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    Predefinito Immigrazione:interessante articolo di Ronchey sul Corriere

    Ondate immigratorie e regole da difendere
    IL CONTINENTE EUROISLAMICO

    di ALBERTO RONCHEY


    I decreti governativi sulle quote d’immigrazione legale in Italia per il 2005 promettono l’ingresso a 159 mila stranieri, metà extracomunitari. Troppi o pochi, secondo disparati pareri. Ma come valutare il sistema in sé? Dinanzi al fenomeno immigratorio, in Europa i governi si consultano sulla base di due chiari presupposti. Primo, chiudere le frontiere dell’Ue non si può. Secondo, accogliere un’immigrazione illimitata non si può. Dunque, non rimane che regolare i flussi, per quanto controversi e misurabili solo secondo le differenti condizioni nazionali. Qualche voce, ricordando che l’Europa fu già terra di emigranti, insiste nel deplorare che l’Ue sia tanto meno aperta degli Usa. Ma quella società d’immigrati venne già fondata come rifugio multietnico, fino a generare l’ineguagliabile american melting pot . Il paragone con l’Europa è improprio anzitutto a causa del diverso carattere storico dei due mondi, poi a causa del divario di spazio, densità della popolazione, risorse. Inoltre, chi emigrava negli Usa volle sempre diventare americano, ma è dubbio che l’emigrante dall’Africa o dall’Asia nell’Ue voglia sentirsi europeo e tanto meno tedesco, inglese, olandese o italiano. È anche da considerare, peraltro, che a differenza degli Stati Uniti come «nazione semicontinentale» in Europa la sperata unione federativa potrà solo costituirsi come «federazione di nazioni».
    La differenza è anche riassumibile, a questo punto, in un semplice chiffrage . Gli Stati Uniti oggi comprendono 292 milioni di abitanti, dopo un considerevole aumento in gran parte dovuto negli ultimi decenni all’immigrazione dall’emisfero meridionale. Ma la densità sul territorio è tuttora limitata, 31 abitanti per chilometro quadrato. Nell’Ue-25 raggiunge quota 174. In Italia supera i 190 abitanti per chilometro quadrato inclusa l’immigrazione regolare, ma non quella dei clandestini.
    Eppure, malgrado questi dati, anche il crogiolo plurietnico degli Stati Uniti dopo le ultime ondate migratorie deve affrontare notevoli complicazioni. Come la residua eredità o identità anglo-protestant , scossa in particolare dall’entità e dall’influenza invasiva delle masse ispaniche, non più assimilabili e integrabili secondo l’esperienza del passato. Un recente saggio di Sam Roberts ha per titolo Who we are now , ossia «Chi siamo ora». È dedicato al tema dell’identità nazionale negli Stati Uniti anche l’ultimo lavoro di Samuel Huntington, Who are we?
    Ma in Europa si pongono ben tre complesse questioni, anzitutto l’identità comune, poi quella delle singole nazioni e insieme la moltiplicazione degli euroislamici non paragonabili per costumi e cultura agli ispanici Usa. Qui l’essenziale differenza è che l’Islam, più o meno militante, non distingue tra sfera politica e religiosa. La Sharia , secondo il Corano e la Sunna, è legge civile insindacabile per le masse dei fedeli africani o asiatici. E quando ispira proselitismi aggressivi, genera delittuosi episodi come quello che di recente ha sbalordito la tollerante società olandese. L’ultimo stadio del fanatismo religioso è poi, come tutti sanno, il terrorismo di Al Qaeda.
    Quanti siano gli euroislamici, accolti legalmente o clandestini, per ora non è facile saperlo da stime ufficiali o sicure. Secondo uno studio di Bassam Tibi, politologo nato a Damasco e docente in Germania, nell’Ue-15 erano già 17 milioni dal 2003. Per i prossimi tempi, ogni pronostico su natalità e nuovi arrivi appare incerto. Ma è ragionevole certamente il proposito di misurare con ogni attenzione, ogni anno, i flussi delle immigrazioni extraeuropee.

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  2. #2
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    É un articolo spompo, inutile, che rimane sulla superficie. Una sola citazione basta per capirlo:

    Primo, chiudere le frontiere dell’Ue non si può.

    Si tratta della solita solfa dell'immigrazione che è male-se-incontrollata-ma-benefica-se-regolamentata, come se gli allogeni con permesso di soggiorno diventassero meno allogeni.

    Inoltre è smaccatamente filo-occidentale, nel senso che si ferma solo sull'immigrazione islamica:

    Qui l’essenziale differenza è che l’Islam, più o meno militante, non distingue tra sfera politica e religiosa.

    Ma l'immigrazione non è solo islamica, vogliamo mettere le torme di sudamericani cattolici che in alcune città tipo Genova controllano già dei quartieri ?
    Se l'islam non distingue è meglio, così la loro incompatibilità risulta in modo ancora più netto è nessuno può pensare di "integrarli". Da questo punto di vista anzi è meglio che si tengano il turbante, il velo o il burka, così si individuano subito.
    Quindi questo fermarsi ad una sola componente puzza tanto di schemino da scontro-di-civiltà neo-cons...

  3. #3
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    gli immigrati non devono venire per una ragione molto banale: siamo in troppi e ci manca perfino l'aria!






    Editoriale di Ida Magli da “IL GIORNO” di Venerdì 14 gennaio 2000

    Abbiamo tutto ci manca l’aria
    D’accordo. Andiamo a piedi. Una domenica, due, tre domeniche....E.poi? si tratta di gesti dimostrativi; di sussulti dei governanti, pronti a mettere in luce il proprio potere nell’imporre divieti, ma che non hanno nulla a che fare con l’enormità del problema. Il problema vero, infatti, in Italia come in Europa e nel resto del mondo, é come faremo a sopravvivere se non affronteremo con forte realismo e con previsioni di cambiamento, l’immediato futuro. Lo sappiamo ormai molto bene: l’habitat non é in grado di sopportare lo spaventoso brulichio della popolazione umana sul pianeta, e la condizione delle città ne é soltanto un esempio.Il consumo delle risorse idriche, l’inquinamento atmosferico, l’aumento della remperatura, l’eliminazione dei rifiuti, la cementificazione del territorio, sono causa e risultato del movimento degli uomini. Il blocco del traffico ne é la fase finale. prima di tutto bisogna dire una cosa: é impossibile pensare che l’uomo rinunci a un mezzo di trasporto autonomo. Per quanto si possa tentare di rendere più confortevoli e più rapidi i mezzi pubblici, questi inquinano e non saranno mai “mentalmente”un sostituto, se non eccezionale, del mezzo di locomozione personale. Sarebbe pensare di camminare senza gambe. Il motivo é molto semplice: gli strumenti sono forme di trasformazione e di potenziamento del corpo. L’arco é un prolungamento e un potenziamento del braccio. Il telefono dell’orecchio; la televisione della vista; l’automobile delle gambe. Dunque fanno parte del corpo; sono personali e indispensabili. Ci si meraviglia de successo del” telefonino”. Ma é appunto il proprio orecchio e la propria bocca: come si fa a non portarli con se? Qualche anno fa l’antropologo André Léroi - Gourhan, in un saggio intitolato <<Il Gesto e la Parola>> poneva l’interrogativo più difficile sul futuro dell’umanità: <<c’é la farà l’uomo a trascinare sulla testa l’immenso edificio culturale che ha costruito?>>. ‘E venuto il momento in cui tutti dobbiamo porci questa domanda; e prendere delle decisioni non occasionali come quelle dei governanti, perché si tratta di formare una nuova visione del mondo, un modello di pensiero coerente e interrelato in tutti i suoi aspetti. Succede, invece, che gli argomenti che riguardano il modello di vita non vengono presi sul serio proprio perché sono troppo gravi. Perfino il partito dei Verdi, che pure ha il merito di averlo posto all’attenzione dei governanti, spesso appare troppo sorridente e ingenuo in rapporto alla gravità dei problemi di cui si occupa. Il risultato é appunto la domenica a piedi.
    Mentre si continua a esortare ad una vita piena di viaggi, dunque di mezzi di trasporto, come modello positivo, benefico; il contrario ovviamente di quello che si dovrebbe fare.
    Non soltanto per evitare l’afflusso di popolazione là dove si é troppi, ma anche perché esistono oggi mezzi di comunicazione e di lavoro che non richiedono lo spostamento dei corpi.Il problema infatti, sono i corpi. I corpi occupano spazio. I corpi viventi, oltre ad occupare spazio, consumano ambiente, lo deteriorano e quando si accumulano, creano disagio fisico e psichico. Prostituzione, droga, furto, violenze, delitti, sono prima di tutto manifestazione di un eccesso di popolazione. ovunque c’é affollamento, aumenta ogni genere di criminalità, non tanto perché ne rende facile l’attuazione, quanto perché l’affollamento é per la specie umana causa di timore, di ansia, di aggressività, di perdita di controllo razionale e di <<distanza etica>>. La popolazione é drammaticamente al di sopra di qualunque possibilità di sopravvivenza. Non si deve guardare alle risorse economiche nel senso in cui l’intendono gli economisti e i banchieri. Il loro pricipio: <<l’economia soprattutto>> va capovolto. La <<sopravvivenza soprattutto>> é il principio che oggi incombe; ed é in diretta connessione con la sopravvivenza dell’habitat. A che pro sviluppare ancora l’economia? Non saranno le megafusioni delle banche e delle industrie a farci respirare. Questo vale soprattutto per l’Italia e per l’Europa. Esiste da tempi memorabili un apologo: quello del re Mida che morì di fame perché tutto quello che toccava diventava oro. Adesso non si tratta più di un apologo ma di una realtà. Abbiamo il conto in banca, ma ci manca l’aria.

 

 

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