Ovviamente parla di oggi, notare come in "democrazia" funziona l'attribuzione dei voti, merita la lettura
*tratto da IRAQ LIBERO – COMITATI PER LA RESISTENZA DEL POPOLO IRACHENO
www.iraqlibero.at*
1. A tre giorni dalle elezioni farsa
Tra tre giorni, il 30 gennaio, andrà dunque in scena il grande imbroglio.
Dopo le menzogne con cui si è cercato di giustificare la guerra, è ora la
volta della maxitruffa che vorrebbe giustificare l’occupazione.
Le elezioni di Bush sono solo l’altra faccia della guerra di Bush.
E’ per questo che la Resistenza le ha respinte, ritenendole un gigantesco
ed inaccettabile inganno in base al semplice principio che non si può
votare con la pistola puntata alla tempia.
Ora prepariamoci tutti ad una discreta sceneggiata mediatica. Dopo le bombe
intelligenti non mancheranno le telecamere intelligenti posizionate davanti
a seggi elettorali selezionati per mostrare code di iracheni impazienti di
“imparare la democrazia”.
Il numero dei votanti verrà certamente gonfiato ed è già stato sicuramente
deciso a Washington.
Tanto nessuno potrà mai verificare i reali numeri di queste elezioni di
guerra, gestite dalla potenza occupante, senza neppure quegli osservatori
internazionali ritenuti tanto indispensabili in altri contesti (vedi Ucraina).
La verità è che gli occupanti non riescono a controllare l’Iraq, la
Resistenza è attiva in buona parte del paese e la situazione è ben
illustrata dal fatto che a pochi giorni dal voto non è stata ancora resa
nota l’ubicazione di gran parte dei seggi!
Tutti sanno, salvo forse gli ipocriti commentatori televisivi italiani, che
di elezioni farsa si tratta. Ma anche questa farsa, come ogni battaglia
politica o militare della guerra di liberazione, avrà un vinto ed un
vincitore.
Bisognerà vedere se tra imbrogli numerici e trucchi mediatici si riuscirà a
dare l’idea di elezioni minimamente credibili. Se ciò dovesse avvenire gli
imperialisti avrebbero segnato un punto, sicuramente non decisivo ma
comunque importante. Se questo obiettivo fallirà, ed il prossimo governo
iracheno avrà la stessa credibilità di quello attuale, gli americani non
avranno più frottole da raccontare. E così pure i loro alleati europei,
Berlusconi in testa.
Ed a proposito della situazione italiana, c’è una vicenda che la illustra
più di mille discorsi. Un giudice, tra le grida dei nostrani crociati
filobush ed il disappunto dei politicamente corretti di “sinistra”, ha
osato scrivere che la Resistenza non è terrorismo, disponendo la
scarcerazione di alcuni militanti islamici accusati di reclutare
combattenti da inviare in Iraq.
Clementina Forleo, questo è il suo nome, ha ricordato nella sentenza le
norme del diritto internazionale che gli USA non sono ancora riusciti a
stravolgere e che riconoscono la legittimità della guerriglia armata nelle
lotte di liberazione nazionale come quella in corso in Iraq.
Fini, Casini, Follini, Pisanu sono immediatamente insorti contro questa
sentenza, mentre tutta la sinistra parlamentare ha ritenuto di defilarsi.
Se i Ds, con Chiti, si sono dissociati dalla sentenza, se la stessa cosa ha
fatto il verde Pecoraro Scanio, ancora più grave è il silenzio complice del
Prc e del suo segretario al quale solitamente non manca né la parola né i
microfoni pronti ad amplificarla.
Vergogna, vergogna, vergogna!
E’ in questi passaggi cruciali che si misura la deriva opportunista,
collaborazionista e servile verso l’imperialismo della sinistra italiana; è
in momenti come questi che si avverte fino in fondo quanto sia marcio il
ceto politico che la rappresenta.
A tre giorni dal 30 gennaio, le elezioni volute da Bush appaiono irreali
oltreché truffaldine. Dei candidati si sa che sono 7.000, ma i loro nomi
sono quasi tutti sconosciuti, non ci sono liste elettorali, non esiste
alcuna garanzia di regolarità degli scrutini. Insomma non si conoscono i
candidati, non si conoscono gli elettori, non si conoscono gli scrutatori.
L’unica cosa che si conosce è il regista e questo basta e avanza.
Un esempio lampante di come venga pilotata la pagliacciata elettorale ci
viene dalla città di Kirkuk (importante anche per ragioni petrolifere),
dove gli USA e il “Consiglio provvisorio” hanno deciso di attribuire a
tavolino, senza alcun censimento, 100.000 voti in più alla comunità curda a
danno delle altre due, l’araba e la turcomanna. Insomma, truffe, imbrogli e
colpi di mano sono la norma alla vigilia del voto, figuriamoci cosa
succederà il 30!
Ma anche su questi aspetti il silenzio della sinistra nostrana (inclusi i
gruppi dirigenti del movimento no global) è totale e impressionante,
nonostante la permanenza delle truppe italiane a Nassyria.
Noi pensiamo che il popolo iracheno saprà respingere la farsa elettorale.
Siamo convinti che le elezioni falliranno e che nessuna operazione
cosmetica potrà cambiare segno a questo colossale imbroglio.
In quanto alla farsa italiana ognuno tiri le sue conseguenze.
Con la Resistenza fino alla vittoria!
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