(ed alla ricrescita)
Il Cavalier Spot non ha trovato il tempo per l’omaggio estremo al povero Simone Cola, il maresciallo ucciso mentre su un elicottero nel cielo di Nassiriya compiva la sua missione.
Che lui credeva di pace; ed invece, tragicamente, si è conclusa come solo può finire un’azione di guerra.
Il Cavalier Passerella non aveva trovato neanche il tempo per andare a ricevere la salma di quel ragazzo caduto in missione all’aeroporto di Ciampino quando era stata riportata in Italia avvolta nel tricolore.
Il Cavalier Convegno, di solito così loquace e pronto ad ogni commento su qualunque argomento, non aveva ritenuto di dover fare il minimo accenno al lutto che aveva colpito il Paese tutto, parlando dal palco del congresso dei suoi alleati socialisti cui non aveva rinunciato a partecipare pur di avere un ampio uditorio per lanciare le sue apocalittiche accuse alla sinistra.
Il Cavalier Amore non ha fatto alcun cenno ieri al dolore che stava accomunando, senza distinzione, l’intero Paese nel giorno dei funerali mentre lo ha fatto il suo ospite, il primo ministro francese Jean Pierre Raffarin, che non ha mancato di esprimere il cordoglio suo, del governo che rappresenta e di tutti i suoi connazionali.
Nella folla di autorità, in cui ha spiccato la figura del presidente della Repubblica che non ha fatto mancare ai parenti tutti del militare ucciso e alla giovane moglie la forza della sua presenza a Ciampino prima e, ieri, in chiesa, l’assenza del Cavalier Presenza è stata di quelle che non si possono non notare.
Il premier, si sa, non ama sovrapporre la sua immagine mediatica in cui nulla è affidato al caso, a fatti dolorosi.
Certo, se proprio non ne può fare a meno, alla fine anche lui cede.
E partecipa.
Ma, se solo è possibile, evita.
Il lutto non si addice agli spot.
Meglio all’aeroporto farsi vedere in prima fila per accogliere due ragazze appena liberate dopo giorni e giorni di prigionia e tanta ansia.
Quel tanto che basta per poter rivendicare la buona conclusione di una vicenda.
Il lutto no; meglio evitare.
Avere due vicepremier può tornare utile.
Se poi uno è anche ministro degli Esteri meglio ancora.
Marco Follini e Gianfranco Fini c’erano; in rappresentanza del premier che ha avuto bisogno di farsi rappresentare.




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