DS, COSA FARE DI UN PLEBISCITO
di Paolo Bonari



da "MEDIA QUOTIDIANO"

Tra pochi giorni inizierà il terzo Congresso dei Democratici di Sinistra. Piero Fassino sarà confermato segretario con un’altissima percentuale di consensi, quasi l’ottanta per cento. Ha fortissimamente voluto questo plebiscito. Per farne cosa? Per impugnare il partito e condurlo verso il sole dell’avvenire del blairismo? Certo è che avere il Partito dietro di sé e lasciarlo così com’è (ma qualcuno sa com’è?) sembrerebbe un po’ uno spreco. Ma il compagno Piero ha il Partito dietro di sé? Dai numeri pare di sì. Dai nomi pare di no. Abbiamo letto i nomi di tanti, troppi compagni, che hanno firmato la mozione numero uno, sui quali avremmo qualcosa da dire. Cioè avremmo qualcosa da dire sul loro tasso di riformismo. Le cose sono due: o Fassino in questi tre anni è stato così bravo nel convincerli e nel renderli rigorosi militanti del liberal-socialismo… Ma non si era detto che il riformismo non riesce a (con)vincere? Oppure il compromesso che si è fatto con loro è di quelli al ribasso, cui ormai siamo tanto affezionati. Ma qualcuno ha letto la mozione del lungo (e flessibile) Segretario? Provate. Potreste scoprire che, rispetto a Pesaro, ci sono addirittura dei passi indietro. E le domanda che si fanno molti militanti diessini, ora, sono le seguenti: “Ma non sarà che i riformisti stanno nella Margherita? E noi che facciamo? Che senso abbiamo? Moriremo democristiani?”. Fassino a Pesaro disse che per i Ds c’erano due strade: aut cambiare aut morire. Il diessino si guarda allo specchio e si dice, guardandosi negli occhi: “Ma non sarà che siamo già morti, nel sonno, senza dolore