saunière in relazione con il tesoro dei catari.
    Negli anni 1960 le leggende diffuse da Corbu su scala locale acquistano fama nazionale dopo aver attirato l’attenzione di esoteristi – fra cui Pierre Plantard (1920-2000), che aveva animato in precedenza il gruppo Alpha Galates ed era stato anche condannato per truffe a sfondo esoterico – e di giornalisti interessati ai misteri esoterici come Gérard de Sède, che pubblica nel 1967 L’or de Rennes (11). Tre autori inglesi di esoterismo popolare – Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln – s’incaricheranno di elaborare ulteriormente le sue idee, trasformandole in una vera industria editoriale – grazie anche alla BBC, che batte la grancassa – avviata con la pubblicazione, nel 1979, de Il Santo Graal (12). Secondo de Sède e i suoi continuatori inglesi, il parroco aveva scoperto il segreto di Rennes-le-Château, dove sarebbe depositato non solo un tesoro favoloso – variamente attribuito al tempio di Gerusalemme, ai visigoti, ai catari, ai templari, alla monarchia francese, e cui il sacerdote avrebbe attinto solo per una piccola parte –, ma anche – rivelato dalle presunte pergamene ritrovate da don Saunière, dalle iscrizioni del cimitero, dalle forme stesse degli edifici e di quanto si trova nella chiesa parrocchiale – un tesoro di tipo non materiale, la verità stessa sulla storia del mondo. Nel paesino pirenaico esisterebbero i documenti in grado di provare che Gesù Cristo – verità accuratamente nascosta dalla Chiesa cattolica – aveva avuto figli da Maria Maddalena, che questi figli portano in sé il sangue stesso di Dio e che pertanto hanno il diritto di regnare sulla Francia e sul mondo intero. Che il Santo Graal sarebbe, più propriamente, il sang réal, il «sangue reale» dei discendenti fisici di Gesù Cristo, è affermato da quando Plantard entra nella storia di Rennes-le-Château. Il Codice Da Vinci si limita a ripetere queste affermazioni. Per prudenza, afferma Plantard, la discendenza dei merovingi da Gesù Cristo sarebbe sempre stata mantenuta come un segreto noto a pochi. Ma i catari, i templari, i grandi iniziati – dallo stesso Saunière al pittore Nicolas Poussin (1594-1655), il quale ne avrebbe lasciato una traccia nel suo famoso quadro del Louvre I pastori di Arcadia, che raffigurerebbe precisamente il panorama di Rennes-le-Château – hanno custodito il segreto come cosa preziosissima, lasciando trapelare di tanto in tanto qualche indizio.
    Oggi, naturalmente, un Priorato di Sion esiste. È fondato nel 1956 da Pierre Plantard – che si fa chiamare anche «Plantard de Saint Clair», inventandosi un titolo nobiliare di fantasia che è alle origini delle affermazioni de Il Codice Da Vinci secondo cui anche «Saint Clair» sarebbe un cognome merovingio –, con tanto di atto notarile e carte da bollo. Plantard ha lasciato intendere di essere egli stesso un discendente dei merovingi e il custode del Graal. La prova che il Priorato esiste da mille anni dovrebbe consistere nel nome di un piccolo ordine religioso medievale chiamato Priorato di Sion. Questo è effettivamente esistito – e finito –, ma non ha relazioni di sorta né con i merovingi né con presunti discendenti di Gesù Cristo. È difficile non concludere che il collegamento fra Rennes-le-Château, i merovingi e il Priorato di Sion è puramente leggendario, e che il Priorato è un’organizzazione esoterica le cui origini non vanno al di là dell’esperienza di Plantard e dei suoi collaboratori. Non è esistito nessun Priorato di Sion – nel senso in cui oggi se ne parla – prima dell’arrivo di Plantard a Rennes-le-Château. Ora, naturalmente esiste: ma solo dal 1956.
    Nella pagina Informazioni storiche de Il Codice Da Vinci si afferma, come ho accennato, che tutta la storia è confermata da documenti inoppugnabili. Si tratta dei famosi documenti in parte «ritrovati» nel 1975 nella Biblioteca Nazionale di Parigi e in parte trasmessi in precedenza allo scrittore Gérard de Sède. I documenti, però, sono stati «ritrovati» dalle stesse persone che li avevano nascosti nella Biblioteca Nazionale di Parigi: Plantard e i suoi amici. Ed è certissimo che non si tratta di documenti antichi ma di falsi moderni. Il principale autore dei falsi, Philippe de Chérisey – morto nel 1985 –, ha confessato di aver partecipato alla loro falsificazione, lamentandosi perfino per la loro utilizzazione avvenuta senza versargli il dovuto compenso, argomento su cui esistono lettere dell’avvocato di Chérisey (13).
    Quanto a Poussin, la «prova» del suo collegamento con Rennes-le-Château avrebbe dovuto essere la fotografia di una tomba presente nel territorio del paesino francese, oggi distrutta, ma cui Poussin si sarebbe ispirato per il suo quadro I pastori di Arcadia. Peccato però che della tomba siano stati ritrovati il permesso e i piani di costruzione, datati 1903, ancorché la tomba sia stata completata nel 1933 (14): la tomba è dunque posteriore di quasi trecento anni al quadro di Poussin. Nessun «documento» e nessuna «prova», dunque. Solo fantasie, buone per vendere romanzi più o meno appassionanti, ma che dal punto di vista strettamente storico devono essere considerate autentica spazzatura.


    * Articolo sostanzialmente anticipato, in una versione più breve, senza note e con il titolo Il Codice Da Vinci, in il Timone. Mensile di formazione e informazione apologetica, anno VI, n. 31, Fagnano Olona (Varese) marzo 2004, pp. 47-49.

    (1) Cfr. PHILIP JENKINS, The New Anti-Catholicism. The Last Acceptable Prejudice, Oxford University Press, New York 2003; in una comunicazione personale, l’autore ha confermato di ritenere Il Codice Da Vinci un esempio tipico della mentalità descritta nel suo studio.
    (2) Cfr. DAN BROWN, Il Codice Da Vinci, trad. it., Mondadori, Milano 2003.
    (3) Ibid., p. 9.
    (4) Ibidem.
    (5) Vangelo di Tomaso, 114, in LUIGI MORALDI (a cura di), I Vangeli gnostici. Vangeli di Tomaso, Maria, Verità, Filippo, trad. it., Adelphi, Milano 2001, pp. 3- 20 (p. 20).
    (6) Ibidem.
    (7) Ibidem.
    (8) Cfr. GARY STERN, Expert Dismiss Theories in Popular Book, in The Journal News, Westchester (New York) 2-11-2003, p. 1.
    (9) D. BROWN, op. cit., p. 438.
    (10) Cfr. un’introduzione all’immensa bibliografia sul tema, nel mio Rennes le Château: mistificatori e mistificazioni sul Graal, in Cristianità, anno XXIV, n. 258, ottobre 1996, pp. 7-9.
    (11) Cfr. GERARD DE SEDE, L’or de Rennes ou la vie insolite de Bérenger Saunière, Curé de Rennes-le-Château, Julliard, Parigi 1967.
    (12) Cfr. MICHAEL BAIGENT, RICHARD LEIGH e HENRY LINCOLN, Il Santo Graal, trad. it., Mondadori, Milano 1997.
    (13) Cfr. lettera dell’avvocato B. Boccon-Gibod a Philippe de Chérisey, dell’8-10-1967, in cui parla di documenti «de votre fabrication et déposés à mon étude», all’indirizzo http://priory-of-sion.com/psp/id167.html, visitato il 20-5-2004.
    (14) Cfr. PAUL SMITH, The Tomb at Les Pontils. The Real Truth, all’indirizzo http://priory-of-sion.com/psp/id33.html, visitato il 20-5-2004.

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    Ben scritto questo articolo di Introvigne.
    Il problema di questo libro non è lo spessore delle argomentazioni, è un romanzo, senza pretese storiche di fatto,
    può far problema il fatto che è molto diffuso, e che parecchi forse penseranno che questo libro dice cose vere.
    Chi è un attimino interessato a capire come stanno le cose non ci mette molto per superare la fase "Codice da Vinci".


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    Il problema è che questi libercoli dannosi vanno in mano alla plebaglia ignorante e diffondono concezioni eretiche e diaboliche.

    Bisognerebbe fare dei bei roghi di questi libracci nelle pubbliche piazze... e ammonire dal pulpito i fedeli sulla pericolosità di quanto è in essi contenuto.

  10. #10
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    Originally posted by Thomas Aquinas
    Ben scritto questo articolo di Introvigne.
    Il problema di questo libro non è lo spessore delle argomentazioni, è un romanzo, senza pretese storiche di fatto,
    può far problema il fatto che è molto diffuso, e che parecchi forse penseranno che questo libro dice cose vere.
    Chi è un attimino interessato a capire come stanno le cose non ci mette molto per superare la fase "Codice da Vinci".
    Bravo Thomas, hai detto bene.
    Penso che sia dovere di tutti noi impegnarci per far capire a molte persone che si tratta di una "bufala", tu che ne pensi? Mi sembra una "buona battaglia" che non fa male a nessuno (non si combatte un nemico reale ma solo la menzogna in sè).

 

 
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