ESCLUSIVO
INTERVISTA AL PRESIDENTE DEL PARLAMENTO DI ANKARA
LA TURCHIA
È GIÀ IN EUROPA
«Il nostro Paese è intriso della vostra cultura e da anni lavoriamo per entrare nell’Ue», spiega Boulenc Arinc. Che a Pera risponde: «Siamo musulmani, ma non siamo l’Iran».
Instanbul
Di Boulenc Arinc, 57 anni, sposato con due figli e un nipote, presidente del Parlamento turco, non si può dire che sia un politico di professione perché ha esercitato soprattutto la sua professione di avvocato e perché è un politico molto amato dalla popolazione. Arinc, sorriso dolce e sempre aperto, è uno di quegli uomini che la Turchia dovrebbe spedire in giro per il mondo per cancellare tutti i terribili luoghi comuni sugli eredi dell’impero ottomano, quelli che in Italia, ad esempio, fanno esclamare mamma li turchi quando si intravede qualche persona che avanza con intenzioni poco pacifiche.
Ed è proprio con "Mamma li turchi", che Famiglia Cristiana titolava sul n. 1 del 2005 un’intervista con il presidente del Senato Marcello Pera, nella quale la seconda autorità della nostra Repubblica, esprimeva serie perplessità sull’ingresso della Turchia nell’Unione europea. Insomma qualche serio imbarazzo fra i due Paesi e qualche incomprensione che potrà essere chiarita già questa settimana, con la visita ufficiale in Italia del presidente del Parlamento turco invitato dal presidente della Camera Pier Ferdinando Casini. «Ma in questa occasione», spiega Arinc nell’intervista con Famiglia Cristiana sollecitata dall’Ambasciata turca in Italia, «avremo anche l’occasione di chiarire con il presidente del Senato Pera i punti di vista che esprime in quell’intervista che rispetto per la serietà dei contenuti».
Presidente, lei sa che c’è qualche diffidenza sull’ingresso della Turchia in Europa…
«Sa, il presidente Pera è un filosofo e quindi il suo è un approccio al problema che risente di questo. Però vede, qui stiamo parlando di un processo che non parte oggi. La Turchia sta lavorando seriamente da qualche decennio per entrare nell’Unione europea. Sono entrati i cechi, gli estoni, i lituani, ma quando si parla della Turchia all’improvviso sorgono tanti problemi all’interno della Comunità, all’improvviso si accorgono che siamo musulmani. Qualcuno dice che si allargano troppo i confini, altri sostengono che se l’Unione europea prende la Turchia, poi arriveranno anche gli iraniani e gli iracheni. Altri ancora hanno paura perché noi abbiamo tanti giovani, altri ancora sostengono che i nostri parametri economici non sono in linea oppure che siamo 70 milioni, troppi di fronte alla possibilità di circolare liberamente per l’Europa! Eppure noi abbiamo firmato con i capi di Stato dell’Unione, già nel lontano 1963, una Convenzione per far parte anche noi dell’Europa. Da allora stiamo facendo tutto quello che L’Europa ci chiede per entrare a pieno titolo».
Proprio tutto, signor presidente?
«Stiamo cercando di fare tutto ciò che occorre. Ci stiamo impegnando seriamente. Questo non è un rapporto sentimentale fra noi e l’Unione europea; è un accordo serio di cose fatte, non fatte, che restano da fare. Nel 1987 abbiamo presentato la domanda ufficiale di ammissione. Negli ultimi due anni abbiamo cambiato alcuni articoli della nostra Costituzione e, come tutti sanno, nell’ottobre prossimo inizieranno le trattative finali per la nostra ammissione in Europa. Fra l’altro anche geograficamente la Turchia ha una parte della propria terra in Europa e comunque, se ne fa parte Cipro, chi potrebbe dirci di no? Perché si dimentica che facciamo parte della Nato e di tante altre istituzioni europee? Dunque non siamo un Paese estraneo e anzi con molti Paesi europei abbiamo rapporti economici diretti, le barriere doganali sono state abbattute secondo gli accordi comunitari. Abbiamo anche adattato le nostre leggi a quelle europee e le riforme recenti sono state fatte secondo le direttive comunitarie. Ma al di là di questi dati, vorrei aggiungere che la nostra storia è intrisa di cultura europea, soprattutto di quella italiana e francese».
Signor presidente, c’è anche il problema che il vostro è un Paese musulmano…
«Certo, siamo un Paese i cui cittadini sono quasi tutti musulmani, ma vorrei ricordare che abbiamo accettato il modernismo e, soprattutto, che siamo un Paese laico sin da quando Kemal Ataturk, fondatore della moderna Turchia, separò la religione dalle istituzioni civili, che sono e debbono restare laiche. La nostra Turchia è laica, democratica e sociale; è bene non dimenticarlo. Se lei gira per Istanbul troverà che non è diversa da tante altre capitali europee, e non parlo solo di Istanbul ma pure del resto di gran parte della Turchia. Forse in Europa c’è anche chi pensa che andiamo in giro in fez e vestiti medievali o, come dite voi, mamma li turchi, maio spero sempre che gli stereotipi che vogliono noi così e voi solo mandolini e spaghetti, un giorno o l’altro lascino il posto alle considerazioni serie. Io mi chiedo però se gli europei ci vogliano capire sul serio».
Settanta milioni di musulmani qualche problema lo pongono…
«Io credo che sia sbagliato ragionare in questa maniera. Nella nuova Costituzione europea è stato giustamente deciso di non fare riferimenti alla religione cristiana. Io penso che sia giusto così; le istituzioni e le regole siano comuni a tutti, come anche i valori della libertà e della tolleranza. Ma lo Stato non deve mai intervenire sulle convinzioni religiose, deve tenersi a giusta distanza da tutte le confessioni. Ripeto, comunque, che la Turchia non è né l’Iran, né l’Afghanistan; c’è uno Stato laico che rispetta tutte le confessioni religiose e dà a tutti la possibilità di professare il proprio culto nelle proprie chiese. Fra l’altro in Europa già vivono e lavorano quindici milioni di musulmani; se diranno no al nostro ingresso nell’Unione europea perché siamo musulmani, quelli che vivono già da voi che cosa penseranno? Non si scateneranno lotte religiose? A noi piace l’Europa dei valori, delle regole, del progresso economico e del dialogo fra le religioni; entrando in Europa il popolo turco avrà maggiore benessere, sarà più sicuro».
Guglielmo Nardocci
Famiglia Cristiana.
Boulenc Arinc, presidente del Parlamento turco (foto AP).





