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    Franciscu Pala
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    Unhappy "La Sardegna non può essere Atlantide".

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    Prima pagina

    Oltre 250 studiosi di tutta Italia si schierano contro le tesi di Sergio Frau

    «La Sardegna non può essere Atlantide»


    «La Sardegna non può essere la mitica Atlantide». A riaccendere le polemiche sulla tesi del giornalista-scrittore Sergio Frau e sul suo fortunato bestseller Le colonne d'Ercole non è un singolo studioso, ma ben 250 tra archeologi, geologi, storici, filologi, glottologi, antropologi e professionisti di varie discipline, tra cui diversi sardi, tutti impegnati nello studio delle antiche civiltà del Mediterraneo. Escono allo scoperto quasi in punta di piedi con un documento firmato da tutti e pubblicato su Internet (www.iipp.it aperto dall'Istituto italiano di Storia e Protostoria di Firenze). Senza mai nominare Sergio Frau contestano in venti punti tutte le tesi che il giornalista ha raccolto nelle seicento pagine del saggio sulla mitica Atlantide. Il documento sintetizza un dibattito che si protrae ormai da due anni.

    - - -

    Pagina 14, Cultura.

    Ecco perché la Sardegna non può essere la mitica Atlantide

    Oltre 250 studiosi italiani contestano le tesi del libro di Sergio Frau «Lo tsunami di 3000 anni fa non poteva cancellare tutta l'Isola»


    Le immagini dello tsunami che ha devastato la Thailandia e il Sud Est asiatico hanno colpito l'immaginario collettivo mostrando in tv la potenza distruttiva della grande onda. Quello che ha colpito gli archeologi, però, è stato il fatto che lo tsunami ? nonostante l'immensa potenza ? non sia andato oltre un paio di chilometri dalle coste. «Su questo particolare stavamo da tempo riflettendo ed oggi abbiamo la conferma scientifica che dimostra l'infondatezza dell'ipotesi che la Sardegna sia la mitica Atlantide.

    Non è pensabile che in tempi storici un'onda per quanto gigantesca abbia potuto seppellire l'intera isola allagando il Campidano per un centinaio di chilometri». A riaccendere le polemiche sulla tesi del giornalista-scrittore Sergio Frau e sul suo fortunato bestseller Le colonne d'Ercole non è un singolo studioso, ma ben 250 tra archeologi, geologi, storici, filologi, glottologi, antropologi e professionisti di varie discipline, tra cui diversi sardi, tutti impegnati nello studio delle antiche civiltà del Mediterraneo.

    Escono allo scoperto quasi in punta di piedi con un documento firmato da tutti e pubblicato su Internet (www.iipp.it aperto dall'Istituto italiano di Storia e Protostorio di Firenze). Senza mai nominare Sergio Frau contestano in venti punti tutte le tesi che il giornalista di Repubblica ha raccolto nelle seicento pagine del saggio sulla mitica Atlantide.

    Il documento sintetizza un dibattito che si protrae ormai da due anni, che appassiona e che continua a scatenare polemiche. Anche alla luce delle mostre (l'ultima la scorsa estate nelle sale dell'aeroporto di Elmas) già presentate o che sono annunciate nel 2005. Una è prevista a Parigi col patrocinio dell'Unesco. «Premesso che ognuno può trattare e interpretare ciò che vuole come meglio crede» scrivono i 250 firmatari «è bene precisare che dal punto della ricerca scientifica, da cui noi non intendiamo prescindere, è importante fare alcune considerazioni su recenti operazioni massmediatiche intorno al passato della Sardegna». L'elenco è in ordine alfabetico: primo firmatario Enrico Acquaro, prestigioso ordinario di archeologia Fenicio-Punica considerato l'erede di Sabatino Moscati. Seguono Alberto Agresti dell'Università di Firenze, il geologo Michele Agus del Cnr di Cagliari, l'antropologo Giulio Angioni e via scorrendo la gran parte degli specialisti dei due atenei sardi e delle Soprintendenze. Una presa di posizione ufficiale per fare chiarezza su un tema che ondeggia pericolosamente tra letteratura e saggistica. Perché Internet e non un congresso o un quotidiano nazionale? «Non vogliamo continuare sulla scia delle polemiche. Frau dalla sua ha una corazzata, che è il giornale La Repubblica, su cui ha potuto portare avanti e pubblicizzare le sue tesi.

    Noi vogliamo esclusivamente mettere dei punti saldi sulla ricerca senza altro fine se non quello di ribadire il primato della scienza sulle pur buone ragioni dell'immaginazione. Chiunque può accedere al sito Internet». Seppure mai citato è palese che il bersaglio del documento siano le tesi di Frau, ormai popolari grazie al successo del libro e al battage sui giornali. Si possono riassumere così: la Sardegna è la mitica isola di Atlantide citata da Platone e dalle fonti classiche. La chiave della "scoperta" è lo spostamento verso Est delle colonne d'Ercole collocate impropriamente nello stretto di Gibilterra. In realtà andrebbero individuate tra la Sicilia e la costa africana. Secondo i firmatari del documento solo sul piano della fantasia può essere divertente ipotizzare una identificazione con la mitica isola platonica di Atlantide, con l'immaginaria sede dei beati Iperborei, con l'Eden biblico e col mondo dell'aldilà della tradizione classica.

    In particolare Atlantide di Platone non è un dato storico riferibile a un determinato luogo e a un determinato tempo, ma solo una costruzione poetica e utopistica, a fini esplicativi, che affonda le radici in una serie di miti largamente diffusi nel mondo antico. La moderna ricerca archeologica evita il ricorso a cataclismi, invasioni e migrazioni come spiegazione risolutiva dei cambiamenti culturali e può accogliere tali elementi solo come fatti concomitanti nel quadro di ricostruzioni interpretative di tipo sistematico su scala geografica adeguata. Pertanto gli studiosi affermano che non esiste in Sardegna alcun indizio di un'ipotetica inondazione provocata da un fenomeno geologico verificatosi intorno al 1175 a. C. «Non esistono indizi di uno tsunami locale nemmeno nelle terre che circondano l'Isola lungo tutto l'arco costiero del Mediterraneo occidentale». Riguardo alla civilità nuragica sottolineano che «non scomparve improvvisamente nel dodicesmo secolo e men che mai a seguito di un cataclisma».

    Le prove? «Lo testimonia la grande fioritura in ogni angolo dell'Isola degli insediamenti riferibili alla fase denominata Bronzo Finale tra il 1200 e il mille a.C., a cui risalgono i manufatti nuragici rinvenuti a Lipari in associazione col contesto indigeno Ausonio II e con ceramiche micenee del Tardo Elladico». Gli studiosi affermano che non è mai esistita un'età del Fango e una contrapposizione tra la Sardegna dei giganti abbattuti (cioè dei nuraghi distrutti del Campidano, della Marmilla e del Sinis) e una Sardegna dei giganti dell'interno. «A chiunque li osservi con un minimo di spirito critico appare evidente che tutti i nuraghi si presentino danneggiati in misura dipendente dai tipi di pietra impiegati, dai vari fattori di dissesto e infine dal plurimillenario prelievo di materiale lapideo per la costruzione dei fabbricati di età successiva, dai tempi dell'espansione fenicia a oggi».

    Il segno sui nuraghi indicato da Frau come prova dell'allagamento provocato dallo tsunami non è fango: «Quel che ricopre non solo i nuraghi ma anche le strutture erette durante i secoli precedenti sono i diversi strati di crollo e di ricostruzione, riferibili a molte fasi scaglionate nel tempo». Un'ulteriore prova è data proprio dallo scavo nella reggia nuragica di Barumini che, secondo Frau, sarebbe stata sepolta dal mare e dal fango: «Proprio qui emerge con assoluta chiarezza che gli strati di crollo del monumento e dell'abitato circostante ricoprono omogeneamente i resti delle strutture nuragiche e punico-romane realizzate in parte prima e in parte dopo la data della presunta inondazione».

    Infine non esiste in Sardegna alcuna traccia delle migliaia di cadaveri di uomini e animali che il presunto cataclisma avrebbe dovuto spiegare e di cui si immagina che siano stati recuperati a uno a uno dal fango e bruciati senza spiegare chi e come avrebbe potuto recuperarli. Resta il problema della dissoluzione della civilità nuragica, un fenomeno storico da indagare con ampiezza di metodi operativi e interpretativi, ma non è accettabile l'imposizione di un'unica soluzione precostituita.

    E neppure è condivisibile l'ipotesi del trasferimento in massa dei sardi nuragici sopravvissuti all'indondazione che sarebbero sbarcati in Italia dando vita alla civilità etrusca. «Ebbene, i rapporti tra i nuragici e gli etruschi sono comprovati ma solo a livello di scambi commerciali, di tecnologia, di matrimoni tra famiglie aristocratiche o di normali spostamenti di alcuni elementi umani, non certo per migrazioni di massa». Sul piano scientifico è insostenibile ? ribadiscono i 250 firmatari del documento ? la recente revisione e deformazione del quadro storico dell'intera area mediterranea e vicino-orientale in cui si crea una sostanziale confusione per non dire identità tra Sardi, Etruschi, Fenici, Ebrei, Filistei-Pheleset, Shardana e altri popoli del mare in cui l'elemento sardo o presunto tale viene presentato sempre come determinante.

    Così viene svalutato il grandioso fenomeno storico della colonizzazione fenicio-punica, ricondotto a un unico centro propulsore individuato nella sarda Tharros. Nessuno degli studiosi firmatari dell'appello crede che la Sardegna antica fu isolata, arretrata e ignorata, ma nemmeno accetta «l'insostenibile slogan di una Sardegna origine e fine di tutte le civilità mediterranee». Con il mito non si possono rinchiudere le sue vicende millenarie. Carlo Figari

    23/01/2005

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  2. #2
    Franciscu Pala
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    APPELLO AGLI STUDIOSI DI SCIENZE DELL’ANTICHITA’ DEL MONDO MEDITERRANEO


    Archeologi, Geologi, Storici, Filologi, Glottologi, Antropologi, studiosi e professionisti di varie discipline, impegnati a vario titolo nello studio delle antiche civiltà del Mediterraneo e particolarmente della Sardegna, ritengono importante fare alcune considerazioni su recenti operazioni mass-mediatiche intorno al passato della Sardegna. Premesso che ognuno può trattare e interpretare ciò che vuole come meglio crede, è bene precisare che dal punto di vista della ricerca scientifica, da cui gli studiosi estensori di questo appello non intendono prescindere, è utile fare le seguenti precisazioni:

    1) solo su un piano di fantasia può essere divertente ipotizzare una identificazione della Sardegna con la mitica isola platonica di Atlantide, con l'immaginaria sede dei beati Iperborei, con l’Eden biblico e col mondo dell’aldilà della tradizione classica e cristiana;

    2) in modo particolare, l’Atlantide di Platone non è un dato storico riferibile a un determinato luogo e a un determinato tempo, ma è solo una costruzione poetica e utopistica a fini esplicativi, riconosciuta come tale già dal discepolo Aristotele, che affonda le radici in una serie di miti largamente diffusi nel mondo antico, radicati nella consapevolezza della fragilità delle conquiste della civiltà di fronte allo strapotere della natura e rafforzati dalla memoria di catastrofi naturali effettivamente accadute e documentate come l’eruzione del vulcano di Thera nelle Cicladi, tra il XVII e il XVI sec. a. C.;

    3) la moderna ricerca archeologica e storica evita il ricorso a cataclismi, invasioni e migrazioni come spiegazione risolutiva dei cambiamenti culturali, e può accogliere tali elementi solo come fattori concomitanti nel quadro di ricostruzioni interpretative di tipo sistemico su scala geografica adeguata;

    4) quanto espresso al punto precedente vale in particolare per la dissoluzione delle organizzazioni politico-economiche esistenti nel Mediterraneo orientale negli ultimi secoli del II millennio a. C.;

    5) sulla base dei risultati acquisiti in circa 200 anni dalla ricerca archeologica e geologica, è possibile affermare che non esiste in Sardegna alcun indizio di un’ipotetica inondazione, provocata da un fenomeno geologico ipoteticamente verificatosi nei mari circostanti la Sardegna intorno all’anno 1175 a. C.;

    6) non esistono indizi di una tale inondazione nemmeno nelle terre che circondano la Sardegna lungo tutto l’arco costiero del Mediterraneo occidentale;

    7) la civiltà nuragica non scomparve improvvisamente nel XII sec. a. C. e men che mai a seguito di un cataclisma: ciò è testimoniato senza ombra di dubbio dalla grande fioritura, in ogni angolo dell’Isola, degli insediamenti riferibili alla fase denominata Bronzo Finale, che secondo i più recenti aggiustamenti cronologici occupa proprio il periodo compreso tra l’inizio del XII e la seconda metà del X sec. a. C. e a cui risalgono i manufatti nuragici rinvenuti sull’acropoli eoliana di Lipari in associazione col contesto indigeno Ausonio II e con ceramiche micenee del periodo detto Tardo Elladico III C;

    8) non è mai esistita un’”età del fango” e non è mai esistita una contrapposizione tra la “Sardegna dei giganti abbattuti” (cioè dei nuraghi distrutti del Campidano, della Marmilla e del Sinis) e una “Sardegna dei giganti intatti dell’interno”: a chiunque li osservi con un minimo di spirito critico appare evidente che tutti i nuraghi si presentano danneggiati in misura dipendente dai tipi di pietra impiegati, dai vari fattori di dissesto (imperfezioni strutturali, agenti atmosferici e altri agenti naturali come le radici degli alberi, demolizioni intenzionali) e infine dal plurimillenario prelievo di materiale lapideo per la costruzione dei fabbricati di età successiva, dai tempi dell’espansione fenicia a oggi; ed è evidente che quest’ultimo fattore deve essere stato determinante proprio nel Campidano, nella Marmilla e nel Sinis, regioni agricole e povere di pietra da costruzione. Quel che ricopre non solo i nuraghi del Bronzo Medio e Recente, ma anche gli insediamenti del Bronzo Medio, Recente e Finale e dell’Età del Ferro, e perfino le strutture erette durante i secoli sopra e accanto ad essi, non è “fango”: sono invece diversi strati di crollo e di ricostruzione, riferibili a molte fasi scaglionate nel tempo;

    9) se a puro titolo di esempio si considera il noto complesso nuragico di Barumini (dove gli scavi e i restauri continuano ancora oggi procurando informazioni perfettamente in linea con tutto quanto si ricava dalle numerosissime indagini compiute o in corso in tutta la Sardegna), emerge con assoluta evidenza che gli strati di crollo del monumento e dell’abitato circostante ricoprono omogeneamente i resti delle strutture nuragiche e punico-romane realizzate nel corso dei secoli, in parte prima e in parte dopo la data della presunta inondazione; anzi i resti particolarmente evidenti degli abitati del Bronzo Finale e della Prima Età del Ferro, successivi a tale ipotetico fenomeno, si conservano ben sotto il livello considerato come prova del ristagno conseguente all’inondazione, e che invece non costituisce altro che un labile segno di interruzione tra una campagna di scavo e la successiva;

    10) non esiste in Sardegna alcuna traccia delle migliaia di cadaveri umani ed animali che il presunto cataclisma avrebbe dovuto provocare, e di cui si immagina che siano stati recuperati uno per uno dal fango e bruciati senza spiegare chi e come avrebbe potuto recuperarli e bruciarli;

    11) al di là dei dettagli interpretativi, che restano legittimamente sottoposti alle discussioni e alle verifiche anche interdisciplinari, vi è sostanziale concordanza di principi, metodi e conclusioni tra gli archeologi pertinenti alle varie scuole e a diverse nazionalità;

    12) la dissoluzione della civiltà nuragica resta un fenomeno storico da indagare con ampiezza di metodi operativi e interpretativi, peraltro già diffusamente applicati in Sardegna e vivacemente discussi col libero apporto di tutti gli studiosi interessati; non è accettabile l’imposizione di un’unica soluzione precostituita, per di più evidentemente inadeguata;

    13) nonostante le numerose indubitabili testimonianze di connessione tra la Sardegna e la fascia costiera medio-tirrenica durante le età del Bronzo e del Ferro, non è condivisibile l’ipotesi del trasferimento in massa dei sardi nuragici sopravvissuti alla presunta inondazione, né un tale fatto potrebbe essere considerato evento determinante per la nascita della civiltà etrusca;

    14) pur con innovazioni a tutti i livelli e con apporti culturali di varia provenienza, non può essere posta in dubbio la fondamentale continuità della protostoria dell’Italia centrale tirrenica, dalle comunità protourbane del Bronzo Finale e della Prima Età del Ferro alle comunità urbane etrusche;

    15) una connessione diretta e organica tra la civiltà nuragica e quella protoetrusca ed etrusca è comprovata, ma solo a livello di scambi di beni di pregio, merci varie e tecnologia, a livello di matrimoni tra famiglie aristocratiche e di normali spostamenti di alcuni elementi umani, non certo di migrazioni di massa; ma questi apporti nuragici in Etruria non assurgono mai al rango di elementi costitutivi e identificativi della cultura locale che resta altra cosa, ben separata e distinta da quella nuragica;

    16) indipendentemente dalla presunta connessione dell’etnonimo “Tyrrhenòi” con le torri nuragiche, i nomi con cui gli Etruschi chiamavano se stessi (Rasna, Rasena o Rasenna) non hanno alcun riscontro nella toponomastica sarda e nella tradizione storica e letteraria concernente la Sardegna;

    17) sul piano scientifico è insostenibile la recente revisione e deformazione del quadro storico dell’intera area mediterranea e vicino-orientale, in cui si crea una sostanziale confusione per non dire identità tra Sardi, Etruschi, Fenici, Ebrei, Filistei-Peleset, Shardana e altri “popoli del mare”, Kaphtor-Keftiu, Celti, e perfino gli abitanti della mitica e biblica Tarshish e i Feaci dell’omerica Scheria e in cui l’elemento sardo o presunto tale viene presentato sempre come predominante e determinante;

    18) è ugualmente inaccettabile la totale svalutazione del grandioso fenomeno storico della colonizzazione fenicia e punica, strappato alle sue origini culturali e linguistiche vicino-orientali e inesorabilmente ricondotto a un unico centro propulsore individuato nella sarda Tharros;

    19) nessun archeologo ha mai espresso esplicito consenso per le ipotesi sopra ricordate, solo alcuni studiosi si limitano a esporre considerazioni e consensi limitatamente alla collocazione delle cosidette “Colonne d’Ercole”;

    20) nessuno degli studiosi firmatari del presente appello crede che la Sardegna della preistoria, della protostoria e della storia sia stata isolata, arretrata e ignorata, ma nemmeno accetta l’insostenibile slogan di una Sardegna origine e fine di tutte le civiltà mediterranee o approva il tentativo di rinchiudere nel mito le sue millenarie vicende;

    21) su queste e su altre questioni e visioni si ribadisce il primato della ricerca scientifica sulle pur buone ragioni dell’immaginazione.


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  3. #3
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    [size=0,5]ELENCO DEI FIRMATARI DEL PRESENTE APPELLO


    N. B. La firma implica l'accettazione consapevole del contenuto e il consenso alla divulgazione anche tramite stampa, televisione, internet ecc.


    1) Enrico Acquaro (Professore ordinario di Archeologia Fenicio-punica - Università di Bologna)
    2) Alberto Agresti (Università di Firenze)
    3) Michele Agus (Geologo Dirigente di Ricerca - C.N.R. Cagliari)
    4) Elisabetta Alba (Assegnista di ricerca in Preistoria e Protostoria Europea - Università di Sassari)
    5) Claude Albore Livadie (Archeologa – Ricercatrice C.N.R.S. – Francia)
    6) Maria Teresa Allegretti (Laureata in Archeologia e giornalista)
    7) Simonetta Angiolillo (Professore ordinario di Archeologia Classica - Università di Cagliari)
    8) Giulio Angioni (Professore ordinario di Antropologia Culturale - Università di Cagliari)
    9) Angela Antona (Archeologa - Soprintendenza per i Beni Archeologici di Sassari e Nuoro)
    10) Claudio Arias (Professore associato di Metodologie della Ricerca Archeologica - Università di Pisa)
    11) Angelo Aru (Professore ordinario di Geopedologia - Università di Cagliari)
    12) Cirillo Atzeni (Tecnico Elevate Professionalità – Dipartim. Ingegneria Chimica e Materiali – Università di Cagliari)
    13) Emanuela Atzeni (Archeologa - Scuola di specializzazione in Archeologia - Università di Cagliari)
    14) Lucia Atzeni (Archeologa - collaboratrice Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    15) Gianluigi Bacchetta (Responsabile Scientifico Centro Conservazione Biodiversità - Università di Cagliari)
    16) Ginetto Bacco (Archeologo, Assistente tecnico-scientifico – Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    17) Ubaldo Badas (Archeologo - Museo Civico di Villanovaforru)
    18) Stefania Bagella (Assegnista di ricerca in Museografia - Università di Sassari)
    19) Daniela Baldoni (Archeologa - collaboratrice Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna)
    20) Barbara Barbaro (Archeologa - Dottorato di Ricerca Università di Roma "La Sapienza")
    21) Sebastiano Barca (Professore ordinario di Geologia Stratigrafica - Università di Cagliari)
    22) Gilda Bartoloni (Professore ordinario di Etruscologia e Archeologia Italica - Università di Roma "La Sapienza")
    23) Piero Bartoloni (Professore ordinario di Archeologia Fenicio-punica - Università di Sassari)
    24) Alessandro Bedini (Archeologo - Direzione Generale per i Beni Archeologici)
    25) Maria Bernabò Brea (Archeologa - Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna)
    26) Laura Bicone (Assegnista di ricerca in Archeologia Medievale - Università di Sassari)
    27) Anna Maria Bietti Sestieri (Presidente dell'Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria)
    28) Sandro Filippo Bondì (Professore ordinario di Archeologia Fenicio-punica - Università della Tuscia - Viterbo)
    29) Francesca Bua (Archeologa - collaboratrice Soprintendenza per i Beni Archeologici di Sassari e Nuoro)
    30) Viviana Cacciatori (Università di Roma “La Sapienza”)
    31) Adele Campanelli (Archeologa - Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Abruzzo)
    32) Franco Campus (Archeologo - collaboratore Soprintendenza per i Beni Archeologici di Sassari e Nuoro)
    33) Franco G. R. Campus (Borsista in Archeologia Medievale - Università di Sassari)
    34) Maurizia Canepa (Archeologa - Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    35) Gianfrancesco Canino (Archeologo - collaboratore Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano e Università di Cagliari)
    36) Graziano Caputa (Archeologo - collaboratore Soprintendenza per i Beni Archeologici di Sassari e Nuoro)
    37) Stefano Cara (Geologo Ricercatore - C.N.R. Cagliari)
    38) Marcello Carlotti (Dottorando di ricerca in Antropologia Culturale - Università di Sassari)
    39) Francesca Carrada (Archeologa - collaboratrice Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    40) Simonetta Castia (Archeologa - collaboratrice Soprintendenza per i Beni Archeologici di Sassari e Nuoro)
    41) Maurizio Cattani (Ricercatore di Preistoria e Protostoria - Università di Bologna)
    42) Andreina Catte (Documentalista - collaboratrice Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    43) Alberto Cazzella (Professore ordinario di Paletnologia - Università di Roma "La Sapienza")
    44) Francesca Ceci (Archeologa - Musei Capitolini - Roma)
    45) Francesca Cenerini (Professore associato di Storia Romana - Università di Bologna)
    46) Gian Franco Chiai (Wissenschaftlicher Angestellte - Seminar für Alte Geschichte und Epigraphik – Universität Heidelberg)
    47) Peppino Cicalò (docente di ruolo di Storia dell'Arte - Liceo Scientifico Statale "E. Fermi" di Nuoro)
    48) Cristina Ciccone (Archeologa - collaboratrice Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    49) Riccardo Cicilloni (Archeologo - collaboratore Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano e Università di Cagliari)
    50) Sabrina Cisci (Dottoranda in Archeologia Classica - Università di Cagliari)
    51) Daniela Cocchi (Archeologa - Civici Musei di Viareggio)
    52) Donatella Cocco (Archeologa - Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    53) Annamaria Comella (Professore associato di Archeologia delle Province Romane - Università di Cagliari)
    54) Roberto Compagnoni (Professore ******* di *********** - Università di Torino)
    55) Anna Consonni (Università di Milano)
    56) Caterina Contini (Laureata in Archeologia, Operatore Amministrativo – Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    57) Roberto Coroneo (Professore associato di Storia dell'Arte Medievale - Università di Cagliari)
    58) Paola Corrias (Storica dell’Arte – collaboraboratrice Soprintendenza BAPPSAE di Cagliari e Oristano)
    59) Consuelo Cossu (Archeologa - collaboratrice Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    60) Tatiana Cossu (Archeologa - collaboratrice Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    61) Isabella Damiani (Archeologa - Musei Capitolini - Roma)
    62) Maria Gabriella Da Re (Professore associato di Antropologia culturale - Università di Cagliari)
    63) Sara De Angelis (Archeologa - Dottorato di Ricerca Università di Roma "La Sapienza")
    64) Jacopo De Grossi Mazzorin (Professore associato di Archeozoologia - Università di Lecce)
    65) Davide Delfino (Università di Milano)
    66) Myriam Del Rio (Ricercatrice di Paleontologia - Università di Cagliari)
    67) Carla Del Vais (Ricercatrice di Archeologia Fenicio-punica - Università di Cagliari)
    68) Raffaele C. De Marinis (Professore ********* di ******** - Università di Milano)
    69) Barbara De Nicolo (Professore associato di Tecnica delle Costruzioni – Università di Cagliari)
    70) Anna Depalmas (Ricercatrice di Preistoria e Protostoria - Università di Sassari)
    71) Andrea De Pascale (Università di Genova)
    72) Donatella De Rinaldis (Architetto - libero professionista)
    73) Anna De Santis (Archeologa - Soprintendenza per i Beni Archeologici di Roma)
    74) Pino Dessì (Assistente tecnico-scientifico – Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    75) Anna Diana (Archeologa - Scuola di Specializzazione in Archeologia Classica - Università di Genova)
    76) Ignazio Didu (Professore associato di Storia Greca - Università di Cagliari)
    77) Tomaso Difraia (Archeologo - collaboratore Università di Pisa)
    78) Francesco di Gennaro (Archeologo - Soprintendenza per i Beni Archeologici di Roma)
    79) Felice di Gregorio (Professore ordinario di Geologia Ambientale - Università di Cagliari)
    80) Stefania Dore (Archeologa - collaboratrice Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    81) Rubens D’Oriano (Archeologo - Soprintendenza per i Beni Archeologici di Sassari e Nuoro)
    82) Rita Esposito (Archeologa - collaboratrice Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    83) Anna Chiara Fariselli (Ricercatrice di Archeologia Fenicio-punica - Università di Bologna)
    84) Patrizia Fenu (Archeologa - collaboratrice Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    85) Stefano Finocchi (Assegnista di ricerca in Archeologia Fenicio-punica - Università della Tuscia - Viterbo)
    86) Giovanni Floris (Professore ordinario di Antropologia - Università di Cagliari)
    87) Rosalba Floris (Ricercatrice di Antropologia - Università di Cagliari)
    88) Ornella Fonzo (Archeozoologa)
    89) Alessandro Forci (Geologo - rilevatore progetto CARG Sardegna)
    90) Antonio Forci (Laureando in Archeologia - Museo Civico di Senorbì)
    91) Mario Galasso (C. S. C. Alghero)
    92) Francesca Gallus (Ingegnere - Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    93) Elisabetta Garau (Archeologa - collaboratrice Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    94) Patrizia Garibaldi (Conservatore - Museo Civico di Archeologia di Genova)
    95) Gabriella Gasperetti (Archeologa - Soprintendenza per i Beni Archeologici di Sassari e Nuoro)
    96) Elisabetta Gaudina (Archeologa e imprenditrice)
    97) Bianca Maria Giannattasio (Professore associato di Archeologia della Magna Grecia - Università di Genova)
    98) Gianna Giannessi (Archeologa - collaboratrice Università di Pisa)
    99) Marco Giuman (Ricercatore di Archeologia Classica - Università di Cagliari)
    100) Roberto Giustetto (Università di Torino)
    101) Maria Gorgoglione (Archeologa - Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia)
    102) Antonello Greco (Archeologo – Dottorando di ricerca – Università di Cagliari)
    103) Renata Grifoni (Professore associato di Preistoria e Protostoria - Università di Pisa)
    104) Maria Letizia Gualandi (Professore associato di Metodologie della Ricerca Archeologica - Università di Pisa)
    105) Mariavittoria Guerrini (Archeologa - Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana)
    106) Alessandro Guidi (Profess. ordinario di Metodologia e Tecnica della Ricerca Archeologica - Università di Verona)
    107) Roberta Guidi (Archeologa - Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria)
    108) Franco Lai (Ricercatore di Discipline demo-etno-antropologiche - Università di Sassari)
    109) Luca Lai (Dottorando in Archeologia - University of South Florida)
    110) Cristina Langiu (Archeologa – collaboratrice Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    111) Maria Rita Langiu (Geologa – collaboratrice Università di Sassari)
    112) Elena Lattanzi (Soprintendente per i Beni Archeologici della Calabria)
    113) Cristina Lavinio (Professore ordinario di Glotto-didattica - Università di Cagliari)
    114) Giovanni Leonardi (Professore ordinario di Paletnologia - Università di Padova)
    115) Valentina Leonelli (Archeologa - collaboratrice Soprintendenza per i Beni Archeologici di Sassari e Nuoro)
    116) Luigi Leurini (Professore associato di Letteratura Greca - Università di Cagliari)
    117) Carmen Locci (Archeologa - collaboratrice Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano e Università di Cagliari)
    118) Marinella Lorinczi (Professore associato di Lingue romanze moderne comparate - Università di Cagliari)
    119) Carlo Lugliè (Archeologo, Collaboratore tecnico-scientifico in Preistoria - Università di Cagliari)
    120) Marcello Madau (Archeologo, Docente di Beni Culturali - Accademia delle Belle Arti di Sassari)
    121) Roberto Maggi (Archeologo - Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Liguria)
    122) Laura Maggio (Archeologa - Università di Foggia e Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia)
    123) Paola Mameli (Geologa - libero professionista)
    124) Gabriele Manca (Architetto - libero professionista)
    125) Giuseppina Manca di Mores (Archeologa e imprenditrice)
    126) Daniela Mancini (Università di Roma “La Sapienza”)
    127) Dorica Manconi (Archeologa - Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Umbria)
    128) Maria Rosaria Manunza (Archeologa – Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    129) Alberto Marini (Professore associato di Geografia Fisica e Geomorfologia – Università di Cagliari)
    130) Giuseppina Marras (Archeologa - Università di Sassari)
    131) Valentina Marras (Archeologa - collaboratrice Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    132) Fabio Martini (Professore straordinario di Paletnologia - Università di Firenze)
    133) Gabriele Martino (Università di Firenze)
    134) Rossana Martorelli (Professore associato di Archeologia Cristiana - Università di Cagliari)
    135) Cynthia Mascione (Ricercatrice di Archeologia Classica - Università di Siena)
    136) Concetta Masseria (Ricercatrice di Archeologia Classica - Università di Perugia)
    137) Pietro Matta (Laureato in Geologia, Addetto ai servizi di vigilanza – Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    138) Mariella Maxia (Laureata in Archeologia, Assistente tecnico-scientifico – Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    139) Gianluca Melandri (Università di Milano)
    140) Alfonso Mele (Professore ordinario di Storia Greca - Università di Napoli "Federico II")
    141) Maria Grazia Mele (Ricercatrice di Storia Medievale – C.N.R. Cagliari)
    142) Maria Grazia Melis (Ricercatrice di Preistoria e Protostoria - Università di Sassari)
    143) Maurizio Melis (studente in Beni storico-artistici e archeologici - Università di Sassari)
    144) Rita Teresa Melis (Professore associato di Geografia Fisica e Geomorfologia – Università di Cagliari)
    145) Giovanna Maria Meloni (Assegnista di ricerca in Preistoria e Protostoria - Università di Sassari)
    146) Monica Miari (Archeologa - Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna)
    147) Michela Migaleddu (Archeologa - collaboratrice Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    148) Alessia Morigi (Ricercatrice di Topografia Antica - Università di Parma)
    149) Barbara Mura (Archeologa - collaboratrice Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    150) Donatella Mureddu (Archeologa - Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    151) Patrizia Mureddu (Professore ordinario di Letteratura Greca - Università di Cagliari)
    152) Daniela Musio (Archeologa - collaboratrice Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    153) Margherita Mussi (Ricercatore di Preistoria e Protostoria - Università di Roma "La Sapienza")
    154) Roberto Nicolai (Professore ordinario di Letteratura Greca – Università di Sassari)
    155) Francesco Nicosia (Soprintendente per i Beni Archeologici di Sassari e Nuoro)
    156) Caterina Nieddu (Archeologa - Scuola di specializzazione in Archeologia - Università di Cagliari)
    157) Fabio Nieddu (Archeologo - collaboratore Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    158) Gian Franco Nieddu (Professore associato di Letteratura Greca - Università di Cagliari)
    159) Giuseppe Nieddu (Laureato in Archeologia, Segretario - Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    160) Ada Maria Opisso (Laureata in Archeologia, Operatore Amministrativo – Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    161) Marco Pacciarelli (Professore associato di Preistoria e Protostoria - Università di Napoli "Federico II")
    162) Paola Pala (Archeologa - collaboratrice Soprintendenza per i Beni Archeologici di Sassari e Nuoro)
    163) Orazio Palio (Ricercatore di Archeologia Preistorica - Università di Catania)
    164) Jeannette Papadopoulos (Archeologa - Direzione Generale per i Beni Archeologici)
    165) Valeria Paretta (Archeologa - collaboratrice Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    166) Vincenzo Pascucci (Professore associato di Geologia Marina e Sedimentologia - Università di Sassari e Siena)
    167) Massimo Pennacchioni (Archeologo - Università di Roma "La Sapienza")
    168) Carla Perra (Professore a contratto di Archeologia Fenicio-punica - Università di Napoli II)
    169) Mauro Perra (Archeologo - collaboratore Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    170) Sara Persichini (Archeologa – Dottoranda di ricerca – Università di Sassari)
    171) Cristiana Petrinelli Pannocchia (Università di Pisa)
    172) Giovanna Pietra (Archeologa - collaboratrice Soprintendenza per i Beni Archeologici di Sassari e Nuoro)
    173) Gian Luigi Pillola (Professore ordinario di Paleontologia - Università di Cagliari)
    174) Fabio Calogero Pinna (Dottorando di ricerca in Archeologia post-Classica – Università di Roma “La Sapienza”)
    175) Giovanna Pintus (Ricercatrice di Filologia Patristica - Università di Sassari)
    176) Giuseppe Pisanu (Archeologo - collaboratore Soprintendenza per i Beni Archeologici di Sassari e Nuoro)
    177) Massimo Pittau (già Professore ordinario di Linguistica Sarda - Università di Sassari)
    178) Elisabetta Poddighe (Ricercatrice di Storia Greca - Università di Cagliari)
    179) Elisa Pompianu (laureanda in Conservazione dei Beni Culturali – Università di Sassari)
    180) Enrico Procelli (Archeologo, Tecnico Laureato - Università di Catania)
    181) Barbara Puliga (Archeologa - Scuola di specializzazione in Archeologia - Università di Cagliari)
    182) Tommaso Quirino (Università di Milano)
    183) Giovanna Radi (Professore associato di Preistoria e Protostoria - Università di Pisa)
    184) Gaetano Ranieri (Professore ordinario di Geofisica – Università di Cagliari)
    185) Marco Rendeli (Ricercatore di Etruscologia e Antichità Italiche - Università di Napoli II)
    186) Anna Revedin (Archeologa - Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria)
    187) Edoardo Riccardi (Archeologo - collaboratore Soprintendenza per i Beni Archeologici di Sassari e Nuoro)
    188) Elena Romoli (Architetto - Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    189) Annamaria Ronchitelli (Professore associato di Ecologia Preistorica - Università di Siena)
    190) Guido Rossi (Conservatore - Museo Civico di Archeologia Ligure di Genova)
    191) Daniela Rovina (Archeologa - Soprintendenza per i Beni Archeologici di Sassari e Nuoro)
    192) Antonio Salerno (Archeologo - Soprintendenza al Museo Nazionale Preistorico-Etnografico "Luigi Pigorini" – Roma)
    193) Carla Salvetti (funzionario del Ministero per i Beni e le Attività Culturali)
    194) Donatella Salvi (Archeologa - Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    195) Antonio Sanciu (Archeologo - Soprintendenza per i Beni Archeologici di Sassari e Nuoro)
    196) Silvia Sangiorgi (Assegnista di ricerca in Archeologia Cristiana e Medievale – Università di Cagliari)
    197) Anna Luisa Sanna (Archeologa - collaboratrice Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    198) Barbara Sanna (Archeologa – collaboratrice Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    199) Ignazio Sanna (Assistente tecnico-scientifico – Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    200) Mauro G. Sanna (Assegnista di ricerca in Storia del Cristianesimo e delle Chiese - Università di Sassari)
    201) Nicola Sanna (Archeologo - Scuola di Specializzazione in Archeologia - Università di Cagliari)
    202) Ulrico Sanna (Professore ordinario di Scienza e Tecnologia dei Materiali - Università di Cagliari)
    203) Vincenzo Santoni (Soprintendente per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    204) Andrea Schiappelli (Archeologo - Dottorato di Ricerca Università di Roma "La Sapienza")
    205) Salvatore Sebis (Archeologo - Ispettore Onorario Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    206) Raimondo Secci (Archeologo - collaboratore Soprintendenza per i Beni Archeologici di Sassari e Nuoro)
    207) Daniela Serra (Ingegnere – Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Sardegna)
    208) Giovanni Serreli (Ricercatore di Storia Medievale – C.N.R. Cagliari)
    209) Roberto Sirigu (Archeologo - collaboratore Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano e Università di Cagliari)
    210) Alessandro Soddu (Assegnista di ricerca in Storia Medievale - Università di Sassari)
    211) Pier Giorgio Solinas (Professore ordinario di Etnologia - Università di Siena)
    212) Claudio Sorrentino (Ricercatore di Archeozoologia - Università di Pisa)
    213) Carlo Spano (Professore associato di Paleontologia - Università di Cagliari)
    214) Elisabetta Starnini (Ministero per i Beni e le Attività Culturali)
    215) Grete Stefani (Archeologa - Soprintendenza per i Beni Archeologici di Pompei)
    216) Alfonso Stiglitz (Archeologo - Ispettore Onorario Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    217) Roberta Sulis (Laureata in Archeologia)
    218) Giuseppa Tanda (Professore ordinario di Preistoria e Protostoria - Università di Cagliari)
    219) Claudia Tilloca (Archeologa – Museo Civico di Villacidro)
    220) Felice Tiragallo (Ricercatore di Discipline demo-etno-antropologiche - Università di Cagliari)
    221) Mario Torelli (Professore ordinario di Archeologia Classica - Università di Perugia)
    222) Carlo Tozzi (Professore ordinario di Paleontologia Umana - Università di Pisa)
    223) Carlo Tronchetti (Archeologo - Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    224) Maria Luisa Uberti (Professore associato di Storia del Vicino Oriente Antico - Università di Bologna)
    225) Esmeralda Ughi (Dottoranda di ricerca in Storia Antica - Università di Sassari)
    226) Alessandro Usai (Archeologo - Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    227) Emerenziana Usai (Archeologa - Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    228) Luisanna Usai (Archeologa - Soprintendenza per i Beni Archeologici di Sassari e Nuoro)
    229) Sergio Vacca (Professore associato di Pedologia - Università di Sassari)
    230) Roberto Valera (Professore ordinario di Giacimenti Minerari - Università di Cagliari)
    231) Cynthia Ventimiglia (Laureanda in Archeologia, Addetto ai servizi di vigilanza – Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    232) Marica Venturino (Archeologa - Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte)
    233) Cinzia Vismara (Professore associato di Archeologia Classica - Università di Cassino)
    234) Patrizia Von Eles (Archeologa - Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna)
    235) Alessandro Zanini (Professore a contratto di Paletnologia - Università di Palermo)
    236) Antonio Zara (Assistente tecnico-scientifico – Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano)
    237) Marco Zedda (Professore associato di Anatomia Veterinaria - Università di Sassari)
    238) Mauro Peppino Zedda (Laureando in Beni Culturali, indirizzo archeologico – Università di Sassari)[/size]


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  4. #4
    Franciscu Pala
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    Predefinito Lettera a Frau del Presidente dell'Istituto di Preistoria e Protostoria...

    www.iipp.it

    ISTITUTO ITALIANO DI PREISTORIA E PROTOSTORIA
    50122 FIRENZE – VIA S. EGIDIO, 21 TEL. E FAX 055/2340765

    ————————

    IL PRESIDENTE
    Firenze, 20 dicembre 2004
    Prot. 7868

    A
    Dott. Sergio Frau
    La Repubblica
    Via Cristoforo Colombo 90
    00147 Roma

    e, per conoscenza
    dott Ezio Mauro
    Direttore di La Repubblica
    p. Indipendenza 11b
    00185 Roma



    Caro dottor Frau,

    la ringrazio molto per l’invio delle sue pubblicazioni, che in parte conoscevo, ma che mi ha fatto comunque molto piacere ricevere. Se fra i miei lavori di protostoria c’è qualcosa che le interessa, sarò lieta di ricambiare la sua cortesia.

    Il punto però, come entrambi sappiamo bene, non è questo, e vengo quindi alla lunga missiva che per mio tramite lei ha inviato all’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria.

    Devo in primo luogo augurarmi che i giudizi contenuti nella sua lettera su noi dell’Istituto siano stati espressi in modo quantomeno affrettato: già alla terza riga ci dà degli ottusi oscurantisti, una definizione, ne converrà, che non si presenta precisamente come un invito alla pacata discussione fra studiosi; poco dopo si rammarica della nostra ‘imbarazzante leggerezza’ nel farci ‘inconsapevole cassa di risonanza’ di un’aggressione nei suoi confronti. Poi parla di una ‘scomunica ridicolmente sacralizzata dal nostro pulpito’, del nostro ‘autorevole quanto superficiale imprimatur’, del fatto che l’Istituto si sia affrettato a concedere sempre lo stesso imprimatur di fronte a ‘un pool di cervelli che può anche fare impressione’, della ‘copertura’ da noi concessa a comportamenti nefandi passati e futuri, della ‘sporca avventura in cui l’Istituto è stato trascinato’, di aver permesso che una ‘ridicola lamentela’ venisse lanciata dall’autorevole pulpito dell’Istituto, di aver perpetrato contro di lei un ‘linciaggio a cuor leggero’ e un ‘anatema per conto terzi’….. Suvvia, caro collega, non le pare di esagerare? Non crede che esprimere in questo modo le proprie rimostranze di fronte a un dissenso scientifico non possa che ottenere un risultato opposto rispetto a quello da lei presumibilmente desiderato?

    Le posso assicurare che l’adesione dell’Istituto all’appello già sottoscritto da studiosi di varia provenienza è stata convinta e unanime, tanto che nelle diverse sedi nelle quali è stato presentato nessuno si è pronunciato contro di esso, e che molti soci dell’IIPP lo avevano già sottoscritto a titolo personale. Sollecitata dalla sua vibrante prosa, ho riletto l’appello con più attenzione, e devo dirle che ritengo che il dissenso scientifico venga espresso in modo assolutamente civile, con un tono e uno stile perfettamente condivisibili anche da chi non sia d’accordo su tutti i punti che in esso vengono toccati. E infatti credo che il nocciolo della questione non sia in realtà il dissenso – che pure molti di noi condividono – sulle ricostruzioni e sulle ipotesi che compaiono in particolare nei suoi scritti, ma anche in quelli di molti altri autori. Credo sinceramente che tutti noi siamo convinti da un lato della serietà con cui lei si è dedicato alla ricerca sulla protostoria mediterranea, della originalità di almeno alcune delle sue proposte e quindi della possibilità di condividerle; dall’altro del diritto di ognuno di esprimere e diffondere liberamente le proprie idee.

    Ciò che invece non può essere condiviso, e che purtroppo oppone, temo irrimediabilmente, la comunità scientifica dei preistorici italiani ad alcune sue posizioni, può essere sintetizzato in tre punti principali.

    1 – Nessuno studioso della nostra disciplina può disporre quando crede di una cassa di risonanza per le proprie elaborazioni scientifiche paragonabile alle pagine della cultura di un quotidiano come La Repubblica. Questa innegabile rendita di posizione, della quale un giornalista come lei gode rispetto a qualsiasi normale studioso delle nostre discipline, dovrebbe essere messa da parte da chi cerca un confronto di idee alla pari; ma che un confronto di questo genere non sia in programma nel caso specifico è dimostrato semplicemente dal fatto che non è stato mai proposto, né da lei, né dal suo giornale. Nella sua lettera, come in molti suoi scritti che ho letto negli ultimi anni su Repubblica, lei esprime liberamente giudizi spesso sprezzanti su studiosi dai quali dissente o che dissentono da lei, mentre elogia regolarmente quelli che si dichiarano in qualche misura d’accordo con le sue idee. Nessuno potrebbe sostenere in buona fede che questo sia un modo corretto di condurre un dibattito scientifico.

    2 – Non è possibile, tanto meno in un momento politico come quello attuale, sparare a zero sulle Soprintendenze Archeologiche (una o tutte fa lo stesso), sempre sotto l’ombrello protettivo del proprio giornale. Non faccio naturalmente commenti sulle accuse e sugli apprezzamenti negativi da lei rivolti in particolare a una delle Soprintendenze Archeologiche della Sardegna, che lascio interamente alla sua responsabilità.

    Le Soprintendenze, un mondo che conosco bene e dal quale provengo, hanno molti difetti, e i cittadini e i giornali farebbero bene a chiedere cambiamenti, soprattutto una maggiore apertura verso il pubblico, le amministrazioni locali e gli altri studiosi e associazioni che sono interessati alla conservazione e alla conoscenza del patrimonio archeologico del paese. Ma non è possibile, soprattutto da parte di un giornalista che si è sempre occupato di cultura, ignorare che le Soprintendenze restano l’unico baluardo contro l’uso improprio e indiscriminato, se non la rapida distruzione, di questo patrimonio. Meglio, molto meglio una Soprintendenza imperfetta piuttosto che la tutela e la conservazione dei beni archeologici affidata solo a dilettanti di buona volontà, a volontari part-time e ad amministrazioni locali che nel migliore dei casi possono destinare all’archeologia risorse ancora più esigue di quelle dello Stato, e nel peggiore non sono in grado di resistere alle pressioni di costruttori e speculatori, quando non le condividono direttamente.

    3 – L’amore per la propria regione, o nel caso specifico per la propria isola, è un sentimento bello e rispettabile; ma su questo terreno nessuna disciplina si presta come l’archeologia a un uso distorto di ipotesi e teorie che si dichiarano scientifiche. Non è necessario che le ricordi la storia recente e contemporanea per sottolineare il ruolo nefasto che un uso scorretto della documentazione e dell’informazione archeologica può avere nel suscitare nostalgie di paradisi perduti ed età dell’oro, e nel fornire il pretesto per rivendicazioni di superiorità culturale ed etnica e per aspirazioni autonomiste che sarebbe difficile giustificare altrimenti. Francamente, mi sembra che molte delle sue tesi si prestino, seppure non intenzionalmente, ad alimentare manifestazioni del genere. E’ precisamente questa una delle ragioni per cui considero assolutamente auspicabile un confronto scientifico aperto e serio, che metta un pubblico di non specialisti in grado di valutare la bontà delle teorie che gli vengono proposte e le pericolose implicazioni di una esaltazione acritica del proprio passato.

    Spero di averle spiegato nel modo più chiaro possibile la posizione mia e dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria. Mi auguro che voglia riflettere su questa lettera, considerandola per quello che effettivamente è: non un messaggio ostile, ma piuttosto un invito al confronto e al dialogo.


    Con molti cordiali saluti
    Anna Maria Sestieri


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  5. #5
    w i punkillonis
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    Predefinito

    Ragazzi: leggete cosa scrive la direttrice di questo stimato istituto italico:





    scusa tziu pala, nella foga non mi ero accorto che avevi postato tu precendetemente la lettera.

  6. #6
    w i punkillonis
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    Predefinito

    ragazzi bisgona difendere Sergio Frau anche senza difendere le sue teorie su atlantide: è chiaro il tentativo di questi signori di bloccare la ricerca della storia sarda che ci hanno sempre negato per motivi politici.

    per costruire l'istituto Sardo di Storia al di fuori di quelli italiani!!!

  7. #7
    tottu paris pro s' iRS
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  8. #8
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    Predefinito senza parole.

    Leggendo l'articolo sono rimasto senza parole. Se una teoria o una ricerca non è considerata attendibile,non viene presa in considerazione e passa in sordina.
    Come mai si sono scomodati e sono scesi dalle cattedre?
    L'iquisizione è stata riaperta? Se è così sarà una grande rogna per gli eretici.

    Vorrei sapere dai prof. come spiegano strutture le sommerse che si trovano attorno alla costa sarda, a Nord, a Sud e ad Est e ad Ovest, come spiegano le tombe a profondità di 5 meti e alcuni muri megalitici in fondali di circa 9 metri?

    Hanno ragione a dire che nell'età del Bronzo non ci sia stato un Maxi Tzunami, ma allora è avvenuto molto prima? Perchè sono sommerse le strutture?
    Sono sotto il mare, il cedimento delle strutture avviene nella terra ferma e può essere confuso con tracce di fango, ma come mai non hanno mai dato ascolto alle denunce di ritrovamenti che sono state fatte nei vari decenni?

    E' importante solo ciò che scoprono loro, ho è importante ciò che la storia ci restituisce, a prescindere da chi sia lo scopritore?

    Sono curioso di sapere come andrà a finire, spero che ci sia un grosso convegno di confronto tra il mondo ufficiale e quello eretico.

    Come definiscono i loro colleghi che hanno espresso il loro parere sul libro Atlantika? Loro fanno parte della stessa famiglia, come mai hanno espresso giudizi favorevoli alle teorie dell'amico Sergio?

    Penso che per coerenza, visto che queste teorie sono fantasiose, bisogni espellere i docenti che hanno partecipato ad Atlantika, in quanto non sono in linea con le idee del grande gruppo, ho forse per loro non vige la legge del taglione?
    Avendo appoggiato le teorie di un eretico, diventano automaticamente degli aeretici e non possono insegnare in una scuola classica?

    Ho visto il film di Martin Lutero, molto bello, mi sa che oggi siamo ad un passo dalla svolta, un punto di scissione, diciamo che è una storia moderna di grande impatto.

    Con questo non voglio esprimere giudizzi ne contro Sergio ne contro il gruppo, ma vorrei solo che sia da una parte che da un altra ci sia una volontà di confronto pubblico, visto che sembra diventata una questione di stato.

    Chissà!!!!!

  9. #9
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    Predefinito

    penso ke un istituto di storia (e non solo storia) sarda dovrebbe essere una delle prime proposte per un programma politico, tutti le nazioni (con stato) ce l'hanno

    sarebbe un modo per incentivare i giovani ricercatori e studiosi sardi, e recidere l'imposta dipendenza culturale con i lords accademici di roma, firenze ecc.

  10. #10
    Meda sabios paris
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    A bois puru, chi custas cosas colonialistas bos faghene a buttare (e deo como soe buttende....) bos chelzo presentare un'amiga.... A su nessi po bos pesare unu pagu de animu.....
    Si jughides unu pagu e tempus, abbaidade su Forum: "Bos presento un'amiga"......

 

 
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