Risultati da 1 a 9 di 9
  1. #1
    Silvioleo
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    Predefinito I forum che ingoiano l'individuo

    Davos e/o Porto Alegre
    di Carlo Stagnaro

    Davos e/o Porto Alegre. I due eventi che oggi prendono il via appaiono l’uno l’antitesi dell’altro.
    In Svizzera si svolge il Forum Mondiale sull’Economia: 2250 delegati provenienti da 96 paesi discuteranno dei temi che rendono calda l’attualità, dalla tumultuosa crescita cinese al futuro dell’Iraq. Il filo rosso che lega i vari argomenti è l’esortazione ai potenti a assumersi “La responsabilità di scelte difficili”.
    La cittadina brasiliana, dove si celebra il Forum Sociale Mondiale, appare meno colorata di due anni fa. Il presidente Ignacio Lula da Silva, allora accolto come campione no global, adesso rivolgerà ai presenti un saluto formale prima di volare a Davos. Il suo appeal è molto calato, specie da quando ha sottolineato il rischio che la kermesse diventi “un bazar di prodotti ideologici dove ognuno vende e compra ciò che vuole”. Una sorta di gigantesco festino i cui commensali sono uniti da nulla se non un confuso rigetto della globalizzazione e l’odio per i leader politici espressi da forze di destra, primo tra tutti naturalmente George W. Bush.
    I due forum hanno molto in comune. Il viaggio di Lula dall’uno all’altro esprime simbolicamente un fiume carsico che bagna entrambe le cittadine. Se la riunione di Porto Alegre si propone di elaborare armi politiche per avversare la globalizzazione, quella di Davos intende sviluppare una governance mondiale, cioè: trovare una sorta di “terza via” tra l’ormai inefficiente struttura dello Stato nazionale e l’esplosione degli scambi mondiali.
    La libertà economica non è mai andata a genio a chi detiene il potere: una società libera è autonoma, difficilmente controllabile. Non accetta che sia il governo a prendersi cura di lei, non vuole che le sue ricchezze le siano strappate per alimentare un esercito di politici arroganti e burocrati scansafatiche.
    Un tempo, lo Stato nazionale era in grado di tenere sotto controllo il popolo. Le parate militari ne facevano balenare la violenza latente, ma le armi più micidiali erano carte bollate e codicilli scritti in piccolo sulla Gazzetta Ufficiale. Oggi, il progresso tecnologico e il collasso dei sistemi socialisti hanno aperto la finestra su un mondo nuovo, la globalizzazione appunto. Una terribile minaccia per il potere politico: se ne rendono conto i leader riuniti a Davos e, su un piano diverso, ne hanno paura i nostalgici dell’economia pianificata che banchettano a Porto Alegre.
    La quadra può venire da quello che in Italia è stato definito “colbertismo mite”: la versione buonista del protezionismo, l’idea che la competizione non riguardi le imprese ma i Paesi. Da qui, i nuovi ruggiti della politica industriale. Eppure, è di un’evidenza palmare il fatto che i settori economicamente vitali, quelli che generano benessere diffuso, sono quelli liberi dall’interventismo pubblico.
    Davos e Porto Alegre combattono, in un certo senso, ma lo fanno su un terreno ideologico indiscusso, il primato dello Stato sull’individuo. La libertà di tutti è in pericolo quando certi consessi sono riuniti.

    (Da L'Indipendente, 27 gennaio 2005)

  2. #2
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    Francamente penso che il mondialismo socialisticheggiante abbia scarsissime possibilità di risultare vincente, a livello globale.
    Lula può dire e fare quel che vuole, insieme ai suoi compagni di merende Cubani e Venezuelani, tanto le regole del mercato non le possono riscrivere di sicuro.

    A me pare che spesso i liberali si comportino in modo schizofrenico riguardo al mercato: dicono che esso è in sé e per sé abbastanza forte da autoregolarsi senza necessità alcuna di interventi, ma contemporaneamente vedono in poveracci come Lula o (in misura minore) Zapatero un rischio tremendo per l'economia in genrale e per la libertà in particolare.

    Secondo me questo atteggiamento è fondamentalmente sbagliato (pur se concordo in larghissima parte con la visione liberale dell'economia, e sulla difesa della libertà d'impresa, o sulla proprietà privata come paradigma massimo della libertà). Ed è sbagliato perché mette in discussione in un certo senso la possibilità di scelta democratica dei cittadini.
    Perchè preoccuparsi, in fondo, se i Brasiliani votano un tizio che va a fare il conferenziere a Davos? Certo, potrà umanamente dispiacerci perché inevitabilmente ci sarà una regressione di quel Paese dal punto di vista civile (limitazione della libertà) e da quello economico.... Però perché allarmarsi?

    Se un mercato è perfettamente in grado di autoregolarsi, a maggior ragione (credo) un popolo può ben accorgersi che quello che sta facendo un Capo di Stato è sciocco e controproducente. Perché insomma temere il confronto col socialismo? Lo sappiamo o no che è il nostro modello economico quello che funziona meglio?

  3. #3
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    In origine postato da UgoDePayens
    Perché insomma temere il confronto col socialismo? Lo sappiamo o no che è il nostro modello economico quello che funziona meglio?
    I timori sono appunto perchè i più pensano che il nostro modello (cioè lo stato interventista) sia quello che funziona meglio.
    In realtà è provato che l'interventismo tende verso il socialismo e alla lunga è un sistema distruttivo e impraticabile.
    Quanto al tuo ottimismo, esso cozza con la realtà dei fatti, che vede i governi espandersi continuamente per loro stessa natura (come intuito qualche decennio orsono dalla scuola della public choice), e se combini questa propensione naturale all'espansione dello stato col sistema democratico, che tende a respingere i provvedimenti economicamente giusti, ottieni una situazione davvero disperata. Ecco perchè i liberali devono continuare a dare l'allarme, e a cercare di educare le giovani generazioni alla giustizia di un sistema di libero mercato.

  4. #4
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    Il mio non è ottimismo a dire il vero, ma spirito democratico.
    ALCUNI Governi, è vero, tendono ad appropriarsi di molto, troppo spazio. Però ne esistono altri che, a seconda della loro composizione politica e delle valutazioni circa la situazione del Paese, tendono ad applicare metodologie assai più liberali.

    Il punto che mettevo alla luce io è che per me è sbagliato il modo nel quale i liberali trattano l'elezione di un Governo socialdemocratico (che termine assurdo!).
    Il problema GRAVE secondo me ci sarebbe se tale Governo limitasse a tal punto la libertà individuale da iniziare a mettere in crisi persino le istituzioni parlamentari democratiche, infatti. Ma se, come nel caso dello sciagurato Lula, la politica dissennata che viene portata avanti ha comunque come background quello di un Paese democratico, nel quale si tengono regolari elezioni, secondo me più che gridare "al lupo! al lupo! E' arrivato un socialista al Governo!", sarebbe bene mostrare con CALMA e senza allarmismi perché la sua politica è deleteria.
    Gli elettori, brasiliani o italiani che siano, non sono stupidi. Non cadiamo nell'errore delle sinistre supponenti, che se incorrono in una sconfitta elettorale (e succede spesso) più che fare autocritica ed analizzarne le ragioni obiettive scaricano la colpa sull'elettorato che "non ha capito", o che "è soggiogato dai mezzi di informazione capitalista".

  5. #5
    Silvioleo
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    Predefinito

    In origine postato da UgoDePayens
    Il mio non è ottimismo a dire il vero, ma spirito democratico.
    ALCUNI Governi, è vero, tendono ad appropriarsi di molto, troppo spazio. Però ne esistono altri che, a seconda della loro composizione politica e delle valutazioni circa la situazione del Paese, tendono ad applicare metodologie assai più liberali.

    Il punto che mettevo alla luce io è che per me è sbagliato il modo nel quale i liberali trattano l'elezione di un Governo socialdemocratico (che termine assurdo!).
    Il problema GRAVE secondo me ci sarebbe se tale Governo limitasse a tal punto la libertà individuale da iniziare a mettere in crisi persino le istituzioni parlamentari democratiche, infatti. Ma se, come nel caso dello sciagurato Lula, la politica dissennata che viene portata avanti ha comunque come background quello di un Paese democratico, nel quale si tengono regolari elezioni, secondo me più che gridare "al lupo! al lupo! E' arrivato un socialista al Governo!", sarebbe bene mostrare con CALMA e senza allarmismi perché la sua politica è deleteria.
    Gli elettori, brasiliani o italiani che siano, non sono stupidi. Non cadiamo nell'errore delle sinistre supponenti, che se incorrono in una sconfitta elettorale (e succede spesso) più che fare autocritica ed analizzarne le ragioni obiettive scaricano la colpa sull'elettorato che "non ha capito", o che "è soggiogato dai mezzi di informazione capitalista".
    mi sembra che tu abbia troppa fiducia nella democrazia(anche hitler aveva la maggioranza,e non è certo una finta rappresentanza in parlamento che mi rassicura piu'di tanto...) e nella gente...che non sarà stupida,ma sicuramente ignorante,il che consente allo stato di privarla via via di sempre maggiori libertà...e di farlo agevolmente,come nel caso del fumo,x fare un esempio recente...sottovalutare il problema mi sembra quindi pericoloso...

  6. #6
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    In origine postato da UgoDePayens
    Il punto che mettevo alla luce io è che per me è sbagliato il modo nel quale i liberali trattano l'elezione di un Governo socialdemocratico (che termine assurdo!).
    Questo è il punto: tu ritieni assurdo ciò che è logico e inevitabile. Ho fatto riferimento alla teoria della public choice (che non è roba di nicchia, anzi è la quintessenza del mainstream) sulla natura intrinsecamente clientelare della politica, specialmente della politica democratica: sapresti contestarla? io no.

  7. #7
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    Beh, io non ti so dire se effettivamente la politica democratica possa sganciarsi totalmente dalla logica clientelare.
    So però che, ad oggi, le scelte politiche democratiche si sono molto spesso rivelate corrette.
    Altre volte chiaramente no (è il caso del sopracitato Hitler, eletto a furor di popolo).

    Ma mi pare chiaro che non si possa imporre ad uno Stato sovrano, a un'organizzazione internazionale o a una Comunità di Stati, di applicare PER FORZA la politica economica che si ritiene corretta. Anche perché, d'accordo, la nostra SECONDO NOI è la teoria migliore, e nei fatti si è dimostrata, ove maggiormente applicata, funzionante. Però c'è chi parte da idee diverse dalle nostre, e ha il diritto di confrontarsi democraticamente con noi.

    Tutto ciò evidentemente non per farmi passare da colombella democratica, cosa che tra l'altro mi sa di buonismo ipocrita, ma perché credo fortemente che la libertà individuale non possa trovare sbocco diversamente. Insomma, si deve essere anche liberi di poter sbagliare...

  8. #8
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    Liberi di sbagliare certo.
    Il problema è che gli sbagli (che a ben guardare sbagli non sono, bensì scelte coerenti con le aspettative delle classi parassitarie) degli uni, in democrazia li pagano gli altri.
    Dici che le scelte democratiche si sono finora dimostrate corrette: ora tu dimmi in quali casi lo stato ha ridotto il suo potere sui cittadini. La verità è che alla fine di una legislatura ci troviamo a esultare se la nostra libertà è dimuita poco anzichè tanto!
    Ma se per te è la democrazia un fine e non un mezzo, e tutte le teorie economico-politiche hanno uguale dignità, mi sa che c'è poco da discutere. Per me un errore è un errore.

  9. #9
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    Mi pare logico che non tutte le dottrine possano avere lo stesso peso specifico.
    Mi pare anche evidente che, per quanto spiacevole possa essere, è vero: gli errori di un Governo democratico li pagano tutti, compresi quelli che non l'hanno votato.

    E' questo uno dei limiti della democrazia.
    Francamente però è un limite che non ne inficia la bontà.

    Quanto alle politiche di riduzione dell'ingerenza statale nella libertà individuale... so per certo che tu potresti fare esempi ben migliori dei miei, viste le tue competenze

    Io, da semplice appassionato di politica, mi limito ad osservare che OGGI la situazione è migliore rispetto, che ne so, agli anni '80. Le privatizzazioni hanno pur portato a qualcosa, no? E la concorrenza privato-privato e privato-pubblico si è allargata.

    Questo processo non è automatico né lineare, spesso è costellato di errori grossolani (tipo le svendite made in Prodi-Amato-Dini) e di ripensamenti vigliacchi, ma non penso sia negabile.

 

 

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