Non è facile di questi tempi poter leggere i fatti e gli eventi alla ricerca della verità nell'interesse generale. I piani e le azioni dei "costruttori dell'impero" e dei "regimi repressivi" autoctoni, offuscando le menti, hanno de facto come obbiettivo finale quello di rallentare il processo democratico, ostacolando l'estensione dei diritti alla collettività. Cerchiamo di leggere i fatti: L'assassinio di Rafiq Hariri, cittadino saudita, ex primo ministro libanese e fautore della ricostruzione postbellica, ha aperto un nuovo inquietante fronte nell'arena medio orientale dove si sta svolgendo una sanguinosa partita geopolitica globale.
Hariri, musulmano sunnita, amico personale di molti sceicchi sauditi con il pragmatismo di un milionario aveva tentato prima e dopo degli accordi di Taef , che posero fine alla devastante guerra civile (1975.1991), una politica di riconciliazione tra i due fronti libanesi, quello filosiriano (musulmani sciiti, maggioranza dei musulmani sunniti , palestinesi, progressisti, parte dei drusi e una esigua minoranza dei maroniti) e il fronte antisiriano che essenzialmente è composto da esponenti cristiano maroniti portavoce di quei ceti che grazie al colonialismo hanno goduto privilegi socio-economici straordinari.
Questo fronte contrario ai legami con la Siria ha goduto dell'appoggio degli Usa e di certi ambienti francesi. Il generale M. Aoun, in esilio in Francia, è a capo di questo fronte che negli ultimi tempi ha visto anche l'adesione del leader druso W. Junbalatt. La Siria nell'ambito di una intesa siglata tra i due governi, la quale prevede un coordinamento tra le due capitali in materia di difesa e sicurezza, è presente in Libano con un imprecisato numero di militari che secondo diverse fonti varia tra le 14,000 e le 40,000 unità. E' noto che le ragioni e le preoccupazioni siriane riguardo il Libano vanno ben al di là di una semplice cooperazione.
In realtà il Libano staccato dalla Siria e dal bilad al-Sham storico ( Siria, Libano, Giordania e la Palestina) nell'ambito delle decisioni coloniali, nella sua realtà etnico-confessionale è lo specchio della Siria stessa e un eventuale frantumazione del Libano avrebbe ripercussioni drammatiche nella stessa Siria. In un classico "Blame Game" l'assassinio di Hariri viene attribuito da Israele e dall'amministrazione Bush ai siriani ( Vedi www.debka.com del 15,16 e 17 febbraio di quest'anno) mentre i siriani e i loro alleati accusando altri discolpano se stessi. L'atto terroristico è stato rivendicato da un gruppo definitosi "Jihad in Sham" ritenuto vicino al solito Zarqawi. Soleyman Faranjieh, ex primo ministro, ha parlato della cattura dell'attentatore mentre il ministro libanese dell'informazione ha parlato di un militante islamico in stato di fermo.
Tutto il mondo all'unisono ha condannato l'assassinio: dalle Cancellerie europee al Senato Usa , dalla dirigenza siriana fino alla resistenza libanese di Nasrallah e ai suoi sostenitori cioè gli ayatollah di Teheran. Il presidente Chirac ha chiesto che venga fatta "piena luce", mentre la famiglia stessa si è espressa a favore della "formazione di una commissione d'inchiesta internazionale". Hassan Nasrallah il segretario degli Hezbollah libanesi, citato dall'autorevole as- Safir, definendo una "tragedia nazionale" l'assassinio di Hariri, ha definito quest'uomo il più grande "ponte di comunicazione" tra le etnie e confessioni, attraverso il quale era possibile "il raggiungimento di una concordia nazionale".
In realtà, se si escludono i pericoli che potevano provenire dagli ambienti dei vari principi sauditi - Bin Laden compreso- ai quali era legato da forti e misteriosi rapporti non solo economici, l'assassinio di Hariri va visto in un ottica più generale. Hariri da sempre si era distinto per la contrarietà alla presenza siriana in Libano, ma conservando la propria indipendenza non si era fatto assorbire dal blocco maronita che ha avuto sempre forti legami con Israele ( insieme, maroniti e israeliani, organizzarono tra l'altro anche il genocidio di Sabra e Shatila ).
La risoluzione 1559 dell'ONU, approvata dopo attacco israeliano al territorio siriano e sotto le pressioni dell'amministrazione Bush con l'adesione della Francia di Chirac, ha imposto alla Siria di abbandonare il territorio libanese per evitare sanzioni internazionali. Hariri avvicinandosi, dopo le sue dimissioni, al blocco antisiriano dei maroniti -che ha trovato ultimamente anche l'adesione del leader druso Walid Junblatt- secondo gli avversari si è adoperato personalmente dietro le quinte per la preparazione e l'approvazione della risoluzione 1559 al Consiglio di Sicurezza. Secondo alcuni voci, avrebbe addirittura intavolato dei colloqui con l'amministrazione Bush e certi ambienti politici francesi per organizzare un colpo di stato nella stessa Siria. Secondo altri analisti medio orientali più realisti, Hariri avrebbe potuto vincere insieme ai nuovi alleati le elezioni della prossima primavera in Libano e chiedere con il sostegno di alcune cancellerie europee e di Washington la fine della presenza-occupazione siriana.
Perciò in questo contesto puntare il dito contro la Siria, come fa il "Financial Times" (on line 17.02.05) e buona parte di una certa stampa è la cosa più semplice. Ma il regime siriano, essendo pur sempre una tipica repubblica presidenziale arabo-medio orientale, dove il figlio (Basshar) succede al padre (Hefiz al-Assad), non ha avuto mai tradizioni di ingenuità. Infatti, anche se il regime siriano rimane secondo alcuni analisti un indiziato, de facto è l'unico a doverne pagare, insieme agli alleati libanesi -Hezbollah in testa- politicamente le conseguenze.
Non senza ragione, il giorno seguente all'assassinio di Hariri, il primo ministro siriano Naji al-Otri in visita a Teheran ha avuto il pieno appoggio degli ayatollah, gli ispiratori e sostenitori di Hezbollah libanesi. Nelle settimane scorse, dopo le rivelazioni di S.Hersh sul "New Yorker" riguardo ai piani del Pentagono per la penetrazione in Iran con finalità di "regime change", il "Times" di Londra nel contestare Hersh, dopo averlo accusato di non basare come al solito le proprie informazioni su fonti attendibili, aveva sostenuto che l'amministrazione Bush intende "attaccare la Siria e non l'Iran" o più precisamente secondo la convinzione generale, prima la Siria e poi possibilmente l'Iran.
Tesi sostenuta già a suo tempo anche da R.Pearl e da D.Frum, perché secondo i teorici dell'" Asse del male" la Siria essendo più debole e meno armata è facilmente attaccabile o almeno ricattabile. D.Cheney, nel suo discorso al vertice di Davos nel gennaio dell'anno scorso, parlando della volontà dell'amministrazione Neo-Cons di ridisegnare la mappa del Medio Oriente, aveva tracciato le linee guide dell'agire dell'amministrazione Bush nell'ambito del progetto per il "Grande Medio Oriente", dando inizio alle pressioni anche contro la Siria.
Vari esponenti dell'Amministrazione a partire da Rumsfeld e i suoi vari vice e dal segretario di stato Condoleeza Rice in più di un'occasione hanno accusato la Siria di sostenere i terroristi, alimentare la guerriglia in Iraq e dare sostegno ai gruppi jihadisti palestino-libanesi. Bush richiamando il proprio ambasciatore da Damasco ha chiesto l'immediata fine dell' "occupazione siriana del Libano".
Visto che indiziare la Siria come ispiratore o mandante dell'attentato che ha causato la morte di Hariri e delle sue guardie del corpo sembra essere non solo semplicistica ma anche molto controproducente per la Siria e i suoi alleati, cerchiamo di avanzare un'altra ipotesi. Hariri, amico personale del presidente Chirac, come era nelle sue convinzioni politiche di sempre, si è adoperato per porre fine o mettere un limite all'occupazione siriana, ma probabilmente nell'ambito di un progetto alternativo a quello della Casa Bianca.
Nel quadro di questo pensiero e conoscendo molto bene la realtà medio orientale e i nuovi equilibri geopolitici mondiali, Hariri come arabo e musulmano sunnita, ha anche evitato di aderire al progetto della Casa Bianca che implicava un avvicinamento a Israele. Probabilmente uno di tanti gruppi estremisti di matrice anche islamica, spesso manovrati dai servizi israeliani, sotto sotto ha agito per rovesciare ogni progetto alternativo e alla luce della difficoltà irachene e di fronte al nuovo quadro inaspettato e "spiacevole" (per Washington) uscito dalle urne irachene, rendere più ricattabile la Siria e preparare possibilmente le basi di un'aggressione.
Mir Mad




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