RGOGLIO DI FEDERAZIONE
di Tommaso Nannicini

All’interno del centrosinistra, l’unica cosa veramente unitaria sono le strampalerie. Secondo Prodi, l’idea di Bertinotti di presentarsi alle primarie, senza proporre idee alternative, è una “strampaleria”. È vero. Ma accanto a quelle della sinistra radicale, si stagliano strampalerie riformiste le cui vette non hanno niente da invidiare alle prime. Lo spiega Maestro nella nostra Agorà: “primarie” sta per “elezioni primarie”; ed “eleggere” significa “scegliere”. Che scelta potrebbe mai esserci se il candidato fosse uno e uno soltanto? E che cosa è mai, se non una strampaleria riformista, l’idea che le primarie servano a Prodi per ottenere una legittimazione “ampia e democratica”, dando però per scontato che il Professore sia il candidato di tutti e nessuno possa sfidarlo? Queste dispute nascondo nodi politici non sciolti. E il nodo maggiore è quello che riguarda la fisionomia e il futuro della Federazione riformista. Le primarie sono un ottimo strumento per selezionare in maniera democratica le candidature monocratiche (presidenti, sindaci, collegi), ma hanno un senso solo se sono indette da un soggetto unitario e se risultano sufficientemente competitive. Nessuno di questi requisiti sembra esserci nel modello che molti hanno in mente. Prodi è o non è, in primo luogo, il leader della nascitura Federazione riformista? E questa benedetta Federazione che idee ha di sé e del proprio futuro? C’è solo un modo per raccogliere la sfida che Bertinotti ci ha, legittimamente, lanciato. Prodi e le forze di Uniti nell’Ulivo devono marcare con maggiore nettezza la loro fisionomia riformista, parlando al paese con un linguaggio che si distacchi in maniera netta dal conservatorismo di sinistra. Così, nelle cose, le primarie saranno un grande momento di scelta democratica del leader e del messaggio che il centrosinistra dovrà presentare per il 2006. Ovviamente, ex post, il vincitore delle primarie (a quel punto incaricato di rappresentare tutta l'alleanza) dovrà operare una mediazione trasparente con gli sconfitti, ma non gli può essere chiesto di anticipare la mediazione, annacquando in partenza le proprie posizioni. E non ha senso pensare che i candidati alle primarie non debbano presentare proposte alternative. Forse, qualora dovesse vincere la consultazione interna, Bertinotti rinuncerebbe a portare avanti, come leader del centrosinistra, le idee da lui esposte fino a quel momento? E una volta eletto premier si appresterebbe a riformare le pensioni nei modi indicati da una futura convenzione programmatica? Risate del pubblico. Deve essere chiaro, tuttavia, che la risposta giusta alla strampaleria bertinottiana non sta nell’orgoglio di partito (dei Ds), ma nell’orgoglio di Federazione (di un soggetto che deve trovare il coraggio di battezzarsi nel fuoco della lotta politica, e non solo nel mondo ovattato dei vertici tra segretari). Caro Prodi e cari Ds - almeno voi che dite di credere nel progetto ulivista - tirate fuori un po’ di “orgoglio di Federazione”. Prima che sia troppo tardi.