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Oltre 250 studiosi di tutta Italia si schierano contro le tesi di Sergio Frau
«La Sardegna non può essere Atlantide»
«La Sardegna non può essere la mitica Atlantide». A riaccendere le polemiche sulla tesi del giornalista-scrittore Sergio Frau e sul suo fortunato bestseller Le colonne d'Ercole non è un singolo studioso, ma ben 250 tra archeologi, geologi, storici, filologi, glottologi, antropologi e professionisti di varie discipline, tra cui diversi sardi, tutti impegnati nello studio delle antiche civiltà del Mediterraneo. Escono allo scoperto quasi in punta di piedi con un documento firmato da tutti e pubblicato su Internet (www.iipp.it aperto dall'Istituto italiano di Storia e Protostoria di Firenze). Senza mai nominare Sergio Frau contestano in venti punti tutte le tesi che il giornalista ha raccolto nelle seicento pagine del saggio sulla mitica Atlantide. Il documento sintetizza un dibattito che si protrae ormai da due anni.
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Pagina 14, Cultura.
Ecco perché la Sardegna non può essere la mitica Atlantide
Oltre 250 studiosi italiani contestano le tesi del libro di Sergio Frau «Lo tsunami di 3000 anni fa non poteva cancellare tutta l'Isola»
Le immagini dello tsunami che ha devastato la Thailandia e il Sud Est asiatico hanno colpito l'immaginario collettivo mostrando in tv la potenza distruttiva della grande onda. Quello che ha colpito gli archeologi, però, è stato il fatto che lo tsunami ? nonostante l'immensa potenza ? non sia andato oltre un paio di chilometri dalle coste. «Su questo particolare stavamo da tempo riflettendo ed oggi abbiamo la conferma scientifica che dimostra l'infondatezza dell'ipotesi che la Sardegna sia la mitica Atlantide.
Non è pensabile che in tempi storici un'onda per quanto gigantesca abbia potuto seppellire l'intera isola allagando il Campidano per un centinaio di chilometri». A riaccendere le polemiche sulla tesi del giornalista-scrittore Sergio Frau e sul suo fortunato bestseller Le colonne d'Ercole non è un singolo studioso, ma ben 250 tra archeologi, geologi, storici, filologi, glottologi, antropologi e professionisti di varie discipline, tra cui diversi sardi, tutti impegnati nello studio delle antiche civiltà del Mediterraneo.
Escono allo scoperto quasi in punta di piedi con un documento firmato da tutti e pubblicato su Internet (www.iipp.it aperto dall'Istituto italiano di Storia e Protostorio di Firenze). Senza mai nominare Sergio Frau contestano in venti punti tutte le tesi che il giornalista di Repubblica ha raccolto nelle seicento pagine del saggio sulla mitica Atlantide.
Il documento sintetizza un dibattito che si protrae ormai da due anni, che appassiona e che continua a scatenare polemiche. Anche alla luce delle mostre (l'ultima la scorsa estate nelle sale dell'aeroporto di Elmas) già presentate o che sono annunciate nel 2005. Una è prevista a Parigi col patrocinio dell'Unesco. «Premesso che ognuno può trattare e interpretare ciò che vuole come meglio crede» scrivono i 250 firmatari «è bene precisare che dal punto della ricerca scientifica, da cui noi non intendiamo prescindere, è importante fare alcune considerazioni su recenti operazioni massmediatiche intorno al passato della Sardegna». L'elenco è in ordine alfabetico: primo firmatario Enrico Acquaro, prestigioso ordinario di archeologia Fenicio-Punica considerato l'erede di Sabatino Moscati. Seguono Alberto Agresti dell'Università di Firenze, il geologo Michele Agus del Cnr di Cagliari, l'antropologo Giulio Angioni e via scorrendo la gran parte degli specialisti dei due atenei sardi e delle Soprintendenze. Una presa di posizione ufficiale per fare chiarezza su un tema che ondeggia pericolosamente tra letteratura e saggistica. Perché Internet e non un congresso o un quotidiano nazionale? «Non vogliamo continuare sulla scia delle polemiche. Frau dalla sua ha una corazzata, che è il giornale La Repubblica, su cui ha potuto portare avanti e pubblicizzare le sue tesi.
Noi vogliamo esclusivamente mettere dei punti saldi sulla ricerca senza altro fine se non quello di ribadire il primato della scienza sulle pur buone ragioni dell'immaginazione. Chiunque può accedere al sito Internet». Seppure mai citato è palese che il bersaglio del documento siano le tesi di Frau, ormai popolari grazie al successo del libro e al battage sui giornali. Si possono riassumere così: la Sardegna è la mitica isola di Atlantide citata da Platone e dalle fonti classiche. La chiave della "scoperta" è lo spostamento verso Est delle colonne d'Ercole collocate impropriamente nello stretto di Gibilterra. In realtà andrebbero individuate tra la Sicilia e la costa africana. Secondo i firmatari del documento solo sul piano della fantasia può essere divertente ipotizzare una identificazione con la mitica isola platonica di Atlantide, con l'immaginaria sede dei beati Iperborei, con l'Eden biblico e col mondo dell'aldilà della tradizione classica.
In particolare Atlantide di Platone non è un dato storico riferibile a un determinato luogo e a un determinato tempo, ma solo una costruzione poetica e utopistica, a fini esplicativi, che affonda le radici in una serie di miti largamente diffusi nel mondo antico. La moderna ricerca archeologica evita il ricorso a cataclismi, invasioni e migrazioni come spiegazione risolutiva dei cambiamenti culturali e può accogliere tali elementi solo come fatti concomitanti nel quadro di ricostruzioni interpretative di tipo sistematico su scala geografica adeguata. Pertanto gli studiosi affermano che non esiste in Sardegna alcun indizio di un'ipotetica inondazione provocata da un fenomeno geologico verificatosi intorno al 1175 a. C. «Non esistono indizi di uno tsunami locale nemmeno nelle terre che circondano l'Isola lungo tutto l'arco costiero del Mediterraneo occidentale». Riguardo alla civilità nuragica sottolineano che «non scomparve improvvisamente nel dodicesmo secolo e men che mai a seguito di un cataclisma».
Le prove? «Lo testimonia la grande fioritura in ogni angolo dell'Isola degli insediamenti riferibili alla fase denominata Bronzo Finale tra il 1200 e il mille a.C., a cui risalgono i manufatti nuragici rinvenuti a Lipari in associazione col contesto indigeno Ausonio II e con ceramiche micenee del Tardo Elladico». Gli studiosi affermano che non è mai esistita un'età del Fango e una contrapposizione tra la Sardegna dei giganti abbattuti (cioè dei nuraghi distrutti del Campidano, della Marmilla e del Sinis) e una Sardegna dei giganti dell'interno. «A chiunque li osservi con un minimo di spirito critico appare evidente che tutti i nuraghi si presentino danneggiati in misura dipendente dai tipi di pietra impiegati, dai vari fattori di dissesto e infine dal plurimillenario prelievo di materiale lapideo per la costruzione dei fabbricati di età successiva, dai tempi dell'espansione fenicia a oggi».
Il segno sui nuraghi indicato da Frau come prova dell'allagamento provocato dallo tsunami non è fango: «Quel che ricopre non solo i nuraghi ma anche le strutture erette durante i secoli precedenti sono i diversi strati di crollo e di ricostruzione, riferibili a molte fasi scaglionate nel tempo». Un'ulteriore prova è data proprio dallo scavo nella reggia nuragica di Barumini che, secondo Frau, sarebbe stata sepolta dal mare e dal fango: «Proprio qui emerge con assoluta chiarezza che gli strati di crollo del monumento e dell'abitato circostante ricoprono omogeneamente i resti delle strutture nuragiche e punico-romane realizzate in parte prima e in parte dopo la data della presunta inondazione».
Infine non esiste in Sardegna alcuna traccia delle migliaia di cadaveri di uomini e animali che il presunto cataclisma avrebbe dovuto spiegare e di cui si immagina che siano stati recuperati a uno a uno dal fango e bruciati senza spiegare chi e come avrebbe potuto recuperarli. Resta il problema della dissoluzione della civilità nuragica, un fenomeno storico da indagare con ampiezza di metodi operativi e interpretativi, ma non è accettabile l'imposizione di un'unica soluzione precostituita.
E neppure è condivisibile l'ipotesi del trasferimento in massa dei sardi nuragici sopravvissuti all'indondazione che sarebbero sbarcati in Italia dando vita alla civilità etrusca. «Ebbene, i rapporti tra i nuragici e gli etruschi sono comprovati ma solo a livello di scambi commerciali, di tecnologia, di matrimoni tra famiglie aristocratiche o di normali spostamenti di alcuni elementi umani, non certo per migrazioni di massa». Sul piano scientifico è insostenibile ? ribadiscono i 250 firmatari del documento ? la recente revisione e deformazione del quadro storico dell'intera area mediterranea e vicino-orientale in cui si crea una sostanziale confusione per non dire identità tra Sardi, Etruschi, Fenici, Ebrei, Filistei-Pheleset, Shardana e altri popoli del mare in cui l'elemento sardo o presunto tale viene presentato sempre come determinante.
Così viene svalutato il grandioso fenomeno storico della colonizzazione fenicio-punica, ricondotto a un unico centro propulsore individuato nella sarda Tharros. Nessuno degli studiosi firmatari dell'appello crede che la Sardegna antica fu isolata, arretrata e ignorata, ma nemmeno accetta «l'insostenibile slogan di una Sardegna origine e fine di tutte le civilità mediterranee». Con il mito non si possono rinchiudere le sue vicende millenarie. Carlo Figari
23/01/2005
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