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Discussione: Le falsità su Jenin

  1. #1
    SENATORE di POL
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    Predefinito Le falsità su Jenin

    "" Viene alla luce la falsità su Jenin

    di Aaron Klein

    Il regista arabo israeliano Muhammad Bakri, autore del documentario "Jenin, Jenin" che accusava Israele di genocidio e crimini di guerra, ha ammesso in una deposizione la scorsa settimana d'aver falsificato alcune scene usando informazioni sbagliate e d'aver ricevuto finanziamenti da parte dell'Autorità Palestinese per la produzione del film diffamatorio.Il regista e produttore del celebre film, che accusava i militari israeliani d'aver commesso atrocità inaudite nel campo profughi di Jenin nell'aprile 2002, deponendo in tribunale nel corso di un processo per diffamazione ha riconosciuto che in tutto il film sono presenti errori e artifici.

    Il regista deve difendersi dalla querela di cinque soldati israeliani che hanno combattuto a Jenin e i cui volti sono riconoscibili nelle sequenze del documentario che accusa i militari d'aver ucciso "un grande numero di civili", mutilato corpi di palestinesi, eseguito esecuzioni a casaccio, bombardato donne bambini e disabili psico-fisici, e d'aver spianato l'intero campo profughi compresa un'ala del locale ospedale. Il documentario non mostra nessuna immagine delle presunte atrocità, ma in alcune sequenze i volti dei soldati (che hanno querelato Bakri) vengono soprapposti a presunte "testimonianze oculari" con la chiara indicazioni che essi sarebbero colpevoli di "crimini di guerra".

    Ora però Bakri ammette d'aver "prestato fede" a testimonianze selezionate senza procedere a nessun controllo sulle informazioni che gli venivano fornite. "Ho creduto alle cose che mi venivano dette. Le cose a cui non ho creduto non sono state incluse nel film", ha spiegato il regista. Ad una domanda relativa alla scena del film in cui si lascia intendere che truppe israeliane siano passate con i loro mezzi sopra civili palestinesi, Bakri ha ammesso d'aver costruito la sequenza come sua propria "scelta artistica".

    Alla domanda se crede davvero che "durante le operazioni a Jenin soldati israeliani abbiano ucciso la gente in modo indiscriminato", Bakri ha risposto "No, non lo credo". La parte forse più clamorosa della deposizione è giunta quando Bakri ha ammesso che il suo documentario, proiettato nei cinema di tutto il mondo, è stato finanziato dall'Autorità Palestinese, spiegando che "parte delle spese per il film sono state coperte da Yasser Abed Rabu, allora ministro palestinese per la cultura e l'informazione nonché membro del comitato esecutivo dell'Olp sotto la direzione dell'allora leader palestinese Yasser Arafat.

    Nell'aprile del 2002 le truppe israeliane entrarono a Jenin nel quadro dell'Operazione Scudo Difensivo volta a fermare la sequela ormai quotidiana di attentati suicidi ad opera di Hamas, Jihad Islamica e Brigate Martiri di Al Aqsa. Israele inviò unità di fanteria alla ricerca di terroristi casa per casa anziché colpire da lontano la "culla" degli attentatori: una scelta che costò la vita a 23 riservisti uccisi da imboscate, cecchini e trappole esplosive palestinesi. Subito dopo la fine dei combattimenti venne fatta circolare dalla dirigenza palestinese l'accusa che Israele avesse commesso un deliberato massacro a sangue freddo di più di 500 civili indifesi. Successivamente è stato appurato che i morti palestinesi nei durissimi combattimenti erano stati 53, per la maggior parte armati. Resoconti di stampa, prove documentarie, indagini di enti governati, non governativi e di organizzazioni umanitarie hanno presto dimostrato che non aveva avuto luogo nessun massacro di civili.

    Il film di Bakri mostra diversi "testimoni" che descrivono "brutalità" da parte delle Forze di Difesa israeliane, sostenendo che Israele avrebbe aggredito e ucciso "numerosissimi" palestinesi con carri armati, aerei e cecchini. L'autore tuttavia si guarda bene dall'indicare chiaramente quale dovrebbe essere, secondo lui, il numero esatto di palestinesi uccisi.

    Nel frattempo un altro film, "The Road To Jenin" di Pierre Rehov, è giunto a smentire le accuse di Bakri. Una di queste era che Israele avrebbe sparato undici missili contro l'ospedale di Jenin spianandone un'intera ala con tutti i pazienti all'interno, e che non avrebbe nemmeno permesso al personale di soccorso di accedere alla zona. Il direttore dell'ospedale, dottor Mustafa Abo Gali, dice al pubblico del film di Bakri: "Tutta l'ala ovest è stata distrutta. Caccia militari lanciavano i loro missili ogni tre minuti". Bakri non si prese la briga di controllare. Ma quando Rehov intervistò lo stesso dottor Gali per il suo film e si fece mostrare le dimensioni dei danni, tutto ciò che questi poté mostrare fu un modesto buco sull'esterno dell'ala ovest, completamente intatta. Rehov fornisce anche le immagini aeree dell'ospedale prese l'ultimo giorno della battaglia di Jenin in cui si vede che tutte le sezioni dell'edificio sono normalmente in piedi.

    Circa l'accusa di Bakri per cui alle ambulanze non fu permesso di raggiungere la zona, il dottor David Zangen, capo ufficiale medico delle Forze di Difesa israeliane durante l'azione a Jenin, racconta a Rehov come i soldati israeliani hanno soccorso molti combattenti palestinesi feriti, compresi quelli di Hamas. Rehov mostra persino un soldato israeliano che autorizza Gali in persona a ricevere tutto il materiale medico di cui ha bisogno per il suo ospedale.

    "Anche lo spettatore più distratto - ha scritto Tamar Sternthal, del Committee for Accuracy in Reporting in the Middle East - si accorgerebbe delle evidenti incongruenze delle presunte testimonianze su cui fa affidamento Bakri". Bakri sostiene che i soldati avrebbero sparato a una mano di un inerme abitante palestinese, Ali Youssef, per poi sparargli anche alle gambe. Ma Rehov ha rintracciato Youssef e nel suo film rivela che questi venne ferito a una mano mentre stava dentro a un edificio insieme a terroristi armati di Hamas. Medici israeliani medicarono la ferita di Youssef, gli riscontrarono un difetto congenito al cuore e lo inviarono in Israele perché fosse curato nell'ospedale di Afula. Dalle cartelle cliniche dell'ospedale si rileva che Youssef non è mai stato ferito alle gambe.

    Secondo Zangen, Bakri fa ampio ricorso a tecniche filmiche ingannevoli per creare il mito del massacro a freddo, cosa che ora Bakri ammette nella sua deposizione. Zangen cita ad esempio la scena di un tank che si dirige verso una folla. La scena quindi si oscura, lasciando la falsa impressione che quella gente sia stata uccisa. Inoltre Bakri, che in nessun momento della battaglia è stato sul posto a filmare, ingannevolmente giustappone le immagini di tank israeliani e quelle di tiratori scelti in posizione di tiro ad immagini di bambini palestinesi: altra circostanza ammessa da Bakri nella sua deposizione.

    Alcune di queste immagini giustapposte includono i cinque soldati riservisti che hanno querelato l'autore davanti a un tribunale di Tel Aviv. I cinque accusano Bakri d'averli falsamente accusati di crimini di guerra e spiegano che, oltretutto, nella loro professione civile hanno frequenti contatti con palestinesi che ora potrebbero riconoscere i loro volti per averli visti nel diffamatorio documentario di Bakri, cosa che mette a repentaglio la loro attività professionale e la loro stessa vita.
    "


    Shalom

  2. #2
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    Predefinito

    E' comunque da molto tempo che si sa che la supposta strage di Jenin non è che una delle tante bufale della propaganda arabo-palestinese e antisemita. Persino un terrorista palestinese, pochi giorni dopo la BATTAGLIA di Jenin, dichiarò ad un quotidiano egiziano come andarono esattamente le cose, vantandosi di come si era riusciti a preparare una balle trappola per i soldati della "entità sionista". Non solo, negli Stati Uniti un'associazione araba ha intentato una causa per diffamazione sostenendo che a Jenin era avvenuta solo una cruenta battaglia e che erano gli israeliani ad attribuire ai palestinesi la tesi della strage deliberata di civili al solo scopo di squalificare l'informazione di parte anti-israeliana facendola apparire menzognera.
    Quello di Jenin è proprio un caso esemplare, come detto, uno dei tantissimi.

    " LA BUFALA DI JENIN
    Il campo profughi di Jenin è stato aperto al “pubblico” e finalmente tutti - associazioni umanitarie, giornalisti, delegazioni israeliane e palestinesi, personale diplomatico occidentale, funzionari della croce e della mezza luna rossa - hanno potuto constatare cosa è, o forse dovremmo dire non è, accaduto in quel luogo: nessuna strage, nessun massacro, nessuna carneficina.
    I palestinesi uccisi sarebbero una cinquantina e quasi tutti terroristi, i soldati israeliani probabilmente ventitre.
    Cifre che smentiscono in maniera eclatante e senza possibilità di replica tutte quelle cornacchie che fino all’altro ieri, con la voce rotta dal pianto, avevano parlato di “strage di civili inermi”, di “catastrofe umanitaria” e altre corbellerie del genere.
    Cifre che, al contrario, dimostrano come il campo profughi di Jenin sia stato il teatro di una furibonda battaglia tra due fazioni contrapposte, che ha visto il prevalere dell’una sull’altra.
    In queste ore, di fronte all’evidenza dei fatti, è palpabile l’imbarazzo dei seguaci di Arafat i quali, dopo aver fatto tanto rumore, per non perdere per l'ennesima volta la faccia difrone all'opinione pubblica mondiale, cercano grottescamente di alzare il numero delle vittime organizzando finti funerali con tanto di finale tragicomico. E che dire degli pseudopacifisti occidentali? O di quei “giornalisti” che senza alcun riscontro e senza che venissero mai sfiorati dal ben che minimo dubbio hanno dato per buone le catastrofiche notizie fornite unilateralmente dai palestinesi? Ora tacciono! Nei Tg non si parla più di Jenin: meglio dimenticare! Eppure non era così difficile accorgersi di tutte le balle che si stavano raccontando. Per non cadere nell’ennesima trappola preparata dalla mai sazia propaganda filo-palestinese sarebbe bastato un pizzico di buon senso, un minimo di ragionevolezza. Infatti, se gli israeliani avessero voluto compiere un massacro, avrebbero raso al suolo Jenin dall’alto attraverso massicci bombardamenti aerei, e non si sarebbero certo avventurati in una rischiosissima operazione di terra che era facile immaginare avrebbe comportato loro (come poi è accaduto) delle inutili perdite. E’ una banale ed elementare questione di logica militare!

    Quanto alla Commissione di inchiesta, il governo israeliano vi si è opposto per una ragione ovvia. Chi ha un minimo di dimestichezza con il diritto internazionale sa bene che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (e relative commissioni) è egemonizzata da dittatori arabi, marxisti e terzomondisti che, detenendo la maggioranza, utilizzano l’Onu come strumento di propaganda e di lotta politica adottando risoluzioni (per fortuna non vincolanti, a differenza di quelle adottate dal Consiglio di sicurezza, dove però il diritto di veto attribuito a Stati Uniti e Gran Bretagna rappresenta una garanzia di equilibrio e imparzialità) che definire scandalose ci sembra il minimo. Basti pensare a quella, adottata qualche mese fa a Durban, che equiparava il sionismo al razzismo (e non era certo la prima volta)! Quindi è comprensibile che le autorità di Gerusalemme non nutrano alcuna fiducia in una organizzazione tutt’altro che neutra o imparziale, la quale - evidentemente troppo impegnata nello screditare stati liberali e democratici - non spende invece mai una parola per condannare i soprusi e le violenze indicibili a cui sono sottoposti quegli uomini e quelle donne che hanno avuto la sfortuna di nascere in Paesi retti da regimi islamici, comunisti e porcherie simili!
    MAGGIO 2002
    "


    Shalom

  3. #3
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    " Tahar Ben Jelloun e Avvenire: un articolo diffamatorio

    A pagina 25 di Avvenire del 2002-11-08, un giornalista firma un articolo dal titolo «Jelloun, una donna sulle macerie»

    Apologia di reato, calunnia, diffamazione a mezzo stampa, diffusione di notizie false: questo e altro ancora troviamo in questo breve articolo non firmato, che illustra l'ultimo libro di Tahar Ben Jelloun.

    "Una donna seduta su macerie. Il suo vestito nero è coperto di polvere grigia, bianca. Le sue mani vigorose scavano tra le rovine". Comincia così l'ultimo libro dello scrittore marocchino Tahar Ben Jelloun, "Jenin. Un campo palestinese". Quando la pagina ci apre il macabro spettacolo ci sembra per un attimo di rivivere la tragedia del Molise: "La mano tira fuori dai sassi e dalla polvere la scarpa di un bambino ... L'altra mano caccia via le mosche e copre il naso e la bocca..." Invece si tratta di un'immagine drammatica

    sarebbe a dire che ciò che è accaduto in Molise non è invece affatto drammatico? Che 26 bambini sepolti sotto le macerie non sono una vera tragedia?

    "si riferisce alla strage nel campo palestinese di Jenin, il campo profughi in cui si è consumato un massacro senza precedenti:"

    Jenin, più che altro, si è consumata una bufala senza precedenti: una bufala in cui una battaglia con una trentina di morti israeliani e una quarantina di morti (combattenti armati) palestinesi, più una decina di civili è stata trasformata in un immane massacro con migliaia di morti. La verità è emersa al di là di ogni possibile dubbio ed è stata resa ampiamente pubblica, ma l'anonimo autore dell'articolo preferisce fingere di non saperlo.

    "questa donna che scava nelle macerie è l'emblema di una terra travolta dall'odio,"

    questa donna inventata è l'emblema dell'odio antiisraeliano che anima Ben Jelloun e lo induce a falsificare nel modo più spudorato la storia e la cronaca

    "dove gli innocenti cadono lungo le strade, nelle piazze, nelle città devastate;"

    piccolo errore geografico: è in Israele che gli innocenti cadono lungo le strade e nelle piazze, ma anche sugli autobus, al bar, in pizzeria ...

    "dove anche i poeti sono senza più destino"

    non tutti: solo quelli che si permettono di criticare la dirigenza palestinese. Gli altri possono benissimo sopravvivere

    "Le loro parole sepolte sotto le ceneri della guerra. Una denuncia dell'assurdità della guerra, un canto memore dell'antica tragedia greca che si fa inno per la pace."

    Una denuncia del diritto di Israele a sopravvivere, un canto immemore della storia che si fa inno per l'odio più cieco e devastante.

    www.informazionecorretta.it

    Chi sarà mai questo articolista di AVVENIRE specialista in produzione di BUFALE anti-israeliane e anti.....?


    Shalom

  4. #4
    memoria storica di PoL
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    Predefinito ... ehehehe!!!...

    ... e chi sarà mai quell'idiota mongolide che, tagliaincollando da www.informazionenoncorretta.com , ha appena aperto un thread dove riporta un articolo delle mitica 'Debby' dal titolo I bambini di Sderot senza accorgersi che un altro mongoloide, idiota o quasi quanto lui, ha postato lo stesso identico thread con lo stesso identico articolo su questo stesso identico forum proprio ieri?...


    --------------

    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

  5. #5
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    Predefinito

    Nel frattempo me ne sono accorto caro demente precoce senza senso del ridicolo.........

    Archiviato l'intervento del povero l'imbecille inguaribile torniamo a noi...

    " Le fonti palestinesi lo confermano: a Jenin fu vera battaglia

    14 luglio 2003

    Secondo uno studio del Jerusalem Center for Public Affairs che verra' reso pubblico il mese prossimo, le stesse fonti palestinesi confermano che furono almeno 34 i miliziani palestinesi che morirono in piena azione di combattimento nel campo palestinese di Jenin, durante una dura battaglia con le Forze di Difesa israeliane svoltasi tra i 4 e l'11 aprile del 2002. La ricerca, che raccoglie un'ampia ed esauriente varieta' di testimonianze scritte e di materiali pubblicati di recente in varie occasioni su giornali, libri e siti web palestinesi, attesta che le stesse organizzazioni terroristiche palestinesi impegnate nella battaglia descrivono se stesse come combattenti in armi, e non come civili inermi periti in un presunto massacro.
    Le fonti palestinesi citate nello studio dimostrano che i gruppi palestinesi Fatah, Jihad Islamica e Hamas si prepararono accuratamente allo scontro (provocato da una catena impressionante di attentati in Israele, culminata nella strage di 29 persone che celebravano la pasqua ebraica al Park Hotel di Netanya) dotandosi di grandi quantita' di armi da guerra, granate, razzi anti-carro ed esplosivi, e che considerarono lo scontro con le truppe israeliane niente altro che una "battaglia fra soldati".
    Le fonti palestinesi citate nello studio sconfessano la tesi avanzata a suo tempo dai dirigenti palestinesi che sostenevano che i soldati israeliani avessero aggredito civili inermi e che tutte le vittime palestinesi nella battaglia fossero civili innocenti, comprese donne e bambini. "Le accuse fatte dai leader dell'Autorita' Palestinese, compreso Saeb Erekat, secondo i quali Israele a Jenin aveva massacrato a sangue freddo 500 o piu' palestinesi inermi erano completamente infondate - ha spiegato Dore Gold, gia' ambasciatore d'Israele all'Onu, oggi direttore del Jerusalem Center for Public Affairs - Ma la clamorosa menzogna parti' dai servizi della Cnn e arrivo' fino al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite".
    Tra l'altro, dalla ricerca emerge che Fatah, Hamas e Jihad Islamica avevano addirittura istituito un ufficio congiunto per le operazioni militari in vista della battaglia di Jenin e, sempre in concorso fra loro, avevano creato un'officina per la fabbricazione di ordigni che, all'epoca dello scontro, aveva gia' prodotto piu' di due tonnellate di esplosivi.
    Secondo lo studio, i civili palestinesi vennero consapevolmente usati come "scudi umani", comprese donne e bambini schierati dai terroristi di Fatah, Hamas e Jihad Islamica in modo tale da far cadere i soldati israeliani in imboscate e zone minate.
    Secondo le stesse fonti palestinesi citate nel rapporto del Jerusalem Center for Public Affairs, il campo palestinese nella citta' di Jenin di fatto era stato attrezzato come un "caposaldo fortificato" dove quasi duecento terroristi palestinesi vennero riuniti per combattere una battaglia decisiva contro le Forze di Difesa israeliane.
    Anche il rapporto dell'Onu su Jenin, presentato dal segretario generale Kofi Annan a fine luglio 2002, aveva confermato che a Jenin nell'aprile 2002 si e' combattuta una vera e propria battaglia, durante la quale erano caduti 52 palestinesi e 23 israeliani. In particolare, il rapporto dell'Onu criticava i palestinesi per aver "deliberatamente posizionato miliziani e armi in mezzo alla popolazione civile, in violazione del diritto internazionale".

    Si veda anche:

    Speciale Jenin: il massacro che non e' mai esistito


    (Jerusalem Post, israele.net, 14.07.03)
    "


    Shalom

 

 

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