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  1. #1
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    Predefinito Il lutto non si addice al lifting

    (ed alla ricrescita)


    Il Cavalier Spot non ha trovato il tempo per l’omaggio estremo al povero Simone Cola, il maresciallo ucciso mentre su un elicottero nel cielo di Nassiriya compiva la sua missione.
    Che lui credeva di pace; ed invece, tragicamente, si è conclusa come solo può finire un’azione di guerra.

    Il Cavalier Passerella non aveva trovato neanche il tempo per andare a ricevere la salma di quel ragazzo caduto in missione all’aeroporto di Ciampino quando era stata riportata in Italia avvolta nel tricolore.

    Il Cavalier Convegno, di solito così loquace e pronto ad ogni commento su qualunque argomento, non aveva ritenuto di dover fare il minimo accenno al lutto che aveva colpito il Paese tutto, parlando dal palco del congresso dei suoi alleati socialisti cui non aveva rinunciato a partecipare pur di avere un ampio uditorio per lanciare le sue apocalittiche accuse alla sinistra.

    Il Cavalier Amore non ha fatto alcun cenno ieri al dolore che stava accomunando, senza distinzione, l’intero Paese nel giorno dei funerali mentre lo ha fatto il suo ospite, il primo ministro francese Jean Pierre Raffarin, che non ha mancato di esprimere il cordoglio suo, del governo che rappresenta e di tutti i suoi connazionali.

    Nella folla di autorità, in cui ha spiccato la figura del presidente della Repubblica che non ha fatto mancare ai parenti tutti del militare ucciso e alla giovane moglie la forza della sua presenza a Ciampino prima e, ieri, in chiesa, l’assenza del Cavalier Presenza è stata di quelle che non si possono non notare.
    Il premier, si sa, non ama sovrapporre la sua immagine mediatica in cui nulla è affidato al caso, a fatti dolorosi.
    Certo, se proprio non ne può fare a meno, alla fine anche lui cede.
    E partecipa.
    Ma, se solo è possibile, evita.
    Il lutto non si addice agli spot.
    Meglio all’aeroporto farsi vedere in prima fila per accogliere due ragazze appena liberate dopo giorni e giorni di prigionia e tanta ansia.
    Quel tanto che basta per poter rivendicare la buona conclusione di una vicenda.
    Il lutto no; meglio evitare.
    Avere due vicepremier può tornare utile.
    Se poi uno è anche ministro degli Esteri meglio ancora.
    Marco Follini e Gianfranco Fini c’erano; in rappresentanza del premier che ha avuto bisogno di farsi rappresentare.

  2. #2
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    Predefinito Non ho (davvero) più parole

    ...per definire il disagio che provo nel riscontrare il TOTALE disinteresse (e sottolineo totale) dell'"utenza" nei confronti di simili IGNOMINIE (!!!!) istituzionali.
    Se il problema sono io; prego chiunque conservi un minimo di decenza di rendermelo noto IN CHIARO.
    Grazie.
    (non che me ne freghi granchè, beninteso. Giusto per saperlo)

    Addio al maresciallo Cola, Berlusconi assente
    Funerali di Stato per il soldato italiano ucciso a Nassiriya.
    Ciampi accompagna la bara


    Enrico Fierro
    DALL’INVIATOFERENTINO (FROSINONE) Alla fine, solo alla fine, Alessandra si riappropria del suo sacrosanto diritto al pianto. Solo alla fine di una giornata di dolore semplice e composto, quando le consegnano il tricolore che ha avvolto la bara del suo Simone, il giovane marito ucciso nel cielo di Nassiriya. Ha accanto due uomini anziani. Due padri. Bruno, il papà del suo Simone, e Carlo Azeglio Ciampi, che per questa giovane donna diventata troppo presto vedova ha infranto tutti i cerimoniali. Il Presidente c’è, non è andato via dalla chiesa prima dell’uscita del feretro, ma l’ha seguito insieme ai familiari. Come un parente stretto. Come un congiunto addolorato che non può, non deve e soprattutto non vuole staccarsi da quella bara. Alessandra capisce, lo abbraccia e piange. Gli dice «grazie, presidente» e piange ancora, stringendo al petto la bandiera e toccandosi l’anulare dove ora ha due fedi, la sua e quella del suo giovane marito. Proprio come fanno le vedove del suo paese e dei paesi vicini di questa parte del Lazio che guarda al Sud: portano la vera nuziale del marito morto e la propria per tutta la vita, quasi a voler dire alla morte che è riuscita a spezzare una vita, certo, ma non un legame profondo.
    Mamma Cenzina, la madre del maresciallo Simone Cola, non vuole lasciare la bara di mogano scuro che i militari del I° Reggimento Idra, quei soldati grandi e grossi col basco azzurro in testa che da giorni piangono il loro collega, hanno adagiato nel carro funebre. Nevica, fa freddo, il gelo taglia le facce, e lei è lì. Il cappotto nero sbottonato, la testa scoperta e i capelli biondi sciolti, il viso arrossato dal freddo. «La mia vita è finita, finita», ripete come fa da giorni. Accanto, il marito Bruno e la signora Franca Ciampi, che la staccano delicatamente da quell’ultimo abbraccio. Distrutta dal dolore, la famiglia ha voluto ringraziare tutti con una lettera che il parroco della Cattedrale, lo stesso che quattro anni fa benedisse il matrimonio di Alessandra e Simone, ha letto alla fine della cerimonia funebre. Il primo grazie è al Presidente Ciampi e alla signora Franca, ed è affettuoso e sincero, proprio come si fa con un caro familiare. «Grazie, Presidente, grazie signora Franca, che con affetto paterno avete sostenuto la famiglia nel difficile momento dell’accoglienza del feretro di Simone sulla pista dell’aeroporto di Ciampino e qui, oggi, con la vostra preghiera». E poi un grazie «sentito» alla «Presidenza del Consiglio dei ministri» (che Berlusconi leggerà dai giornali, perché alla cerimonia non c’è, il governo è rappresentato da Follini, Fini e Martino). Un altro grazie sincero e affettuoso va «alla famiglia adottiva di Simone, l’Esercito italiano». Che Simone aveva scelto di vivere come «un servizio intenso e totale. E Alessandra con lui. Mano nella mano hanno intrapreso questo volo».
    Il volo, la grande passione di Simone. «Papà portami a vedere gli aerei», chiedeva da piccolo. E papà Bruno, nel tempo libero che il lavoro in fabbrica alla Pirelli di Tivoli gli lasciava, lo portava a Bracciano. L’amore per il volo è tutto lì, in quel modellino d’elicottero che la famiglia ha voluto venisse messo accanto alla bara. Ed è anche nelle parole di preghiera e di speranza con le quali la famiglia ha voluto chiudere la lettera. «Vivere è abbandonarsi come un gabbiano all’ebbrezza del vento, vivere è assaporare l’avventura della libertà, vivere è stendere l’ala. Ma non basta saper volare con Te, Signore, tu mi hai dato il compito di abbracciare anche il fratello e aiutarlo a volare». Sono parole di don Tonino Bello, il vescovo di Molfetta, uomo di pace e pacifista attivo. Uomo che ripudiava la guerra e la violenza. Il religioso che nel ‘92, a Sarajevo, al tempo di un’altra guerra, di altre stragi, di altre morti e di altri orrori, disse forte che «gli eserciti di domani saranno uomini disarmati». La famiglia ha voluto ricordare Simone con parole di pace.
    Si chiude così una cerimonia composta, con gli uomini e le donne di Ferentino e di Tivoli accalcati sul sagrato della Cattedrale che ospita le spoglie di Sant’Ambrogio, il centurione martire, in attesa fin dal mattino sotto la neve. A Ferentino non nevicava da sei anni, commenta la gente mentre il picchetto d’onore dell’aviazione militare si dispone in ordine. Arrivano le autorità, insieme al vicepresidente del Consiglio e ai ministri degli Esteri e della Difesa, ci sono Mastella, Fisichella, Storace e Piero Fassino, gli alti ufficiali dell’Esercito e dello Stato Maggiore, i sindaci con i labari, i religiosi. Le voci del «Coro Polifonico Salvo D’Acquisto», il coro «ufficiale» dell’Esercito, invadono le arcate di questa chiesa costruita nel 1108, e commuovono tutti. «Siate pronti con le lucerne accese...voi non sapete né il giorno, né l’ora». È monsignor Orazio Bagnasco, ordinario militare, che officia insieme all’arcivescovo di Veroli, monsignor Boccacci, a leggere il passo del Vangelo secondo Luca. Al centro dell’altare le spoglie avvolte nel tricolore di Simone Cola. Ai piedi della bara un cuscino di fiori bianchi con una scritta semplice e struggente: «Ti voglio bene papà». L’hanno scritta per Giorgia, la figlia di otto mesi che ora non ha più un padre. «Perché Simone - dice con parole severe monsignor Bagnasco - è un altro dei costruttori di pace la cui vita è stata spezzata da chi la pace non la vuole e per questo ignobile scopo semina disordine, paura e morte». «Simone è morto per la Patria», dicono con rassegnato orgoglio i familiari. La Patria è in chiesa, ed è tante cose. L’Esercito con le sue regole dure, ma anche con la sua grande umanità e il suo grande senso di solidarietà, lo Stato con il suo Presidente-padre affettuoso e commosso. Le istituzioni e il governo, che è rappresentato da due ministri e da un vicepresidente del Consiglio. Lo Stato è la Repubblica che nella sua Costituzione ripudia la guerra, ma che oggi manda i suoi uomini a morire in una missione di pace che di pace non è e con mezzi inadeguati. Di tutto ciò, Simone Cola sapeva poco. Lui amava il volo ed è morto volando. È il ventesimo militare italiano morto in una guerra che guerra non si deve chiamare.

  3. #3
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    Almeno ci siamo risparmiati una micidiale barzelletta.
    La famosa artista idolo delle folle :" si figuri che uno ha addirittura scritto che avrei dovuto investire i MIEI soldi comprando un bar! Io!!!! La barista!!!!"

  4. #4
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    In Origine Postato da shambler
    Almeno ci siamo risparmiati una micidiale barzelletta.
    Anche le micidiali barzellette sono parte integrante della strategia d'imbonimento; se EVITA, è per i suddetti motivi.

    Per il RESTO, vedo che per TUTTI è TUTTO "normale".
    Meglio, "normalizzato".

    Buon pro VI faccia; a TUTTI...

  5. #5
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    In Origine Postato da Djaspher
    MrB, bisogna mantenere la calma.
    E' proprio con questi 3d che si vede la pochezza intellettiva, oltre alla incredibile malafede, degli elementi che sanno solo dire "comunista".
    E' anche vero che noi di sinistra dovremmo spendere una parola in più, sopratutto quando il Proprietario del Consiglio, per ovvie ragioni diserta, sia con la presenza che con le parole, il suo ruolo istituzionale.
    Va' che io sono "tranquillamente" rassegnato; sia nei confronti dei bananas (che, è EVIDENTE, sono irrecuperbili), sia nei confronti dei NON bananas (ma, evidentemente "riformisti") silenti ed "attendenti".
    Cosa stiano "attendendo" è ancora mistero; stante il fatto che, per PAURA di esser tacciati di "demonizzatori" dagli adepti del DEMONIZZATORE/IMBONITORE maximo, si sono ridotti a fare i pesci in barile.
    Non ESISTE giustificazione alla SOSTANZA dei fatti di questo topic.
    In qualsiasi altro Paese CIVILE sarebbe stato uno SCANDALO (vero) nazionale.
    Qua in berlusconia, NEANCHE i COSIDETTI oppositori riescono a spendere una parola per rimarcarlo.

    Vogliamo ESAGERARE??
    Che ne E' dei fasti della Costituzione Europea firmata a Roma con gran batter di grancassa mediatica a reti unificate???

    La Camera approva la Costituzione Ue.
    Senza il premier

    di Simone Collini
    (articolo)

  6. #6
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    Berlusconi non è andato al funerale di Cola?

    Probabilmente neppure a quello degli altri 19 italiani fatti morire in Iraq.

  7. #7
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    In Origine Postato da bowman
    Berlusconi non è andato al funerale di Cola?

    Probabilmente neppure a quello degli altri 19 italiani fatti morire in Iraq.
    Il cordoglio del Cavalier Macchietta

    "Chi non salta interista è".
    (Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio italiano, in visita ai soldati italiani a Nassiriya, 12 aprile 2004).

  8. #8
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    Naturalmente avevano disarmato i soldati, prima della visita ...
    La famosa artista idolo delle folle :" si figuri che uno ha addirittura scritto che avrei dovuto investire i MIEI soldi comprando un bar! Io!!!! La barista!!!!"

  9. #9
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    In Origine Postato da shambler
    Naturalmente avevano disarmato i soldati, prima della visita ...
    Manco uno sputacchio...

  10. #10
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    io credo che temesse qualche brutta contestazione ............. comunque è veramente un personaggino piccolo piccolo

 

 
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