Il Real ha 169 milioni di euro da spendere sul calciomercato della prossima estate". Lo ha detto ai quattro venti il direttore sportivo del Real Madrid, Emilio "Buitre" Butragueno. E' vero, quest'estate il Real si potrebbe prendere senza troppi problemi sia Adriano (si accettano scommesse) sia Totti (forse).

Come una calamita, il Real e i suoi soldi, attraggono a sé i più grandi campioni al mondo (ci sono già Zidane, Ronaldo, Beckham, Roberto Carlos, Owen, Figo). La domanda sorge spontanea: come fa il Real a spendere e spandere e avere sempre più soldi? Juve, Milan e Inter conteggiano i loro acquisti col contagocce, sfruttano all'osso i parametri zero mentre il Real non ha limiti di spesa e ingaggi.

Al di là della sfrontata gestione dei club di casa nostra c'è una storia poco limpida e ricca di ombre che merita di essere raccontata dietro le infinite ricchezze delle Merengue.

Nel 2003, l'allora commissario europeo per la concorrenza, Mario Monti, rilevò la possibilità che ci fossero gli estremi di un “occulto” aiuto pubblico per rinfinanziare e arricchire il Real Madrid, violando le regole della concorrenza (in questo caso sportiva ma anche economica considerati gli introiti generati dalle vittorie).

La storia è questa: al giorno d’oggi, il Real Madrid nuota nell’oro con un utile 2004 di più di 50 milioni di euro (nonostante vari acquisti pesanti, compreso quello di Owen e gli ingaggi astronomici dei vari campionissimi galattici). Bisogna sapere che il presidente merengue, Florentino Perez, è il più importante costruttore edile spagnolo e uomo influente anche dal punto di vista politico.

Cosa non tornò alla Ue? Da società con 277 milioni di euro di debiti (praticamente sull’orlo del fallimento), il Real si arricchì di ben 480 milioni con i quali ha fatto costruire, su 15 ettari di terreno della ex Ciudad Desportiva del Real Madrid, un grande centro di uffici: ci sono un grattacieli di proprietà della società, c’è quello del Comune di Madrid, quello della regione castigliana. Tutti a 45 piani che servono i 224 mila metri quadri d’uffici.

E i soldi da dove sono saltati fuori? Li hanno, naturalmente, sborsati il Comune di Madrid e la Regione Castigliana, usufruendo di tutti gli aiuti concessi dallo stato spagnolo e dalla Comunità Europea.

Questa operazione, ossia l’aver costruito con soldi pubblici derivati da finanziamenti statali e europei, viola di fatto l’articolo 87 del titolo VI del trattato UE che proibisce: “gli aiuti degli Stati o dei Fondi statali sotto qualsiasi forma, tali che falsifichino o minaccino di falsificare la concorrenza favorendo determinate imprese”.

Secondo l’europarlamentare Pere Esteve "la riqualificazione permise al Real di piazzarsi davanti ai club concorrenti permettendosi così di acquistare i vari Zidane, Beckham, Ronaldo" e domani Adriano e Totti.

Insomma, per la UE il Real Madrid avrebbe compiuto un reato gravissimo per quel che riguarda la legge europea sulla concorrenza.

Per lungo tempo la Commissione Prodi ha indagato sulla faccenda chiudendo tutto con un nulla di fatto: "Siamo arrivati alla conclusione che il Real non ha ricevuto aiuti di stato - ha detto la portavoce della commissione europea Amelia Torres - e la decisione di archiviare la faccenda è arrivata dallo stesso commissario Monti".

Bruxelles è giunta alla conclusione che i gruppi che hanno acquisito gli edifici (Repsol YPF, la Mutua Automovilística de Madrid, Sacyr Vallehermoso e OHL) siano entità private e quindi siano state loro, in realtà, a finanziare le casse del Real e non lo Stato, attraverso le concessioni edilizie.

Secondo questi fatti, il Real ha venduto i terreni all'impresa edilizia di Florentino Perez che ha preso i soldi comunitari per costruire gli edifici comprati poi da Repsol, Sacyr etc), i ricavi dell'operazione sono ritornati a Florentino Perez e di qui al suo Real. Nella neonata Commissione Europea, comunque, si ritiene la transazione piuttosto "opaca" dato che non è chiara l'identità di chi ha comprato cosa e a che prezzo.

da : sports.virgilio.it